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mercoledì 21 agosto
San Pio X

Papa

POPE PIUS X
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Pio X al secolo Giuseppe Melchiorre Sarto, secondo di dieci figli, nacque a Riese, il 2 giugno 1835, in una famiglia modesta: il padre Giovanni Battista Sarto era fattore e la madre Margherita Sanson sarta.

Giuseppe Sarto si distinse da molti suoi predecessori e successori proprio per il fatto che il suo “cursus honorum” fu esclusivamente pastorale senza alcun impegno presso la curia o nell’attività diplomatica della Santa Sede.

Ricevette la tonsura nel 1850 ed entrò nel seminario di Padova. Fu ordinato prete nel 1858, divenendo vicario della parrocchia di Tombolo. Nel 1867 fu promosso arciprete di Salzano e poi, nel 1875, canonico della cattedrale di Treviso, fungendo, nel contempo, da direttore spirituale nel seminario diocesano.

Giuseppe Sarto ricoprì le cariche di vescovo di Mantova e poi di patriarca di Venezia. Il governo italiano rifiutò peraltro inizialmente il proprio “exequatur”, asserendo che la nomina del Patriarca di Venezia spettava al Re e che, inoltre, Sarto era stato scelto su pressione del governo dell’Impero Austro-Ungarico. Giuseppe Sarto dovette quindi attendere ben 18 mesi prima di poter assumere la guida pastorale del patriarcato di Venezia. Con la nomina a Patriarca egli ricevette pure la berretta cardinalizia nel concistoro del 12 giugno 1893.

Alla morte di Pp Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Pecci, 1878-1903) il candidato più probabile al soglio di Pietro era considerato il Segretario di Stato Rampolla. All’apertura del conclave, il 1° agosto 1903, la sorpresa: il cardinale Puzyna, arcivescovo di Cracovia comunica che l’imperatore d’Austria-Ungheria Francesco Giuseppe, usando un suo antico privilegio quale “Re apostolico d’Ungheria“, pone il veto all’elezione del cardinale Rampolla.

I motivi del veto sarebbero non soltanto politici, ma anche personali: il Rampolla, quale Segretario di Stato, avrebbe infatti cercato di influenzare Pp Leone XIII a negare una sepoltura cristiana all’arciduca Rodolfo d’Asburgo-Lorena, suicidatosi durante i fatti di Mayerling.

Malgrado l’indignazione di molti cardinali, la candidatura di Rampolla sfumò e i suffragi si orientarono sul Patriarca di Venezia che fu eletto il 4 agosto ed incoronato il 9.

Prese il nome di Pio X in onore dei suoi predecessori. Scelse come motto del suo pontificato “Instaurare omnia in Christo” (Paolo di Tarso) e lo attuò con coraggio e fermezza.

Una delle prime decisioni di Pio X fu proprio l’abolizione (con la costituzione apostolica “Commissum nobis”) del cosiddetto veto laicale, che spettava ad alcuni sovrani cattolici, e a causa del quale egli era divenuto pontefice.

Il nuovo Papa, consapevole di non avere alcuna esperienza diplomatica né una vera e propria formazione universitaria, seppe scegliere dei collaboratori competenti come il giovane cardinale Rafael Merry del Val y Zulueta, di soli 38 anni, poliglotta e direttore della Pontificia Accademia Ecclesiastica, che fu nominato Segretario di Stato.

Come San Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli, 1958-1963) e il Venerabile Giovanni Paolo I (Albino Luciani, 26/08-29/09 1978), che pure passarono dal Patriarcato di Venezia al soglio di Pietro provenendo da famiglie di origine popolare, egli rimase sempre semplice e umile. In Vaticano visse parcamente, assistito dalle sorelle, in un appartamento fatto allestire appositamente. Più controversa la valutazione sul profilo politico del pontificato, la cui linea può essere caratterizzata essenzialmente come conservatrice, in particolare per la lotta ingaggiata contro il modernismo.

Fu tuttavia Pio X ad avviare la riforma del diritto canonico, che culminerà nel 1917 nella promulgazione del Codice di diritto canonico e a redigere il catechismo che porta il suo nome.Anche sul piano della gestione patrimoniale fu lui ad unificare i redditi dell’obolo di S. Pietro e quelli del patrimonio del Vaticano. Ma, soprattutto, riformò la Curia romana con la costituzione “Sapienti consilio” del 29 giugno 1908, sopprimendo vari dicasteri divenuti inutili.

Ebbe a confrontarsi con il problema della separazione fra Stato e Chiesa, che emerse in Francia con l’entrata in vigore della legge del 9 dicembre 1905, nella quale si concentravano gli intenti fondamentali della politica anti-religiosa della terza Repubblica e in particolare del governo di Émile Combes. A partire dal 1880 si erano registrati in Francia una serie di provvedimenti anti-religiosi tendenti alla dissoluzione delle congregazioni religiose, di espulsione dei religiosi regolari: insegnanti, personale infermieristico ecc.

Si mostrò assai meno conciliante verso questa politica fortemente anti-clericale rispetto al proprio predecessore, malgrado la maggioranza dei vescovi francesi gli consigliasse di piegarsi alla nuova legge. La legge emanata dal governo francese il 9 dicembre 1905 segnò il culmine di una simile politica, decretando unilateralmente l’abrogazione del concordato del 1801.

Pio X con l’enciclica “Vehementer Nos” (sul laicismo – separazione tra Chiesa e Stato – in Francia) dell’ 11 febbraio 1906, e l’allocuzione concistoriale “Gravissimum” del 21 febbraio, e l’enciclica “Gravissimo Officii Munere” (sulle associazioni di culto in Francia) del 10 agosto,  protesta solennemente contro la legislazione antireligiosa in Francia e conforta il popolo cattolico a resistere, con mezzi legali, onde conservare al Paese la sua tradizione cattolica.

L’ostilità del Pontefice alla nuova normativa francese compromise la creazione delle “associations culturelles“, previste dalla legge del 1905, alle quali avrebbe dovuto essere trasferito il patrimonio della Chiesa. Tale opposizione fece sì che i beni immobili ecclesiastici fossero trasferiti allo Stato francese. La situazione sarebbe mutata soltanto nel 1923 con la creazione delle “associations diocésaines“.

Analoghe tensioni si registrarono con il Portogallo, dopo l’avvento in quel Paese, nel 1910, della repubblica guidata da gruppi di potere anticlericali. Pio X rispose con l’enciclica “Iamdudum” (sulla legge del divorzio in Portogallo).

Dopo l’attentato di Sarajevo all’arciduca ereditario Francesco Ferdinando, seguì il 28 luglio 1914 l’attacco dell’Austria alla Serbia e man mano il conflitto si estese a tutta l’Europa; per Pp Pio X, già da tempo sofferente di gotta e quasi ottantenne, fu l’inizio della fine. Il suo stato di salute e il deperimento fisico si accentuò e dopo una bronchite trasformatosi bruscamente in polmonite acuta, il pontefice morì nella notte tra il 20 e il 21 agosto 1914; fu sepolto nelle Grotte Vaticane.

In vita era indicato come un “Papa Santo”, perché correva voce di guarigioni avvenute toccando i suoi abiti, ma lui sorridendo correggeva: “Mi chiamo Sarto non Santo”.

Papa Pio X fu beatificato il 3 giugno 1951 dal Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958) e proclamato santo dallo stesso pontefice il 29 maggio 1954.

La festa fu fissata al 3 settembre ma, dopo la riforma liturgica degli anni 60, è stata spostata al 21 agosto.

Per approfondimenti biografici leggere la Catechesi di Papa Benedetto XVI:
>>> San Pio X
[CroatoFranceseIngleseItalianoPortogheseSpagnoloTedesco]

Per maggiori approfondimenti:
 >>> Pio X



Fonti principali: santiebeati.it; vatican.va; wikipedia.org (“RIV./gpm”).

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℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno

Maestro di Sapienza
e padre della fede,
tu splendi come fiaccola
nella Chiesa di Dio.

In te il divino Spirito
dispensa con amore
il pane e la parola
sulla mensa dei piccoli.

Tu illumini ai credenti
il mistero profondo
del Verbo fatto uomo
per la nostra salvezza.

Tu guidaci alla vetta
della santa montagna,
dove i miti possiedono
il regno del Signore.

A te sia lode, o Cristo,
immagine del Padre,
che sveli nei tuoi santi
la gioia dell'amore. Amen.

1a antifona

Il mio cuore è pronto per te,
per te, mio Dio.

SALMO 107
Lode a Dio e invocazione di aiuto

Poiché il Figlio di Dio fu esaltato sopra i cieli, la sua gloria viene predicata su tutta la terra (Arnobio).

Saldo è il mio cuore, Dio, †
saldo è il mio cuore: *
voglio cantare inni, anima mia.

Svegliatevi, arpa e cetra, *
voglio svegliare l'aurora.

Ti loderò tra i popoli, Signore, *
a te canterò inni tra le genti,
perché la tua bontà è grande fino ai cieli *
e la tua verità fino alle nubi.

Innàlzati, Dio, sopra i cieli, *
su tutta la terra la tua gloria.
Perché siano liberati i tuoi amici, *
salvaci con la tua destra e ascoltaci.

Dio ha parlato nel suo santuario: †
«Esulterò, voglio dividere Sichem *
e misurare la valle di Succot;

mio è Gàlaad, mio Manasse, †
Efraim è l'elmo del mio capo, *
Giuda il mio scettro.

Moab è il catino per lavarmi, †
sull'Idumea getterò i miei sandali, *
sulla Filistea canterò vittoria».

Chi mi guiderà alla città fortificata, *
chi mi condurrà fino all'Idumea?
Non forse tu, Dio, che ci hai respinti *
e più non esci, Dio, con i nostri eserciti?

Contro il nemico portaci soccorso, *
poiché vana è la salvezza dell'uomo.
Con Dio noi faremo cose grandi *
ed egli annienterà chi ci opprime.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Il mio cuore è pronto per te,
per te, mio Dio.

2a antifona

Come in un manto
mi hai avvolto di salvezza e di giustizia.

CANTICO Is 61, 10 - 62, 5
Giubilo del profeta per la nuova Gerusalemme

Vidi la città santa, la nuova Gerusalemme … pronta come una sposa adorna per il suo sposo (Ap 21, 2).

Io gioisco pienamente nel Signore, *
la mia anima esulta nel mio Dio,

perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza, *
mi ha avvolto con il manto della giustizia,
come uno sposo che si cinge il diadema *
e come una sposa che si adorna di gioielli.

Poiché come la terra produce la vegetazione †
e come un giardino fa germogliare i semi, *
così il Signore Dio farà germogliare la giustizia
e la lode davanti a tutti i popoli.

Per amore di Sion non mi terrò in silenzio, *
per amore di Gerusalemme non mi darò pace,
finché non sorga come stella la sua giustizia *
e la sua salvezza non risplenda come lampada.

Allora i popoli vedranno la tua giustizia, *
tutti i re la tua gloria;
ti si chiamerà con un nome nuovo *
che la bocca del Signore avrà indicato.

Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, *
un diadema regale nella palma del tuo Dio.

Nessuno ti chiamerà più « Abbandonata », *
né la tua terra sarà più detta « Devastata »,
ma tu sarai chiamata « Mio compiacimento » *
e la tua terra, « Sposata »,

perché si compiacerà di te il Signore *
e la tua terra avrà uno sposo.

Sì, come un giovane sposa una vergine, *
così ti sposerà il tuo creatore;
come gioisce lo sposo per la sposa, *
così per te gioirà il tuo Dio.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

Come in un manto
mi hai avvolto di salvezza e di giustizia.

3a antifona

Per tutta la mia vita
loderò il Signore.

SALMO 145
Beato chi spera nel Signore

Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella (Mt 11. 5).

Loda il Signore, anima mia: †
loderò il Signore per tutta la mia vita, *
finché vivo canterò inni al mio Dio.

Non confidate nei potenti, *
in un uomo che non può salvare.
Esala lo spirito e ritorna alla terra; *
in quel giorno svaniscono tutti i suoi disegni.

Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe, *
chi spera nel Signore suo Dio,
creatore del cielo e della terra, *
del mare e di quanto contiene.

Egli è fedele per sempre, †
rende giustizia agli oppressi, *
dà il pane agli affamati.

Il Signore libera i prigionieri, *
il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto, *
il Signore ama i giusti,

il Signore protegge lo straniero, †
egli sostiene l'orfano e la vedova, *
ma sconvolge le vie degli empi.

Il Signore regna per sempre, *
il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

Per tutta la mia vita
loderò il Signore.

Dal Vangelo di ✠ Gesù Cristo secondo Matteo (20, 1-16a)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.
Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.
Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati
e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono.
Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto.
Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi?
Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi.
Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.
Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno.
Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo:
Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro?
Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te.
Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?
Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi».

℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno

Gesù, premio e corona
dei tuoi servi fedeli,
glorifica il tuo nome.

Concedi alla tua Chiesa,
che venera san Pio X,
la vittoria sul male.

Seguendo le tue orme
sulla via della croce,
egli piacque a Dio Padre.

Sapiente e vigilante,
testimoniò il Vangelo
in parole e in opere.

Dalla città dei santi,
dove regna glorioso,
ci guidi e ci protegga.

A te Cristo sia lode,
al Padre e allo Spirito
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Come splende la tua sapienza
su di me, o Dio!

SALMO 138, 1-12 (I)
Dio vede tutto
Chi ha mai potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere?

Signore, tu mi scruti e mi conosci, *
tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri, *
mi scruti quando cammino e quando riposo.

Ti sono note tutte le mie vie; †
la mia parola non è ancora sulla lingua *
e tu, Signore, già la conosci tutta.

Alle spalle e di fronte mi circondi *
e poni su di me la tua mano.
Stupenda per me la tua saggezza, *
troppo alta, e io non la comprendo.

Dove andare lontano dal tuo spirito, *
dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei, *
se scendo negli inferi, eccoti.

Se prendo le ali dell'aurora *
per abitare all'estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano *
e mi afferra la tua destra.

Se dico: «Almeno l'oscurità mi copra *
e intorno a me sia la notte»;

nemmeno le tenebre per te sono oscure, †
e la notte è chiara come il giorno; *
per te le tenebre sono come luce.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Come splende la tua sapienza
su di me, o Dio!

2a antifona

Tu mi conosci nell'intimo, Signore,
e dai a ciascuno secondo le sue opere.

Salmo 138, 13-18. 23-24
O Dio, tu mi scruti e mi conosci

Dio non è lontano da ciascuno di noi… in lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo (At 17, 27.28)

Sei tu che hai creato le mie viscere *
e mi hai tessuto nel seno di mia madre.

Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; †
sono stupende le tue opere, *
tu mi conosci fino in fondo.

Non ti erano nascoste le mie ossa †
quando venivo formato nel segreto, *
intessuto nelle profondità della terra.

Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi *
e tutto era scritto nel tuo libro;
i miei giorni erano fissati, *
quando ancora non ne esisteva uno.

Quanto profondi per me i tuoi pensieri, *
quanto grande il loro numero, o Dio!
Se li conto sono più della sabbia, *
se li credo finiti, con te sono ancora.

Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore, *
provami e conosci i miei pensieri:
vedi se percorro una via di menzogna *
e guidami sulla via della vita.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

Tu mi conosci nell'intimo, Signore,
e dai a ciascuno secondo le sue opere.

3a antifona

In Cristo l'universo è creato
e tutto sussiste in lui.

CANTICO Col 1, 3. 12-20
Cristo fu generato prima di ogni creatura, è il primogenito di coloro che risuscitano dai morti.

Ringraziamo con gioia Dio, *
Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
perché ci ha messi in grado di partecipare *
alla sorte dei santi nella luce,

ci ha liberati dal potere delle tenebre, *
ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto,
per opera del quale abbiamo la redenzione, *
la remissione dei peccati.

Cristo è immagine del Dio invisibile, *
generato prima di ogni creatura;
è prima di tutte le cose *
e tutte in lui sussistono.

Tutte le cose sono state create per mezzo di lui *
e in vista di lui:
quelle nei cieli e quelle sulla terra, *
quelle visibili e quelle invisibili.

Egli è il capo del corpo, che è la Chiesa; *
è il principio di tutto,
il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, *
per ottenere il primato su tutte le cose.

Piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza, *
per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose,
rappacificare con il sangue della sua croce *
gli esseri della terra e quelli del cielo

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

In Cristo l'universo è creato
e tutto sussiste in lui.

San Gregorio Magno (ca 540-604)

papa, dottore della Chiesa

Omelie sul Vangelo, n° 19

«Andate anche voi nella mia vigna»

Il Signore non cessa mai di mandare degli operai per coltivare la sua vigna...: a cominciare dai patriarchi, poi i dottori della Legge e i profeti, infine gli apostoli, egli lavorava, in un certo senso, per coltivare la sua vigna attraverso i suoi operai. Tutti coloro che, con vera fede, hanno compiuto delle buone opere, sono stati operai di questa vigna. (...)

Tutti gli operai dell'alba, della terza, della sesta e della nona ora rappresentano, dunque, l'antico popolo ebraico che, impegnandosi... dall'inizio del mondo, a rendere un culto a Dio con vera fede, non ha cessato, per modo di dire, di lavorare alla coltura della vigna. Ma alla undicesima ora i pagani sono chiamati, e queste parole sono rivolte a loro: « Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? » Perché durante tutto il lungo arco di tempo attraversato dal mondo, i pagani avevano trascurato di lavorare in vista della vita eterna, ed erano là, in qualche modo, tutto il giorno senza fare niente. Ma notate, fratelli miei, cosa rispondono alla domanda a loro posta: « Perché nessuno ci ha presi a giornata ». In effetti, nessun patriarca né alcun profeta era venuto a loro. E cosa vuol dire: « Nessuno ci ha assunto per lavorare » se non « Nessuno ci ha parlato dei cammini della vita »?

Ma noi, cosa diremo per scusarci, se ci priviamo delle buone opere? Ricordate che abbiamo ricevuto la fede appena usciti dal grembo di nostra madre, ascoltato le parole della vita già nella culla, succhiato al seno della santa Chiesa la bevanda della dottrina celeste allo stesso tempo che il latte materno.

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