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Conosci il segreto della preghiera incessante?

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Andrew Angelov | Shutterstock

Edifa - pubblicato il 27/01/20

“Vegliate dunque, pregando in ogni momento" (Lc 21,36). Ognuno di noi ha sperimentato le difficoltà di questa necessità già nel resistere qualche minuto nella preghiera. Eppure c'è una virtù che può aiutarci ad essere audaci e tenaci nella preghiera.

di padre Guillaume de Menthière

Quando si tratta di preghiera il coraggio e la perseveranza pagano. Questo è l’insegnamento della Sacra Scrittura, dalla contrattazione di Abramo (Gen 18) alla parabola dell’amico insistente (Lc 11, 5-8). L’audacia e la tenacia sono garanzie d’efficacia: pregare riguarda la virtù cardinale della forza.

Affinché il nostro desiderio di pregare non si spenga

Come suggerisce la liturgia, non recitiamo, ma osiamo dire (audemus dicere) con un certo sussulto, “Padre nostro”. Se ci si pensa, è un’incredibile audacia osare bussare alla porta dell’eternità per mendicare ciò di cui abbiamo bisogno. Mai oseremmo essere audaci se il Signore stesso non ci avesse invitati con il Suo insegnamento. Non dobbiamo temere di svegliare Colui che non dorme mai (Sal 121), perché il Padre è sempre all’opera (Gv 5, 17). Non dobbiamo aver paura di bussare alla porta di Dio e di rivolgere i nostri poveri cuori di pietra verso di Lui senza temere di “disturbarLo”. Chiamiamo in causa con solerzia la Provvidenza, perché sappiamo che il nostro desiderio di ricevere sarà sempre infinitamente inferiore al Suo desiderio di dare.

È proprio nel desiderio il segreto della preghiera continua: “La tua preghiera è il tuo desiderio”, diceva sant’Agostino. La preghiera si esaurisce non quando siamo silenziosi, ma quando finisce il desiderio. Quindi la domanda più importante che ci dobbiamo porre è: che ne è del nostro desiderio di pregare?


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Il Signore per insegnarci che dobbiamo pregare senza mai stancarci ci dà l’esempio di una vedova insistente, che bussa tutta la notte alla porta di un giudice iniquo (Lc 18, 1-8). Che desiderio ha questa donna e cosa alimenta questa sua ostinazione? Conduce tenacemente questa battaglia notturna alla porta dell’uomo iniquo e non molla! Non si rinuncia facilmente quando si ama. Noi aspettiamo Dio con lo stesso ardore dell’umile vedova? Non abbiamo forse permesso che si spegnesse il fuoco nei nostri cuori assopiti? Sembrerebbe che è solo il respiro affannoso della preghiera quel soffio di speranza che alimenta la potente fucina del nostro desiderio.

Non scoraggiarsi mai

In effetti il cristiano prega così come respira, costantemente. Così, impegnato a respirare non può fare nient’altro, ma è sicuro, d’altra parte, che non può fare nulla senza respirare. Le occupazioni di questo mondo gli tolgono il respiro? Bisogna prendere tempo per la preghiera, come una boccata d’aria salutare. Non c’è bisogno di agitarsi, semplicemente si deve rimanere lì, alla porta del tabernacolo, tranquilli e pieni di speranza. Che non avvenga come a quel bambino per strada che non vede più la madre e sbagliando, all’improvviso inizia a correre in tutte le direzioni, va e viene per il panico e piange a dirotto! Se ragionasse ed avesse forza d’animo per fermarsi e aspettare senza muoversi, sua madre lo troverebbe più rapidamente. Questo è il paradosso: più a lungo il bambino la aspetta, più velocemente la madre lo troverà! Tutto quello che lui deve fare è aspettare e chiamare.

Quel bambino crede di essere l’unico a cercare nella notte? Ha così poca fiducia in sua madre? Non sa che sarà lei, la più preoccupata dei due, a fare la maggior parte del viaggio per cercarlo?

Così è con il Signore. Abbiamo così poca fede in Lui? Non sappiamo che Egli è il più impaziente ed è già uscito alla ricerca di chi spera in Lui e Lo chiama senza scoraggiarsi?


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