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sabato 29 febbraio
Sant'Ilario

Papa

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Caterina da Bologna nasce l’8 settembre 1413 da Benvenuta Mammolini e da Giovanni de’ Vigri, patrizio ferrarese, dottore in legge e pubblico Lettore a Padova, al servizio del marchese Niccolò III d’Este, signore di Ferrara.

Fin da piccola viene educata a Bologna dalla madre, donna di grande fede, e da parenti, per via delle molte assenze del padre, il quale però vuole che impari anche il latino.

Nel 1424, all’età di 11 anni, Caterina entra alla corte Estense come damigella di compagnia di Margherita d’Este, figlia naturale di Niccolò III. Il marchese sta trasformando Ferrara in una splendida città, chiamando artisti e letterati di vari Paesi.Riceve l’educazione propria del tempo: studia la musica, la pittura, la danza, impara a poetare e diventa esperta nell’arte della miniatura e della copiatura.

Nel 1427 le muore il padre, la madre si risposa e lei lascia la corte e rientra a Bologna dove si unisce a un gruppo di giovani di famiglie gentilizie che facevano vita in comune, intenzionate inizialmente a seguire la spiritualità agostiniana. Ma presto il rifugio diventa luogo di sofferenza e travaglio, per una sua gravissima crisi interiore: una “notte dello spirito” che dura cinque anni.

Nel 1432 torna a Ferrara, ma non più a corte: nel monastero detto del Corpus Domini; professa con le compagne la regola di S. Chiara, approvata da Pp Innocenzo IV (Sinibaldo Fieschi, 1243-1254), e dà inizio alla vita claustrale francescana. Qui la damina si fa lavandaia, cucitrice, fornaia. Preghiera e lavoro, mai perdere tempo, dice la Regola delle Clarisse che qui si osserva. E a lei va bene: lava i piatti, dipinge, fa le pulizie, scrive versi in italiano e in latino, insegna preghiere nuove, canti nuovi.

Con lei il monastero è un mondo di preghiera e gioia, silenzio e gioia, fatica e gioia. Diventa famoso, tanto che ne vogliono uno così anche a Bologna, dove va a fondarlo appunto Caterina, come abbadessa. Porta con sé la madre, rimasta ancora vedova e 18 consorelle.

Siamo nel 1456: anche questo monastero s’intitola al Corpus Domini. Caterina compone testi di formazione e di devozione, e poi un racconto in latino della Passione (cinquemila versi), un breviario bilingue.

Da superiora è la prima nella preghiera e nel servizio; vive in profonda umiltà e povertà. Allo scadere del triennio di abbadessa è felice di essere sostituita, ma dopo un anno deve riprendere le sue funzioni, perché la nuova eletta è diventata cieca. Sebbene sofferente e con gravi infermità che la tormentano, svolge il suo servizio con generosità e dedizione.

All’inizio del 1463 le infermità si aggravano; verso la fine di febbraio è colta da forti sofferenze, che non la lasceranno più, ma è lei a confortare le consorelle nel dolore, assicurandole del suo aiuto anche dal Cielo. Dopo aver ricevuto gli ultimi Sacramenti, consegna al confessore lo scritto “Le sette armi spirituali” ed entra in agonia; il suo viso si fa bello e luminoso; guarda ancora con amore quante la circondano e spira dolcemente, pronunciando tre volte il nome di Gesù: è il 9 marzo 1463.

Alla sua morte cominciò subito a realizzarsi una profezia nella quale si era sentita dire dagli angeli : Et gloria eius in te videbitur.

Fu seppellita il giorno stesso nella nuda terra, ma a quattro mesi dal decesso, dice una relazione dell’epoca, durante un’esumazione, sul suo viso riapparvero per un po’ i colori naturali. Dopo varie peripezie il suo corpo trovò una collocazione soddisfacente che ancor oggi conserva: si trova nella cappella del Monastero del Corpus Domini, senza alcuna maschera, seduta, visibile a tutti e non sigillata.

 

Fu canonizzata da Pp Clemente XI (Giovanni Francesco Albani, 1700-1721) il 22 maggio 1712, solennità della SS. Trinità, dopo un lungo e laborioso processo che vide impegnati, e a titoli vari anche contrapposti, il Monastero e la città di Bologna.

Ogni anno dall’8 al 16 marzo, al Monastero del Corpus Domini, che racchiude il Santuario, si celebra un Ottavario in onore di Santa Caterina, compatrona di Bologna.

Significato del nome Caterina : “donna pura” (greco).

Per approfondimenti, leggere la Catechesi di Papa Benedetto XVI:
>>> Santa Caterina da Bologna

[CroatoFranceseIngleseItalianoPortogheseSpagnoloTedesco]

Sintesi di “Le sette armi spirituali” :

  1. avere cura e sollecitudine nell’operare sempre il bene;
  2. credere che da soli non potremo mai fare qualcosa di veramente buono;
  3. confidare in Dio e, per amore suo, non temere mai la battaglia contro il male, sia nel mondo, sia in noi stessi;
  4. meditare spesso gli eventi e le parole della vita di Gesù, soprattutto la sua passione e morte;
  5. ricordarsi che dobbiamo morire;
  6. avere fissa nella mente la memoria dei beni del Paradiso;
  7. avere familiarità con la Santa Scrittura, portandola sempre nel cuore perché orienti tutti i pensieri e tutte le azioni.

 (Per approfondimenti: Le sette armi spirituali)

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℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen.

Inno

Nella santa assemblea,
o nel segreto dell'anima,
prostriamoci e imploriamo
la divina clemenza.

Dall'ira del giudizio
liberaci, o Padre buono;
non togliere ai tuoi figli
il segno della tua gloria.

Ricorda che ci plasmasti
col soffio del tuo Spirito:
siam tua vigna, tuo popolo,
e opera delle tue mani.

Perdona i nostri errori,
sana le nostre ferite,
guidaci con la tua grazia
alla vittoria pasquale.

Sia lode al Padre altissimo,
al Figlio e al Santo Spirito
com'era nel principio,
ora e nei secoli eterni. Amen.

1a antifona

È bello dar lode all'Altissimo,
annunziare al mattino il suo amore.

SALMO 91
Lode al Signore creatore

Chi rimane in me ed io in lui, fa molto frutto: perché senza di me non potete far nulla (Gv 15, 5).

È bello dar lode al Signore *
e cantare al tuo nome, o Altissimo,

annunziare al mattino il tuo amore, *
la tua fedeltà lungo la notte,
sull'arpa a dieci corde e sulla lira, *
con canti sulla cetra.

Poiché mi rallegri, Signore, con le tue meraviglie, *
esulto per l'opera delle tue mani.

Come sono grandi le tue opere, Signore, *
quanto profondi i tuoi pensieri!
L'uomo insensato non intende *
e lo stolto non capisce:

se i peccatori germogliano come l'erba *
e fioriscono tutti i malfattori,
li attende una rovina eterna: *
ma tu sei l'eccelso per sempre, o Signore.

Ecco, i tuoi nemici, o Signore, †
ecco, i tuoi nemici periranno, *
saranno dispersi tutti i malfattori.

Tu mi doni la forza di un bufalo, *
mi cospargi di olio splendente.

I miei occhi disprezzeranno i miei nemici, †
e contro gli iniqui che mi assalgono *
i miei orecchi udranno cose infauste.

Il giusto fiorirà come palma, *
crescerà come cedro del Libano;
piantati nella casa del Signore, *
fioriranno negli atri del nostro Dio.

Nella vecchiaia daranno ancora frutti, *
saranno vegeti e rigogliosi,
per annunziare quanto è retto il Signore: *
mia roccia, in lui non c'è ingiustizia.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

È bello dar lode all'Altissimo,
annunziare al mattino il suo amore.

2a antifona

Un cuore nuovo donaci, Signore;
abiti in noi il tuo Spirito Santo.

CANTICO Ez 36, 24-28
Dio rinnoverà il suo popolo

Essi saranno suo popolo ed egli sarà il «Dio-con-loro» (Ap 21, 3).

Vi prenderò dalle genti, †
vi radunerò da ogni terra *
e vi condurrò sul vostro suolo.

Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; †
io vi purificherò da tutte le vostre sozzure *
e da tutti i vostri idoli;

vi darò un cuore nuovo, *
metterò dentro di voi uno spirito nuovo,
toglierò da voi il cuore di pietra *
e vi darò un cuore di carne.

Porrò il mio spirito dentro di voi †
e vi farò vivere secondo i miei precetti *
e vi farò osservare e mettere in pratica
le mie leggi.

Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; †
voi sarete il mio popolo *
e io sarò il vostro Dio.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

Un cuore nuovo donaci, Signore;
abiti in noi il tuo Spirito Santo.

3a antifona

Dalla bocca dei bambini
s'innalza la tua lode, Signore.

SALMO 8
Grandezza del Signore e dignità dell'uomo

Tutto ha sottomesso ai suoi piedi, e lo ha costituito su tutte le cose a capo della Chiesa (Ef 1, 22).

O Signore, nostro Dio, †
quanto è grande il tuo nome
su tutta la terra: *
† sopra i cieli si innalza la tua magnificenza.

Con la bocca dei bimbi e dei lattanti †
affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, *
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.

Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, *
la luna e le stelle che tu hai fissate,
che cosa è l'uomo perché te ne ricordi, *
il figlio dell'uomo perché te ne curi?

Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, *
di gloria e di onore lo hai coronato:
gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, *
tutto hai posto sotto i suoi piedi;

tutti i greggi e gli armenti, *
tutte le bestie della campagna;
gli uccelli del cielo e i pesci del mare, *
che percorrono le vie del mare.

O Signore, nostro Dio, *
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

Dalla bocca dei bambini
s'innalza la tua lode, Signore.

Dal Vangelo di ✠ Gesù Cristo secondo Luca (5, 27-32)
In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!».
Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C'era una folla di pubblicani e d'altra gente seduta con loro a tavola.
I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?».
Gesù rispose: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati;
io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi».

℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen.

Inno

Accogli, o Dio pietoso,
le preghiere e le lacrime
che il tuo popolo effonde
in questo tempo santo.

Tu che scruti e conosci
i segreti dei cuori,
concedi ai penitenti
la grazia del perdono.

Grande è il nostro peccato,
ma più grande è il tuo amore:
cancella i nostri debiti
a gloria del tuo nome.

Risplenda la tua lampada
sopra il nostro cammino,
la tua mano ci guidi
alla meta pasquale.

Ascolta, o Padre altissimo,
tu che regni nei secoli
con il Cristo tuo Figlio
e lo Spirito Santo. Amen.

Oppure:

Audi, benígne Cónditor,
nostras preces cum flétibus,
sacráta in abstinéntia
fusas quadragenária.

Scrutátor alme córdium,
infírma tu scis vírium;
ad te revérsis éxhibe
remissiónis grátiam.

Multum quidem peccávimus,
sed parce confiténtibus,
tuíque laude nóminis
confer medélam lánguidis.

Sic corpus extra cónteri
dona per abstinéntiam,
ieiúnet ut mens sóbria
a labe prorsus críminum.

Præsta, beáta Trínitas,
concéde, simplex Unitas,
ut fructuósa sint tuis
hæc parcitátis múnera. Amen.

1a antifona

Umili e pentiti accoglici, Signore:
ti sia gradito il nostro sacrificio
che oggi si compie dinanzi a te.

SALMO 140, 1-9
Preghiera nel pericolo

E dalla mano dell’angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio, insieme con le preghiere dei santi (Ap 8, 4).

Signore, a te grido, accorri in mio aiuto; *
ascolta la mia voce quando t'invoco.
Come incenso salga a te la mia preghiera, *
le mie mani alzate come sacrificio della sera.

Poni, Signore, una custodia alla mia bocca, *
sorveglia la porta delle mie labbra.

Non lasciare che il mio cuore si pieghi al male †
e compia azioni inique con i peccatori: *
che io non gusti i loro cibi deliziosi.

Mi percuota il giusto e il fedele mi rimproveri, †
ma l'olio dell'empio non profumi il mio capo; *
tra le loro malvagità continui la mia preghiera.

Dalla rupe furono gettati i loro capi, *
che da me avevano udito dolci parole.

Come si fende e si apre la terra, *
le loro ossa furono disperse
alla bocca degli inferi.

A te, Signore mio Dio, sono rivolti i miei occhi; *
in te mi rifugio, proteggi la mia vita.
Preservami dal laccio che mi tendono, *
dagli agguati dei malfattori.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Umili e pentiti accoglici, Signore:
ti sia gradito il nostro sacrificio
che oggi si compie dinanzi a te.

2a antifona

Quel giorno invocherai, e il Signore ascolterà;
griderai, e risponderà: Eccomi a te.

SALMO 141
Sei tu il mio rifugio

Cristo nella passione invoca il Padre:  «Abbà, Padre! Allontana da me questo calice … » (Mt 14, 33) e domanda la resurrezione sulla quale la Chiesa  dei santi fonda la sua fede (cfr. Cassiodoro).

Con la mia voce al Signore grido aiuto, *
con la mia voce supplico il Signore;
davanti a lui effondo il mio lamento, *
al tuo cospetto sfogo la mia angoscia.

Mentre il mio spirito vien meno, *
tu conosci la mia via.
Nel sentiero dove cammino *
mi hanno teso un laccio.

Guarda a destra e vedi: *
nessuno mi riconosce.
Non c'è per me via di scampo, *
nessuno ha cura della mia vita.

Io grido a te, Signore; †
dico: Sei tu il mio rifugio, *
sei tu la mia sorte
nella terra dei viventi.

Ascolta la mia supplica: *
ho toccato il fondo dell'angoscia.
Salvami dai miei persecutori *
perché sono di me più forti.

Strappa dal carcere la mia vita, *
perché io renda grazie al tuo nome:
i giusti mi faranno corona *
quando mi concederai la tua grazia.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

Quel giorno invocherai, e il Signore ascolterà;
griderai, e risponderà: Eccomi a te.

3a antifona

Cristo, il giusto,
morto per noi, ci riconduce a Dio;
ucciso nella carne, vive nello spirito.

CANTICO Fil 2, 6-11
Cristo servo di Dio

Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, *
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;

ma spogliò se stesso, †
assumendo la condizione di servo *
e divenendo simile agli uomini;

apparso in forma umana, umiliò se stesso †
facendosi obbediente fino alla morte *
e alla morte di croce.

Per questo Dio l'ha esaltato *
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;

perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi †
nei cieli, sulla terra *
e sotto terra;

e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore, *
a gloria di Dio Padre.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

Cristo, il giusto,
morto per noi, ci riconduce a Dio;
ucciso nella carne, vive nello spirito.

Giuliana di Norwich (tra 1342-1430 cc)

reclusa inglese

Rivelazioni dell’amore divino, cap. 51-52

“Sono venuto a chiamare … i peccatori a convertirsi”

Dio mi ha mostrato un signore seduto in modo solenne nella pace e nel riposo; con dolcezza ha mandato il suo servo a compiere la sua volontà. Il servo si è affrettato a correre per amore; ma, ecco che è caduto in un dirupo e si è ferito gravemente. (…) Nel servo Dio mi ha mostrato il male e la cecità provocati dalla caduta di Adamo; e nello stesso servo la sapienza e la bontà del Figlio di Dio. Nel signore, Dio mi ha mostrato la sua compassione e la sua pietà per la sventura di Adamo, e nello stesso signore l’altissima nobiltà e gloria infinita alla quale l’umanità è elevata dalla Passione e morte del Figlio di Dio. Ecco perché nostro Signore è molto contento della sua stessa caduta [in questo mondo nella sua Passione], a causa dell’esaltazione e della pienezza di felicità a cui giunge il genere umano, che supera certamente quello che avremmo avuto se Adamo non fosse caduto. (…)

Perciò non abbiamo alcuna ragione di affliggerci, poiché il nostro peccato ha causato le sofferenze di Cristo, né alcuna ragione di rallegrarci, poiché è il suo amore infinito che l’ha fatto soffrire. (…) Se succede che per cecità o debolezza cadiamo, rialziamoci subito, al dolce tocco della grazia. Correggiamoci con tutta la nostra buona volontà seguendo l’insegnamento della santa Chiesa, secondo la gravità del peccato. Andiamo a Dio nell’amore; non lasciamoci mai prendere dalla disperazione, ma non siamo neppure troppo temerari, come se cadere non avesse importanza. Riconosciamo francamente la nostra debolezza, sapendo che non riusciremmo a reggere neppure un attimo se non avessimo la grazia di Dio. (...)

È giusto che nostro Signore desideri che ci accusiamo e riconosciamo lealmente e in verità la nostra caduta e tutto il male che ne consegue, coscienti che non potremmo mai ripararlo. Vuole allo stesso tempo che riconosciamo lealmente e in verità l’eterno amore che ha per noi e l’abbondanza della sua misericordia. Vedere e riconoscere l’uno e l’altro insieme con la sua grazia, è questa l’umile confessione che nostro Signore attende da noi e che è la sua opera nella nostra anima.

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