Ricevi Aleteia tutti i giorni
Comincia la tua giornata nel modo migliore: leggi la newsletter di Aleteia
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia
Oggi festeggiamo anche...

giovedì 19 settembre
San Gennaro

Vescovo di Napoli e Martire

JANUARIUS
Condividi

Gennaro è il santo Patrono principale di Napoli e, negli ultimi anni del pontificato di San Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005), è tornato ad essere patrono delle due Sicilie, cioè del sud Italia.

Sulla sua vita non si hanno notizie storicamente documentate. Nato a Napoli nella seconda metà del III secolo, la sua storia è stata tramandata da opere agiografiche dove la realtà e la leggenda spesso si intrecciano e mescolano in un unico racconto, i cui elementi storici non sempre sono facilmente distinguibili. Il fatto che portò alla consacrazione di Gennaro sarebbe avvenuto all’inizio del IV secolo, durante la persecuzione dei cristiani da parte dell’imperatore Diocleziano.

Gennaro era il vescovo di Benevento e si recò insieme al lettore Desiderio ed al diacono Festo in visita ai fedeli a Pozzuoli. Il diacono di Miseno, Sossio – già amico di Gennaro che era venuto a trovarlo in passato a Miseno per discutere di fede e leggi divine -, volendo recarsi ad assistere alla visita pastorale, fu invece arrestato lungo la strada per ordine del persecutore Dragonzio, governatore della Campania. Gennaro, insieme a Festo e Desiderio, si recarono allora in visita dal prigioniero, ma, avendo intercesso per la sua liberazione, ed avendo fatto professione di fede cristiana, furono anch’essi arrestati e condannati da Dragonzio ad essere sbranati dagli orsi nell’anfiteatro di Pozzuoli. Il giorno dopo, tuttavia, per l’assenza del governatore stesso, impegnato altrove, il supplizio fu sospeso. Dragonzio comandò allora che a Gennaro ed ai suoi compagni venisse troncata la testa. Condotti nei pressi del Forum Vulcani (l’attuale Solfatara di Pozzuoli), essi furono decapitati nell’anno 305; il corpo di Gennaro sarebbe stato sepolto nell’Agro Marciano (Fuorigrotta?).

Secondo la tradizione, subito dopo la decapitazione sarebbe stato conservato del sangue, come era abitudine a quel tempo, raccolto da una pia donna di nome Eusebia che lo racchiuse in due ampolle; esse sono divenute un attributo iconografico tipico di S. Gennaro. Il racconto della pia donna è tuttavia recente e compare pubblicato per la prima volta solo nel 1579, nel volume del canonico napoletano Paolo Regio su “Le vite de’ sette Santi Protettori di Napoli”.

Documenti liturgici molto antichi, come il calendario cartaginese (redatto poco dopo il 505) ed il Martirologio Geronimiano del V secolo assegnano come data del martirio di Gennaro e dei suoi compagni il 19 settembre; indicano invece nel 13 aprile la data della prima traslazione dei resti del santo. Anche in un altro martirologio risalente all’ VIII secolo, redatto dal monaco inglese Beda, il 19 settembre viene indicato come data del martirio.

Nel calendario marmoreo di Napoli la data del 19 settembre viene indicata come “dies natalis” di S. Gennaro. Tutte queste fonti, e numerose altre ancora, attestano che la venerazione per il santo ha origini antichissime che risalgono all’epoca del suo martirio o, al più tardi, a quella della prima traslazione delle sue spoglie, avvenuta nel V secolo.

Le reliquie del santo furono trasportate dal re Giovanni I di Napoli nelle catacombe napoletane a Capodimonte che presero il nome del Santo, e qui furono centro di vivissimo culto. Di là il principe di Benevento Sicone, assediando la città di Napoli, nell’ 831, ne approfittò per impossessarsi dei resti mortali che riportò nella sua città, sede episcopale.

Le sante reliquie furono deposte nella Cattedrale – che allora si chiamava Santa Maria di Gerusalemme – ove restarono fino al 1154. In quell’anno, infatti, considerando che la città di Benevento non era più sicura, il re di Sicilia Guglielmo I, detto il Malo (1120-1166), provvide affinché esse venissero traslate nell’Abbazia di Montevergine. A Montevergine, però, la devozione dei pellegrini che vi si recavano era rivolta soprattutto a S. Guglielmo ed alla popolarissima icona bizantina della Madonna chiamata “Mamma Schiavona”, sicché di S. Gennaro si perse ben presto la memoria e addirittura la cognizione del suo luogo di sepoltura. A Napoli, invece, rimaneva vivissimo il culto, anche per la presenza delle altre sue reliquie: il capo e le ampolle col suo sangue.

Carlo II d’Angiò, detto lo zoppo (1248-1309), – re di Napoli (1285-1309) e di Sicilia (1285-1302) – dopo aver fatto eseguire dai maestri orafi francesi Stefano Godefroy, Guglielmo di Verdelay e Milet d’Auxerre un preziosissimo busto-reliquiario in argento dorato per contenere la testa e le ampolle col sangue del santo, espose per la prima volta la reliquia alla pubblica venerazione nel 1305. Suo figlio Roberto d’Angiò, detto il Saggio (1277 – 20 gennaio 1343), invece, fece realizzare la teca d’argento che custodisce le due ampolle del sangue.

Tuttavia la liquefazione del sangue non è attestata prima del 17 agosto 1389, allorché il miracolo si compì durante una solenne processione intrapresa per una grave carestia.

Quando a Montevergine, per merito del cardinale Giovanni di Aragona, furono ritrovate le ossa di S. Gennaro, collocate al di sotto dell’altare maggiore, la potente famiglia dei Carafa si impegnò, grazie soprattutto all’interessamento del cardinale Oliviero e con il sostegno di suo fratello l’arcivescovo napoletano Alessandro Carafa, affinché le reliquie tornassero a Napoli: la cosa avvenne nel 1497, non senza l’opposizione da parte dei monaci di Montevergine.

Come degno luogo per ospitarle, il cardinale Oliviero Carafa fece costruire nel Duomo di Napoli, al di sotto dell’altare maggiore, una cripta d’eccezione in puro stile rinascimentale: la Cappella del Succorpo.

A seguito di una terribile pestilenza che imperversò a Napoli fra il 1526 ed il 1529, i napoletani fecero voto a S. Gennaro di edificargli una nuova cappella all’interno del Duomo. Benché i lavori fossero iniziati solo nel 1608 e siano durati quasi quarant’anni, la sfolgorante e ricca Cappella del Tesoro di S. Gennaro venne infine consacrata nel 1646. Al di sopra del suo splendido cancello, realizzato da Cosimo Fanzago, figura l’iscrizione “Divo Ianuario e fame bello peste ac Vesaevi igne miri ope sanguinis erepta Neapolis civi patr. Vindici” (“A San Gennaro, al cittadino salvatore della patria, Napoli, salvata dalla fame, dalla guerra, dalla peste e dal fuoco del Vesuvio, per virtù del suo sangue miracoloso, consacra”).

Il 25 febbraio 1964 il cardinale arcivescovo Alfonso Castaldo fece la ricognizione canonica delle venerate reliquie: “Le ossa furono trovate ben custodite, in un’olla di forma ovoidale che reca incisa l’iscrizione calligrafica, Corpus Sancti Jannuarii Ben. E.P.”.

Una ricognizione scientifica eseguita il 7 marzo 1965 dal professore G. Lambertini stabilì che il personaggio a cui appartengono le ossa è da individuarsi in un uomo di età giovane (35 anni) di statura molto alta (m.1,90).

Secondo la leggenda, il sangue di S. Gennaro si sarebbe liquefatto per la prima volta ai tempi di Costantino, quando il vescovo S. Severo (secondo altri fu il vescovo Cosimo) trasferì le spoglie del santo dall’Agro Marciano, dove era stato sepolto, a Napoli. Durante il tragitto avrebbe incontrato la nutrice Eusebia con le ampolline del sangue del Santo: alla presenza della testa, il sangue nelle ampolle si sarebbe sciolto.

Oggi le due ampolle, fissate all’interno di una piccola teca rotonda realizzata con una larga cornice in argento e provvista di un manico, sono conservate nel Duomo di Napoli. Delle due ampolle, una è riempita di 3/4, mentre l’altra più alta è semivuota poiché parte del suo contenuto fu sottratto da re Carlo III di Borbone che lo portò con sé in Spagna.

Tre volte l’anno :

  1. il primo sabato di maggio e negli otto giorni successivi, in ricordo della prima traslazione da Pozzuoli a Napoli;
  2. il 19 settembre e per tutta l’ottava, ricorrenza della decapitazione;
  3. il 16 dicembre «festa del patrocinio di S. Gennaro», in memoria della disastrosa eruzione del Vesuvio nel 1631, bloccata dopo le invocazioni al santo.

durante una solenne cerimonia religiosa guidata dall’arcivescovo, i fedeli accorrono per assistere al “miracolo della liquefazione del sangue di S. Gennaro”.

Il popolo napoletano nei secoli ha voluto vedere nella velocità del prodigio, un auspicio positivo per il futuro della città, mentre una sua assenza o un prolungato ritardo è visto come fatto negativo per possibili calamità da venire. La catechesi costante degli ultimi arcivescovi di Napoli ha convinto la maggioranza dei fedeli, che, anche la mancanza del prodigio o il ritardo vanno vissuti con serenità e intensificazione, semmai, di una vita più cristiana.

La liquefazione del sangue è innegabile e spiegazioni scientifiche finora non se ne sono trovate, come tutte le ipotesi contrarie formulate nei secoli, non sono mai state provate. È singolare il fatto, che a Pozzuoli, contemporaneamente al miracolo che avviene a Napoli, la pietra, conservata nella chiesa di S. Gennaro (vicino alla Solfatara), che si crede sia il ceppo su cui il martire poggiò la testa per essere decapitato, diventa più rossa.

Il vostro servitore, che ha preparato questa composizione agiografica, ha assistito, durante sei anni, molto da vicino, essendo seminarista, negli anni 50/60, al Seminario Arcivescovile di Napoli/Capodimonte, alle diverse liquefazioni del sangue di S. Gennaro che avvengono, “naturalmente, solo e soltanto grazie alle ferventi, e spesso insistenti, preghiere del “Pastore di Napoli e del suo “gregge”. (gpm)

Per approfondimenti:

>>> Duomo di Napoli

Accedi qui all'archivio dei santi del giorno

℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno

Notte, tenebre e nebbia,
fuggite: entra la luce,
viene Cristo Signore.

Il sole di giustizia
trasfigura ed accende
l'universo in attesa.

Con gioia pura ed umile,
fra i canti e le preghiere,
accogliamo il Signore.

Salvatore dei poveri,
la gloria del tuo volto
splenda su un mondo nuovo!

A te sia lode, o Cristo,
al Padre e al Santo Spirito,
oggi e sempre nei secoli. Amen.

1a antifona

Fin dal mattino, o Dio,
fa' sentire il tuo amore per noi.

SALMO 142, 1-11
Preghiera nella tribolazione

Siamo giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge (Gal 2, 16).

Signore, ascolta la mia preghiera, †
porgi l'orecchio alla mia supplica,
tu che sei fedele, *
e per la tua giustizia rispondimi.

Non chiamare in giudizio il tuo servo: *
nessun vivente davanti a te è giusto.

Il nemico mi perseguita, *
calpesta a terra la mia vita,
mi ha relegato nelle tenebre *
come i morti da gran tempo.

In me languisce il mio spirito, *
si agghiaccia il mio cuore.

Ricordo i giorni antichi, †
ripenso a tutte le tue opere, *
medito sui tuoi prodigi.

A te protendo le mie mani, *
sono davanti a te come terra riarsa.
Rispondimi presto, Signore, *
viene meno il mio spirito.

Non nascondermi il tuo volto, *
perché non sia come chi scende nella fossa.
Al mattino fammi sentire la tua grazia, *
poiché in te confido.

Fammi conoscere la strada da percorrere, *
perché a te si innalza l'anima mia.
Salvami dai miei nemici, Signore, *
a te mi affido.

Insegnami a compiere il tuo volere, †
perché sei tu il mio Dio. *
Il tuo spirito buono mi guidi in terra piana.

Per il tuo nome, Signore, fammi vivere, *
liberami dall'angoscia, per la tua giustizia.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Fin dal mattino, o Dio,
fa' sentire il tuo amore per noi.

2a antifona

Il Signore farà scorrere su Gerusalemme
un fiume di pace e di salvezza.

CANTICO Is 66, 10-14a
Nella città di Dio consolazione e gioia

La Gerusalemme di lassù è libera ed è la nostra madre (Gal 4, 26)

Rallegratevi con Gerusalemme, *
esultate per essa quanti la amate.
Sfavillate di gioia con essa *
voi tutti che avete partecipato al suo lutto.

Così succhierete al suo petto †
e vi sazierete delle sue consolazioni; *
succhierete con delizia
all'abbondanza del suo seno.

Poiché così dice il Signore: †
«Ecco io farò scorrere verso di essa
la prosperità come un fiume; *
come un torrente in piena la ricchezza dei popoli;

i suoi bimbi saranno portati in braccio, *
sulle ginocchia saranno accarezzati.

Come una madre consola un figlio, †
così io vi darò consolazione;*
in Gerusalemme sarete consolati.

Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore, *
le vostre ossa saranno rigogliose
come erba fresca».

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

Il Signore farà scorrere su Gerusalemme
un fiume di pace e di salvezza.

3a antifona

È bello cantare al nostro Dio,
dolce è lodarlo.

SALMO 146
Potenza e bontà del Signore

L’anima mia magnifica il Signore, perché grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente (Lc 1, 46. 49).

Lodate il Signore: †
è bello cantare al nostro Dio, *
dolce è lodarlo come a lui conviene.

Il Signore ricostruisce Gerusalemme, *
raduna i dispersi d'Israele.
Risana i cuori affranti *
e fascia le loro ferite;

egli conta il numero delle stelle *
e chiama ciascuna per nome.

Grande è il Signore, onnipotente, *
la sua sapienza non ha confini.
Il Signore sostiene gli umili, *
ma abbassa fino a terra gli empi.

Cantate al Signore un canto di grazie, *
intonate sulla cetra inni al nostro Dio.

Egli copre il cielo di nubi, †
prepara la pioggia per la terra, *
fa germogliare l'erba sui monti.

Provvede il cibo al bestiame, *
ai piccoli del corvo che gridano a lui.
Non fa conto del vigore del cavallo, *
non apprezza l'agile corsa dell'uomo.

Il Signore si compiace di chi lo teme, *
di chi spera nella sua grazia.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

È bello cantare al nostro Dio,
dolce è lodarlo.

Dal vangelo  secondo Luca (7, 36-50)

In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola.
Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato;
e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato.
A quella vista il fariseo che l'aveva invitato pensò tra sé. «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho una cosa da dirti». Ed egli: «Maestro, dì pure».
«Un creditore aveva due debitori: l'uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta.
Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?».
Simone rispose: «Suppongo quello a cui ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».
E volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m'hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli.
Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi.
Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi.
Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «Ti sono perdonati i tuoi peccati».
Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è quest'uomo che perdona anche i peccati?».
Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; và in pace!».

℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno

Artefice e Signore
della terra e del cielo,
aurora inestinguibile,
giorno senza tramonto,

dona alle stanche membra
la gioia del riposo,
e nel sonno rimargina
le ferite dell'anima.

Se le tenebre scendono
sulla città degli uomini,
non si spenga la fede
nel cuore dei credenti.

Te la voce proclami,
o Dio trino e unico,
te canti il nostro cuore,
te adori il nostro spirito. Amen.

1a antifona

Dio, mio amore, mio rifugio,
in te io confido.

SALMO 143, 1-8 (I)
La preghiera del Re per la vittoria e per la pace

Le sue mani si sono mosse alla guerra quando vinse il regno del male. Ha detto infatti: Abbiate fiducia, io ho vinto il mondo (cf. Gv 16, 33) (S. Ilario).

Benedetto il Signore, mia roccia, †
che addestra le mie mani alla guerra, *
le mie dita alla battaglia.

Mia grazia e mia fortezza, *
mio rifugio e mia liberazione,
mio scudo in cui confido, *
colui che mi assoggetta i popoli.

Signore, che cos'è un uomo perché te ne curi? *
Un figlio d'uomo perché te ne dia pensiero?
L'uomo è come un soffio, *
i suoi giorni come ombra che passa.

Signore, piega il tuo cielo e scendi, *
tocca i monti ed essi fumeranno.
Le tue folgori disperdano i nemici, *
lancia frecce, sconvolgili.

Stendi dall'alto la tua mano, †
scampami e salvami dalle grandi acque, *
dalla mano degli stranieri.

La loro bocca dice menzogne *
e alzando la destra giurano il falso.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Dio, mio amore, mio rifugio,
in te io confido.

2a antifona

Beato il popolo,
che ha Dio per Signore.

Salmo 143, 9-15 (II)
Preghiera del Re

In Cristo Gesù Dio ha mostrato nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi (Ef 2, 6. 7).

Mio Dio, ti canterò un canto nuovo, *
suonerò per te sull'arpa a dieci corde;
a te, che dai vittoria al tuo consacrato, *
che liberi Davide tuo servo.

Salvami dalla spada iniqua, *
liberami dalla mano degli stranieri;
la loro bocca dice menzogne *
e la loro destra giura il falso.

I nostri figli siano come piante *
cresciute nella loro giovinezza;
le nostre figlie come colonne d'angolo *
nella costruzione del tempio.

I nostri granai siano pieni, *
trabocchino di frutti d'ogni specie;

siano a migliaia i nostri greggi, †
a miriadi nelle nostre campagne; *
siano carichi i nostri buoi.

Nessuna breccia, nessuna incursione, *
nessun gemito nelle nostre piazze.

Beato il popolo che possiede questi beni: *
beato il popolo il cui Dio è il Signore.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

Beato il popolo,
che ha Dio per Signore.

3a antifona

Ora si è compiuta la salvezza
e il regno del nostro Dio.

CANTICO Ap 11, 17-18; 12, 10b-12a
Il giudizio di Dio

Noi ti rendiamo grazie,
Signore Dio onnipotente, *
che sei e che eri, 

perché hai messo mano
alla tua grande potenza, *
e hai instaurato il tuo regno. 

Le genti fremettero, †
ma è giunta l'ora della tua ira, *
il tempo di giudicare i morti, 

di dare la ricompensa ai tuoi servi, †
ai profeti e ai santi *
e a quanti temono il tuo nome, piccoli e grandi.

Ora si è compiuta la salvezza,
la forza e il regno del nostro Dio *
e la potenza del suo Cristo, 

poiché è stato precipitato l'Accusatore; †
colui che accusava i nostri fratelli, *
davanti al nostro Dio giorno e notte. 

Essi lo hanno vinto per il sangue dell'Agnello †
e la testimonianza del loro martirio, *
perché hanno disprezzato la vita fino a morire. 

Esultate, dunque, o cieli, *
rallegratevi e gioite,
voi tutti che abitate in essi.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

Ora si è compiuta la salvezza
e il regno del nostro Dio.

Santa Gertrude di Helfta (1256-1301)

monaca bendettina

L'Araldo del Divino Amore, libro III, SC 143

"Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città" (Lc 7,37)

Gertrude comprese che ogni volta che l'uomo si raccomanda a Dio, pregangolo di preservarlo dal peccato, anche se il disegno segreto di Dio permette che egli cada in qualche errore grave, questa caduta non sarà tale che la grazia divina non gli sia data come un bastone dove appoggiarsi per tornare più facilmente al pentimento. (...)

Ella si vide vicino al Signore che gli chiedeva la benedizione. Ottenutala, le sembrò che in cambio il Signore le chiedesse di benedirlo. Da ciò comprese che l'uomo benedice il Signore ogni volta che si pente interiormente di ogni offesa commessa verso il suo Creatore e gli chiede aiuto per non farlo ancora. A questa benedizone il Signore dei cieli si chinò profondamente con riconoscenza, manifestando quanto gli fosse estremamente gradita, come se avesse avuta da quella sola tutta la sua gioia. (...)

Un'altra volta, di fronte alla difficoltà di un certo lavoro, ella disse al Padre: "Signore, vi offro questo lavoro per mezzo del vostro unico Figlio, nella virtù dello Spirito Santo, per la vostra gloria eterna". Una grazia di luce le rivelò l'efficacia di quella parola al punto che ogni offerta fatta con tale intenzione prendeva magnificamente una qualità così alta da superare ogni valore umano e divenire gradita a Dio Padre. Come ogni oggetto sembra verde quando lo si guarda attraverso un vetro verde e appare rosso se il vetro è rosso, e così di seguito; così nulla è più infinitamente dolce e gradito a Dio Padre di ciò che gli è offerto per mezzo del suo Figlio unigenito.

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni