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Samuel Bénard, un bibliotecario felice

Da undici anni Samuel lavora in una biblioteca parigina. Lì quest'uomo trentasettenne affetto da autismo accoglie i visitatori e si occupa del planning del servizio, insieme con un altro dipendente. Dotato di un'eccellente memoria, questo lavoro gli si addice bene. «Adoro il contatto con la gente e mi piace incontrare facce nuove. Si discute, qualcuno mi chiede se è arrivato l'ultimo Amélie Nothomb», spiega con entusiasmo. «L'équipe mi ha integrato alla perfezione», prosegue. Eppure all'inizio non è stato semplice. «Accogliere una persona handicappata era una cosa nuova, per loro. Poi si sono guadagnati la mia fiducia e io mi sono guadagnato la loro. Hanno adattato il loro lavoro in funzione di quello che io sapevo fare». Il suo lavoro è “vitale” per lui. «Non è perché sono handicappato che non posso lavorare. Ecco la prova: sono responsabile del planning. Qui sono molto felice».
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Marine Wiscart, tra semina e raccolto

«Faccio la pacciamatura, raccolgo pomodori ciliegia e ho una piantagione di piselli». Marine ha veramente il pollice verde? A quarant'anni tondi tondi lavora in un giardino orticolo in una delle strutture dell'Arche, situata nelle Yvelines. Dotata dei suoi stivali e armata dei suoi ferri, Marine semina, raccoglie, pianta… «Le fragole le raccolgo, non le mangio!», precisa a scanso di equivoci. Il suo lavoro è importante per lei e le permette di distendersi. «Lavoro con tutta la mia équipe e scopro tante cose». Il denaro che guadagna le serve a vivere i suoi progetti e a concedersi cose che le fanno piacere. «Per esempio mi compro lo smalto per farmi bella», spiega. Civetta oggi, civetta sempre…
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Alexandra Massy: «Che cosa vi serve?»

Da marzo 2018 Alexandra è nell'équipe del café Joyeux, un ristorante in cui la cucina e il servizio sono garantiti da persone con handicap mentale. «Adoro questo lavoro!», esclama la ventottenne. «Vediamo tanta gente, mi piace molto l'ambiente con tutti quanti e amo servire il caffè». Sa stare in cassa, annotare gli ordini, incassare i pagamenti. Ma quello che le piace più di tutto è la preparazione degli ordini, che consiste nel comporre dei piatti o i sacchetti a portar via per i clienti. Quiches, parmentiers di oca, sandwiches e viennoiseries non hanno più segreti per lei. «All'inizio ero un po' terrorizzata», rivela questa giovane, piuttosto timida. «Non sapevo neanche preparare il caffè. Però ho avuto dei buoni formatori. Adesso non sono più la stessa». Viene voglia di andare a ordinare una brioche al cioccolato.
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Jean-Baptiste, lo spaccatutto della cantina

Con Jean-Baptiste nessuno pensi di fare in furbo al bar: ha gli occhi dappertutto. Da due anni il giovanotto lavora nella mensa del prestigioso liceo parigino Saint-Jean-de-Passy. Questo lavoratore polivalente mette coperti e salviette, sistema le sedie dopo i pasti, si destreggia tra sandwiches e insalate, nonché nei dessert. «È un'integrazione fantastica», riconosce uno dei responsabili dello stabilimento. «Il suo arrivo ha necessitato alcuni adattamenti: ci siamo dovuti risistemare e abbiamo dovuto riorganizzare l'équipe, ma ha fatto un lavoro eccezionale e adora gli alunni. In termini di umanità è un bell'esempio per noi giovani».
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Louis de Crozé, un negoziatore entusiasta

Anche se ci sente male, la cosa non impedisce a Louis – originario dei Pays de la Loire – di lavorare in una grossa casa francese. Esattamente da vent'anni questo cinquantenne lavora da Scor, un'impresa che impiega 2.600 persone nel mondo. Coordinatore di gestione del portfolio internazionale nel campo dei rischi latenti (amianto, inquinamento…), Louis negozia con compagnie di assicurazione in diversi paesi del mondo, tanto in Europa quanto negli Stati Uniti. «Lavoro in un campo ordinario», spiega. «Non c'è stato bisogno di un particolare adattamento, dal mio punto di vista: solo darmi modo di leggere bene il labiale». In effetti, sebbene ci senta molto poco Louis non utilizza il linguaggio dei segni e legge le labbra, cosa che necessita un costante aggiustamento di tiro sull'ortofonia. «C'è davvero una bella intesa tra i differenti membri della mia équipe, e questo implica un'apertura mentale, una forte empatia e del reciproco rispetto».
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Benjamin Mauro, la voce che vi sveglia

«Tanta gente fa fatica a svegliarsi al mattino: io li rimetto in piedi!», dice gioioso Benjamin Mauro, non vedente dalla nascita. Quest'energico sessantasettenne anima ogni mattina il programma mattutino di Vivre FM, una radio dell'Île de France che mette l'accento sulla differenza, dalle 7 alle 9. La radio? «È la mia cucciola, la bomboniera, quella che mi ha fatto entrare nel mondo professionale», esclama con foga Benjamin, che non s'immaginava di diventare accordatore di pianoforte o kinesiterapeuta. L'anno 1981 segna l'inizio delle radio libere. Benjamin lavora in seguito per Chérie FM e MFM, prima di planare su Vivre FM. «Per me la radio è uno spazio sociale, di generosità, dove si dona. Si distribuisce buonumore. Sentire le voci crea una specie di magia. La radio è un media formidabile che mi ha dato molto».
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Emmanuelle Leprêtre, regina del pudding

Punto primo: tagliare bucce e frutti a pezzettini. Punto due: preparate una grande conca. Punto tre: nell'istituto dell'Arche alle Trois Fontaines, nel Pas-de-Calais, Emmanuelle ci introduce nell'universo del pudding. Accompagnata da Amanda, Patricia e compagnia, questa lavoratrice applicata ventiseienne prepara dei plum pudding tradizionali. Uva, rhum, moscato, cannella, vergeoises, prugne e frutta candita fanno parte del suo universo quotidiano. «Si pesano gli ingredienti, li si mette nella terrina; si taglia, si mescola, si lascia riposare». Una volta cotti, i dolci vengono imballati e venduti a privati, nei mercatini di Natale, e a delle imprese. «Per me è importante lavorare. È importante avere dei proventi perché ho dei progetti». Eh sì, sentiamo già l'odore di un buon profumo per Natale.
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Henri lavora in un'impresa adattata (considerata come un ambiente professionale ordinario) che si occupa di gestione della paglia. IMC (infermo motore cerebrale) fin dalla nascita, si muove in sedia a rotelle o con le stampelle. Per questo ventottenne che maneggia con destrezza i numeri, la burocrazia è sempre apparsa una vocazione naturale. «È un mestiere che mi piace», spiega. Ho avuto la fortuna di trovare un impiego in un'impresa a conduzione famigliare. La società mi ha aiutato. Il mio lavoro è anche una realizzazione personale». Vicino all'associazione Simon de Cyrène, Henri si occupa volontariamente di una parte della tesoreria dell'organizzazione, felice di mettere le proprie competenze a vantaggio di un progetto che gli sta a cuore.