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martedì 19 febbraio
San Corrado Confalonieri

Eremita

San Corrado Confalonieri 19 febbraio
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Corrado nasce a Calendasco (PC) nel 1290. Egli discende dalla nobile casata dei Confalonieri che, oltre ad abitare in Piacenza, avevano vasti feudi assegnati loro quale privilegio di essere una famiglia guelfa fedele alla Chiesa.

A Piacenza, nel palazzo dei conti Caracciolo, che ha la facciata principale su via Borghetto, è tradizione che sia vissuto Corrado Confalonieri. Nel portico interno si apriva un pozzo, che ancora oggi conserva il nome di S. Corrado,  al quale i fedeli si recavano per attingervi l’acqua.

Il Confalonieri nel 1313 era sui ventitré anni nel vigore delle forze. In un giorno del giugno di quell’anno usciva dal suo castello di Celleri, ove ancora si può vedere la stanza dove nacque. Aveva con se un seguito di servi per andare a caccia, la quale allora si faceva con frecce e reti. Incominciò a percorrere i boschi verso Travazzano, nel luogo ora detto case Bruciate. Il giovane, guidato lontano dai cani che dovevano spingere la selvaggina nei lacci, si avvide che le lepri inseguite si erano acquattate sotto alcuni rovi dai quali i cani non riuscivano a stanarle. Una malaugurata idea balenò nella mente del cacciatore. Raccolte delle sterpaglie ne circondò i cespugli, quindi, percossa con l’acciarino la pietra focaia, ne ottenne delle scintille ed appiccò il fuoco al roveto, contento di averne fatto uscire le lepri.

Ottenuta una buona cacciagione, il Confalonieri tornò a casa e non vide quello che accadde poi: la piccola fiamma propagatasi da sterpo a sterpo a poco a poco era diventata un grande incendio, devastando boschi, campi e case.

Molta gente accorse sul posto. Qualcuno indicò un povero contadino che si aggirava da quelle parti forse nell’intento di approfittare della paura per qualche furto. Il contadino fu ritenuto l’incendiario e come tale condannato a morte.

Un triste corteo sfilava un mattino a Piacenza davanti alla casa dei Confalonieri. Era composto da guerrieri e sacerdoti. Si udiva il tintinnare delle catene e delle sonanti armature e, insieme, il mormorio di lugubri preghiere. Si conduceva al supplizio il presunto incendiario.

Corrado Confalonieri si accorse di quanto stava accadendo e sentì rimorso del suo codardo silenzio. La sua generosa natura si svegliò d’improvviso, balzò in piedi, chiamò i suoi alle armi e si precipitò in strada. Grazie alla sorpresa non gli fu difficile impadronirsi del prigioniero, portarlo nel suo palazzo e chiuderlo in luogo sicuro. Più difficile era per lui, guelfo, difendersi da Galeazzo Visconti, allora vicario imperiale, nell’incontrastato prevalere dei ghibellini.

Il Confalonieri, comunque, non esitò a presentarsi al palazzo del Comune dove risiedeva il terribile Visconti che non riusciva a togliersi dalla mente che l’incendio fosse un attentato  dei guelfi. L’insolita lealtà che si leggeva sul viso del giovane, lo aiutò. Grazie alle parole adatte e opportune svanì l’ira del Ghibellino e ottenuta la libertà dell’innocente che già si era sentito il capestro alla gola.

Il Confalonieri era tenuto a rifondere i danni arrecati involontariamente grazie alla propria imprudenza? Forse la legge e la coscienza non lo obbligavano, ma egli con grande magnanimità preferì offrire ogni suo avere per rifondere i danni, consenziente la sua giovane sposa Eufrosina da Lodi.

Ridotti entrambi in estrema povertà, lei prese il velo nel patrio monastero di S. Chiara, egli si iscrisse al terz’ordine dei Frati Minori. Dopo qualche anno, ormai sicuro della vocazione della consorte, Corrado, in abito da romeo, partì dal piacentino senza che nessuno sapesse dove era diretto. Si seppe poi che, dopo non poche peripezie, aveva preso dimora in Sicilia in una grotta a tre miglia da Noto dove visse infine una vita anacoretica, da eremita.

Corrado Confalonieri muore nella grotta dei Pizzoni il 19 febbraio del 1351; verrà seppellito nella Chiesa di San Nicolò a Noto Antica, secondo le sue volontà. In seguito il corpo è traslato nella bellissima Cattedrale di Noto ove è venerato da parecchi secoli. Per i suoi miracoli fu subito venerato come santo dai fedeli della zona di Noto.

L’iter relativo alla beatificazione e poi santificazione di Corrado Confalonieri è assai ricca di sviluppi. Già subito dopo la morte si avviarono le procedure che per quel periodo erano meno complesse, cioè già il vescovo locale, che allora era quello di Siracusa, poteva procedere egli stesso alla santificazione di una persona vissuta in virtù eroiche testimoniate oltre che dalla vita stessa anche da persone viventi che avevano conosciuto la persona nomata alla santità.

Lo stesso vescovo di Siracusa (sotto la cui cura ricadeva all’epoca anche la città di Noto) aveva assistito personalmente al miracolo dei pani compiuto da Corrado. Il vescovo accertò di persona che egli viveva in una grotta nelle montagne netine senza nulla di ciò che serve alla vita comune: eppure Corrado porse al vescovo del pane caldo e fragrante, meravigliando lo stesso che ne riportò fedele memoria. Subito dopo la morte del santo si diede inizio alla causa. Sospesa poi per cause legate ad eventi politici e civili, riprese nel 1400, ancora nel 1500 e si concluse positivamente.

Nel 1515 con un breve di Pp Leone X (Giovanni de’ Medici, 1513-1521) ne fu permesso ufficialmente il culto. Nominato patrono di Noto è oggetto ancor oggi di un grande culto.

I piacentini impararono la devozione per il loro concittadino dai siciliani. Nel 1615 Gianluigi Confalonieri, prima laico e ammogliato, poi sacerdote e canonico, dedicò una cappella in duomo al santo della sua famiglia. Per dotarla di una reliquia, sessantenne ed infermo intraprese un viaggio per quei tempi assai arduo. In Noto ottenne parte del braccio e la mano sinistra del Santo, e morì contento di essere andato a riposare presso la tomba del suo avo.

  1. Corrado si festeggia il 19 febbraio nell’anniversario della morte(“dies natalis”)e l’ultima domenica di agosto a ricordo della sua beatificazione.

Significato del nome Corrado : “consigliere audace” (franco-tedesco).

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℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno

Già l'ombra della notte si dilegua,
un'alba nuova sorge all'orizzonte:
con il cuore e la mente salutiamo
il Dio di gloria.

O Padre santo, fonte d'ogni bene,
effondi la rugiada del tuo amore
sulla Chiesa raccolta dal tuo Figlio
nel Santo Spirito. Amen.

1a antifona

Manda la tua verità e la tua luce:
mi guidino al tuo monte santo.

SALMO 42
Desiderio del tempio di Dio

Io come luce sono venuto nel mondo (Gv 12, 46).

Fammi giustizia, o Dio, †
difendi la mia causa contro gente spietata; *
liberami dall'uomo iniquo e fallace.

Tu sei il Dio della mia difesa; †
perché mi respingi, *
perché triste me ne vado, oppresso dal nemico?

Manda la tua verità e la tua luce; †
siano esse a guidarmi, *
mi portino al tuo monte santo e alle tue dimore.

Verrò all'altare di Dio, †
al Dio della mia gioia, del mio giubilo. *
A te canterò con la cetra, Dio, Dio mio.

Perché ti rattristi, anima mia, *
perché su di me gemi?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, *
lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Manda la tua verità e la tua luce:
mi guidino al tuo monte santo.

2a antifona

Ogni giorno della vita,
salvaci, Signore.

CANTICO Is 38, 10-14. 17-20
Angosce di un moribondo, gioia di un risanato

Io ero morto, ma ora vivo ... e ho potere sopra la morte (Ap 1, 17-18).

Io dicevo: «A metà della mia vita †
me ne vado alle porte degli inferi; *
sono privato del resto dei miei anni».

Dicevo: «Non vedrò più il Signore *
sulla terra dei viventi,
non vedrò più nessuno *
fra gli abitanti di questo mondo.

La mia tenda è stata divelta e gettata lontano, *
come una tenda di pastori.

Come un tessitore hai arrotolato la mia vita, †
mi recidi dall'ordito. *
In un giorno e una notte mi conduci alla fine».

Io ho gridato fino al mattino. *
Come un leone, così egli stritola tutte le mie ossa.
Pigolo come una rondine, *
gemo come una colomba.

Sono stanchi i miei occhi *
di guardare in alto.

Tu hai preservato la mia vita
dalla fossa della distruzione, *
perché ti sei gettato dietro le spalle
tutti i miei peccati.

Poiché non ti lodano gli inferi, *
né la morte ti canta inni;
quanti scendono nella fossa *
nella tua fedeltà non sperano.

Il vivente, il vivente ti rende grazie *
come io faccio quest'oggi.
Il padre farà conoscere ai figli *
la fedeltà del tuo amore.

Il Signore si è degnato di aiutarmi; †
per questo canteremo sulle cetre
tutti i giorni della nostra vita, *
canteremo nel tempio del Signore.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

Ogni giorno della vita,
salvaci, Signore.

3a antifona

A te si deve lode, o Dio, in Sion! †

SALMO 64
Gioia delle creature di Dio per la sua provvidenza

Il Dio vivente.... non ha cessato di dar prova di sé concedendovi dal cielo piogge e stagioni ricche di frutti, fornendovi di cibo e riempiendo i vostri cuori di letizia (cfr At 14, 15.17).

A te si deve lode, o Dio, in Sion; *
† a te si sciolga il voto in Gerusalemme.
A te, che ascolti la preghiera, *
viene ogni mortale.

Pesano su di noi le nostre colpe, *
ma tu perdoni i nostri peccati.

Beato chi hai scelto e chiamato vicino, *
abiterà nei tuoi atri.
Ci sazieremo dei beni della tua casa, *
della santità del tuo tempio.

Con i prodigi della tua giustizia, †
tu ci rispondi, o Dio, nostra salvezza, *
speranza dei confini della terra e dei mari lontani.

Tu rendi saldi i monti con la tua forza, *
cinto di potenza.

Tu fai tacere il fragore del mare, †
il fragore dei suoi flutti, *
tu plachi il tumulto dei popoli.

Gli abitanti degli estremi confini *
stupiscono davanti ai tuoi prodigi:
di gioia fai gridare la terra, *
le soglie dell'oriente e dell'occidente.

Tu visiti la terra e la disseti: *
la ricolmi delle sue ricchezze.
Il fiume di Dio è gonfio di acque; *
tu fai crescere il frumento per gli uomini.

Così prepari la terra: †
ne irrighi i solchi, ne spiani le zolle, *
la bagni con le piogge e benedici i suoi germogli.

Coroni l'anno con i tuoi benefici, *
al tuo passaggio stilla l'abbondanza.
Stillano i pascoli del deserto *
e le colline si cingono di esultanza.

I prati si coprono di greggi, †
di frumento si ammantano le valli; *
tutto canta e grida di gioia.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

A te si deve lode, o Dio, in Sion!

Dal Vangelo di ✠ Gesù Cristo secondo Marco (8, 14-21)
In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un pane solo.
Allora egli li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!».
E quelli dicevano fra loro: «Non abbiamo pane».
Ma Gesù, accortosi di questo, disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non intendete e non capite ancora? Avete il cuore indurito?
Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate,
quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici».
«E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette».
E disse loro: «Non capite ancora?».

℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno

Accogli, o Padre buono,
il canto dei fedeli
nel giorno che declina.

Tu al sorger della luce
ci chiamasti al lavoro
nella mistica vigna;

or che il sole tramonta,
largisci agli operai
la mercede promessa.

Da' ristoro alle membra
e diffondi nei cuori
la pace del tuo Spirito.

La tua grazia sia pegno
della gioia perfetta
nella gloria dei santi.

A te sia lode, o Padre,
al Figlio e al Santo Spirito
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Non potete servire Dio e il denaro,
dice il Signore.

SALMO 48, 1-13 (I)
Vanità delle ricchezze

Difficilmente un ricco entra nel regno dei cieli (Mt 19, 23).

Ascoltate, popoli tutti, *
porgete orecchio abitanti del mondo,
voi nobili e gente del popolo, *
ricchi e poveri insieme.

La mia bocca esprime sapienza, *
il mio cuore medita saggezza;
porgerò l'orecchio a un proverbio, *
spiegherò il mio enigma sulla cetra.

Perché temere nei giorni tristi, *
quando mi circonda la malizia dei perversi?
Essi confidano nella loro forza, *
si vantano della loro grande ricchezza.

Nessuno può riscattare se stesso, *
o dare a Dio il suo prezzo.

Per quanto si paghi il riscatto di una vita, †
non potrà mai bastare *
per vivere senza fine, e non vedere la tomba.

Vedrà morire i sapienti; †
lo stolto e l'insensato periranno insieme *
e lasceranno ad altri le loro ricchezze.

Il sepolcro
sarà loro casa per sempre, †
loro dimora per tutte le generazioni, *
eppure hanno dato il loro nome alla terra.

Ma l'uomo nella prosperità non comprende, *
è come gli animali che periscono.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Non potete servire Dio e il denaro,
dice il Signore.

2a antifona

Radunate i vostri tesori in cielo,
dice il Signore.

Salmo 48, 14-21 (II)
L'umana ricchezza non salva

Stolto,... quello che hai preparato di chi sarà? Beato chi arricchisce davanti a Dio (cfr Lc 12, 20.21)

Questa è la sorte di chi confida in se stesso, *
l'avvenire di chi si compiace nelle sue parole.
Come pecore sono avviati agli inferi, *
sarà loro pastore la morte;

scenderanno a precipizio nel sepolcro, †
svanirà ogni loro parvenza: *
gli inferi saranno la loro dimora.

Ma Dio potrà riscattarmi, *
mi strapperà dalla mano della morte.

Se vedi un uomo arricchirsi, non temere, *
se aumenta la gloria della sua casa.
Quando muore, con sé non porta nulla, *
né scende con lui la sua gloria.

Nella sua vita si diceva fortunato: *
«Ti loderanno,
perché ti sei procurato del bene».

Andrà con la generazione dei suoi padri *
che non vedranno mai più la luce.

L'uomo nella prosperità non comprende, *
è come gli animali che periscono.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

Radunate i vostri tesori in cielo,
dice il Signore.

3a antifona

Gloria a te, Agnello immolato,
a te potenza e onore nei secoli!

CANTICO Ap 4, 11; 5, 9. 10. 12
Inno dei salvati

Tu sei degno, o Signore e Dio nostro,
di ricevere la gloria, *
l'onore e la potenza,

perché tu hai creato tutte le cose, †
per la tua volontà furono create, *
per il tuo volere sussistono.

Tu sei degno, o Signore,
di prendere il libro *
e di aprirne i sigilli,

perché sei stato immolato †
e hai riscattato per Dio con il tuo sangue *
uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione

e li hai costituiti per il nostro Dio
un regno di sacerdoti *
e regneranno sopra la terra.

L'Agnello che fu immolato è degno di potenza, †
ricchezza, sapienza e forza, *
onore, gloria e benedizione.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

Gloria a te, Agnello immolato,
a te potenza e onore nei secoli!

San Giovanni della Croce (1542-1591)

carmelitano, dottore della Chiesa

"Non intendete e non capite ancora?"

I teologi affermano che la fede è un abito certo e oscuro dell’anima. È abito oscuro perché induce a credere verità rivelate da Dio stesso, che sono al di sopra di ogni luce naturale e superano ... ogni umana comprensione. Ne consegue che la luce eccessiva della fede è per l’anima profonda oscurità, perché il più assorbe e vince il meno, come la luce del sole eclissa qualsiasi altra luce, al punto che questa scompare quando quella risplende vincendo la nostra potenza visiva. In tal modo questa rimane piuttosto accecata e priva della vista, perché la luce che riceve è sproporzionata ed eccessiva. Allo stesso modo la luce della fede, per sua natura prodigiosa, supera e quasi fa smarrire la nostra intelligenza...

Prendo un altro esempio...: se a un cieco nato, che non ha mai visto alcun colore, si volesse descrivergli il bianco o il giallo, per quanto si insista, egli non se ne potrà mai fare un’idea, perché non ha mai visto quei colori ...; gliene rimarrà solo il nome, che ha potuto sentire con l’udito... Lo stesso è della fede per l’anima: essa ci propone cose che non abbiamo mai visto né compreso...; non abbiamo al riguardo loro alcuna conoscenza naturale... Noi lo apprendiamo solo per sentito dire, credendo ciò che la fede c’insegna, ... mettendo da parte la nostra luce naturale. Difatti san Paolo afferma: "La fede dipende dunque dalla predicazione" (Rm 10,17). Quasi a voler dire che la fede non è una scienza che si ottiene tramite i sensi, ma è solo assenso dell’anima a ciò che essa percepisce attraverso l’udito... E' evidente dunque che la fede è per l'anima una notte profonda... Come ho detto, oscura e priva l’anima di qualsiasi altra conoscenza e scienza, perché si possa ben calcolare la sua funzione in questa parte della notte. Le altre scienze, infatti, si acquistano con la luce dell’intelletto, senza la quale, invece, si acquista la luce della fede; quando, anziché rinnegare la ragione, la si adopera, la fede viene meno. Per questo Isaia dice: "Se non crederete, non comprenderete" (Is 7,9).

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