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TERUNOBU FUJIMORI: LA CAPPELLA E LA CROCE
Forse la struttura più concreta dell'esposizione: una cappella relativamente classica, ornata da una croce lignea nello stile essenziale del celebre architetto giapponese. Quattro colonne in legno grezzo ornano un ingresso costituito da una porta stretta.
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TERUNOBU FUJIMORI: LA CAPPELLA E LA CROCE
L'edificio racchiude una sala sgombra e ammobiliata con bamchi in legno giapponese, paredi bianche e un pavimento coperto da brecciolina. Due porte in fondo allo spazio formano una croce coperta di mosaici dorati, a simboleggiare la risurrezione.
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FRANCESCO CELLINI: UNA RIFLESSIONE COSTRUITA
L'architetto italiano “non credente ma rispettoso” della tradizione spirituale cattolica non ha lavorato sul progetto di una cappella, ma di un simbolo, uno spazio aperto articolato attorno a un ambone e al Libro.
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FRANCESCO CELLINI: UNA RIFLESSIONE COSTRUITA
L'edificio non è concepito per accogliere un'assemblea, ma semplicemente per invitare il passante a fermarsi e a meditare sulla santità e sul miracolo.
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ANDREW BERMAN: UNA PRESENZA INDEFINITA NEL PAESAGGIO
L'architettura newyorkese ha scelto qui materiali contrastanti con la natura, facilmente individuabili, per offrire un punto d'orientamento.
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ANDREW BERMAN: UNA PRESENZA INDEFINITA NEL PAESAGGIO
Questa cappella presenta un portico pensato come un nesso d'incontro donde si possa osservare la natura.
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SEAN GODSELL: UN'IDENTITÀ CAPACE DI SOPRAVVIVERE
Semplice e realizzata con materiali solidi, questa cappella allestibile in qualunque circostanza e in qualunque clima, presenta un altare coperto da un pozzo di luce.
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SEAN GODSELL: UN'IDENTITÀ CAPACE DI SOPRAVVIVERE
L'architetto, alunno dei gesuiti, ha immaginato un edificio facilmente trasportabile, dedicato in primo luogo alla missione.
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JAVIER CORVALAN: UNA CAPPELLA NOMADE
Qui un cilindro è posato in equilibrio su di una croce tridimensionale. Se il suolo trema o il vento soffia, il cilindro si muove, spiega l'architetto paraguayano. Lo spazio racchiude un vero santuario che ispira il senso di protezione che si sperimenta vicino alla Croce.
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JAVIER CORVALAN: UNA CAPPELLA NOMADE
Anche sotto altri cieli, in mezzo ad altri ambienti, questa cappella nomade offrirebbe uno spazio propizio alla pace interiore.
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NORMAN FOSTER: LA CROCE ERETTA IN “TENSEGRITÀ”
L'installazione presenta tre croci in legno, come quelle del Golgotha.
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NORMAN FOSTER: LA CROCE ERETTA IN “TENSEGRITÀ”
La sua particolarità sta nel fatto che esse sono erette in “tensegrità”, vale a dire che ciascuna delle travi che le costituisce non è legata alle altre, ma sono sostenute da cavi che costituiscono la struttura rigida. L'involucro, realizzato in legno, dà all'insieme un aspetto sacro.
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CARLA JUAÇABA: IL BANCO AL PIEDE DELLA CROCE
L'installazione si riduce a una struttura metallica composta di un banco e di un crocifisso. Essa vuole comunque essere un vero santuario, certamente ultra-minimalista, ma propizio alla contemplazione della Croce.
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CARLA JUAÇABA: IL BANCO AL PIEDE DELLA CROCE
Fabbricati in acciaio inox, gli elementi riflettono l'ambiente all'intorno dando quasi l'impressione di scomparire.
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RICARDO FLORES ED EVA PRATS: LA CAPPELLA DEL MATTINO
L'edificio, situato sull'estremità orientale dell'isola di San Giorgio, è stato concepito per catturare i primi raggi del sole mattutino. La cappella offre in effetti un belvedere dall'alto di qualche gradino.
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RICARDO FLORES ED EVA PRATS: LA CAPPELLA DEL MATTINO
La cappella si presenta come un muro parallelo a una passeggiata; basta oltrepassarlo per “cambiare ritmo, cambiare respiro”, spiega l'autore. La sua struttura generale è stata ispirata dalle antiche rovine, ma anche dalle celebre “cappelle aperte” messicane.
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SMILJAN RADIC: UNA CAPPELLA COME UNA NICCHIA VOTIVA
L'architetto ha voluto ricreare un luogo isolato che richiami all'intimità e all'introspezione, ma non-confinato per evitare qualunque austerità. Ecco la ragione per la quale il muro, circolare, è ornato di un semplice vetro traslucido che lascia penetrare la luce.
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SMILJAN RADIC: UNA CAPPELLA COME UNA NICCHIA VOTIVA
Questa minuscola cappella si ispira alla moltitudine delle nicchie votive, piccoli luoghi religiosi e popolari che disseminano ambienti romiti, in campagna o in montagna.
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EDUARDO SOUTO DE MOURA: LA TOMBA DI PIETRO
Né una cappella né un santuario, quest'installazione ha l'aura di una tomba.
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Costituito di enormi pietre, non racchiude che un altare posto su della terra battuta. Un luogo perfetto per pregare «con i piedi sulla terra e la testa tra le mani», ritiene il suo ideatore.