
Perché Dio permette che un innocente soffra?
Se il dolore innocente sembra prevalere, il Vangelo di oggi ci dice che non può mai vincere fino in fondo.

Il bimbo marocchino di 5 anni finito in un pozzo martedì scorso è stato raggiunto dai soccorritori, ma troppo tardi. A cosa è servito lottare e pregare, allora?

Bibi, come lo chiamano tutti ancora in famiglia, è morto due anni fa, nell'ottobre del 2019, poco prima di compiere nove anni. Un'infezione gli è risultata fatale: lo ha attaccato in un fisico indebolito da anni di terapie e trapianti affrontati con coraggio per debellare la leucemia che lo aveva colpito quando di anni ne aveva solo tre. Abbiamo chiesto ai suoi genitori di parlarci da questa regione aspra ma non del tutto inospitale di un simile dolore: veder morire un figlio. E' la terra dura e fertile che di fatto ha dato cittadinanza alla speranza cristiana.

Ha dodici anni, vive in Piemonte con mamma Silvia, papà Ciro e il fratellino Nicolò di 5 anni. Vive, ed è questa la vera notizia. Affetto da una sindrome rarissima e molto invalidante è un bimbo sempre sorridente, coccolone e eccellente forchetta. I genitori hanno fondato un'associazione per aiutare altre famiglie: La favola di Marco.

Un'altra riflessione del famoso dento-teologo: il suo stupore davanti al mistero di una dentatura, un palato, un sorriso perfetti in un bimbo che, per condizione, non dovrebbe averli. E la scoperta di quello che davvero conta nella vita, di abili e disabili.

Non si può dire niente di sensato sulla sofferenza, sul perché delle croci; eppure bisogna dirlo, e bisogna farlo con la sola parola che sia a nostra disposizione: Cristo stesso. Un libro bellissimo, profondo, leggero, esilarante, rispettoso. Necessario e insieme impossibile..

Una struggente lettera d'amore materno per il piccolo Filippo, che avrebbe compiuto 14 anni il 2 giungo. Con la certezza che la fede in Cristo e nella Sua Resurrezione sa donare: dopo questa vita saremo di nuovo insieme, nella gioia vera.

Poco prima che iniziasse questo periodo di isolamento, una famiglia ha vissuto insieme la prova e la grazia straordinaria di accompagnare una piccola vita fragile e potente, quella un bimbo. Il suo nome è Matteo.

E' da questo figlio, in qualche modo "preferito", che Cristiano e sua moglie Silvia imparano che vivere è lasciarsi amare. E' (anche) da lui che vengono educati all'essenza della vita: appartenere a qualcuno, riconoscere il Padre.

Sono le parole di Silvia, una bellissima bambina morta a 11 anni per sarcoma osseo. E' l'8 dicembre del 2007 e la mamma la consegna nelle mani del Signore, dolente ma certa che sua figlia stia per approdare nella gioia eterna.

Non ha superato un'infezione polmonare; il decesso è avvenuto domenica sera 8 settembre al Bambin Gesù dove era ricoverata in attesa di un trapianto di midollo da donatore compatibile.

E' lo stile di amare di Dio stesso che ci insegna come essere genitori e anche amici e fratelli.

Ci sono le vittime innocenti di ogni violenza; c’è il grido di chiunque rimane solo e si chiede perché; c’è la fatica di ogni malato, di ogni disabile, di ogni piccolo della terra.

Filippo ha avuto un’amica molto speciale, forse la persona più simile ad un’anima gemella che lui abbia mai incontrato. Alcuni giorni fa, a scuola, lei ha scritto un tema. Leggendolo, io e Anna, in lacrime, non credevamo ai nostri occhi: la storia di nostro figlio continua a riservarci dei doni meravigliosi.

Un mondo senza dolore abbiamo provato a costruirlo negli ultimi 60 anni: siamo sazi e disperati. Solo Dio dà senso al dolore!

Oggi è la memoria liturgica di Paolo Miki e compagni. Sono 26 martiri giapponesi crocifissi per ordine dello Shogun nel Sedicesimo secolo. Tra loro ho trovato il Santo protettore di nostro figlio Ludovico, omonimo di uno dei fanciulli crocifissi. Come loro ci insegna la vera "utilità" della vita, soprattutto di queste vite...

Il suo nome finalmente tra i Beati, il decreto promulgato dal Papa il 7 novembre scorso: la cerimonia di beatificazione invece avverrà con tutta probabilità a settembre 2019, nella sua diocesi, Forlì. Abbiamo incontrato una delle sorelle, Emanuela, che vive a Sirmione, il paese dove Benedetta si trasferì con la famiglia e dove si consumò il suo eroico martirio. Un modello di santità attuale, laico, necessario. Un chiodo piantato nel serpente della cultura dello scarto.

Abbiamo naturale repulsione per il dolore, ancor più se colpisce gli innocenti, i bambini. Ma se ce ne teniamo ad eccessiva distanza non capiamo davvero cosa significhi e che occasione offra. Non è un abisso, è un crinale...