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San Grato di Aosta

Vescovo

GRATUS OF AOSTA

Wolfgang Sauber CC

Grato, secondo le notizie storiche fondate, era un sacerdote che collaborava con Eustasio, primo vescovo di Aosta. Ambedue erano di origine greca come fa intendere il nome del vescovo; probabilmente il più anziano dei due, Eustasio, chiamò presso di sé il più giovane Grato.

Si ritiene che, sia Eustasio che Grato, abbiano ricevuto una educazione e formazione ecclesiastica nel celebre cenobio fondato da S. Eusebio da Vercelli († 371), il grande vescovo che, al ritorno dall’esilio in Oriente, volle trapiantare nella sua diocesi il monachesimo.

  1. Ambrogio affermò che, in quel tempo, tutti i vescovi dell’Italia Settentrionale provenivano dal cenobio eusebiano, quindi anche Eustasio e Grato, vissuti nella seconda metà del V secolo, provenivano da lì; tenendo conto anche che Aosta, la romana Augusta Pretoria, fondata intorno al 25-24 a.C., il cui nome fu posto in onore di Augusto e della sua Guardia Pretoriana, prima del tempo di Eustasio, era compresa nel territorio della Chiesa vercellese.

Si sa che quando Grato era ancora semplice sacerdote, rappresentò il vescovo di Aosta, Eustasio, al Concilio provinciale di Milano del 451, sottoscrivendo la lettera che quell’assemblea inviò a S. Leone I, Magno (440-461), per condannare l’eresia di Eutiche († 454 ca.), monaco greco che negava le due nature di Cristo, affermando l’assimilazione della natura umana in quella divina.

In un anno imprecisato, ma certamente dopo il suddetto 451, Grato, alla morte di Eustasio, gli successe alla guida della giovane diocesi valdostana, divenendone il secondo vescovo. Durante il suo episcopato, Grato partecipò alla traslazione delle reliquie del martire tebeo S. Innocenzo, alla quale erano presenti anche i vescovi di Agauno e di Sion, come ricorda la Passio Acaunensium Martyrum.

Non si conosce l’anno della sua morte, ma stranamente quello della sepoltura, 7 settembre, ricavato dalla breve iscrizione sepolcrale: « Hic requiescit in pace S. M. GRATUS EPS D P SUB D. VII ID. SEPTEMB. »; incisa sulla pietra tombale conservata nella chiesa parrocchiale di Saint-Christophe.

Le sue reliquie sono conservate nella Cattedrale di Aosta in una magnifica cassa reliquiario, gioiello dell’arte gotica iniziato da Guglielmo di Locana e portato a compimento dall’orafo fiammingo Jean de Malines. Esse vengono portate in processione per le vie della città il giorno della sua festa. In questa occasione l’onore di scortare il reliquiario spetta ai giovani della parrocchia di Fontainemore vestiti in modo caratteristico ed armati di sciabola, perché nel medioevo le reliquie, rubate, vennero recuperate e riportate ad Aosta dalla Savoia da un gruppo di muratori di quella parrocchia.

Grato è un santo taumaturgo molto venerato e popolare anche nei territori circostanti la Valle d’Aosta come protettore dei raccolti dalle tempeste, specie dalla grandine. Appositi delegati delle parrocchie piemontesi più soggette a questo flagello si recavano un tempo ad Aosta con generose offerte, ritornandosene con ceri appositamente benedetti. Venivano accesi in caso di necessità dai fedeli in preghiera, che chiedevano l’allontanamento o il placarsi delle tempeste per Sua intercessione. Si consideri che anche alla sola lastra tombale del santo vescovo venivano attribuiti poteri di guarigione dalla lebbra. Per questo motivo era stata prelevata da Aosta e murata nella parrocchiale di Saint-Christophe, nei pressi della quale esisteva un ricovero medievale per infetti chiamato “La-Maladière“, in modo che i ricoverati, sfiorandola, potessero sperare di essere miracolosamente risanati.

La Chiesa Cattolica lo ricorda il 7 settembre. In questo giorno viene solennemente celebrato come patrono della diocesi, festa che coincide anche con quella civile della Valle d’Aosta.

L’iconografia lo rappresenta con le insegne episcopali, mentre regge il capo reciso di S. Giovanni Battista che, secondo una leggenda, Grato avrebbe ritrovato in Terrasanta in fondo ad un profondo pozzo, in seguito ad un sogno.

Significato del nome Grato : “gradito, ben accetto, caro” (latino).

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