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Pietro (dal greco “roccia”). Simon Pietro è il primo tra gli apostoli di Gesù: Gesù gli dà il nome di Pietro, colui sul quale ci si può appoggiare, perché è pure il primo a confessare la messianicità di Gesù. Riceve il compito di guidare la Chiesa: «Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» (Mt 16, 18-19).
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Paolo (dal latino “piccolo”). Dapprima persecutore dei cristiani, si converte sulla via di Damasco. Intraprende allora grandi viaggi, al fine di propagare la buona notizia della risurrezione di Gesù, che egli non ha conosciuto nella di lui missione terrena ma al cui servizio si mette totalmente. «Perché sono il più piccolo degli apostoli, anzi non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Ma sono quel che sono, per grazia di Dio, e la grazia di Dio in me non è stata vana» (cf. 1 Cor 15, 9-10).
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Timoteo (dal greco “colui che onora Dio”). È il compagno inseparabile di Paolo. È quest'ultimo che lo recluta perché ha bisogno di un assistente e sente parlare di Timoteo, figlio di una donna cristiana di origine ebraica e di un padre greco. I due uomini cammineranno insieme alla sequela Christi, al punto che Paolo dirà di Timoteo che è il suo «vero figlio della fiducia» (1 Tim 1, 2).
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Luca (dal latino “la luce”). Ha redatto il Vangelo che porta il suo nome, come pure gli Atti degli Apostoli, indirizzandosi a un certo Teofilo: «Mio caro Teofilo, nel mio primo libro ho parlato di tutto quello che Gesù ha fatto e insegnato dal principio fino al giorno in cui fu elevato in cielo» (At 1, 1).
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Teofilo (dal greco “amico di Dio”). È il personaggio a cui si indirizza Luca nei suoi Atti degli Apostoli e a cui dedica il proprio Vangelo. Due ipotesi sono state proposte, al fine di stabilire la sua identità: che cioè si tratti di un personaggio realmente esistito, amico di Luca o alto funzionario; oppure che si tratti di un nome simbolico nel quale ogni lettore cristiano è chiamato a identificarsi.
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Gabriele (dall'ebraico “la mia forza è Dio”). Con Raffaele e Michele figura tra i tre arcangeli, i quali sono più che angeli perché «annunciano i misteri più alti» (san Gregorio). Gabriele interviene per annunciare alla Vergine Maria la venuta del messia e la salvezza degli uomini. «Il sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazaret, a una vergine promessa sposa a un uomo della casa di Davide chiamato Giuseppe» (cf. Lc 1, 11-38).
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Raffaele (dall'ebraico “Dio cura”). Appare nel libro di Tobia, sotto l'aspetto di un uomo ordinario. Prende Tobia sotto la sua protezione, lo guarisce dalla sua cecità, gli procura del denaro e libera Sara dai suoi demòni. Raffaele è un angelo benevolo che porta ovunque passi uno sguardo pieno di bontà sulla sofferenza degli uomini. Si svelerà solo alla fine del suo viaggio con Tobia: «Sono stato inviato per provare la tua fede e Dio mi manderà anche per guarirti, te e la tua bella Sara. Sono Raffaele, uno dei sette angeli che stanno sempre pronti ad entrare al cospetto della gloria del Signore» (Tob 12, 13).
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Giuseppe (dall'ebraico “Dio accrescerà la mia discendenza”). Sposo di Maria, padre putativo di Gesù, carpentiere a Nazaret; obbedisce agli ordini che gli dà il Signore, senza chiedere spiegazioni – prendere con sé Maria, fuggire in Egitto, far ritorno da lì. Grazie alla sua fedeltà e alla sua obbedienza, permette la rivelazione di Dio. Giuseppe è una bella figura di padre, attento ai messaggi di Dio, pieno di cura per la propria famiglia, lavoratore serio e scrupoloso, discreto e silenzioso ma molto presente.
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Gaspare (dal persiano “guardiano del tesoro”). Insieme con Melchiorre e Baldassarre è uno dei tre magi che hanno seguito la stella fino al luogo in cui Gesù è nato e che gli portarono doni preziosi. Il suo nome appare verso il VI secolo nella tradizione popolare, e proviene dal Vangelo armeno dell'infanzia (testo apocrifo datato al V secolo che sviluppa una versione romanzata della nascita e dell'infanzia di Gesù): «Melchiorre, re dei Persi, Gaspare, re degli Indi e Baldassarre, re degli Arabi». Alla fine del XIII secolo Jacopone da Varagine, arcivescovo italiano, perpetua la tradizione redigendo la “Legenda aurea”, e designa così Gaspare: «Giovane, senza barba, rosso di pelo, offre a Gesù, nell'incenso, l'omaggio alla sua divinità».
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Tommaso (dall'aramaico “gemello”). È uno dei dodici discepoli scelti da Gesù, fin dai primi giorni della sua vita pubblica, per farne i suoi apostoli. Tommaso deve la propria celebrità ai suoi dubbi quanto alla risurrezione di Cristo: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, se non metto la mia mano nel suo costato, no: non crederò». Tommaso evangelizzò l'India del sud, dove è considerato fondatore della Chiesa in India, e vi morì martire.