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San Giovanni Battista Piamarta

Sacerdote e fondatore

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Battista Piamarta nasce a Brescia il 26 novembre 1841 da una famiglia povera. Suo padre, Giuseppe, era barbiere e sua madre, Regina Ferrario, pia e vera educatrice di figli, era cucitrice.

Orfano a 9 anni di madre, impossibilitato il padre a seguirne l’educazione, venne affidato al nonno materno. Frequentò l’Oratorio parrocchiale di S. Tommaso al quale rimase sempre legato per tutta la vita. Tredicenne, durante le vacanze a Vallio Terme (BS) presso parenti, fu dal parroco del luogo don Pancrazio Pezzana, accolto in casa, e avendone conosciuto l’indole e la vocazione al sacerdozio, avviato, a sue spese, in Seminario.

Pur debole in salute, fu chierico diligente e pio. Fu ammesso agli ordini minori nel 1862 e nel 1863, al sottodiaconato, il 17 dicembre 1864, al diaconato, il 10 giugno 1865.

Ordinato sacerdote il 24 dicembre 1865 celebrò la prima messa a Bedizzole, dove don Pezzana era diventato arciprete, il 25 dicembre, giorno di Natale.

Curato per tre anni a Carzago Riviera, il 5 aprile 1869 passò, accanto a don Pezzana, a Bedizzole dedicandosi all’educazione della gioventù, che continuò poi, dal 5 dicembre 1870, sempre accanto a don Pezzana, divenuto prevosto, nella parrocchia di S. Alessandro a Brescia.

In seguito diventa parroco di Pavone Mella. Le prime esperienze oratoriane sono per lui una preziosa possibilità di conoscere da vicino la gioventù alle prese con il duro mondo delle fabbriche della nascente industria bresciana.

Edificante, zelante, buon organizzatore, portò la parrocchia fuori dalle secche di una ordinarietà amorfa e di un crescente indifferentismo e anticlericalismo.

Nei 13 anni di fecondo apostolato coglie risultati ammirabili e la grande ammirazione dei suoi ragazzi. Il segreto del suo “successo” era semplice: la forza della preghiera. “Se io non facessi due-tre ore di orazione ogni mattina, non potrei portare il peso che il buon Dio mi ha imposto”, raccontava don Giovanni Battista.

Il realizzarsi il 3 dicembre 1886, attraverso l’azione sua, congiunta a quella di mons. Pietro Capretti, figura eminente del clero bresciano, di un “Istituto Artigianelli”, lo indusse nel 1887 a rinunciare alla parrocchia e a dedicarsi anima e corpo all’istituzione.

Seppur fra enormi difficoltà economiche e incomprensioni, anche da parte del vescovo mons. Corna Pellegrini, che nel 1888 voleva sciogliere l’Istituto, l’opera continuò. Al contrario, la crescita degli “artigianelli” non si ferma più, si moltiplicano i fabbricati ed i laboratori e i giovani ricevono una preparazione tecnica, religiosa e umana ovunque riconosciuta.

Pochi anni dopo, p. Piamarta rivolge la sua sollecitudine anche al mondo dell’agricoltura, dando origine, con p. Giovanni Bonsignori, alla Colonia Agricola di Remedello (BS), allo scopo di ridare vitalità e dignità al mondo agricolo e rimediare alla piaga dell’emigrazione.

Fu instancabile direttore di spirito di anime elette e di raffinata spiritualità sia religiose che laiche come di anime semplici e umili. Predicò ritiri, esercizi; fu confessore in Seminario e nell’Istituto di Maria Bambina.

Aderì  alla Lega O’Connell, provvedendo alla stampa del quotidiano cattolico “Il cittadino di Brescia” e poi di: “La Voce del Popolo“, “Il frustino“, “Scuola Italiana moderna“, “La madre cattolica“, ecc. Man mano che l’Istituto si ampliava p. Piamarta dovette affrontare una sorda ostilità anticlericale sulla “Provincia di Brescia“, “Brescia Nuova” ecc. ma, con tenacia e concretezza, riuscì a creare una struttura economica e imprenditoriale di notevole prestigio e articolata in sezioni che diedero un rilevante numero di migliori sarti, muratori, falegnami, tipografi ecc. di Brescia.

Attorno a don Giovanni Battista si radunano presto alcuni religiosi, che condividono gli ideali e le fatiche della sua missione. Nel marzo del 1900 nasce così la Famiglia Religiosa, composta da sacerdoti e laici dediti all’educazione dei giovani: p. Piamarta diventa il fondatore della “Congregazione Sacra Famiglia di Nazareth“, che continua ancora oggi la sua opera.

Gli ultimi anni della sua esistenza furono un vero calvario: alla sciatica, dolorosissima, si aggiunsero disturbi cardiaci, di circolazione e di stomaco, insonnia ed emiplegie seguite ad attacchi di paralisi. Il 9 aprile 1913, mentre era in visita alla Colonia di Remedello, ebbe un ultimo attacco. Intuì che l’ora suprema si avvicinava rapidamente e l’attese con serenità di spirito. Il 23 seguente chiese ed ottenne il S. Viatico che ricevette con grande fervore.

Poi si addormentò placidamente nel Signore: erano le ore 8 del 25 aprile 1913.

Nel 1926 la salma fu traslata nella chiesa dell’Istituto degli Artigianelli, in segno di riconoscenza verso il benemerito Fondatore, a perenne memoria della sua eroica carità.
La “Congregazione Sacra Famiglia di Nazareth” oggi è presente in tre continenti: in Europa (Italia) con dieci comunità; in America Latina con dieci comunità (quattro in Brasile del Nord, quattro in Brasile del Sud e due in Cile); in Africa (Angola) con due comunità e in Mozambico con una comunità.

L’undici febbraio 1943, a mons. Giacinto Tredici, Vescovo della Diocesi, la Congregazione presentò istanza perché fosse dato il via al processo canonico per la beatificazione del suo Fondatore. Il 22 marzo 1986 la Chiesa riconobbe le Virtù eroiche di Giovanni Battista Piamarta. L’otto aprile 1997  San Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) firmò e promulgò il decreto «super miraculo»; con quell’atto Padre Giovanni Battista Piamarta veniva innalzato agli onori dell’altare il 12 ottobre dello stesso anno.

Giovanni Battista Piamarta è stato canonizzato a Roma, da Papa Benedetto XVI (Joseph Ratzinger, 2005-2013), il 21 ottobre 2012, all’occasione della giornata mondiale delle missioni.

Per approfondimenti:

>>> Giovanni Battista Piamarta



Fonti principali: calino.it; piamarta.org; wikipedia.org (“RIV./gpm”).

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