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Frate Angelico, Armadio degli argenti, 1451-1453, tempera su legno, Firenze, museo di san Marco, dettaglio. «Dopo la partenza dei magi, ecco che l'angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e restaci finché non te lo dirò io, perché Erode cerca il bambino per farlo morire”. Egli si alzò, prese con sé il bambino e sua madre, di notte, e si ritirò in Egitto» (Mt 2, 13-14). Contrariamente a ciò che scrive san Matteo, frate Angelico ha scelto di rappresentare questa scena di giorno: evidentemente, la fuga non potè comunque durare solo la notte in cui ebbe inizio. Il paesaggio è luminoso ma desertico, e l'iscrizione del salmo che sovrasta il pannello ne dà ragione: «Allontanandomi, sono fuggito nel deserto» (Sal 55). Come scrive Michel Feuillet, «frate Angelico restituisce una visione serena di questo esilio, che da viaggio disperato all'estero diventa esodo di salvezza». Su di un piccolo asino, che prefigura l'entrata di Gesù a Gerusalemme prima della Passione, la Vergine Maria porta Gesù, stringendolo teneramente a sé in un gesto di protezione. Il Bambino sembra ringraziarla per il suo sguardo pieno di tenerezza, mentre i suoi occhi sono rivolti verso il cielo in segno di fiducia nella volontà divina. San Giuseppe, pieno di dignità e di intraprendenza, segue l'animale e la donna e il bambino che ha in consegna. Frate angelico raffigura qui una sacra famiglia unita, in marcia verso la salvezza.
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