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Prego per i marittimi e per i marinai
Facile, semplice, e assai meno luttuoso delle tre opzioni appena elencate. Come accennavo qualche settimana fa, da quando ho stretto amicizia con un marittimo mi sono resa conto delle difficoltà oggettive e serie che questi poveracci si trovano a vivere ogni giorno, sul posto di lavoro. Difficoltà materiali (la vita a bordo di una nave è dura e pericolosa!), difficoltà di tipo psicologico (nove mesi lontani da casa non sono una passeggiata!) e, probabilmente, anche difficoltà di tipo spirituale (nove mesi lontani dai sacramenti e senza nemmeno un servizio pastorale adeguato, io non li auguro proprio a nessuno). E così, da allora, ho cominciato a pregare per i marittimi. In vacanza al mare, mi viene particolarmente bene, perché l’equipaggio di ogni singola nave che intravvedo all’orizzonte si becca in tempo zero una rapidissima preghiera. (Peraltro, prima di auto-impormi questa disciplina, non mi ero minimamente resa conto di quante cavolo di navi transitino ogni giorno in un minuscolo tratto di mare. C’è davvero un mondo intero di lavoratori, che vive e prega e soffre a bordo di quegli enormi palazzi galleggianti).
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