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Beato Giacomo Alberione
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Spiritualità
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Celebrare in casa la Veglia Pasquale del Sabato Santo

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Aleteia - pubblicato il 10/04/20

Per santificare degnamente le feste pasquali, Aleteia (con la collaborazione della rivista Magnificat) vi propone questa celebrazione domestica della Parola di Dio.

Indicazioni specifiche per la Liturgia della Luce:

  • Sarà il caso di dedicare una buona parte del sabato alla preparazione di una celebrazione veramente indimenticabile. Ne vale la pena.
  • Idealmente, si farà una cena leggera o un semplice spuntino (il Triduo non è più Quaresima ma adotta la medesima disciplina) sul presto, in modo da cominciare poco dopo il tramonto (che in Italia sarà alle 19:47) e da lasciare modo a chi lo desidera di seguire la diretta della Veglia Pasquale da San Pietro, presieduta dal Papa.
  • Si avrà cura di organizzare un ricco spuntino per dopo la celebrazione: uova, cioccolato, biscotti, colombe, pupe e quant’altro (specie dando spazio alle tradizioni locali). È la più bella festa dell’anno: Alleluia!
  • In questo periodo di quarantena, l’apertura di una bottiglia di spumante non sarebbe fuori luogo, tanto è giusto (specie nella presente situazione) sottolineare la vittoria definitiva di Cristo, nostro fratello e nostro Dio, sulle forze del male e della morte.
Disposizioni pratiche
  • Se possibile, ci si dispone in un’altra stanza rispetto a quella dov’è collocato l’angolo-preghiera: una scatola di fiammiferi, una grande candela, una candelina a testa.
  • Conviene disporre almeno di una candela che possa durare tutto il tempo della celebrazione perché funga da “cero pasquale”.
  • Se mancano le candele, i partecipanti potranno prendere gli smartphone in modalità aereo con la funzione lampada accesa e tenuto tra le mani giunte. All’occorrenza anche una lampadina tascabile farà alla bisogna.
  • Per tutto il Sabato Santo, si mantiene l’angolo della preghiera privo di ornamenti. Si dispongono però di lato tutti gli ornamenti che torneranno ad essere apportati per la veglia di Pasqua: statue, immagini, icone, candele, fiori. Per accrescere il carattere festivo, i bambini prepareranno disegni, fiori di carta, uova decorate eccetera.
  • Prendendosi un ragionevole tempo prima della preghiera famigliare, la persona che dovrà condurla studierà con attenzione i consigli pratici dati qui e nel corso del testo: evitare ogni forma di esitazione o di improvvisazione durante lo svolgimento.
  • Ove se ne avesse una in casa, si utilizzerà la campanella durante la recitazione del Gloria. Se non se ne trovano, con gli smartphone si troveranno agevolmente miriadi di suoni di campane e si potrà produrre un conveniente concerto che accompagni il Gloria.
  • Per chi non dispone di un giardino.
    • Facendo in modo che non rischi di propagarsi, si accenda un fuoco in un grande calderone alimentandolo con carta, sterpaglie e qualche pezzetto di legna secca.
    • Non è raccomandabile né consigliato che il fuoco sia molto forte: basta che divampi un tantino.
    • Si tengano a portata di mano un secchio d’acqua e una coperta per spegnere il fuoco in caso di pericolo.

Indicazioni per l’uso complessive:

  • Se si è soli, è preferibile leggere semplicemente tutte le letture e le orazioni della Grande Veglia nel messalino e/o seguire la messa in televisione.
  • Questa celebrazione richiede la presenza di almeno due persone.
  • La celebrazione è particolarmente adatta a un quadro famigliare, amicale e di vicinato. Tuttavia, nel rispetto delle misure di isolamento, non si inviteranno amici né vicini ove questo sia proibito (e quand’anche lo si faccia, si presterà la massima attenzione al rispetto delle misure di prevenzione).
  • Si collocano sedie per il numero necessario davanti a un angolo di preghiera, rispettando la distanza di un metro l’una dall’altra.
  • Una semplice croce, o un crocifisso, deve sempre campeggiare sulla parete.
  • Si accendono una o più candele, da porre su supporto non combustibile (candelieri, piattini in porcellana) e si sta bene attenti a spegnerle alla fine della celebrazione.
  • Se si possiede un giardino, se ne raccolgono fiori, la cui presenza è particolarmente indicata per esprimere la gioia pasquale.
  • Si designa la persona che condurrà la preghiera (in ordine di priorità: un diacono, un laico istituito in un ministero laicale [lettore o accolito], il padre o la madre di famiglia).
  • Colui che conduce è anche colui che stabilisce la durata dei momenti di silenzio.
  • Si designano dei lettori per le letture.
  • Si prepara in anticipo la Preghiera dei Fedeli (a seguire c’è un modello) e si designa la persona che la leggerà.
  • Si possono preparare dei canti appropriati.

Veglia Pasquale

Celebrazione della Parola

«Venite, guardate il luogo dove era stato deposto»

Tutte le luci devono essere spente. Ci si riunisce attorno al fuoco acceso (o nel luogo dove si sono disposte le candele). Colui che guida la celebrazione prende la parola:

Fratelli e sorelle,
in questa santissima notte, nella quale Gesù Cristo nostro Signore passò dalla morte alla vita, la Chiesa, diffusa su tutta la terra, chiama i suoi figli a vegliare in preghiera.
Purtroppo siamo impediti a partecipare alla Liturgia della Luce e alla celebrazione dell’Eucaristia. Sappiamo bene, tuttavia, che quando ci riuniamo per pregare nel suo Nome Cristo Gesù è presente in mezzo a noi. Parimenti crediamo che quando si legge la Scrittura in Chiesa, è lo stesso Verbo di Dio a parlarci. La sua Parola è allora vero nutrimento per la nostra vita.

Ecco perché adesso tutti insieme, in comunione con l’intera Chiesa, commemoreremo la Pasqua del Signore ascoltando la sua Parola di Vita. Lo faremo nella speranza di avere parte al suo trionfo sulla morte e di vivere con lui per sempre in Dio.

Pausa

In comunione di cuore e di spirito con tutta la Chiesa, celebriamo la Luce di Cristo e mettiamoci in ascolto della sua Parola che salva.

Dopo un adeguato momento di silenzio, tutti si segnano dicendo:

℣.: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

℟.: Amen.

LITURGIA DELLA LUCE

Se non c’è del fuoco, colui che presiede la celebrazione accenderà il cero che fungerà da “cero pasquale” e lo terrà in mano. Al limite, se proprio non c’è altro da fare, utilizzerà la lampada del suo smartphone.
Se c’è un fuoco, egli attenderà la fine della preghiera di benedizione per accendere il suo cero.

PREGHIERA DI BENEDIZIONE

Colui che guida la celebrazione, a mani giunte, dice questa preghiera:

℣.: O Padre, che per mezzo del tuo Figlio ci hai comunicato la fiamma viva della tua gloria,  benedici questo fuoco nuovo, fa’ che le feste pasquali  accendano in noi il desiderio del cielo, e ci guidino, rinnovati nello spirito, alla festa dello splendore eterno.
Per Cristo nostro Signore.

℟.: Amen.

Se c’è un fuoco, si accende il “cero pasquale” al fuoco nuovo.
In ogni caso, presentando il “cero pasquale” acceso, colui che guida la preghiera dice:

La luce del Cristo che risorge glorioso
disperda le tenebre del cuore e dello spirito.

E tutti insieme ripetono:

La luce del Cristo che risorge glorioso
disperda le tenebre del cuore e dello spirito.

ACCLAMAZIONE E PROCESSIONE

La parabola delle dieci vergini c’insegna: «A mezzanotte si levò un grido: “Ecco lo sposo, andategli incontro!”». Così è pure per la Veglia pasquale. La grande notizia della Risurrezione sfolgora nella notte: «Cristo luce del mondo!»
Tenendo sempre il “cero pasquale”, colui che guida la celebrazione esclama con voce chiara e distinta: 

Cristo, luce del mondo!

E tutti insieme rispondono:

Rendiamo grazie a Dio!

Si resta in piedi, con le luci accese

EXSULTET

Ove fosse presente qualcuno in grado di intonare convenientemente la forma ordinaria del Preconio Pasquale (chiaramente con l’omissione delle parti riservate ai ministri ordinati, qui riportate tra [ ]), il cantore procederà in tal senso. Diversamente, un lettore proclamerà il testo (sempre con l’omissione delle parti riservate ai ministri ordinati, qui riportate tra [ ]) con tono adeguatamente solenne.

Esulti il coro egli angeli, esulti l’assemblea celeste:
un inno di gloria saluti il trionfo del Signore risorto.

Gioisca la terra inondata da così grande splendore;
la luce del Re eterno ha vinto le tenebre del mondo.

Gioisca la madre Chiesa, splendente della gloria del suo Signore,
e questo tempio tutto risuoni
per le acclamazioni del popolo in festa.

[E voi, fratelli carissimi,
qui radunati nella solare chiarezza di questa nuova luce,
invocate con me la misericordia di Dio onnipotente.
Egli che mi ha chiamato, senza alcun merito,
nel numero dei suoi ministri, irradi il suo mirabile fulgore,
perché sia piena e perfetta la lode di questo cero.]

[Il Signore sia con voi.
℟.:E con il tuo spirito.]

In alto i nostri cuori.

℟.: Sono rivolti al Signore.

Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio.
℟.: È cosa buona e giusta.

È veramente cosa buona e giusta
esprimere con il canto l’esultanza dello spirito,
e inneggiare al Dio invisibile, Padre onnipotente,
e al suo unico Figlio, Gesù Cristo nostro Signore.

Egli ha pagato per noi all’eterno Padre il debito di Adamo,
e con il sangue sparso per la nostra salvezza
ha cancellato la condanna della colpa antica.

Questa è la vera Pasqua, in cui è ucciso il vero Agnello,
che con il suo sangue consacra le case dei fedeli.

Questa è la notte in cui hai liberato i figli di Israele, nostri padri,
dalla schiavitù dell’Egitto,
e li hai fatti passare illesi attraverso il Mar Rosso.

Questa è la notte in cui hai vinto le tenebre del peccato
con lo splendore della colonna di fuoco.

Questa è la notte che salva su tutta la terra i credenti nel Cristo
dall’oscurità del peccato e dalla corruzione del mondo,
li consacra all’amore del Padre
e li unisce nella comunione dei santi.

Questa è la notte in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte,
risorge vincitore dal sepolcro.

Nessun vantaggio per noi essere nati, se lui non ci avesse redenti.

O immensità del tuo amore per noi! O inestimabile segno di bontà:
per riscattare lo schiavo, hai sacrificato il tuo Figlio!

Davvero era necessario il peccato di Adamo,
che è stato distrutto con la morte del Cristo.
Felice colpa, che meritò di avere un così grande redentore!

O notte beata, tu sola hai meritato di conoscere
il tempo e l’ora in cui Cristo è risorto dagli inferi.

Di questa notte è stato scritto: la notte splenderà come il giorno,
e sarà fonte di luce per la mia delizia.

Il santo mistero di questa notte sconfigge il male,
lava le colpe, restituisce l’innocenza ai peccatori,
la gioia agli afflitti.

Dissipa l’odio, piega la durezza dei potenti,
promuove la concordia e la pace.

O notte veramente gloriosa,
che ricongiunge la terra al cielo e l’uomo al suo creatore!

In questa notte di grazia accogli, Padre santo, il sacrificio di lode,
che la Chiesa ti offre per mano dei suoi ministri,
nella solenne liturgia del cero,
frutto del lavoro delle api, simbolo della nuova luce.

Riconosciamo nella colonna dell’Esodo
gli antichi presagi di questo lume pasquale
che un fuoco ardente ha acceso in onore di Dio.
Pur diviso in tante fiammelle non estingue il suo vivo splendore,
ma si accresce nel consumarsi della cera
che l’ape madre ha prodotto
per alimentare questa preziosa lampada.

Ti preghiamo, dunque, Signore, che questo cero,
offerto in onore del tuo nome
per illuminare l’oscurità di questa notte,
risplenda di luce che mai si spegne.

Salga a te come profumo soave,
si confonda con le stelle del cielo.
Lo trovi acceso la stella del mattino,
questa stella che non conosce tramonto:
Cristo, tuo Figlio, che risuscitato dai morti
fa risplendere sugli uomini la sua luce serena
e vive e regna nei secoli dei secoli.

℟.:Amen.

Si porta il cero pasquale acceso sull’angolo preghiera in modo appropriato e sicuro. Non ci si dimenticherà di spegnerlo alla fine della celebrazione.
Ognuno spegne la propria candelina e si siede.

LITURGIA DELLA PAROLA

LETTURA DALL’ANTICO TESTAMENTO

Es 14,15-15,1a
«I figli d’Israele avevano camminato sull’asciutto in mezzo al mare»

Dal libro dell’Esodo

In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all’asciutto. Ecco, io rendo ostinato il cuore degli Egiziani, così che entrino dietro di loro e io dimostri la mia gloria sul faraone e tutto il suo esercito, sui suoi carri e sui suoi cavalieri. Gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando dimostrerò la mia gloria contro il faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri».


L’angelo di Dio, che precedeva l’accampamento d’Israele, cambiò posto e passò indietro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò dietro. Andò a porsi tra l’accampamento degli Egiziani e quello d’Israele. La nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte; così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri durante tutta la notte.
Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore durante tutta la notte risospinse il mare con un forte vento d’oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. Gli Israeliti entrarono nel mare sull’asciutto, mentre le acque erano per loro un muro a destra e a sinistra. Gli Egiziani li inseguirono, e tutti i cavalli del faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri entrarono dietro di loro in mezzo al mare.
Ma alla veglia del mattino il Signore, dalla colonna di fuoco e di nube, gettò uno sguardo sul campo degli Egiziani e lo mise in rotta. Frenò le ruote dei loro carri, così che a stento riuscivano a spingerle. Allora gli Egiziani dissero: «Fuggiamo di fronte a Israele, perché il Signore combatte per loro contro gli Egiziani!».
Il Signore disse a Mosè: «Stendi la mano sul mare: le acque si riversino sugli Egiziani, sui loro carri e i loro cavalieri». Mosè stese la mano sul mare e il mare, sul far del mattino, tornò al suo livello consueto, mentre gli Egiziani, fuggendo, gli si dirigevano contro. Il Signore li travolse così in mezzo al mare. Le acque ritornarono e sommersero i carri e i cavalieri di tutto l’esercito del faraone, che erano entrati nel mare dietro a Israele: non ne scampò neppure uno. Invece gli Israeliti avevano camminato sull’asciutto in mezzo al mare, mentre le acque erano per loro un muro a destra e a sinistra.
In quel giorno il Signore salvò Israele dalla mano degli Egiziani, e Israele vide gli Egiziani morti sulla riva del mare; Israele vide la mano potente con la quale il Signore aveva agito contro l’Egitto, e il popolo temette il Signore e credette in lui e in Mosè suo servo.
Allora Mosè e gli Israeliti cantarono questo canto al Signore e dissero:

Tutti cantano il ritornello del cantico immediatamente dopo la lettura

℟.: Cantiamo al Signore: stupenda è la sua vittoria.

SALMO RESPONSORIALE
(Ex 15,1b-6.17-18)

«Voglio cantare al Signore,
perché ha mirabilmente trionfato:
cavallo e cavaliere
ha gettato nel mare.
Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.
È il mio Dio: lo voglio lodare,
il Dio di mio padre: lo voglio esaltare! ℟.

Il Signore è un guerriero,
Signore è il suo nome.
I carri del faraone e il suo esercito
li ha scagliati nel mare;
i suoi combattenti scelti
furono sommersi nel Mar Rosso. ℟.

Gli abissi li ricoprirono,
sprofondarono come pietra.
La tua destra, Signore,
è gloriosa per la potenza,
la tua destra, Signore,
annienta il nemico. ℟.

Tu lo fai entrare e lo pianti
sul monte della tua eredità,
luogo che per tua dimora,
Signore, hai preparato,
santuario che le tue mani,
Signore, hanno fondato.
Il Signore regni
in eterno e per sempre!». ℟.

Ci si alza in piedi, e colui che guida la preghiera dice:

℣.: O Dio, anche ai nostri tempi vediamo risplendere i tuoi antichi prodigi:
ciò che facesti con la tua mano potente  per liberare un solo popolo dall’oppressione del faraone, ora lo compi attraverso l’acqua del Battesimo
per la salvezza di tutti i popoli; concedi che l’umanità intera sia accolta tra i figli di Abramo e partecipi alla dignità del popolo eletto.

Per marcare nella celebrazione il passaggio dall’Antico al Nuovo Testamento, si canta o si proclama il Gloria. Se si dispone di una campanella, la si farà suonare per tutto il tempo della dossologia; altrimenti, si faranno suonare (con suono di campane previamente disposto) gli smartphone.

Glória in excélsis Deo
et in terra pax homínibus bonæ voluntátis.
Laudámus te,
benedícimus te,
adorámus te,
glorificámus te,
grátias ágimus tibi propter magnam glóriam tuam,
Dómine Deus, Rex cæléstis,
Deus Pater omnípotens.
Dómine Fili Unigénite, Jesu Christe,
Dómine Deus, Agnus Dei, Fílius Patris,
qui tollis peccáta mundi, miserére nobis;
qui tollis peccáta mundi, súscipe deprecatiónem nostram.
Qui sedes ad déxteram Patris, miserére nobis.
Quóniam tu solus Sanctus, tu solus Dóminus,
tu solus Altíssimus,
Jesu Christe, cum Sancto Spíritu: in glória Dei Patris.

Gloria a Dio nell’alto dei cieli
e pace in terra agli uomini di buona volontà.
Noi ti lodiamo,
ti benediciamo,
ti adoriamo,
ti glorifichiamo,
ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa,
Signore Dio, Re del cielo,
Dio Padre onnipotente.
Signore, Figlio unigenito, Gesù Cristo,
Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre;
tu che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi;
tu che togli i peccati del mondo, accogli la nostra supplica;
tu che siedi alla destra del Padre, abbi pietà di noi.
Perché tu solo il Santo, tu solo il Signore,
tu solo l’Altissimo:
Gesù Cristo, con lo Spirito Santo: nella gloria di Dio Padre.

℟.: Amen.

Ci si siede.

LETTURA DALL’ANTICO TESTAMENTO

EPISTOLA 
Rom 6,3b-11
Risorto dai morti, Cristo non muore più

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte?
Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione.
Lo sappiamo: l’uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è liberato dal peccato.
Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

℣.: Parola di Dio 

℟.: Rendiamo grazie a Dio

Il salmista (se c’è chi intoni e che dunque sia distinto dal lettore) si alza, gli altri restano seduti.

SALMO RESPONSORIALE
Dal Salmo 117,1-2.16-17.22-23

℣.: Alleluia, alleluia, alleluia ℟.

Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre». ℟.

La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore. ℟.

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi. ℟.

CANTO AL VANGELO (Mt 28,1-10)
«È risorto e vi precede in Galilea»

VANGELO

Ci si alza in piedi per il Vangelo di Pasqua

Evangelo di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo

Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba.
Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte.
L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto».
Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli.
Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».

Alla fine della proclamazione della lezione evangelica, si acclama ancora alla risurrezione:

Alleluia, alleluia, alleluia!

Tutti si siedono e colui che guida ripete lentamente, riproponendo all’attenzione dei presenti la frase:

«Venite, guardate il luogo dove era stato deposto»

Si osservano cinque minuti di silenzio per una meditazione personale e silenziosa. 

Poi tutti si alzano e intonano questo inno pasquale (musica di Händel):

Cristo è risorto, alleluia!
Vinta è ormai la morte, alleluia!
Canti l’universo, alleluia,
un inno di gioia al nostro redentor.

Con la sua morte, alleluia,
ha ridato all’uomo la vera libertà.
Segno di speranza, alleluia,
luce di salvezza per questa umanità.

Ci si siede.

RINNOVAZIONE DELLE PROMESSE DEL BATTESIMO

La notte pasquale, abitualmente caratterizzata dalle iniziazioni cristiane di adulti (che quest’anno non avranno luogo), è anche la notte del rinnovamento della nostra professione di fede in memoria del nostro stesso battesimo. Si reciteranno o si canteranno le litanie dei santi – uomini e donne che hanno vissuto e ci hanno trasmesso la fede di cui siamo eredi –. Si aggiungeranno i santi patroni dei membri della nostra famiglia, presenti e assenti, nonché quelli degli amici e dei parenti che sappiamo essere malati in questo momento.

Signore, pietà. Signore, pietà.
Cristo, pietà. Cristo, pietà.
Signore, pietà. Signore, pietà.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi.

San Michele, prega per noi.
Santi Angeli di Dio, pregate per noi.
San Giovanni Battista, prega per noi.
San Giuseppe, prega per noi.
Santi Pietro e Paolo, pregate per noi.
Sant’Andrea, prega per noi.
San Giovanni, prega per noi.
Santi Apostoli ed evangelisti, pregate per noi.

Santa Maria Maddalena, prega per noi.
Santi discepoli del Signore, pregate per noi.
Santo Stefano, prega per noi.
Sant’Ignazio d’Antiochia, prega per noi.
San Lorenzo, prega per noi.
Sante Perpetua e Felicita, pregate per noi.
Sant’Agnese, prega per noi.
Santi martiri di Cristo, pregate per noi.

San Gregorio, prega per noi.
Sant’Agostino, prega per noi.
Sant’Atanasio, prega per noi.
San Basilio, prega per noi.
San Martino, prega per noi.
Santi Cirillo e Metodio, pregate per noi.
San Benedetto, prega per noi.
San Francesco, prega per noi.
San Domenico, prega per noi.
San Francesco Saverio, prega per noi.
San Giovanni Maria Vianney, prega per noi.
Santa Caterina da Siena, prega per noi.
Santa Teresa d’Avila, prega per noi.

Si aggiungono qui i santi di cui alla rubrica precedente.

Santi e sante di Dio, pregate per noi.

Ci si mette in piedi.
Colui che guida la celebrazione invita tutti e ciascuno a rinnovare le promesse del proprio battesimo:

Fratelli carissimi, per mezzo del battesimo siamo divenuti partecipi del mistero pasquale del Cristo, siamo stati sepolti insieme con lui nella morte, per risorgere con lui a vita nuova.
Ora, al termine del cammino penitenziale della Quaresima, rinnoviamo le promesse del nostro Battesimo, con le quali un giorno abbiamo rinunziato a satana e alle sue opere e ci siamo impegnati a servire fedelmente Dio nella santa Chiesa cattolica.

Rinunziate al peccato, per vivere nella libertà dei figli di Dio? Rinuncio.
Rinunziate alle seduzioni del male, per non lasciarvi dominare dal peccato? Rinuncio. 
Rinunziate a satana, origine e causa di ogni peccato? Rinuncio.

Credete in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra? Credo. 
Credete in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, che nacque da MariaVergine, morì e fu sepolto, è risuscitato dai morti e siede alla destra del Padre? Credo. 
Credete nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna? Credo.

Dio onnipotente, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha liberati dal peccato e ci ha fatto rinascere dall’acqua e dallo Spirito Santo, ci custodisca con la sua grazia in Cristo Gesù nostro Signore, per la vita eterna. Amen.

A questo punto, colui che guida introduce alla preghiera del Signore: 

Obbedienti alla Parola del Salvatore e formati al suo divino insegnamento, osiamo dire:

Padre Nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome.

Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà,
come in cielo, così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano
e rimetti a noi i nostri debiti,
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

[aggiungendo immediatamente (ossia senza l’embolismo della celebrazione eucaristica)]

Perché tuo è il regno,
tua la potenza e la gloria
nei secoli.

Colui che guida invita allora gli altri alla condivisione di un gesto di riconciliazione e di pace: 

Abbiamo appena unito le nostre voci a quella del Signore Gesù per rivolgerci al Padre. Siamo figli nel Figlio.
Nella carità che ci unisce gli uni agli altri, rinnovati dalla parola di Dio, possiamo scambiarci un gesto di pace, segno della comunione che riceviamo dal Signore.

A questo punto tutti si scambiano (a distanza!) un gesto di pace: un inchino profondo o anche (se si sta soli in famiglia) un bacio.

Ci si siede

COMUNIONE SPIRITUALE

Colui che guida dice:

Poiché non possiamo ricevere la comunione sacramentale, dal momento che non è stata celebrate l’eucaristia, seguiamo l’invito di Papa Francesco a praticare la comunione spirituale, chiamata anche “comunione di desiderio”.

Il Concilio Tridentino ci ricorda che essa «consiste in un ardente desiderio di nutrirsi del Pane celeste, con una fede viva che agisce mediante la carità e che ci rende partecipi dei frutti e delle grazie del Sacramento».

Il valore della nostra comunione spirituale dipende quindi dalla nostra fede in Gesù nostro salvatore e redentore e sul nostro desiderio di unirci a lui per mai da lui essere separati.

In questo spirito, vi invito adesso a inchinare il capo, a chiudere gli occhi e a raccogliervi. 

Silenzio

Ai tuoi piedi, o mio Gesù, mi prostro e ti offro il pentimento del mio cuore contrito che si abissa nel suo nulla e nella Tua santa presenza. Ti adoro nel Sacramento del Tuo amore, desidero riceverti nella povera dimora che ti offre il mio cuore. In attesa della felicità della comunione sacramentale, voglio possederti in spirito. Vieni a me, o mio Gesù, che io venga da Te. Possa il Tuo amore infiammare tutto il mio essere, per la vita e per la morte. Credo in Te, spero in Te, Ti amo. Così sia.

Si serba il silenzio per altri cinque minuti.

Quindi si intona un Alleluia per rendere grazie:

Alleluia, alleluia, alleluia!

Ci si mette in piedi e colui che guida recita, a nome di tutti, la formula di benedizione:

BENEDIZIONE FINALE

In questa santa notte di Pasqua,
Dio onnipotente ci benedica
e ci custodisca nella sua pace.

℟.: Amen.

Dio, che nella Pasqua del suo Figlio
ha rinnovato l’umanità intera,
ci renda partecipe della sua vita immortale.

℟.: Amen.

Che possiamo giungere alla grande festa
della Pasqua eterna,
noi che dopo i giorni della Passione
celebriamo con gioia la risurrezione del Signore.

℟.: Amen.

E la benedizione di Dio onnipotente,
[Tutti si segnano] Padre e Figlio e Spirito Santo,
discenda su di noi e con noi rimanga sempre.

℟.: Amen.

Tutti si segnano. Poi i genitori possono tracciare il segno della croce sulle fronti dei figli.

Si può chiudere la celebrazione intonando il Regina Cœli o un altro canto mariano noto e gioioso:

Regina Cœli lætare – Alleluia!
Quia quem meruisti portare – Alleluia!
resurrexit sicut dixit. – Alleluia!
Ora pro nobis Deum – Alleluia!

Per continuare la santificazione della festa, Aleteia vi proporrà domani una celebrazione della parola per la domenica di Pasqua.

A partire da Lunedì dell’Angelo vi proporremo ogni giorno delle formule per la celebrazione domestica in modo da aiutarvi a celebrare, malgrado tutto, i tempi forti della nostra vita cristiana, per la gloria di Dio e la salvezza del mondo.

[traduzione dal francese e adattamento a cura di Giovanni Marcotullio]

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