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“E’ un atto d’amore”: Mattia si prende cura del papà malato di Alzheimer

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Antoine Mekary | ALETEIA

Paola Belletti - pubblicato il 20/04/22

Mattia Piccoli ha solo 12 anni e lunedì 18, Lunedì dell'Angelo, ha testimoniato con semplice profondità, il suo amore per il papà, affetto da Alzheimer precoce. Il figlio si è fatto custode del padre.

Per Natale desiderava uno skateboard, un puzzle in 3D, la maglia della Juve e una bicicletta.

Da alfiere della Repubblica a testimone davanti al Papa

Mattia Piccoli, appena nominato Alfiere della Repubblica dal Presidente Sergio Mattarella nel dicembre del 2021, rispondeva così alla domanda sui regali che gli sarebbe piaciuto ricevere. Ma prima aveva già risposto ad altre domande, più impegnative e insolite per un bambino di 12 anni.

Questo ragazzino di Concordia Sagittario (Venezia) si è visto assegnare questo grande riconoscimento per l’aiuto costante, quotidiano e gioioso che offre al suo papà, colpito da una forma precoce, e per questo ancor più terribile, di Alzheimer.

Lo aiuta a ricordare le operazioni più semplici necessarie a lavarsi e vestirsi, lo consola quando non sa più dov’è e chi sono le persone intorno a lui, lo aiuta a camminare.

In una parola lo custodisce.

Un figlio chiamato ad un grande compito

Ed è di questo commovente scambio di ruoli che si è commosso il Papa e con lui le migliaia di ragazzi riuniti in piazza San Pietro.

Il 18 aprile, Lunedì dell’Angelo, si è svolto l’incontro dei giovani delle diocesi italiane con il Santo Padre e in quell’occasione di festa e preghiera che Mattia ha portato la sua testimonianza di amore, dedizione, coraggio.

A volte sono i più piccoli ad avere l’amore e il coraggio più grande (…) rimarrà impresso nel ricordo di tutti la testimonianza del dodicenne Mattia Piccoli, da alcuni anni, diventato l’angelo custode del suo papà malato di Alzheimer.

Vaticannews.va

Per amore

Non ci sono altre motivazioni, se non questa e le sue tante declinazioni: l’amore che si fa cura, creatività, tenacia, resistenza, capacità di rinunciare. Perché Mattia resta un bambino di 12 anni che desidera lo skate e tifa Juve.

Ma proprio per questa sua natura di figlio, che si riconosce amato e accompagnato dal padre dentro la sua giovane vita, non può fare altro, gli pare, che ricambiare l’amore. Ci stupisce, e giustamente, la sua giovane età; eppure ha dimostrato, proprio come ha ricordato il Pontefice ai giovani, di avere il fiuto per le cose importanti.

“Voi non avete l’esperienza dei grandi, ma avete il ‘fiuto’ per trovare il Signore: non perdetelo!

A chi assomiglia chi soffre?

La nostra fede ce lo insegna: il Signore ci è addirittura salito in Cielo con i segni della Sua Passione. Gesù è proprio lì, con chi soffre. Mattia probabilmente lo intuisce. Forse è anche per questo che suo papà non potrà mai diventargli estraneo: lui sa chi è e sa a Chi assomiglia.

“Non ho mai fatto nulla controvoglia o per obbligo – ha detto, mentre il Papa e i ragazzi lo ascoltavano con attenzione e commozione – ho voluto aiutare mio papà come atto di amore, pensando a tutto quello che lui aveva fatto per me”. Mattia ha raccontato che da bambino pensava solo a giocare, ma ad un tratto ha cominciato a notare che suo padre non sembrava più lui, sembrava diverso e a volte si dimenticava di compiere le azioni più importanti come andare a prenderlo a scuola.

Ibidem

La diagnosi e il dolore

Lo smarrimento che ha colpito sempre più spesso papà Paolo, in qualche modo, lo ha vissuto in anticipo Mattia, insieme alla mamma e al fratello. Non lo riconosceva più, in alcuni momenti, via via più frequenti, non riusciva a trovare nello sguardo che si faceva perso il papà di sempre.

Fino al momento, drammatico ma anche chiarificatore, della diagnosi:

“Io non capivo proprio cosa stesse succedendo al mio papà – ha confidato – ma il 19 dicembre 2016, ci venne data la notizia che avrebbe cambiato le vite della mia famiglia: a mio papà venne diagnosticato l’Alzheimer precoce”.

Ibidem

La malattia

L’Alzheimer è la forma più comune di demenza che implica la perdita progressiva di memoria e di altre abilità intellettuali talmente significativa da compromettere drasticamente la qualità della vita quotidiana.

Di solito viene associata all’età avanzata ma esiste un cinque per cento di pazienti che ne vengono colpiti in età assai più precoce, tra i 40 e i 60 anni, nel pieno della vita di un padre, per esempio.

Demenza che può colpire anche da giovani

Il morbo di Alzheimer non rappresenta un normale elemento dell’invecchiamento, anche se il massimo fattore di rischio conosciuto è rappresentato dall’aumentare dell’età, e la maggior parte delle persone affette dal morbo di Alzheimer hanno 65 e più anni. Tuttavia, il morbo di Alzheimer non è solo una malattia della vecchiaia. Fino al 5 per cento delle persone che soffrono di questa malattia riscontra un’insorgenza precoce del morbo di Alzheimer (noto anche come “insorgenza anticipata”), che spesso appare quando una persona ha tra i quaranta e cinquanta anni, o tra i cinquanta e sessant’anni.

alz.org

Non lo faccio andare via

Questo morbo ha il preciso e odioso mandato di “trascinare altrove” la persona colpita, via da sè e dagli altri.

L’impatto della malattia su tutta la famiglia del paziente è catastrofico. Si trovano disarmate, impotenti, spesso molto sole. Gli interventi e i servizi intorno ai malati di Alzheimer non sono uguali a zero ma sono ancora insufficienti. L’argine maggiore e più robusto all’onda di piena di questa tempesta è proprio l’amore. Questo ha mostrato con immediatezza e semplicità disarmante il giovane Mattia nell’abbraccio di tutta la piazza:

“Da quel giorno – ha detto Mattia – il mio compito non avendo aiuti esterni, è stato quello di dare aiuto a mio papà nelle cose quotidiane che non riusciva più a fare da solo, come farsi una doccia, legarsi le scarpe oppure dargli conforto quando non sapeva dove si trovava”. Il figlio dunque protegge il padre. Lo aiuta a muovere i passi incerti sul cammino della vita, proprio come solo pochi anni prima aveva fatto il padre con lui.

Vativanva.news

La forza creativa dell’amore

L’amore è la forza creativa più pura che abbiamo a disposizione e a questo giacimento Mattia continua ad attingere. Si ingegna, trova modi per stare vicino al suo papà, per trattenerlo e non lasciarlo andare via. (Come società, però, occorre che ci si stringa più saldamente intorno a chi affronta simili prove: servono sollievo, aiuto intelligente e costante e non solo i complimenti e le lodi).

Di padre in figlio, in Padre

Ha ragione Alessandro Gisotti nel notare questo amoroso scambio di ruoli: il figlio si è fatto custode del padre, dimostrando forse proprio in questo modo quanto suo padre sia stato vero padre: lo ha introdotto davvero nella vita, nel suo compito più alto di custodire e proteggere chi ci viene affidato. E, in fondo, questa prova, tanto aspra e ingiusta, svela ciò che siamo davanti al Padre: tutti ugualmente figli, solo incamminati in tempi diversi.

Abbiamo da pochi mesi concluso di celebrare l’Anno speciale dedicato a San Giuseppe, testimone ed esempio di paternità. In questa vicenda straordinaria, è come se questo bambino abbia assunto le qualità distintive della paternità – coraggio, tenerezza, accoglienza – per custodire e incoraggiare proprio suo padre.Patris Corde diventa così Filii Corde.

Ibidem

Amare in cordata

Come Giuseppe non è figura solitaria ed eroica, così anche il piccolo Mattia rivela la trama che lo sostiene e lo rende capace di fare quello che fa. Non è solo, c’è la sua famiglia che lo aiuta e c’è la fede in Dio, quella che ha imparato in casa e che ha visto vivere e sostenere suo padre.

“Questa forza – ha confidato nell’incontro di ieri – mi viene grazie alla mia famiglia: al coraggio di mia mamma, all’appoggio di mio fratello e perfino dal mio grande papà che ha sempre aiutato le persone e mi ha insegnato il valore della solidarietà. Anche la fede cristiana mi ha tante volte aiutato quando sono triste e mi sento giù, perché mi manca tanto il mio papà di una volta”.

Ibidem

Nostalgia di bellezza

Hai ragione, caro Mattia. La malattia è sempre un’offesa alla nostra umanità. E’ ingiusta e senza Cristo non avrebbe senso. Ma tu mostri già di avere colto il segreto: è l’amore che spiega, sopporta, addolcisce ogni cosa.

Nel cammino tanto impegnativo ma anche luminoso che ti è chiesto di percorrere, ti affidiamo alla compagnia di un piccolissimo gigante, S. Teresa di Lisieux, Dottore della Chiesa e Patrona delle Missioni, che ha fatto delle cose più piccole la strada maestra per arrivare al Cielo.

Alleati in Cielo

Lei stessa aveva una famiglia molto unita, dove ci si amava tanto, si pregava insieme e tutto era orientato al cielo. E dove si è anche tanto sofferto, per lutti e malattie. Pensa che suo papà, Luigi, ora anche lui proclamato santo insieme alla moglie, Zelia, che lei amava teneramente e chiamava il suo Re, è rimasto colpito proprio da una forma di malattia simile a quella che affligge il tuo papà, pur avendo cause diverse: ha perso la memoria e via via altre capacità, ma mai la fede.

E’ bello dunque pensare che non solo tu ti fai carico della tua famiglia, ma anche la Chiesa sulla terra e quella in Cielo. E che possiamo chiedere tutto, la guarigione e la santità, consapevoli che la volontà di Dio è la migliore scorciatoia per la felicità nostra e delle persone che amiamo.

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