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Quando bisogna interpretare la Bibbia in modo simbolico e quando letteralmente?

Criteri per scoprire quello che Dio trasmette attraverso le Sacre Scritture

Quando bisogna interpretare la Bibbia in modo simbolico e quando letteralmente?

Anelina/Shutterstock

“La verità viene diversamente proposta ed espressa in testi in vario modo storici, o profetici, o poetici, o anche in altri generi di espressione”
Costituzione Dogmatica Dei Verbum sulla Divina Rivelazione, n. 12

La Bibbia è una “biblioteca” di 73 libri, scritti in vari stili letterari. In parte si tratta di fatti storici (Esodo, Cronache, Re, Atti degli Apostoli…), in parte di profezia (la maggior parte dell’Antico Testamento), in parte ancora di parabole, in parte di poesia (Cantico dei Cantici, Salmi…), in parte di lettere, in parte di proverbi…

Nella Bibbia qualcosa o tutto dev’essere preso alla lettera?

Nella comunicazione orale o scritta a volte si utilizzano numerose forme di espressione figurativa, come l’antitesi, la metafora, la similitudine e la personificazione.

In ogni caso, con o senza figure di pensiero, per comprendere bene c’è un modo di interpretare le cose – non è che ciascuno interpreti a proprio modo quanto detto o letto.

Con la Bibbia accade qualcosa di simile. Bisogna leggere la Bibbia in modo testuale per interpretarla alla lettera? No, anche se nella Bibbia possono esserci fatti che vengono raccontati per come sono avvenuti.

E dico “testuale” per non confondere con “letterale”, perché il senso letterale di un testo non è interpretarlo testualmente o alla lettera, ma quello che ho voluto intendere.

Bisogna tener conto del fatto che leggere testualmente non equivale a interpretare in senso letterale; una cosa è quello che si dice, un’altra è quello che si è voluto dire (questo è il senso letterale).

Possiamo o dobbiamo quindi interpretare la Bibbia letteralmente? Non solo possiamo, ma dobbiamo farlo.

Un’interpretazione letterale (o vero nel suo sensis literalis, interpretare o leggere in base a com’è stato scritto) è l’unico modo per determinare quello che Dio sta cercando di comunicarci.

La Bibbia si legge quindi LETTERALMENTE, ma bisogna saper capire questa espressione, che approfondiremo più avanti.

Non possiamo accontentarci del testo in sé, bisogna andare oltre; in questo senso, e in un secondo momento, bisognerà approfondire la questione ricorrendo all’ermeneutica e all’esegesi.

L’ermeneutica si utilizza per descrivere l’interpretazione di un determinato testo, nel nostro caso biblico, l’esegesi per trarre il significato dal testo.

Le funzioni delle due scienze, quindi, sono complementari, ma tenendo conto del fatto che l’esegesi è il complemento indispensabile dell’ermeneutica.

Cos’è l’ermeneutica?

L’ermeneutica è la conoscenza e l’arte dell’interpretazione dei testi per determinare il significato esatto di una frase o di un testo.

L’ermeneutica serve a interpretare correttamente un testo biblico, usando il metodo grammatico-storico senza trascurare l’influenza del contesto in cui è stato scritto o pronunciato.

In fondo l’ermeneutica risponde, ad esempio, alle domande: “Qual è il significato del testo?” “È giusto o meno quello che si dice in questo testo?”

Cos’è l’esegesi?

L’esegesi, con i suoi metodi, è un processo che consiste nel comprendere un testo antico e nello spiegarlo in termini attuali.

L’esegesi aiuta a conoscere e/o a capire le circostanze temporali e spaziali del testo, da chi e per chi è stato scritto e i motivi che ha avuto l’autore per scrivere quel testo.

È necessario fare attenzione a quello che gli autori hanno voluto affermare o a ciò che Dio ha voluto manifestare attraverso le loro parole. Ciò significa che l’esegesi è la spiegazione attualizzata della Sacra Scrittura.

L’esegeta, quindi, tende un ponte tra un testo molto antico e la persona.
Per conoscere “l’intenzione” dell’agiografo (autore sacro), bisogna tener conto della sua cultura e delle circostanze del momento storico, del modo di narrare e di parlare di quell’epoca, il tutto concretizzato attraverso i generi letterari (DV, 12).

L’esegesi, in fondo, risponde alla domanda: “Qual è il messaggio che il testo ci vuole rivelare?” Ovviamente nel corso della storia il messaggio non può mai essere contraddittorio.

Con le sue indagini storiche e culturali, l’esegesi farà sì che l’ermeneutica sia completa e affidabile.

Una buona ermeneutica e una buona esegesi non vanno mai contro l’interpretazione corretta, che dev’essere in linea con la storia della salvezza.

Ciò vuol dire che bisogna innanzitutto ricordare che la Sacra Scrittura è ispirata dallo Spirito Santo; il principio primo, unico e principale di cui tener conto per la retta interpretazione è quindi il fatto di sapere che “la sacra Scrittura esser letta e interpretata alla luce dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta” (DV 12).

A questo scopo, ci sono tre criteri segnalati dal Concilio Vaticano II e che ci ricorda il Catechismo:

1. “Prestare grande attenzione al contenuto e all’unità di tutta la Scrittura”. Per quanto possano essere diversi i libri che la compongono, infatti, “la Scrittura è una in forza dell’unità del disegno di Dio, del quale Cristo Gesù è il centro e il cuore aperto dopo la sua pasqua” (Catechismo, n. 112).

2. “Leggere la Scrittura nella Tradizione vivente di tutta la Chiesa. Secondo un detto dei Padri, ‘Sacra Scriptura principalius est in corde Ecclesiae quam in materialibus instrumentis scripta – la Sacra Scrittura è scritta nel cuore della Chiesa prima che su strumenti materiali’. Infatti, la Chiesa porta nella sua Tradizione la memoria viva della Parola di Dio ed è lo Spirito Santo che le dona l’interpretazione di essa secondo il senso spirituale” (Catechismo, n. 113).

3. “Essere attenti all’analogia della fede. Per ‘analogia della fede’ intendiamo la coesione delle verità della fede tra loro e nella totalità del progetto della Rivelazione” (Catechismo, n. 114).

Ci sono altri principi di cui tener conto, e che sono impliciti in quelli già menzionati in precedenza. Tali principi sono delle “piste” per cogliere il messaggio di Dio nella Bibbia:

a) Avere obiettività di giudizio: essere obiettivi nell’interpretare un testo mettendo da parte l’influenza dei nostri atteggiamenti personali, positivi o negativi, sulla lettura del testo. Un altro atteggiamento importante al momento di leggere la Bibbia è avere umiltà, apertura di cuore e docilità all’insegnamento del Magistero della Chiesa, unica garanzia del fatto che non faremo dire alla Bibbia quello che ci conviene.

b) Conoscere il senso di certe parole. Ci sono parole che cambiano di significato, superando le frontiere spaziali e temporali.

c) Conoscere lo stile del libro, ovvero il genere letterario o le forme di espressione.

d) Considerare il contesto del passo: bisogna tener conto del contesto per interpretare correttamente un testo biblico. Per conoscere il contesto, si deve tener conto di quattro aspetti:

1. Collegare i versetti precedenti e successivi al testo.
2. Tener conto del contenuto globale e dell’obiettivo del libro in cui si trova il testo.
3. Conoscere altri scritti dello stesso autore.
4. Considerare il contenuto globale e l’obiettivo di tutta la Bibbia.

e) Dev’esserci armonia tra il senso letterale e il senso spirituale.

Il senso letterale

“Letterale” è un aggettivo impiegato per riferirsi a quella interpretazione che si fa di un testo e che si adatta o è fedele al senso originale delle parole.

È importante tener conto del momento e del luogo in cui è stato scritto.

Il senso letterale, come si diceva in precedenza, non va confuso con la lettura letteralista o testuale, che è l’errore dei fondamentalisti.

Il senso letterale è quello significato dalle parole della Scrittura e trovato
attraverso l’esegesi che segue le regole della retta interpretazione. Omnes
[Sacrae Sripturae] sensus fundentur super unum, scilicet litteralem – Tutti i sen-
si della Sacra Scrittura si basano su quello letterale” (Catechismo, n. 116).

“Significato” vuol dire capire che l’agiografo non ha inserito qualcosa di diverso da quello che aveva in mente; dobbiamo sapere cosa significano quelle parole.

“Trovato” fa riferimento al senso del testo. Leggere un testo biblico non è come leggere il giornale, perché c’è un senso che va scoperto con l’esegesi e le sue regole tenendo conto dell’intenzione dell’autore, dei destinatari, della situazione dell’epoca e del genere letterario impiegato. Non si può quindi leggere un testo biblico come se fosse stato scritto oggi.

Il senso letterale è importante perché leggere la Bibbia non è scorrerla di corsa in modo testuale; se fosse così, papa Pio XII nella sua enciclica Divino Afflante Spiritu (del 1943) non avrebbe esortato, al numero 15, a conoscere le lingue e il testo (a trasferirsi nell’epoca in cui è stato scritto il testo) e a paragonare passi paralleli.

Ciò vuol dire che se il senso letterale fosse semplicemente prendere alla lettera un testo non si potrebbe approfondire né vedere il filo conduttore che lega tutti i libri della Bibbia.

Per questo la Chiesa esorta ad approfondire il senso letterale avvalendosi dell’ermeneutica e dell’esegesi.

Questo senso letterale richiede l’uso di due tipi di critica: quella storica e quella letteraria. La critica storica scopre la storia letteraria del testo biblico, indicando l’epoca e la cultura in cui è stato scritto e facendo così conoscere l’intenzione
teologica dell’agiografo. La critica letteraria analizza il genere letterario.

Il senso spirituale

È quello che trascende il senso letterale. Il senso spirituale si divide in tre sensi, come ci dice il Catechismo al numero 117.

“Il senso allegorico. Possiamo giungere ad una comprensione più profonda degli avvenimenti se riconosciamo il loro significato in Cristo; così, la traversata del Mar Rosso è un segno della vittoria di Cristo, e quindi del Battesimo.
Il senso morale. Gli avvenimenti narrati nella Scrittura possono condurci ad agire rettamente. Sono stati scritti ‘per ammonimento nostro’.
Il senso anagogico. Possiamo vedere certe realtà e certi avvenimenti nel loro significato eterno, che ci conduce verso la nostra
Patria. Così la Chiesa sulla terra è segno della Gerusalemme celeste”.

Per leggere la Sacra Scrittura è necessaria innanzitutto e soprattutto la fede. La fede è credere che Dio sia l’autore della Sacra Scrittura; credere che lo Spirito Santo assista il Magistero per la sua autentica interpretazione; credere che la Tradizione contribuisca alla retta interpretazione della Scrittura. Senza fede, non si capirà né si accetterà mai la Bibbia come Parola di Dio.

 

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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