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martedì 18 Gennaio |
Santa Margherita d'Ungheria
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Preghiera del giorno
Meditazione del giornogiovedì 2 Dicembre

San Claudio La Colombière (1641-1682)

gesuita

Diario spirituale

Aggrapparsi all'Eterno, nostra roccia

Pensando all'eternità di Dio, me la sono immaginata come una roccia immobile sulla riva di un fiume, dalla quale il Signore vede passare tutte le creature senza muoversi e senza mai passare lui stesso. Tutti gli uomini che si aggrappano alle cose create mi sembravano come quelli che, trasportati dalla corrente dell'acqua, si aggrappano a una tavola, a un tronco d'albero o a grumi di schiuma che prendono per qualcosa di solido. Tutto questo viene portato via dal torrente; gli amici muoiono, la salute si consuma, la vita passa, si arriva all'eternità portati su questi supporti temporanei come su un grande mare, dove non si può fare a meno di entrare e perdersi.

Ti rendi conto di quanto sei stato imprudente a non aggrapparti alla roccia, all'Eterno, al Signore; vorresti tornare, ma le onde ti hanno portato troppo lontano, non puoi tornare, devi necessariamente perire con le cose che periscono. Ma un uomo che si aggrappa a Dio vede senza paura il pericolo e la perdita di tutti gli altri; qualunque cosa accada, qualunque rivoluzione avvenga, è sempre sulla sua roccia; Dio non può sfuggirgli; ha abbracciato solo lui, è sempre preso da lui; le avversità gli danno solo motivo di gioire della buona scelta che ha fatto. Egli possiede sempre il suo Dio; la morte dei suoi amici, dei suoi genitori, di coloro che lo stimano e lo favoriscono, la distanza, il cambiamento di lavoro o di luogo, l'età, la malattia, la morte non gli tolgono nulla del suo Dio. Egli è sempre ugualmente contento, dicendo nella pace e nella gioia della sua anima: "Il mio bene è stare vicino a Dio: nel Signore Dio ho posto il mio rifugio" (Sal 73,28).

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