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lunedì 6 aprile
Lunedì della Settimana Santa

Beato Michele Rua – Primo successore di Don Bosco

MICHELE RUA
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Michele Rua nasce a Torino il 9 giugno 1837, nel popolare quartiere di Borgo Dora, ultimo di nove figli.

Rimane presto orfano di padre, Giovanni Battista, che muore il 2 agosto 1845, e vive con la madre che ha un alloggio nell’azienda dove lavora (arsenale regio). Nell’autunno dello stesso anno incontra don Bosco e partecipa fin da subito all’oratorio diventando un entusiasta amico del futuro santo. Spinto sempre da don Bosco prende la strada del sacerdozio e il 3 ottobre 1853 riceve l’abito clericale ai Becchi di Castelnuovo Don Bosco in una cappella fatta costruire dal sacerdote astigiano.

Il 26 gennaio 1854 don Bosco radunò nella sua camera quattro giovani compagni, dando vita, forse inconsapevolmente, alla congregazione salesiana. Alla riunione erano presenti Giovanni Cagliero e Michele Rua che fu incaricato di stenderne il “verbale”.

Il 25 marzo, nella stanza di don Bosco, Michele fece la sua “professione” semplice: era il primo salesiano. A Valdocco sorgevano laboratori di calzoleria, di sartoria, di legatoria. Molti ragazzi vedevano cambiare la propria esistenza: alcuni poterono studiare, altri vi si radunavano la sera dopo il lavoro, altri ancora solo la domenica. Michele divenne il principale collaboratore del santo, nonostante la giovane età; ne conquistò la totale fiducia, aiutandolo anche nel trascrivere le bozze dei suoi libri, sovente di notte, rubando le ore al sonno. Di giorno si recava all’oratorio S. Luigi, dalle parti di Porta Nuova, in una zona piena di immigrati. I più emarginati erano i ragazzi che, dalle valli, scendevano in città in cerca di lavoro come spazzacamini. Michele, facendo catechismo e insegnando le elementari nozioni scolastiche, conobbe infinite storie di miseria.

Nel febbraio 1858 don Bosco scrisse le Regole della congregazione e il “fidato segretario” passò molte notti a copiare la sua pessima grafia. Insieme, le portarono a Roma, all’approvazione del Beato Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846-1878) che, di proprio pugno, le corresse.

Nel 1859 Pio IX ufficializzò la congregazione salesiana: don Bosco è Superiore Generale e  Michele diventa di fatto il “braccio destro” del santo. Un giorno disse: “traevo maggior profitto nell’osservare don Bosco, anche nelle sue azioni più umili, che a leggere e meditare un trattato di ascetismo.

Il 28 luglio 1860 Michele Rua venne finalmente ordinato sacerdote. Sull’altare della prima messa c’erano i fiori bianchi donati dagli spazzacamini dell’oratorio S. Luigi. Tre anni dopo fu mandato ad aprire la prima casa salesiana fuori Torino: un piccolo seminario a Mirabello Monferrato. Vi stette due anni e tornò in città mentre a Valdocco si costruiva la basilica di Maria Ausiliatrice. Don Rua divenne il riferimento di molteplici attività, rispondendo persino alle lettere indirizzate a don Bosco. Lavorava senza soste e nel luglio 1868 sfiorò persino la morte a causa di una peritonite. Dato per moribondo dai medici, guarì; qualcuno disse per intercessione di Don Bosco. Tra i ragazzi dell’oratorio, oltre settecento, nascevano diverse vocazioni religiose.

Nel 1868 si conclusero i lavori del santuario; nel 1872 si consacrarono le prime Figlie di Maria Ausiliatrice; nel 1875 partirono i primi missionari per l’Argentina guidati da don Cagliero. Nacquero i cooperatori e il bollettino salesiano. Valdocco aveva raggiunto proporzioni enormi, mentre a Roma Pp Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Pecci, 1878-1903) chiedeva alla congregazione la costruzione della basilica del Sacro Cuore. Don Bosco era spesso in viaggio per la Francia e la Spagna e don Rua gli era accanto.

Nel 1884 la salute del fondatore ormai declinava e fu il papa stesso a suggerirgli di pensare ad un successore. Don Rua il 7 novembre fu nominato, dal pontefice, vicario con diritto di successione.

Nel gennaio del 1888, nella notte tra il 30 e il 31, alla presenza di molti sacerdoti, accompagnò la mano del santo, nel dare l’ultima benedizione. Rimase poi inginocchiato, davanti alla salma, per oltre due ore.

Don Michele Rua fu un missionario instancabile, fedele interprete del sistema educativo preventivo. Percorrendo migliaia di chilometri visitò le case della congregazione sparse per il mondo, coordinandole come una sola grande famiglia. Diceva che i suoi viaggi gli avevano fatto vedere la “povertà ovunque”. La prima grande industrializzazione fece abbandonare ai contadini le proprie terre, per un misero salario guadagnato in fabbrica dopo interminabili giornate di lavoro. I salesiani toglievano dalla strada molti bambini aprendo oratori e scuole che, pur nella loro semplicità, diventavano in poco tempo centri di accoglienza e istruzione. Fu un grande innovatore in campo educativo: oltre alle scuole, in cui introdusse corsi professionali, organizzò ostelli e circoli sociali.

Dopo aver avuto la gioia di vedere don Bosco dichiarato “venerabile” (1907) e di aver finito di costruire la chiesa di Maria Liberatrice a Roma (1908), don Michele Rua si ammalò e fu costretto a restare al letto. Il suo aiutante Filippo Rinaldi (beatificato il 29 aprile 1990), lo assistette fino all’ultimo.

Muore nella notte tra il 5 e il 6 aprile 1910, mormorando una giaculatoria insegnatagli da don Bosco quando era un ragazzino: “Cara Madre, Vergine Maria, fate ch’io salvi l’anima mia”.

 

Aveva ricevuto da don Bosco 700 religiosi in 64 case disseminate in 6 paesi; lasciò, al suo successore, 4000 religiosi in 341 case sparse in 30 nazioni, tra cui Brasile, Messico, Ecuador, Cina, India, Egitto, Sudafrica.

 

Il “secondo padre della famiglia salesiana” fu sepolto a fianco del maestro; la sua tomba è ora venerata nella cripta della Basilica di Maria Ausiliatrice.

 

Michele Rua è stato innalzato agli onori dell’altare il 29 ottobre 1972 dal Beato Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978).

 

Significato del nome Michele : “chi [è grande, potente] come Dio?” (ebraico).

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℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen.

Inno

O Gesù redentore,
immagine del Padre,
luce d'eterna luce,
accogli il nostro canto.

Per radunare i popoli
nel patto dell'amore,
distendi le tue braccia
sul legno della croce.

Dal tuo fianco squarciato
effondi sull'altare
i misteri pasquali
della nostra salvezza.

A te sia lode, o Cristo,
speranza delle genti,
al Padre e al Santo Spirito
nei secoli dei secoli. Amen.

Oppure:

En acétum, fel, arúndo,
sputa, clavi, láncea:
mite corpus perforátur,
sanguis, unda prófluit
terra, pontus, astra, mundus,
quo lavántur flúmine!

Crux fidélis, inter omnes
arbor una nóbilis!
Nulla talem silva profert,
flore, fronde, germine.
Dulce lignum, dulci clavo,
dulce pondus sústinens!

Flecte ramos, arbor alta,
tensa laxa víscera,
et rigor lentéscat ille,
quem dedit natívitas,
ut supérni membra regis
miti tendas stípite.

Sola digna tu fuísti
ferre sæculi prétium,
atque portum præparáre
nauta mundo náufrago,
quem sacer cruor perúnxit,
fusus Agni córpore.

Æqua Patri Filióque,
inclito Paráclito,
sempitérna sit beátæ
Trinitáti glória,
cuius alma nos redémit
atque servat grátia. Amen.

1a antifona

Disse Gesù:
L'anima mia è triste fino alla morte:
restate qui e vegliate con me.

SALMO 41
Desiderio del Signore e del suo tempio

Chi ha sete venga: chi vuole attinga gratuitamente l'acqua della vita (Ap 22, 17).

Come la cerva anela ai corsi d'acqua, *
così l'anima mia anela a te, o Dio.
L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: *
quando verrò e vedrò il volto di Dio?

Le lacrime sono mio pane giorno e notte, *
mentre mi dicono sempre: «Dov'è il tuo Dio?».

Questo io ricordo, e il mio cuore si strugge: †
attraverso la folla avanzavo tra i primi *
fino alla casa di Dio,

in mezzo ai canti di gioia *
di una moltitudine in festa.

Perché ti rattristi, anima mia, *
perché su di me gemi?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, *
lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

In me si abbatte l'anima mia; †
perciò di te mi ricordo *
dal paese del Giordano e dell'Ermon,
dal monte Mizar.

Un abisso chiama l'abisso
al fragore delle tue cascate; *
tutti i tuoi flutti e le tue onde
sopra di me sono passati.

Di giorno il Signore mi dona la sua grazia, †
di notte per lui innalzo il mio canto: *
la mia preghiera al Dio vivente.

Dirò a Dio, mia difesa: †
«Perché mi hai dimenticato? *
Perché triste me ne vado, oppresso dal nemico?».

Per l'insulto dei miei avversari
sono infrante le mie ossa; *
essi dicono a me tutto il giorno:
«Dov'è il tuo Dio?».

Perché ti rattristi, anima mia, *
perché su di me gemi?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, *
lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Disse Gesù:
L'anima mia è triste fino alla morte:
restate qui e vegliate con me.

2a antifona

Ora è il giudizio di questo mondo;
ora è vinto il principe del mondo.

CANTICO Sir 36, 1-5. 10-13
Preghiera per il popolo santo di Dio

Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo (Gv 17, 3)

Abbi pietà di noi,
Signore Dio dell’universo e guarda, *
infondi il tuo timore su tutte le nazioni.

Alza la tua mano sulle nazioni straniere, *
perché vedano la tua potenza.

Come ai loro occhi ti sei mostrato santo
in mezzo a noi, *
così ai nostri occhi mostrati grande fra di loro.

Ti riconoscano, come noi abbiamo riconosciuto *
che non c'è un Dio fuori di te, Signore.
Rinnova i segni e compi altri prodigi, *
glorifica la tua mano e il tuo braccio destro.

Raduna tutte le tribù di Giacobbe, *
rendi loro il possesso come era al principio.

Abbi pietà, Signore,
del popolo chiamato con il tuo nome, *
di Israele che hai trattato come un primogenito.

Abbi pietà della città tua santa, *
di Gerusalemme tua dimora.
Riempi Sion del tuo splendore, *
il tuo popolo della tua gloria.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

Ora è il giudizio di questo mondo;
ora è vinto il principe del mondo.

3a antifona

Gesù, principio e compimento
della nostra fede,
accettò il disonore della croce:
ora siede alla destra di Dio.

SALMO 18 A
Inno al Dio creatore

Ci ha visitati dall'alto un sole che sorge... a dirigere i nostri passi sulla via della pace (Lc 1, 78.79)

I cieli narrano la gloria di Dio, *
e l'opera delle sue mani annunzia il firmamento.
Il giorno al giorno ne affida il messaggio *
e la notte alla notte ne trasmette notizia.

Non è linguaggio e non sono parole *
di cui non si oda il suono.
Per tutta la terra si diffonde la loro voce *
e ai confini del mondo la loro parola.

Là pose una tenda per il sole †
che esce come sposo dalla stanza nuziale, *
esulta come prode che percorre la via.

Egli sorge da un estremo del cielo †
e la sua corsa raggiunge l'altro estremo: *
nulla si sottrae al suo calore.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

Gesù, principio e compimento
della nostra fede,
accettò il disonore della croce:
ora siede alla destra di Dio.

Dal Vangelo di ✠ Gesù Cristo secondo Giovanni (12, 1-11)
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti.
Equi gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali.
Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento.
Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse:
«Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?».
Questo egli disse non perché gl'importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura.
I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti.
I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro,
perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen.

Inno

Ecco il vessillo della croce,
mistero di morte e di gloria:
l'artefice di tutto il creato
è appeso ad un patibolo.

Un colpo di lancia trafigge
il cuore del Figlio di Dio:
sgorga acqua e sangue, un torrente
che lava i peccati del mondo.

O albero fecondo e glorioso,
ornato d'un manto regale,
talamo, trono ed altare
al corpo di Cristo Signore.

O croce beata che apristi
le braccia a Gesù redentore,
bilancia del grande riscatto
che tolse la preda all'inferno.

Ave, o croce, unica speranza,
in questo tempo di passione,
accresci ai fedeli la grazia,
ottieni alle genti la pace. Amen.

Oppure:

Vexílla regis prodeunt;
fulget crucis mystérium,
quo carne carnis cónditor
suspénsus est patíbulo.

Quo, vulnerátus ínsuper
mucróne diro lánceæ,
ut nos laváret crímine,
manávit unda et sánguine.

Arbor decóra et fúlgida,
ornáta regis púrpura,
elécta digno stípite
tam sancta membra tángere!

Beáta, cuius brácchiis
sæcli pepéndit prétium:
statéra facta córporis,
prædam tulítque tártari.

Salve, ara, salve, víctima,
de passiónis glória,
qua vita mortem pértulit
et morte vitam réddidit.

O crux ave, spes única!
hoc passiónis témpore!
piis adáuge grátiam,
reísque dele crímina.

Te, fons salútis Trínitas,
colláudet omnis spíritus:
quos per crucis mystérium
salvas, fove per sæcula. Amen.

1a antifona

Non ha bellezza né apparenza;
l'abbiamo veduto: un volto sfigurato dal dolore.

SALMO 44, 2-10 (I)
Le nozze del Re

A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo: andategli incontro (Mt 25, 6)

Effonde il mio cuore liete parole, †
io canto al re il mio poema. *
La mia lingua è stilo di scriba veloce.

Tu sei il più bello tra i figli dell'uomo, †
sulle tue labbra è diffusa la grazia, *
ti ha benedetto Dio per sempre.

Cingi, prode, la spada al tuo fianco, †
nello splendore della tua maestà ti arrida la sorte, *
avanza per la verità, la mitezza e la giustizia.

La tua destra ti mostri prodigi: †
le tue frecce acute
colpiscono al cuore i tuoi nemici; *
sotto di te cadono i popoli.

Il tuo trono, Dio, dura per sempre; *
è scettro giusto lo scettro del tuo regno.

Ami la giustizia e l'empietà detesti: †
Dio, il tuo Dio ti ha consacrato *
con olio di letizia, a preferenza dei tuoi eguali.

Le tue vesti son tutte mirra, aloè e cassia, *
dai palazzi d'avorio ti allietano le cetre.
Figlie di re stanno tra le tue predilette; *
alla tua destra la regina in ori di Ofir.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Non ha bellezza né apparenza;
l'abbiamo veduto: un volto sfigurato dal dolore.

2a antifona

Al mio servo darò le moltitudini,
poiché si è offerto da sé alla morte.

Salmo 44, 11-18 (II)
La Regina e la Sposa

Vidi la nuova Gerusalemme... pronta come una sposa adorna per il suo sposo (Ap 21, 2)

Ascolta, figlia, guarda, porgi l'orecchio, *
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre;
al re piacerà la tua bellezza. *
Egli è il tuo Signore: pròstrati a lui.

Da Tiro vengono portando doni, *
i più ricchi del popolo cercano il tuo volto.

La figlia del re è tutta splendore, *
gemme e tessuto d'oro è il suo vestito.

E' presentata al re in preziosi ricami; *
con lei le vergini compagne a te sono condotte;
guidate in gioia ed esultanza, *
entrano insieme nel palazzo regale.

Ai tuoi padri succederanno i tuoi figli; *
li farai capi di tutta la terra.

Farò ricordare il tuo nome
per tutte le generazioni, *
e i popoli ti loderanno
in eterno, per sempre.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

Al mio servo darò le moltitudini,
poiché si è offerto da sé alla morte.

3a antifona

Dio ci ha colmato di beni
nel suo amatissimo Figlio:
dal sangue di lui noi siamo redenti.

CANTICO Ef 1, 3-10
Dio salvatore

Padre del Signore nostro Gesù Cristo, *
che ci ha benedetti
con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo.

In lui ci ha scelti *
prima della creazione del mondo,
per trovarci, al suo cospetto, *
santi e immacolati nell'amore.

Ci ha predestinati *
a essere suoi figli adottivi
per opera di Gesù Cristo, *
secondo il beneplacito del suo volere,

a lode e gloria
della sua grazia, *
che ci ha dato
nel suo Figlio diletto.

In lui abbiamo la redenzione
mediante il suo sangue, *
la remissione dei peccati
secondo la ricchezza della sua grazia.

Dio l'ha abbondantemente riversata su di noi
con ogni sapienza e intelligenza, *
poiché egli ci ha fatto conoscere
il mistero del suo volere,

il disegno di ricapitolare in Cristo
tutte le cose, *
quelle del cielo
come quelle della terra.

Nella sua benevolenza
lo aveva in lui prestabilito *
per realizzarlo
nella pienezza dei tempi.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

Dio ci ha colmato di beni
nel suo amatissimo Figlio:
dal sangue di lui noi siamo redenti.

Santa Gertrude di Helfta (1256-1301)

monaca bendettina

L'Araldo, Libro IV, SC 255

Dare ospitalità al Signore

Al ricordo dell'affetto del Signore che alla fine di quel giorno andò a Betania, come è scritto (cfr Mc 11,11), da Maria e Marta, Gertrude fu infuocata dal vivo desiderio di dare ospitalità al Signore.

Si avvicinò quindi ad un'immagine del Crocifisso e, baciando con profondo sentimento la piaga del suo costato santissimo, fece entrare in fondo al cuore il desiderio del Cuore pieno d'amore del Figlio di Dio, e lo supplicò, grazie alla potenza di tutte le preghiere che potrebbero mai sgorgare da quel Cuore infinitamente amorevole, di degnarsi di scendere nel piccolissimo e indegnissimo albergo del suo cuore. Nella sua benevolenza il Signore, sempre vicino a coloro che lo invocano (cfr Sal 145,18), le fece sentire la sua presenza così desiderata e le disse con dolce tenerezza: "Eccomi! Cosa dunque mi offrirai?" Ed ella: "Sii il benvenuto, tu che sei la mia unica salvezza e tutto il mio bene, che dico? il mio unico bene". Ed aggiunse: "Haimé! mio Signore, nella mia indegnità non ho preparato nulla che possa convenire alla vostra divina magnificenza; ma offro tutto il mio essere alla vostra bontà. Piena di desideri, vi prego di di degnarvi di preparare voi stesso in me ciò che può piacere di più alla vostra divina bontà". Il Signore le disse: "Se mi consenti di avere in te questa libertà, dammi la chiave che mi permette di prendere e rimettere senza difficoltà tutto ciò che mi piacerà sia per star bene che per rifarmi". Al che ella disse: "E quale è questa chiave?" Rispose il Signore: "La tua volontà!"

Queste parole le fecero comprendere che se qualcuno desidera ricevere il Signore come ospite, deve consegnargli la chiave della sua propria volontà, rimettendosi completamente al suo perfetto beneplacito e affidandosi totalmente alla sua dolce bontà per operare la sua salvezza in ogni cosa. Allora il Signore entra in quel cuore e in quell'anima per compiervi tutto ciò che il suo divino piacere può esigere.

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