Salute

Per favore un po’ di chiarezza su Zika

Intervista al dottor Alberto Tozzi, epidemiologo dell'Ospedale Bambin Gesù di Roma

Una zanzara del genere Aedes, vettore del virus Zika

Centers for Disease Control and Prevention, James Gathany

Quasi come una moda, ogni anno porta con sé una nuova malattia globale con cui fare i conti. Il 2016 probabilmente sarà ricordato come l’anno di Zika. Malattia di origine africana conosciuta dai medici già dal 1947, ma diventata un problema nel 2007 quando arrivò nell’isola di Yap, in Micronesia e fece un po’ di danni. A trasportarla è la zanzara Aedes aegypti.

Tuttavia è dalla fine del 2015 che questo virus, ancora avvolto nel mistero, diventa un sorvegliato speciale. È Brasile a lanciare l’allarme, denunciando una tragica impennata di malformazioni nei feti. Si parla di migliaia di casi di microcefalia, che causa ritardo mentale, problemi motori, sordità e disturbi visivi. Sul banco degli imputati finisce Zika.

Scende in campo l’Oms, che dichiara l’emergenza mondiale e invita i cattolici Paesi del Sudamerica a consentire l’accesso all’aborto. E mentre l’epidemia si diffonde, parte la corsa alla ricerca di un vaccino e gli esperti studiano le modalita’ di contagio. Tanto piu’ che in Texas viene segnalato un caso di trasmissione per via sessuale. L’Italia per ora ha registrato una decina di casi di Zika, tutti viaggiatori che avevano contratto il virus all’estero. Ma con l’arrivo dell’estate, Zika potrebbe ‘sbarcare’ nel nostro Paese, trasportato dalla cugina della Aedes, la zanzara tigre. In molti, inoltre, temono che i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro, in programma ad agosto, possano diventare l’occasione per propagare il virus in tutto il mondo.

Alcuni Paesi, come gli Usa, hanno lasciato libere le loro atlete di non partecipare. E anche le nostre campionesse hanno espresso qualche timore. Ecco tutto quello che c’è da sapere sul virus che spaventa le mamme (Agi, 17 febbraio).

Ma è tutto già così chiaro? É tutto spiegato? Non per Aleteia, che per capire meglio ha deciso di contattare il dottor Alberto Tozzi, epidemiologo dell’Ospedale Bambin Gesù a Roma.

“Una delle cose importanti da chiarire al pubblico – ci dice Tozzi – che per quanto si tratti di una infezione che si diffonde molto rapidamente, non è particolarmente grave, gli effetti sono lievi fatto salva la presenza di altre patologie (Immunodepressione, malattie croniche, età avanzata). E’ simile a una brutta influenza con febbre, dolori alle articolazioni, occhi rossi e macchie sulla pelle” .

ZIKA E MICROCEFALIA

Per quanto riguarda la questione gravidanza “il virus si diffonde attraverso la puntura di una zanzara, compresa la “nostra” zanzara tigre ed è questo che ci può creare dei problemi. Noi abbiamo avuto piccoli focolai endemici in passato di Chikungunya [una febbre della stessa famiglia di Zika ma anche della temibile Dengue, NdR]. Risolti con successo. Ora c’è anche il tema del passaggio madre/figlio ma sebbene la questione che Zika sia la causa della microcefalia sia un fatto possibile e forse addirittura probabile non c’è ancora la certezza definitiva di questa correlazione. Certamente in questi casi è meglio essere prudenti” Come al solito la stampa ci ha ricamato sopra direbbe qualcuno.

IL TURISMO E’ IL VETTORE GLOBALE

Ma quindi cosa dobbiamo fare? Ce ne restiamo a casa? Il buon senso direbbe di sì in caso di gravidanza in atto o possibile: “Se non dovete andare per forza in quelle zone non andateci e se ci andate adottate tutte le precauzioni per evitare le punture di insetto: è una questione di cautela, ed è giusto che le autorità abbiano fatto questo appello”. Ma il turismo, si sa, è una grande forza, economica, che muove le masse e quindi Zika è già arrivato in Europa, in Italia perché “i turisti partono per zone endemiche e possono tornare ammalati – spiega ancora il dottor Alberto Tozzi ad Aleteia – , e possono trasmettere l’infezione al partner. Il potenziale di una proliferazione attraverso la zanzara tigre esiste come dicevamo e non va sottovalutato”. Non va sottovalutato, ma neppure ingigantito, bastano le precauzioni – le stesse – che si prendono per altre ben più note patologie: non farsi pungere, confrontarsi col medico, fare le analisi nel caso si abbia il sospetto di avere dei sintomi, attivare i presidi che il sistema sanitario nazionale ha messo in campo. Finché ci sono, approfittiamone…

lucandreamassaro

Lucandrea Massaro

Giornalista professionista (2010), laurea magistrale in Scienze delle Religioni (2009). Ha collaborato con la divisione radiofonia della Rai e con alcune testate del mondo del lavoro.  Co Editor e social media manager di Aleteia.