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Oggetti curiosi usati dai cattolici clandestini per burlarsi dei loro persecutori

SHRINE

Sotheby's

Lucien de Guise - pubblicato il 06/02/20

Solo 500 anni fa, i cattolici nascondevano la loro fede in ogni angolo del pianeta. La persecuzione è stata terribile in Giappone e in Inghilterra

Il cattolicesimo tende a proclamarsi a voce alta e forte – campane, incenso e i grandi edifici costruiti per richiamare l’attenzione -, ma non è sempre stato così. Nelle zone celtiche dell’Europa, nel IX secolo si costruivano le chiese nelle valli perché i vichinghi che navigavano lungo le coste non le vedessero per poi saccheggiarle.

Anche in Spagna per secoli i cristiani hanno costruito eremi sulle rocce per sfuggire alle persecuzioni degli invasori musulmani.

Solo 500 anni fa, i cattolici nascondevano ovunque la loro fede. La persecuzione è stata terribile in Giappone e in Inghilterra. Un po’ più a ovest, le Americhe rappresentavano un rifugio sicuro. Era l’epoca in cui missionari e conquistadores andavano in zone del mondo fino ad allora sconosciute agli europei.

Gli Spagnoli e i Portoghesi che si sono diretti nelle Americhe hanno ricevuto ricompense straordinarie in termini di anime umane, come anche argento sufficiente per rivoluzionare le economie europee.

I missionari che si sono invece recati in Asia hanno affrontato vari ostacoli, finendo in Paesi spesso ostili alle pratiche religiose straniere. Nel XVI e nel XVII secolo, la vita dei cattolici è stata dura tanto in Inghilterra che in Giappone.

I credenti hanno allora cercato degli escamotages per praticare la propria fede segretamente. Nonostante le scene drammatiche del film del 2016 di Martin Scorsese Silence, il Giappone produceva crocifissi intagliati a mano, e i dipinti clandestini sopravvissuti sono una fusione affascinante di Oriente e Occidente.

In generale si tratta di santuari portatili, trittici in cui il pannello centrale è una scena devozionale occidentale classica e il resto dell’icona è laccata in tipico stile giapponese, perché nessuno ne sospettasse il contenuto.

Anche se una volta erano comuni, pochissimi di questi piccoli santuari sono sopravvissuti. Pur essendo tenuti nascosti, le autorità giapponesi ne hanno distrutti molti. Vivere a Nagasaki, il centro cattolico del Giappone, era molto pericoloso.

I cristiani giapponesi ricorrevano anche a Kwan Yin, la dea buddista della misericordia, come sostituto delle immagini della Vergine Maria. C’era una grande somiglianza tra le due raffigurazioni, ma sembra che i persecutori anticristiani del Giappone premoderno non se ne rendessero conto, neanche quando c’erano croci o altri simboli cristiani collocati su Kwan Yin (Kannon in giapponese).

Anche in Cina, è possibile che parte della popolarità di Kwan Yin sia da ricondurre a un gesto coperto della fede cristiana. Il cristianesimo è stato varie volte proibito nel Regno di Mezzo e in Giappone, anche se in altri periodi venne accolto con favore.

La carriera del missionario gesuita Matteo Ricci mostra quanto potessero essere popolari i cattolici presso gli imperatori cinesi quando portavano la tecnologia adeguata, anche se in altre occasioni la tolleranza fu inferiore.

Durante la ribellione dei boxer del 1900, si stima che vennero massacrati circa 33.000 cristiani cinesi. Ai cattolici andò particolarmente male, e probabilmente costituirono 30.000 di tutte quelle vittime. Non stupisce che i cattolici cinesi facessero sì che Kwan Yin / Vergine Maria sembrasse il più buddista possibile.

Dall’altro lato del mondo, la Vergine Maria era abominevole per la Riforma inglese e gli iconoclasti puritani, e non c’era possibilità di fingere che la Madonna fosse in realtà Kwan Yin, perché sarebbe stato un altro crimine di “idolatria”.

I cattolici dell’Inghilterra protestante dovevano essere ancor più discreti dei loro correligionari asiatici. Se le immagini cristiane erano qualcosa di esotico e di appena inteso in Cina e in Giappone, erano molto familiari per i cacciatori di sacerdoti inglesi.

Durante la Riforma e i 300 anni successivi, la priorità per i cattolici fu il fatto di poter celebrare la Messa. L’enfasi non veniva quindi posta sui crocifissi per uso personale o da attaccare a una parete. Erano troppo visibili, anche se i crocifissi pettorali erano abbastanza piccoli da essere nascosti dentro una croce dall’aspetto più anonimo per evitarne l’individuazione.

I veri elementi essenziali erano i calici e altri oggetti liturgici della Messa. Anche i protestanti usavano i calici, ma i loro erano i più semplici possibile, mentre quelli cattolici conservavano la solennità e i metalli preziosi dello stile antico.

Una soluzione erano i calici d’oro o d’argento che avevano un crocifisso inciso alla base ma si potevano smontare per evitare di essere individuati. Una volta smontati, non assomigliavano molto a un calice.

Un’altra soluzione fu il contrabbando di articoli liturgici dall’Irlanda o dal continente. Qualsiasi cosa d’oro o d’argento in Inghilterra aveva bisogno di un sigillo, e c’erano sempre delle spie negli uffici delle dogane.

Questa vigilanza arrivò perfino al trono. Pur essendo una devota anglicana, la regina Elisabetta I amava gli oggetti cattolici. Il clero protestante si scandalizzò scoprendo che aveva un crocifisso e delle candele nella sua cappella privata, ma quando si trattava della sua immagine pubblica non poteva permettersi di apparire come una papista.

Uno dei ritratti più importanti della sovrana mostra un gioiello che rappresenta un pellicano, un’immagine potenzialmente idolatra di una madre pellicano che nutre i suoi piccoli con il proprio sangue. I cattolici consideravano il pellicano un simbolo dell’Eucaristia, in cui Cristo ci nutre con il suo corpo e il suo sangue.

Era un esempio relativamente discreto della realtà a cui rivolgeva le sue vere simpatie? Politicamente era del tutto protestante, ma come suo padre, Enrico VIII, la sua fede personale può essere stata un po’ diversa.

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cattoliciclandestinitàgiapponeinghilterrapersecuzione
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