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giovedì 27 febbraio
San Gabriele dell'Addolorata

Passionista

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Gabriele dell’Addolorata, al secolo Francesco Possenti,  undicesimo di tredici figli, nasce il 1° marzo 1838 ad Assisi, città di cui il padre Sante era governatore e che allora faceva parte dello Stato Pontificio, sotto Gregorio XVI (Bartolomeo Cappellari, 1831-1846) prima e il Beato Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846-1878) dopo. Fu battezzato il giorno stesso della sua nascita nella stessa fonte in cui lo fu S. Francesco d’Assisi, di cui gli venne imposto il nome.

Francesco conduceva una vita normale per un giovane. Era noto per la sua personalità affettuosa ed estroversa, il suo amore per il ballo, la caccia ed il teatro. Rischiò più volte la vita nelle sue spedizioni di caccia.

Durante la processione dell’icona della Madonna dell’Addolorata, Francesco capì che la felicità non l’avrebbe trovata nel matrimonio ma bensì nella vita sacerdotale e a 18 anni salutò il padre e i fratelli (la madre, Agnese Frisciotti, era morta quando Francesco aveva quattro anni) e partì per Morrovalle (MC) per seguire il noviziato presso i Padri Passionisti assumendo il nome di Gabriele dell’Addolorata.

La scelta della vita religiosa per lui fu radicale fin dall’inizio. Aveva trovato finalmente la sua felicità. Scriveva ai familiari: “La mia vita è una continua gioia. Non cambierei un quarto d’ora di questa vita“.

Durante il noviziato coltivò un grande amore per il Cristo Crocifisso e la Madonna Addolorata. Infatti, oltre al voto di diffondere la devozione al Cristo Crocifisso, comune a tutti i Passionisti, Gabriele prese anche quello di diffondere la devozione per la Madonna dell’Addolorata.

Venne presto colpito dalla tubercolosi, ma mantenne tutte le sue forme abituali di mortificazione del corpo, implorò di essere portato alla Messa, e mantenne la sua abituale allegria, al punto che gli altri novizi erano desiderosi di passare il tempo al suo capezzale.

Prima che potesse venire ordinato sacerdote, Gabriele muore, all’età di 24 anni, il  27 febbraio 1862, nel convento passionista di Isola del Gran Sasso (TE) stringendo al petto un’immagine della Madonna Addolorata.

Gabriele dell’Addolorata  è stato canonizzato da Pp Benedetto XV (Giacomo della Chiesa, 1914-1922) il 13 maggio 1920 e, successivamente, dichiarato patrono della gioventù cattolica.

San Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli, 1958-1963) lo ha nominato, nel 1959, patrono dell’Abbruzzo, dove passò gli ultimi due anni della sua vita. La Chiesa invoca la sua protezione anche per gli studenti, i seminaristi, i novizi e gli ecclesiastici.

Ogni anno numerosi pellegrini si recano nel Santuario di S. Gabriele ad Isola del Gran Sasso per visitare la sua tomba ed il convento dove visse gli ultimi anni. Il culto di S. Gabriele è diffuso soprattutto fra i giovani cattolici italiani; emigranti italiani ne hanno diffuso il culto anche negli USA, in America Centrale e Meridionale.

Il culto di S. Gabriele viene diffuso anche dall’ordine Passionista. Numerose persone hanno riferito di miracoli ottenuti attraverso la sua intercessione.

Santa Gemma Galgani sostenne che l’intercessione di S. Gabriele l’aveva curata dalla malattia e l’aveva condotta ad una vocazione passionista.

Ogni anno, quando mancano 100 giorni all’inizio dell’esame di stato delle scuole medie superiori, migliaia di studenti dell’Abruzzo si recano al santuario per assistere alla messa e pregare per il buon esito dell’esame.

Significato del nome Gabriele: “uomo di Dio” (assiro), “fortezza di Dio” (ebraico).

Per approfondimenti:

>>> La vita del Santo

Accedi qui all'archivio dei santi del giorno

℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen.

Inno

Nella santa assemblea,
o nel segreto dell'anima,
prostriamoci e imploriamo
la divina clemenza.

Dall'ira del giudizio
liberaci, o Padre buono;
non togliere ai tuoi figli
il segno della tua gloria.

Ricorda che ci plasmasti
col soffio del tuo Spirito:
siam tua vigna, tuo popolo,
e opera delle tue mani.

Perdona i nostri errori,
sana le nostre ferite,
guidaci con la tua grazia
alla vittoria pasquale.

Sia lode al Padre altissimo,
al Figlio e al Santo Spirito
com'era nel principio,
ora e nei secoli eterni. Amen.

1a antifona

Fin dal mattino, o Dio,
fa' sentire il tuo amore per noi.

SALMO 142, 1-11
Preghiera nella tribolazione

Siamo giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge (Gal 2, 16).

Signore, ascolta la mia preghiera, †
porgi l'orecchio alla mia supplica,
tu che sei fedele, *
e per la tua giustizia rispondimi.

Non chiamare in giudizio il tuo servo: *
nessun vivente davanti a te è giusto.

Il nemico mi perseguita, *
calpesta a terra la mia vita,
mi ha relegato nelle tenebre *
come i morti da gran tempo.

In me languisce il mio spirito, *
si agghiaccia il mio cuore.

Ricordo i giorni antichi, †
ripenso a tutte le tue opere, *
medito sui tuoi prodigi.

A te protendo le mie mani, *
sono davanti a te come terra riarsa.
Rispondimi presto, Signore, *
viene meno il mio spirito.

Non nascondermi il tuo volto, *
perché non sia come chi scende nella fossa.
Al mattino fammi sentire la tua grazia, *
poiché in te confido.

Fammi conoscere la strada da percorrere, *
perché a te si innalza l'anima mia.
Salvami dai miei nemici, Signore, *
a te mi affido.

Insegnami a compiere il tuo volere, †
perché sei tu il mio Dio. *
Il tuo spirito buono mi guidi in terra piana.

Per il tuo nome, Signore, fammi vivere, *
liberami dall'angoscia, per la tua giustizia.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Fin dal mattino, o Dio,
fa' sentire il tuo amore per noi.

2a antifona

Il Signore farà scorrere su Gerusalemme
un fiume di pace e di salvezza.

CANTICO Is 66, 10-14a
Nella città di Dio consolazione e gioia

La Gerusalemme di lassù è libera ed è la nostra madre (Gal 4, 26)

Rallegratevi con Gerusalemme, *
esultate per essa quanti la amate.
Sfavillate di gioia con essa *
voi tutti che avete partecipato al suo lutto.

Così succhierete al suo petto †
e vi sazierete delle sue consolazioni; *
succhierete con delizia
all'abbondanza del suo seno.

Poiché così dice il Signore: †
«Ecco io farò scorrere verso di essa
la prosperità come un fiume; *
come un torrente in piena la ricchezza dei popoli;

i suoi bimbi saranno portati in braccio, *
sulle ginocchia saranno accarezzati.

Come una madre consola un figlio, †
così io vi darò consolazione;*
in Gerusalemme sarete consolati.

Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore, *
le vostre ossa saranno rigogliose
come erba fresca».

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

Il Signore farà scorrere su Gerusalemme
un fiume di pace e di salvezza.

3a antifona

È bello cantare al nostro Dio,
dolce è lodarlo.

SALMO 146
Potenza e bontà del Signore

L’anima mia magnifica il Signore, perché grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente (Lc 1, 46. 49).

Lodate il Signore: †
è bello cantare al nostro Dio, *
dolce è lodarlo come a lui conviene.

Il Signore ricostruisce Gerusalemme, *
raduna i dispersi d'Israele.
Risana i cuori affranti *
e fascia le loro ferite;

egli conta il numero delle stelle *
e chiama ciascuna per nome.

Grande è il Signore, onnipotente, *
la sua sapienza non ha confini.
Il Signore sostiene gli umili, *
ma abbassa fino a terra gli empi.

Cantate al Signore un canto di grazie, *
intonate sulla cetra inni al nostro Dio.

Egli copre il cielo di nubi, †
prepara la pioggia per la terra, *
fa germogliare l'erba sui monti.

Provvede il cibo al bestiame, *
ai piccoli del corvo che gridano a lui.
Non fa conto del vigore del cavallo, *
non apprezza l'agile corsa dell'uomo.

Il Signore si compiace di chi lo teme, *
di chi spera nella sua grazia.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

È bello cantare al nostro Dio,
dolce è lodarlo.

Dal vangelo  secondo Luca (9, 22-25)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell'uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.
Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà.»
Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?»

℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen.

Inno

Accogli, o Dio pietoso,
le preghiere e le lacrime
che il tuo popolo effonde
in questo tempo santo.

Tu che scruti e conosci
i segreti dei cuori,
concedi ai penitenti
la grazia del perdono.

Grande è il nostro peccato,
ma più grande è il tuo amore:
cancella i nostri debiti
a gloria del tuo nome.

Risplenda la tua lampada
sopra il nostro cammino,
la tua mano ci guidi
alla meta pasquale.

Ascolta, o Padre altissimo,
tu che regni nei secoli
con il Cristo tuo Figlio
e lo Spirito Santo. Amen.

1a antifona

Dio, mio amore, mio rifugio,
in te io confido.

SALMO 143, 1-8 (I)
La preghiera del Re per la vittoria e per la pace

Le sue mani si sono mosse alla guerra quando vinse il regno del male. Ha detto infatti: Abbiate fiducia, io ho vinto il mondo (cf. Gv 16, 33) (S. Ilario).

Benedetto il Signore, mia roccia, †
che addestra le mie mani alla guerra, *
le mie dita alla battaglia.

Mia grazia e mia fortezza, *
mio rifugio e mia liberazione,
mio scudo in cui confido, *
colui che mi assoggetta i popoli.

Signore, che cos'è un uomo perché te ne curi? *
Un figlio d'uomo perché te ne dia pensiero?
L'uomo è come un soffio, *
i suoi giorni come ombra che passa.

Signore, piega il tuo cielo e scendi, *
tocca i monti ed essi fumeranno.
Le tue folgori disperdano i nemici, *
lancia frecce, sconvolgili.

Stendi dall'alto la tua mano, †
scampami e salvami dalle grandi acque, *
dalla mano degli stranieri.

La loro bocca dice menzogne *
e alzando la destra giurano il falso.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Dio, mio amore, mio rifugio,
in te io confido.

2a antifona

Beato il popolo,
che ha Dio per Signore.

Salmo 143, 9-15 (II)
Preghiera del Re

In Cristo Gesù Dio ha mostrato nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi (Ef 2, 6. 7).

Mio Dio, ti canterò un canto nuovo, *
suonerò per te sull'arpa a dieci corde;
a te, che dai vittoria al tuo consacrato, *
che liberi Davide tuo servo.

Salvami dalla spada iniqua, *
liberami dalla mano degli stranieri;
la loro bocca dice menzogne *
e la loro destra giura il falso.

I nostri figli siano come piante *
cresciute nella loro giovinezza;
le nostre figlie come colonne d'angolo *
nella costruzione del tempio.

I nostri granai siano pieni, *
trabocchino di frutti d'ogni specie;

siano a migliaia i nostri greggi, †
a miriadi nelle nostre campagne; *
siano carichi i nostri buoi.

Nessuna breccia, nessuna incursione, *
nessun gemito nelle nostre piazze.

Beato il popolo che possiede questi beni: *
beato il popolo il cui Dio è il Signore.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

Beato il popolo,
che ha Dio per Signore.

3a antifona

Ora si è compiuta la salvezza
e il regno del nostro Dio.

CANTICO Ap 11, 17-18; 12, 10b-12a
Il giudizio di Dio

Noi ti rendiamo grazie,
Signore Dio onnipotente, *
che sei e che eri, 

perché hai messo mano
alla tua grande potenza, *
e hai instaurato il tuo regno. 

Le genti fremettero, †
ma è giunta l'ora della tua ira, *
il tempo di giudicare i morti, 

di dare la ricompensa ai tuoi servi, †
ai profeti e ai santi *
e a quanti temono il tuo nome, piccoli e grandi.

Ora si è compiuta la salvezza,
la forza e il regno del nostro Dio *
e la potenza del suo Cristo, 

poiché è stato precipitato l'Accusatore; †
colui che accusava i nostri fratelli, *
davanti al nostro Dio giorno e notte. 

Essi lo hanno vinto per il sangue dell'Agnello †
e la testimonianza del loro martirio, *
perché hanno disprezzato la vita fino a morire. 

Esultate, dunque, o cieli, *
rallegratevi e gioite,
voi tutti che abitate in essi.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

Ora si è compiuta la salvezza
e il regno del nostro Dio.

San Francesco di Sales (1567-1622)

vescovo di Ginevra, dottore della Chiesa

Colloqui

La rinuncia a se stessi

L'amore che abbiamo per noi stessi (...) è affettivo ed effettivo. L'amore effettivo è quello che possiedono i grandi, ambiziosi di onore e ricchezze, che si procurano un'infinità di beni e non sono mai sazi di acquistarne: questi – dico io – si amano molto di questo amore effettivo. Ma ce ne sono altri che si amano di più dell'amore affettivo: questi sono molto teneri con se stessi e non fanno altro che coccolarsi, curarsi e cercar conforto: hanno una tale paura di tutto ciò che potrebbe far loro male, che fanno una grande pena. (...)

Questo atteggiamento è tanto più insopportabile quando riguarda le cose spirituali, piuttosto che quelle corporali; soprattutto se è praticato o reiterato dalle persone più spirituali, che vorrebbero esser sante subito, senza che costi loro nulla, nemmeno la lotta provocata dalla parte inferiore dell'anima per la ripugnanza verso ciò che è contro natura. (...)

Ripugnare ciò che ci fa ribrezzo, far tacere le nostre preferenze, mortificare gli affetti, mortificare giudizi e rinunciare alla propria volontà è una cosa che l'amore effettivo e tenero che abbiamo in noi non può permettersi senza gridare: quanto costa! E così non facciamo nulla. (...)

Meglio portare una piccola croce di paglia messami sulle spalle senza che lo scegliessi, che andare a tagliarne una ben più grande nel legno con molto lavoro e portarla poi con gran pena. E sarò più gradito a Dio con la croce di paglia che con quella che mi sarei fabbricato con più pena e sudore, e che porterei con più soddisfazione a causa dell'amor proprio che si compiace tanto delle sue invenzioni e molto poco a lasciarsi semplicemente guidare e condurre.

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