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mercoledì 13 novembre
Sant'Agostina Pietrantoni

Religiosa e martire

AGOSTINA
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Agostina, al secolo Livia, nasce e viene battezzata il 27 marzo 1864, nel piccolo paese di Pozzaglia Sabina, 800 metri di altitudine, tra Rieti, Orvinio e Tivoli : secondogenita di una numerosa famiglia (11 figli oltre ai genitori e ai due nonni). Francesco Pietrantoni e Caterina Costantini, i genitori, piccoli agricoltori, lavorano la loro terra e qualche appezzamento in affitto.

L’infanzia e la giovinezza di Livia respirano i valori della famiglia onesta, laboriosa, religiosa; grande influenza sulla sua formazione alla vita esercita il nonno Domenico, patriarca saggio che, insieme a tutti gli altri membri della famiglia, “badava a fare bene e a pregare.

A quattro anni, il 7 settembre 1868, Livia riceve il sacramento della Cresima da Mons. Carlo Gigli, vescovo di Tivoli, e intorno al 1876 fa la sua prima comunione, con una consapevolezza certamente straordinaria a giudicare dalla sua vita successiva di preghiera, di generosità, di donazione.

Già nei primissimi anni di vita mostrò una inclinazione naturale alla preghiera ed alla contemplazione in solitudine, ci sono molte testimonianze che la ritraggono nella Cappellina della Rifolta e nelle altre chiese di Pozzaglia. Presto impara da mamma Caterina le attenzioni e i gesti della maternità che esprime con dolcezza tra i numerosi fratellini, nella grande famiglia, dove tutti sembrano avere diritto al suo tempo e al suo aiuto.

Lavora nei campi e si prende cura degli animali; conosce, perciò, poco i giochi e… la scuola, eppure riesce a trarre un grande profitto dalla sua irregolare frequenza, tanto da meritare, dalle sue compagne, il titolo di “professora.

A dodici anni parte con le altre giovanette stagionali, che nei mesi invernali si recano a Tivoli, per la raccolta delle olive. Livia, precocemente saggia, assume la responsabilità morale e religiosa delle giovani compagne, le sostiene nella durezza del lavoro, lontano dalla famiglia e dal paese, tiene testa con fierezza e coraggio a  caporali prepotenti e senza scrupoli. Lavorò sia in casa che fuori fino a quando non intraprese la vita religiosa; nei ritagli di tempo accudiva i malati e gli infermi di Pozzaglia.

Il 23 Marzo 1886 fu accolta nella Casa Generalizia delle Suore della Carità di S. Giovanna Antida Thouret; il 13 agosto 1887 vestì l’abito religioso con il nome di Suor Agostina. Il giorno dopo entrò in servizio, come infermiera, all’ospedale S. Spirito di Roma, glorioso per la sua storia di 700 anni e definito “il ginnasio della carità cristiana”,  dove Suor Agostina aggiunge il suo contributo personale sulle orme dei santi che l’hanno preceduta tra i quali Carlo Borromeo, Giuseppe Calasanzio, Giovanni Bosco, Camillo De Lellis… e in quel luogo di dolore esprime la carità fino all’eroismo, prima nella corsia dei bambini, poi in quella dei tubercolotici fino al 1894.

Suor Agostina abbraccia questo mondo, lo serve, si industria per confortare e accompagnare, fino all’ultimo respiro, ogni malato e, se per i moribondi non può chiamare il sacerdote, diventa sacerdote quando occorre: “A distribuire le medicine agli ammalati tutti sono capaci; ma la missione della Suora della Carità è un’altra.

Contagiata lei stessa dal male e guarita, propone alla Superiora di riprendere il suo posto per evitare che un’altra sorella possa contrarre lo stesso male. Uno dei malati mette tutti i giorni a dura prova Suor Agostina come caposala, le infermiere e i medici. Questi, dopo molti richiami, riescono ad ottenere il suo allontanamento dall’Ospedale per evitare prevaricazioni e provocazioni continue. Si narra anche di aiuto economico e di incontri con la povera madre cieca di questo figlio collerico e vendicativo. Giuseppe Romanelli, questo è il suo nome, non prende bene il provvedimento pensando che c’entri Suor Agostina, già sempre da lui maltrattata, presa di mira e minacciata di morte; mette, quindi, in atto il suo piano vendicativo la mattina del 13 novembre 1894 pugnalandola a morte, a tradimento, quando lei sta procurando, con delicatezza, un sollievo ad un malato.

Mentre muore, dalla sua bocca, escono solo parole di perdono e invocazioni alla Vergine Maria. “Mi sento infiammata di carità per tutti e pronta a sostenere qualsiasi sacrificio, anche a spargere il sangue per la carità, se sarà volontà di Dio”.

Suor Agostina si era offerta a Dio per amare nostro Signore e servirlo nella persona dei poveri, nello spirito di S. Vincenzo de’ Paoli, trasmesso dalla Fondatrice e dalla tradizione della Comunità. Tutta Roma si scuote davanti ad un tale avvenimento. Le autorità religiose, civili e militari, la gente comune esce allo scoperto, rende omaggio alla “martire della carità” e parla e diffonde l’impressionante fama di santità.

Il 12 Novembre 1972 fu innalzata agli onori dell’altare dal Beato Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978); il 18 Aprile 1999 fu canonizzata da San Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005).

Il 29 aprile 2003, con il Decreto della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti, Santa Agostina Pietrantoni è dichiarata Patrona degli infermieri, perché è una figura ispiratrice e una testimone esemplare per gli infermieri, è sostegno e aiuto per il mondo sanitario e per chi è al servizio dei malati.

Significato del nome Agostino/a : “piccolo venerabile” (latino).

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℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno

Notte, tenebre e nebbia,
fuggite: entra la luce,
viene Cristo Signore.

Il sole di giustizia
trasfigura ed accende
l'universo in attesa.

Con gioia pura ed umile,
fra i canti e le preghiere,
accogliamo il Signore.

Salvatore dei poveri,
la gloria del tuo volto
splenda su un mondo nuovo!

A te sia lode, o Cristo,
al Padre e al Santo Spirito,
oggi e sempre nei secoli. Amen.

1a antifona

Il mio cuore è pronto per te,
per te, mio Dio.

SALMO 107
Lode a Dio e invocazione di aiuto

Poiché il Figlio di Dio fu esaltato sopra i cieli, la sua gloria viene predicata su tutta la terra (Arnobio).

Saldo è il mio cuore, Dio, †
saldo è il mio cuore: *
voglio cantare inni, anima mia.

Svegliatevi, arpa e cetra, *
voglio svegliare l'aurora.

Ti loderò tra i popoli, Signore, *
a te canterò inni tra le genti,
perché la tua bontà è grande fino ai cieli *
e la tua verità fino alle nubi.

Innàlzati, Dio, sopra i cieli, *
su tutta la terra la tua gloria.
Perché siano liberati i tuoi amici, *
salvaci con la tua destra e ascoltaci.

Dio ha parlato nel suo santuario: †
«Esulterò, voglio dividere Sichem *
e misurare la valle di Succot;

mio è Gàlaad, mio Manasse, †
Efraim è l'elmo del mio capo, *
Giuda il mio scettro.

Moab è il catino per lavarmi, †
sull'Idumea getterò i miei sandali, *
sulla Filistea canterò vittoria».

Chi mi guiderà alla città fortificata, *
chi mi condurrà fino all'Idumea?
Non forse tu, Dio, che ci hai respinti *
e più non esci, Dio, con i nostri eserciti?

Contro il nemico portaci soccorso, *
poiché vana è la salvezza dell'uomo.
Con Dio noi faremo cose grandi *
ed egli annienterà chi ci opprime.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Il mio cuore è pronto per te,
per te, mio Dio.

2a antifona

Come in un manto
mi hai avvolto di salvezza e di giustizia.

CANTICO Is 61, 10 - 62, 5
Giubilo del profeta per la nuova Gerusalemme

Vidi la città santa, la nuova Gerusalemme … pronta come una sposa adorna per il suo sposo (Ap 21, 2).

Io gioisco pienamente nel Signore, *
la mia anima esulta nel mio Dio,

perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza, *
mi ha avvolto con il manto della giustizia,
come uno sposo che si cinge il diadema *
e come una sposa che si adorna di gioielli.

Poiché come la terra produce la vegetazione †
e come un giardino fa germogliare i semi, *
così il Signore Dio farà germogliare la giustizia
e la lode davanti a tutti i popoli.

Per amore di Sion non mi terrò in silenzio, *
per amore di Gerusalemme non mi darò pace,
finché non sorga come stella la sua giustizia *
e la sua salvezza non risplenda come lampada.

Allora i popoli vedranno la tua giustizia, *
tutti i re la tua gloria;
ti si chiamerà con un nome nuovo *
che la bocca del Signore avrà indicato.

Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, *
un diadema regale nella palma del tuo Dio.

Nessuno ti chiamerà più « Abbandonata », *
né la tua terra sarà più detta « Devastata »,
ma tu sarai chiamata « Mio compiacimento » *
e la tua terra, « Sposata »,

perché si compiacerà di te il Signore *
e la tua terra avrà uno sposo.

Sì, come un giovane sposa una vergine, *
così ti sposerà il tuo creatore;
come gioisce lo sposo per la sposa, *
così per te gioirà il tuo Dio.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

Come in un manto
mi hai avvolto di salvezza e di giustizia.

3a antifona

Per tutta la mia vita
loderò il Signore.

SALMO 145
Beato chi spera nel Signore

Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella (Mt 11. 5).

Loda il Signore, anima mia: †
loderò il Signore per tutta la mia vita, *
finché vivo canterò inni al mio Dio.

Non confidate nei potenti, *
in un uomo che non può salvare.
Esala lo spirito e ritorna alla terra; *
in quel giorno svaniscono tutti i suoi disegni.

Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe, *
chi spera nel Signore suo Dio,
creatore del cielo e della terra, *
del mare e di quanto contiene.

Egli è fedele per sempre, †
rende giustizia agli oppressi, *
dà il pane agli affamati.

Il Signore libera i prigionieri, *
il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto, *
il Signore ama i giusti,

il Signore protegge lo straniero, †
egli sostiene l'orfano e la vedova, *
ma sconvolge le vie degli empi.

Il Signore regna per sempre, *
il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

Per tutta la mia vita
loderò il Signore.

Dal Vangelo di ✠ Gesù Cristo secondo Luca (17, 11-19)
Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza,
alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!».
Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce;
e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono?
Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?». E gli disse:
«Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!».

℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno

Artefice e Signore
della terra e del cielo,
aurora inestinguibile,
giorno senza tramonto,

dona alle stanche membra
la gioia del riposo,
e nel sonno rimargina
le ferite dell'anima.

Se le tenebre scendono
sulla città degli uomini,
non si spenga la fede
nel cuore dei credenti.

Te la voce proclami,
o Dio trino e unico,
te canti il nostro cuore,
te adori il nostro spirito. Amen.

1a antifona

Come splende la tua sapienza
su di me, o Dio!

SALMO 138, 1-12 (I)
Dio vede tutto
Chi ha mai potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere?

Signore, tu mi scruti e mi conosci, *
tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri, *
mi scruti quando cammino e quando riposo.

Ti sono note tutte le mie vie; †
la mia parola non è ancora sulla lingua *
e tu, Signore, già la conosci tutta.

Alle spalle e di fronte mi circondi *
e poni su di me la tua mano.
Stupenda per me la tua saggezza, *
troppo alta, e io non la comprendo.

Dove andare lontano dal tuo spirito, *
dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei, *
se scendo negli inferi, eccoti.

Se prendo le ali dell'aurora *
per abitare all'estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano *
e mi afferra la tua destra.

Se dico: «Almeno l'oscurità mi copra *
e intorno a me sia la notte»;

nemmeno le tenebre per te sono oscure, †
e la notte è chiara come il giorno; *
per te le tenebre sono come luce.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Come splende la tua sapienza
su di me, o Dio!

2a antifona

Tu mi conosci nell'intimo, Signore,
e dai a ciascuno secondo le sue opere.

Salmo 138, 13-18. 23-24
O Dio, tu mi scruti e mi conosci

Dio non è lontano da ciascuno di noi… in lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo (At 17, 27.28)

Sei tu che hai creato le mie viscere *
e mi hai tessuto nel seno di mia madre.

Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; †
sono stupende le tue opere, *
tu mi conosci fino in fondo.

Non ti erano nascoste le mie ossa †
quando venivo formato nel segreto, *
intessuto nelle profondità della terra.

Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi *
e tutto era scritto nel tuo libro;
i miei giorni erano fissati, *
quando ancora non ne esisteva uno.

Quanto profondi per me i tuoi pensieri, *
quanto grande il loro numero, o Dio!
Se li conto sono più della sabbia, *
se li credo finiti, con te sono ancora.

Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore, *
provami e conosci i miei pensieri:
vedi se percorro una via di menzogna *
e guidami sulla via della vita.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

Tu mi conosci nell'intimo, Signore,
e dai a ciascuno secondo le sue opere.

3a antifona

In Cristo l'universo è creato
e tutto sussiste in lui.

CANTICO Col 1, 3. 12-20
Cristo fu generato prima di ogni creatura, è il primogenito di coloro che risuscitano dai morti.

Ringraziamo con gioia Dio, *
Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
perché ci ha messi in grado di partecipare *
alla sorte dei santi nella luce,

ci ha liberati dal potere delle tenebre, *
ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto,
per opera del quale abbiamo la redenzione, *
la remissione dei peccati.

Cristo è immagine del Dio invisibile, *
generato prima di ogni creatura;
è prima di tutte le cose *
e tutte in lui sussistono.

Tutte le cose sono state create per mezzo di lui *
e in vista di lui:
quelle nei cieli e quelle sulla terra, *
quelle visibili e quelle invisibili.

Egli è il capo del corpo, che è la Chiesa; *
è il principio di tutto,
il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, *
per ottenere il primato su tutte le cose.

Piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza, *
per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose,
rappacificare con il sangue della sua croce *
gli esseri della terra e quelli del cielo

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

In Cristo l'universo è creato
e tutto sussiste in lui.

San Bernardo (1091-1153)

monaco cistercense e dottore della Chiesa

Discorsi diversi, n. 27

"Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?"

È beato il lebbroso samaritano che riconosceva che "non possedeva nulla che non avesse ricevuto" (1Co 4,7). Ha "conservato il suo deposito" (2Tim 1,12) ed è tornato dal Signore a rendergli grazie. Beato chi, ad ogni dono della grazia, torna da colui in cui si trova la pienezza di tutte le grazie, poiché se ci mostriamo riconoscenti verso di lui per tutto quanto abbiamo ricevuto, prepariamo dentro di noi il posto alla grazia... ancora più abbondante. Infatti solo l'ingratitudine arresta il nostro progresso dopo la conversione. (...)

Beato quindi chi si considera come uno straniero e rende grandi azioni di grazie anche per i minimi doni, col pensiero che tutto ciò che si dà ad uno straniero e ad uno sconosciuto è un dono puramente gratuito. Al contrario, quanto siamo disgraziati e miserabili quando, dopo che ci siamo mostrati in un primo momento timorati di Dio, umili e devoti, dimentichiamo poi come fosse gratuito ciò che abbiamo ricevuto. (...)

Vi prego dunque, fratelli, stiamo con sempre maggiore umiltà sotto la potente mano di Dio (1Pt 5,6). (...) Restiamo con grande devozione in rendimento di grazie e ci sarà accordata la grazia che sola può salvare le nostre anime. Mostriamo riconoscenza, non solo a parole e sulle labbra, ma con le opere e in verità.

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