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Conferenza Episcopale Tedesca divisa: prove per l’intercomunione in Germania?

CARDINAL REINHARD MARX AND CARDINAL RAINER MARIA WOELKI
CARDINAL REINHARD MARX Photo By Antoine Mekary | ALETEIA - CARDINAL RAINER MARIA WOELKI Photo by Paul Zinken | DPA | AFP
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Il giorno dopo la chiusura dell'ultima assemblea plenaria dei vescovi tedeschi, il cardinal Woelki e altri sei pastori hanno fatto recapitare a Roma una lettera per denunciare un'imminente “fuga in avanti” della Conferenza

Nelle prossime settimane renderemo pubblico il documento, nel quale potranno ancora intervenire ritocchi. Vorrei aggiungere che nell’assemblea plenaria abbiamo avuto un intenso dibattito, su questo tema, e che non abbiamo preso alla leggera la nostra decisione.

Così il cardinal Reinhard Marx, presidente della Conferenza episcopale tedesca, annunciava il 22 marzo scorso in conferenza stampa che tra i lavori dell’ultima riunione si era preparato un sussidio pastorale «per la condivisione dell’Eucaristia in coppie composte da coniugi di distinte confessioni». Vale a dire coppie in cui un partner sia cattolico e l’altro cristiano ma non cattolico, cioè perlopiù (ma non solo) evangelico, vale a dire perlopiù (ma non solo) luterano. Già esporre una simile decisione comporterebbe il rischio di clamorosi fraintendimenti: molti cattolici trasecolano quando sentono dire che Lutero credeva alla presenza reale di Cristo nell’Eucaristia (Melantone e altri invece no), tanto per dire la questione più grossa… arrivare a discutere di præsentia in usu e post usum, di transubstantiatio e di consubstantiatio è cosa veramente ardua da fare nel nostro mondo frettoloso, fatto in buona parte di blogosfere sovrapposte.

La conferenza stampa del 22 marzo

Per provare a mettere in ordine gli elementi e farci un’idea informata, riportiamo anzitutto cosa ha detto Marx in conferenza stampa:

[…] L’orizzonte [di questo documento] è l’alto tasso, in Germania, di coppie e famiglie dalle distinte confessioni (o in cui sono congiunte più confessioni), circa le quali riconosciamo un compito pastorale impegnativo e urgente. Negli scorsi mesi la Commissione ecumenica e la Commissione dottrinale hanno lavorato a un documento che – rifacendosi ai testi fondamentali della Chiesa universale e al diritto canonico ed ecclesiastico degli ultimi decenni fino ad Amoris lætitia – si ponga come sussidio per osservare nel dialogo pastorale le situazioni concrete e accompagnare verso una decisione responsabile circa la possibilità di ricevere la Comunione per il partner non cattolico. Per questo le persone a cui è destinato il documento sono anzitutto i pastori in cura d’anime: a loro offriamo uno strumento di orientamento per l’accompagnamento pastorale di coppie composte da partner appartenenti a differenti confessioni cristiane, le quali vogliano comprendere se per loro è possibile nella Chiesa cattolica una condivisione comune dell’Eucaristia.

E subito dopo Marx precisava alcuni dettagli del testo, che a oggi permane non pubblicato, indicando più nel dettaglio quali sarebbero i destinatari ideali di tale cura pastorale:

Lo strumento orientativo presuppone che nei matrimoni misti, in singoli casi, la fame spirituale per la ricezione condivisa della Comunione potrebbe essere tanto mordente da costituire una minaccia per la coppia e per la fede del coniuge in sé, quando non potesse essere soddisfatta. Questo varrebbe in particolare per coniugi che desiderino vivere il loro matrimonio molto coscienziosamente alla luce della loro comune fede cristiana, e il cui matrimonio già unisce le rispettive confessioni, attualmente. Qui può sussistere un «serio bisogno spirituale», che secondo il Diritto Canonico (sulla base del c. 844 § 4 del CIC) renderebbe possibile che il coniuge acceda alla Mensa del Signore, ove professi la fede cattolica nell’Eucaristia. Pertanto, il contenuto centrale del documento è che tutti quanti vivono un matrimonio misto e che, dopo un serio esame svolto in colloquio spirituale con il Parroco o con le persone deputate alla cura pastorale, sono giunti in un giudizio di coscienza a professare la fede della Chiesa cattolica, di modo da terminare uno stato di «pesante necessità spirituale» e placare la nostalgia dell’Eucaristia, possano accostarsi alla Mensa del Signore per ricevere la Comunione. Importante!: parliamo di discernimento caso per caso, cioè di cosa che implichi un’accurata distinzione spirituale.

Il buonsenso del comune cristiano potrebbe dirsi da un lato appagato – «Se comunque viene esatta la fede cattolica sull’Eucaristia…» – e dall’altro potrebbe trovarsi portato a una domanda più semplice e radicale: se in un matrimonio misto la parte non cattolica si rende conto della verità della dottrina cattolica sull’Eucaristia, perché non entra semplicemente in piena comunione con la Chiesa cattolica? Forse si dirà che simili motivazioni non appartengono alla “gran massa” dei fedeli? Ma Marx parlava comunque di “singoli casi”, e addirittura di “fame spirituale”: nessuno penserà che le chiese in Germania (come altrove) si svuotino per un’epidemica moria susseguita a tale “fame spirituale”. Allora si obietterà che questa misura pastorale potrebbe valere da “passo intermedio” verso l’accompagnamento nella piena comunione ecclesiale, all’insegna della “legge della gradualità”. Può darsi, ma non lo sapremo finché non vedremo il documento pubblicato (e bisognerebbe vederlo allo stato del 22 marzo, visto che già allora Marx lo diceva passibile di ritocchi): in ogni caso, il provvedimento risulterebbe molto delicato e virtualmente destabilizzante riguardo ai rapporti ecumenici, restando sempre in agguato l’ombra del proselitismo – giustamente stigmatizzato dal Papa come “solenne sciocchezza”.

Per questo Marx concludeva ricapitolando:

La dispensa si propone di fornire una guida d’ausilio per i casi concreti di matrimonio misto, nonché di offrire maggiori chiarezza e sicurezza per gli operatori pastorali e per gli stessi coniugi. A tal proposito la Conferenza episcopale tedesca si considera particolarmente responsabile di fronte alla già menzionata alta percentuale di matrimoni misti in Germania.

Il buonsenso del comune cristiano, anche al di qua della teologia e del diritto canonico, muoverebbe un’osservazione: «Scusi, Eminenza, ma in buona sostanza sta parlando di grandi numeri o di casi eccezionali?». Perché in effetti questi ultimi sembrano più che altro gli utili apripista dei primi – e il procedimento non sarebbe affatto inusitato, anzi.

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