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giovedì 28 maggio
Beato Luigi Biraghi

Sacerdote e Fondatore

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Luigi Biraghi nasce a Vignate (Milano) il 2 novembre 1801, quinto degli otto figli di Francesco e Maria Fini, agricoltori. Fu battezzato l’indomani della sua nascita nella parrocchia del paese natale, ma a pochi anni si trasferì con la famiglia a Cernusco sul Naviglio.

Dal 1813 al 1825 compì gli studi di umanità, filosofia e teologia rispettivamente nei seminari di Castello (Lecco), di Monza e di Milano, distinguendosi sempre. Appena diacono, fu incaricato dell’insegnamento delle lettere nei seminari minori, incarico che gli fu confermato dopo l’ordinazione presbiterale (28 maggio 1825) e che egli svolse per 10 anni con passione.

Nel 1833 la nomina a direttore spirituale nel seminario maggiore:  ufficio delicatissimo, al quale si impegnò con inesausta carità, esempio vivo, per i suoi chierici, di amore a Cristo ed alla sua Chiesa, di dedizione totale e di incondizionata obbedienza.

Nel 1841 il Cardinale Gaisruck lo aveva voluto tra i fondatori e redattori del periodico ecclesiastico L’Amico Cattolico. Don Biraghi vi si impegnò, con ardente spirito di apostolo, nel desiderio di riportare a Cristo la società moderna, guastata da fallaci ideologie e dall’illusoria fiducia nel progresso.

Convinto che base della civile società è la famiglia e che il cuore della famiglia è la donna, nel 1838 egli aveva aperto a Cernusco un collegio femminile ove le figlie della allora emergente borghesia ricevessero una seria formazione culturale ed una solida educazione cristiana.

Il metodo educativo da lui proposto alla giovane Marina Videmari, sua prima figlia spirituale, ed alle maestre, che a lei si erano aggregate, vivendo in comunità la loro consacrazione al Signore, ebbe tanto successo, che nel 1841 don Biraghi aprì a Vimercate un secondo collegio.

L’intensa attività di questi anni non lo distrasse però mai dalla cura dei seminaristi, che, anche dopo l’ordinazione, cercavano la sua guida ed i suoi consigli. Proprio la sua presenza tra i chierici durante l’insurrezione del marzo 1848 gli procurò una lunga inquisizione del governo austriaco, ristabilitosi in Lombardia; pertanto l’Arcivescovo Romilli non ne ottenne la nomina a canonico della chiesa metropolitana e a stento poté trattenerlo in seminario come professore. Don Biraghi accettò tutto con umiltà e si prestò ad ogni servizio che gli veniva chiesto, sostenendo pure, nel 1850, il sorgere dell’istituto milanese per le missioni estere ad opera dell’amico don Angelo Ramazzotti e del suo figlio spirituale, don Giuseppe Marinoni.

Dopo un viaggio a Vienna, nel 1853, solo nel 1855, ebbe il placet governativo alla nomina a dottore della Biblioteca Ambrosiana. In tale ufficio trascorse l’ultimo periodo della sua vita, prendendo dimora presso i Barnabiti di S. Alessandro. Mentre si dedicava agli studi di sacra archeologia e di storia ecclesiastica – pubblicando opere di ancor riconosciuto valore, quali gli Inni sinceri e carmi di S. Ambrogio – continuò ad assistere le suore Marcelline, canonicamente erette, nel 1852, e stabilite anche in Milano con i collegi di via Quadronno e via Amedei.

Erano gli anni della crisi politico-clericale milanese, che divise la diocesi tra sostenitori ed oppositori del governo italiano. Il Biraghi si mantenne al di sopra delle parti, tanto che il Beato Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846-1878) nel 1862, con lettera autografa, gli chiese di farsi mediatore tra il clero ambrosiano. Nonostante la sua imparzialità, fu vittima di attacchi da ambedue le parti. Tra le sue amarezze, gli fu di conforto, nel 1864, il ritrovamento dell’urna di S. Ambrogio e dei martiri Gervaso e Protaso, avvenuto sotto la sua direzione. Nel 1873, su proposta dell’arcivescovo, fu da Pio IX nominato Prelato domestico. Ricevette la notizia a Chambéry, dove stava progettando l’apertura di un sesto collegio delle Marcelline, dopo quello di Genova (1868).

Nel 1875 celebrò il 50° anniversario dell’ordinazione sacerdotale. Più tardi, libero da impegni pastorali diretti, mons. Biraghi consacrò tutte le sue energie, fino all’ultimo, alla formazione spirituale delle sue suore ed all’organizzazione della nuova Congregazione.

Nel 1879, poiché la sua salute destava preoccupazioni, fu ospitato nella foresteria di via Quadronno dalle Marcelline, che lo assistettero amorevolmente.

La mattina dell’11 agosto, si spense dolcemente, salutando una novizia con un “Arrivederci in Paradiso. Per me anche adesso, se Dio lo vuole… Sì… sia fatta la volontà di Dio!”. Fu sepolto nella tomba di famiglia a Cernusco sul Naviglio, ma poi nel 1951 le sue spoglie furono traslate nella Cappella della Casa-madre delle Marcelline sempre a Cernusco.

Il 27 ottobre 1971 il cardinale Giovanni Colombo, arcivescovo di Milano, diede inizio al processo diocesano per la sua beatificazione.

Mons. Luigi Biraghi fu dichiarato venerabile, il 20 dicembre 2003, da San Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) e elevato agli onori dell’altare, secondo le nuove norme, il 30 aprile 2006, nel Duomo di Milano.

Le Marcelline si occupano dell’istruzione e dell’educazione cristiana della gioventù e si dedicano all’apostolato missionario. L’istituto aveva ottenuto il pontificio decreto di lode da Pp Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Pecci, 1878-1903) il 5 febbraio 1897 e approvato definitivamente dalla Santa Sede il 25 luglio 1899.

Oltre che in Italia, sono presenti in Gran Bretagna, in Svizzera, in Albania, in Canada, in Messico, in Africa: la sede generalizia è a Milano. Al 31 dicembre 2005, la congregazione contava 711 religiose in 55 case.

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℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno

È asceso il buon pastore
alla destra del Padre,
veglia il piccolo gregge
con Maria nel cenacolo.

Dagli splendori eterni
scende il crisma profetico
che consacra gli apostoli
araldi del Vangelo.

Vieni, o divino Spirito,
con i tuoi santi doni
e rendi i nostri cuori
tempio della tua gloria.

O luce di sapienza,
rivelaci il mistero
del Dio trino ed unico,
fonte d'eterno amore. Amen.

1a antifona

Con ritmi di festa, canteremo:
Le mie fonti sono in te, città di Dio, alleluia.

SALMO 86
Gerusalemme, madre di tutti i popoli

La Gerusalemme di lassù è libera ed è la nostra madre (Gal 4, 26).

Le sue fondamenta sono sui monti santi; †
il Signore ama le porte di Sion *
più di tutte le dimore di Giacobbe.

Di te si dicono cose stupende, *
città di Dio.

Ricorderò Raab e Babilonia
fra quelli che mi conoscono; †
ecco, Palestina, Tiro ed Etiopia: *
tutti là sono nati.

Si dirà di Sion: «L'uno e l'altro è nato in essa *
e l'Altissimo la tiene salda».

Il Signore scriverà nel libro dei popoli: *
«Là costui è nato».
E danzando canteranno: *
«Sono in te tutte le mie sorgenti»

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Con ritmi di festa, canteremo:
Le mie fonti sono in te, città di Dio, alleluia.

2a antifona

Come un pastore, o Cristo,
raduni il tuo gregge
e lo guidi con amore, alleluia.

CANTICO Is 40, 10-17
Il buon pastore: Dio l'Altissimo e il Sapientissimo

Ecco io verrò presto e porterò con me il mio salario (Ap 22, 12).

Ecco, il Signore Dio viene con potenza, *
con il braccio egli detiene il dominio.
Ecco, egli ha con sé il premio *
e i suoi trofei lo precedono.

Come un pastore egli fa pascolare il gregge *
e con il suo braccio lo raduna;
porta gli agnellini sul petto *
e conduce pian piano le pecore madri.

Chi ha misurato con il cavo della mano
le acque del mare *
e ha calcolato l'estensione dei cieli con il palmo?

Chi ha misurato con il moggio la polvere della terra, †
ha pesato con la stadera le montagne *
e i colli con la bilancia?

Chi ha diretto lo spirito del Signore *
e come suo consigliere gli ha dato suggerimenti?

A chi ha chiesto consiglio, perché lo istruisse *
e gli insegnasse il sentiero della giustizia,
lo ammaestrasse nella scienza *
e gli rivelasse la via della prudenza?

Ecco, le nazioni son come una goccia da un secchio, †
contano come il pulviscolo sulla bilancia; *
ecco, le isole pesano quanto un granello di polvere.

Il Libano non basterebbe per accendere il rogo, *
né le sue bestie per l'olocausto.
Tutte le nazioni sono come un nulla davanti a lui, *
come niente e vanità sono da lui ritenute.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

Come un pastore, o Cristo,
raduni il tuo gregge
e lo guidi con amore, alleluia.

3a antifona

Grande è il Signore in mezzo a noi;
alto sopra tutti i popoli, alleluia.

SALMO 98
Santo è il Signore Dio nostro

Tu sei sopra i cherubini, tu che hai cambiato la miserabile condizione del mondo quando ti sei fatto come noi (sant'Atanasio).

Il Signore regna, tremino i popoli; *
siede sui cherubini, si scuota la terra.
Grande è il Signore in Sion, *
eccelso sopra tutti i popoli.

Lodino il tuo nome grande e terribile, *
perché è santo.

Re potente che ami la giustizia, †
tu hai stabilito ciò che è retto, *
diritto e giustizia tu eserciti in Giacobbe.

Esaltate il Signore nostro Dio, †
prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, *
perché è santo.

Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti, †
Samuele tra quanti invocano il suo nome: *
invocavano il Signore ed egli rispondeva.

Parlava loro da una colonna di nubi: †
obbedivano ai suoi comandi *
e alla legge che aveva loro dato.

Signore, Dio nostro, tu li esaudivi, †
eri per loro un Dio paziente, *
pur castigando i loro peccati.

Esaltate il Signore nostro Dio, †
prostratevi davanti al suo monte santo, *
perché santo è il Signore, nostro Dio.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

Grande è il Signore in mezzo a noi;
alto sopra tutti i popoli, alleluia.

Dal Vangelo di ✠ Gesù Cristo secondo Giovanni (17, 20-26)
In quel tempo Gesù, alzati gli occhi al cielo, così pregò:
«Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me;
perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola.
Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato.
E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno

Vieni, o Spirito creatore,
visita le nostre menti,
riempi della tua grazia
i cuori che hai creato.

O dolce consolatore,
dono del Padre altissimo,
acqua viva, fuoco, amore,
santo crisma dell'anima.

Dito della mano di Dio,
promesso dal Salvatore,
irradia i tuoi sette doni,
suscita in noi la parola.

Sii luce all'intelletto,
fiamma ardente nel cuore;
sana le nostre ferite
col balsamo del tuo amore.

Difendici dal nemico,
reca in dono la pace,
la tua guida invincibile
ci preservi dal male.

Luce d'eterna sapienza,
svelaci il grande mistero
di Dio Padre e del Figlio
uniti in un solo Amore. Amen.

1a antifona

A Cristo, figlio di Davide,
il Signore ha dato il regno, alleluia.

SALMO 131 1-10 (I)
Le promesse divine fatte a Davide

Il Signore gli darà il trono di Davide suo padre (Lc 1,  32).

Ricordati, Signore, di Davide, *
di tutte le sue prove,
quando giurò al Signore, *
al Potente di Giacobbe fece voto:

«Non entrerò sotto il tetto della mia casa, *
non mi stenderò sul mio giaciglio,
non concederò sonno ai miei occhi *
né riposo alle mie palpebre,

finché non trovi una sede per il Signore, *
una dimora per il Potente di Giacobbe».

Ecco, abbiamo saputo che era in Efrata, *
l'abbiamo trovata nei campi di Iàar.
Entriamo nella sua dimora, *
prostriamoci allo sgabello dei suoi piedi.

Alzati, Signore, verso il luogo del tuo riposo, *
tu e l'arca della tua potenza.
I tuoi sacerdoti si vestano di giustizia, *
i tuoi fedeli cantino di gioia.

Per amore di Davide tuo servo *
non respingere il volto del tuo consacrato.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

A Cristo, figlio di Davide,
il Signore ha dato il regno, alleluia.

2a antifona

A Cristo, unico sovrano,
Re dei re, Signore dei signori,
gloria! Alleluia!

SALMO 131, 11-18 (II)
Elezione di Davide e di Sion

Ora appunto ad Abramo e alla sua discendenza furono fatte le promesse… cioè a Cristo (Gal 3, 16)

Il Signore ha giurato a Davide †
e non ritratterà la sua parola: *
«Il frutto delle tue viscere
io metterò sul tuo trono!

Se i tuoi figli custodiranno la mia alleanza †
e i precetti che insegnerò ad essi, *
anche i loro figli per sempre
sederanno sul tuo trono».

Il Signore ha scelto Sion, *
l'ha voluta per sua dimora:
«Questo è il mio riposo per sempre; *
qui abiterò, perché l'ho desiderato.

Benedirò tutti i suoi raccolti, *
sazierò di pane i suoi poveri.
Rivestirò di salvezza i suoi sacerdoti, *
esulteranno di gioia i suoi fedeli.

Là farò germogliare la potenza di Davide, *
preparerò una lampada al mio consacrato.
Coprirò di vergogna i suoi nemici, *
ma su di lui splenderà la corona».

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

A Cristo, unico sovrano,
Re dei re, Signore dei signori,
gloria! Alleluia!

3a antifona

Chi è forte come te, o Signore?
Chi è come te, meraviglioso in santità?
Alleluia.

CANTICO Ap 11, 17-18; 12, 10b-12a
Il giudizio di Dio

Noi ti rendiamo grazie,
Signore Dio onnipotente, *
che sei e che eri,

perché hai messo mano
alla tua grande potenza, *
e hai instaurato il tuo regno.

Le genti fremettero, †
ma è giunta l'ora della tua ira, *
il tempo di giudicare i morti,

di dare la ricompensa ai tuoi servi, †
ai profeti e ai santi *
e a quanti temono il tuo nome, piccoli e grandi.

Ora si è compiuta la salvezza,
la forza e il regno del nostro Dio *
e la potenza del suo Cristo,

poiché è stato precipitato l'Accusatore; †
colui che accusava i nostri fratelli, *
davanti al nostro Dio giorno e notte.

Essi lo hanno vinto per il sangue dell'Agnello †
e la testimonianza del loro martirio, *
perché hanno disprezzato la vita fino a morire.

Esultate, dunque, o cieli, *
rallegratevi e gioite,
voi tutti che abitate in essi.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

Chi è forte come te, o Signore?
Chi è come te, meraviglioso in santità?
Alleluia.

San Massimo il Confessore (ca 580-662)

monaco e teologo

Centuria sulla teologia VII, n. 87, 89

Il movimento dell'amore

Dio stesso ha suscitato e generato l'"agape" e l'"eros". E' lui stesso che ha portato all'esterno, cioè verso le creature, quell'amore che è in lui. Perciò è detto: "Dio è amore (agape)" (1Gv 4,16), e ancora: "E' dolcezza e desiderio" (Cant 5,16 LXX), cioè "eros". Chi è amato e veramente amabile è lui stesso. Quindi, da una parte si dice che l'"eros" innamorato viene da lui e che lui stesso, che ha generato l'"eros", è veramente amabile e amato, desiderabile e degno di essere scelto: egli mette in moto gli esseri che vegliano a ciò. Coloro a cui arriva la potenza del suo desiderio lo desiderano con la stessa misura. (...)

Il movimento 'innamorato' del bene, che preesiste nel bene, che è semplice, che si muove da se stesso e proviene dal bene, ritorna subito alla sua origine, poiché non ha né fine né inizio. Tale movimento significa slancio perenne verso il divino e l'unione con lui. Infatti l'unione d'amore con Dio si eleva e si situa al di sopra di ogni unione.

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