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giovedì 16 agosto
Santo Stefano di Ungheria

Sovrano

STEPHEN I OF HUNGARY
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Stefano d’Ungheria(ungherese: István király, “re Stefano“, o Szent István, “santo Stefano“) è stato il primo sovrano ungherese, fondatore dello Stato e della Chiesa ungheresi. Figlio del principe magiaro Géza  e di Sarolta, figlia di Gyula, reggente della Transilvania, nacque nel 969 nella città di Strigonio (Esztergom).

Alla nascita ebbe il nome di Vajk (la cui radice è di origine turca) ma all’età di 10 anni, gli venne imposto un nuovo nome cristiano, Stefano (in onore del protomartire s. Stefano, patrono della chiesa di Passavia), al momento del battesimo, prerequisito per l’accettazione della corona giunta da Roma per il tramite di Adalberto di Praga.

Secondo lo storico Gyula László, sostenitore in passato anche della teoria della “doppia conquista della patria“, Stefano sarebbe appartenuto ad una etnia turca.

Intorno al 995 sposò Gisella di Baviera, figlia di Enrico II e di Gisella di Borgogna ed  ebbero almeno tre figli: due maschi, Imre (poi canonizzato come s. Emerico) e Otto, e una femmina, Edvige.

Stefano riuscì ad imporre la propria supremazia su tutti gli altri nobili magiari, primo fra tutti Koppány, potente guerriero e suo zio, che era rimasto pagano; la vittoria su Koppány fu possibile anche grazie ai rinforzi dati dai Germani. Stefano divenne principe degli Ungheresi in Transdanubia nel 997, alla morte del padre, e riuscì a portare a compimento l’unificazione, sotto di sé, di praticamente tutte le tribù ungheresi nel 1006.

La tradizione vuole che Stefano sia stato elevato al rango di re il 20 agosto 1000. Per l’occasione Pp Silvestro II (Gerberto di Aurillac, 999-1003) inviò a Stefano una magnifica corona d’oro e pietre preziose, accompagnadola con la croce apostolica ed una lettera di benedizione, riconoscendolo, così, ufficialmente come il re cristiano d’Ungheria.

L’incoronazione ebbe luogo il 1 gennaio 1001, (altre fonti datano l’evento al Natale del 1000). Stefano avrebbe voluto abdicare per ritirarsi ad una vita di contemplazione spirituale, affidando il regno nelle mani dell’unico figlio ancora vivente, Imre, ma nel 1031 questi venne ferito a morte in un incidente di caccia.  Portò il lutto per la morte del figlio Imre (che era il principe ereditario e, per quanto si sa, l’unico dei tre figli ad aver raggiunto l’età adulta) per moltissimo tempo, il che finì per influire negativamente sulla salute di Stefano. Quando si riprese, non riuscì più a tornare al precedente vigore.

Senza più figli, non gli riuscì neppure di trovare tra i suoi consanguinei qualcuno che fosse, contemporaneamente, in grado di governare con capacità il paese e desideroso di preservare la fede cristiana nel regno.

Senza aver scelto un erede, Stefano muore ad Albareale (Székesfehérvár) – una città da lui fondata nell’Ungheria centrale – o Buda (attuale Budapest), secondo le varie fonti, il 15 agosto 1038. Si narra che sia la nobiltà che i sudditi abbiano tenuto il lutto per tre anni consecutivi. Poco dopo la sua morte , iniziarono le segnalazioni di miracoli di guarigione che sarebbero accaduti nei pressi della sua tomba.

Il successore di Stefano fu un suo nipote dal lato materno: Pietro Orseolo, figlio del doge veneziano Pietro II. Ma per motivi politici e religiosi, il nuovo re, poco dopo la proclamazione, venne già spodestato. Recuperò poi il trono con l’aiuto tedesco, e infine nel 1046, ancora sconfitto, sarà accecato e ucciso. Le lotte continuarono in varie parti del Paese, anche con l’uccisione di missionari cristiani, tra cui quella di S. Gerardo e dei suoi compagni. Ma al ritorno della tranquillità il cristianesimo era già profondamente radicato in gran parte del Paese.

Durante le rivolte in seguito alla morte di Stefano, il suo corpo fu trasferito, per motivi di sicurezza, dal sarcofago riccamente decorato in una tomba di pietra. Un monaco di nome Mercurius separò la mano destra dal corpo e la portò di nascosto nel proprio monastero. Re Ladislao, che aveva scoperto il fatto all’apertura della tomba ai fini della canonizzazione, si recò al monastero come pellegrino per recuperarla.

Durante il dominio turco la mano sparì, poi fu ritrovata in Dalmazia (Ragusa – oggi Dubrovnik – che prima faceva parte dell’Ungheria), e ci volle la pressione dell’imperatrice Maria Teresa per farla tornare in patria. Prima affidata alle monache, poi custodita nella Basilica, dove si trova attualmente. (La corona invece viene esposta nel Museo Nazionale.) La reliquia viene portata in processione ogni anno in occasione della festa del santo il 20 agosto (16 agosto in Italia). Questo giorno è anche festa nazionale (fondazione dello stato ungherese) e festa del nuovo pane. Un avvenimento di grande emozione per gli ungheresi e  per i turisti.

Stefano venne canonizzato da S. Gregorio VII (Ildebrando Aldobrandeschi di Soana, 1073-1085), il 15 agosto 1083, come santo Stefano d’Ungheria.

In suo ricordo, nel 1764, l’imperatrice Maria Teresa, che era anche regina d’Ungheria, istituì l’Ordine Reale di Santo Stefano d’Ungheria.

Significato del nome Stefano : “corona, segno di gloria” (greco).

Curiosità  tra teorie e realtà : la Croce inclinata della Corona di S. Stefano d’Ungheria

La parte superiore della Corona, decorata da smalti di produzione occidentale e da scritte in lingua latina, sarebbe una calotta cruciforme aggiunta successivamente (forse proveniente da una precedente corona). La parte superiore a forma di croce potrebbe, secondo la tradizione popolare, recare un particolare simbolismo: la croce è inclinata ed il suo fusto forma un angolo col resto del copricapo e ne costituisce caratteristica peculiare. Ci sono state varie teorie sulle ragioni di questa inclinazione: alcune collegano l’inclinazione con quella della terra, mentre quella popolare maggiormente diffusa collega l’inclinazione con l’instabilità e la disgrazia del popolo ungherese. Un’ispezione attenta della corona ha però stabilito che l’inclinazione è dovuta ad un danno subito dalla corona per una caduta.



Fonti principali: santiebeati.it; wikipedia.org (“RIV./gpm”).

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℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno

Al sorger della luce,
ascolta, o Padre santo,
la preghiera degli umili.

Dona un linguaggio mite,
che non conosca i frèmiti
dell'orgoglio e dell'ira.

Donaci occhi limpidi,
che vincano le torbide
suggestioni del male.

Donaci un cuore puro,
fedele nel servizio,
ardente nella lode.

A te sia gloria, o Padre,
al Figlio e al Santo Spirito
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Di te si dicono cose stupende,
città di Dio.

SALMO 86
Gerusalemme, madre di tutti i popoli

La Gerusalemme di lassù è libera ed è la nostra madre (Gal 4, 26).

Le sue fondamenta sono sui monti santi; †
il Signore ama le porte di Sion *
più di tutte le dimore di Giacobbe.

Di te si dicono cose stupende, *
città di Dio.

Ricorderò Raab e Babilonia
fra quelli che mi conoscono; †
ecco, Palestina, Tiro ed Etiopia: *
tutti là sono nati.

Si dirà di Sion: «L'uno e l'altro è nato in essa *
e l'Altissimo la tiene salda».

Il Signore scriverà nel libro dei popoli: *
«Là costui è nato».
E danzando canteranno: *
«Sono in te tutte le mie sorgenti»

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Di te si dicono cose stupende,
città di Dio.

2a antifona

Il Signore viene con potenza,
porta con sé il premio.

CANTICO Is 40, 10-17
Il buon pastore: Dio l'Altissimo e il Sapientissimo

Ecco io verrò presto e porterò con me il mio salario (Ap 22, 12).

Ecco, il Signore Dio viene con potenza, *
con il braccio egli detiene il dominio.
Ecco, egli ha con sé il premio *
e i suoi trofei lo precedono.

Come un pastore egli fa pascolare il gregge *
e con il suo braccio lo raduna;
porta gli agnellini sul petto *
e conduce pian piano le pecore madri.

Chi ha misurato con il cavo della mano
le acque del mare *
e ha calcolato l'estensione dei cieli con il palmo?

Chi ha misurato con il moggio la polvere della terra, †
ha pesato con la stadera le montagne *
e i colli con la bilancia?

Chi ha diretto lo spirito del Signore *
e come suo consigliere gli ha dato suggerimenti?

A chi ha chiesto consiglio, perché lo istruisse *
e gli insegnasse il sentiero della giustizia,
lo ammaestrasse nella scienza *
e gli rivelasse la via della prudenza?

Ecco, le nazioni son come una goccia da un secchio, †
contano come il pulviscolo sulla bilancia; *
ecco, le isole pesano quanto un granello di polvere.

Il Libano non basterebbe per accendere il rogo, *
né le sue bestie per l'olocausto.
Tutte le nazioni sono come un nulla davanti a lui, *
come niente e vanità sono da lui ritenute.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

Il Signore viene con potenza,
porta con sé il premio.

3a antifona

Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi davanti a lui.

SALMO 98
Santo è il Signore Dio nostro

Tu sei sopra i cherubini, tu che hai cambiato la miserabile condizione del mondo quando ti sei fatto come noi (sant'Atanasio).

Il Signore regna, tremino i popoli; *
siede sui cherubini, si scuota la terra.
Grande è il Signore in Sion, *
eccelso sopra tutti i popoli.

Lodino il tuo nome grande e terribile, *
perché è santo.

Re potente che ami la giustizia, †
tu hai stabilito ciò che è retto, *
diritto e giustizia tu eserciti in Giacobbe.

Esaltate il Signore nostro Dio, †
prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, *
perché è santo.

Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti, †
Samuele tra quanti invocano il suo nome: *
invocavano il Signore ed egli rispondeva.

Parlava loro da una colonna di nubi: †
obbedivano ai suoi comandi *
e alla legge che aveva loro dato.

Signore, Dio nostro, tu li esaudivi, †
eri per loro un Dio paziente, *
pur castigando i loro peccati.

Esaltate il Signore nostro Dio, †
prostratevi davanti al suo monte santo, *
perché santo è il Signore, nostro Dio.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi davanti a lui.

Dal Vangelo di ✠ Gesù Cristo secondo Matteo (18, 21-35.19, 1)
In quel tempo Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?».
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.
A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi.
Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti.
Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito.
Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa.
Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi!
Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito.
Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto.
Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato.
Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?
E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello».
Terminati questi discorsi, Gesù partì dalla Galilea e andò nel territorio della Giudea, al di là del Giordano.

℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno

Dio, che di chiara luce
tessi la trama al giorno,
accogli il nostro canto
nella quiete del vespro.

Ecco il sole scompare
all'estremo orizzonte;
scende l'ombra e il silenzio
sulle fatiche umane.

Non si offuschi la mente
nella notte del male,
ma rispecchi serena
la luce del tuo volto.

Te la voce proclami,
o Dio trino ed unico,
te canti il nostro cuore,
te adori il nostro spirito. Amen.

1a antifona

Alle porte della tua casa, o Dio,
i tuoi fedeli cantino di gioia.

SALMO 131 1-10 (I)
Le promesse divine fatte a Davide

Il Signore gli darà il trono di Davide suo padre (Lc 1,  32).

Ricordati, Signore, di Davide, *
di tutte le sue prove,
quando giurò al Signore, *
al Potente di Giacobbe fece voto:

«Non entrerò sotto il tetto della mia casa, *
non mi stenderò sul mio giaciglio,
non concederò sonno ai miei occhi *
né riposo alle mie palpebre,

finché non trovi una sede per il Signore, *
una dimora per il Potente di Giacobbe».

Ecco, abbiamo saputo che era in Efrata, *
l'abbiamo trovata nei campi di Iàar.
Entriamo nella sua dimora, *
prostriamoci allo sgabello dei suoi piedi.

Alzati, Signore, verso il luogo del tuo riposo, *
tu e l'arca della tua potenza.
I tuoi sacerdoti si vestano di giustizia, *
i tuoi fedeli cantino di gioia.

Per amore di Davide tuo servo *
non respingere il volto del tuo consacrato.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Alle porte della tua casa, o Dio,
i tuoi fedeli cantino di gioia.

2a antifona

Il Signore ha scelto Sion
per sua dimora.

Salmo 131, 11-18 (II)
Elezione di Davide e di Sion

Ora appunto ad Abramo e alla sua discendenza furono fatte le promesse… cioè a Cristo (Gal 3, 16)

Il Signore ha giurato a Davide †
e non ritratterà la sua parola: *
«Il frutto delle tue viscere
io metterò sul tuo trono!

Se i tuoi figli custodiranno la mia alleanza †
e i precetti che insegnerò ad essi, *
anche i loro figli per sempre
sederanno sul tuo trono».

Il Signore ha scelto Sion, *
l'ha voluta per sua dimora:
«Questo è il mio riposo per sempre; *
qui abiterò, perché l'ho desiderato.

Benedirò tutti i suoi raccolti, *
sazierò di pane i suoi poveri.
Rivestirò di salvezza i suoi sacerdoti, *
esulteranno di gioia i suoi fedeli.

Là farò germogliare la potenza di Davide, *
preparerò una lampada al mio consacrato.
Coprirò di vergogna i suoi nemici, *
ma su di lui splenderà la corona».

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

Il Signore ha scelto Sion
per sua dimora.

3a antifona

Tutti i popoli verranno alla tua casa, Signore;
adoreranno il tuo santo nome.

CANTICO Ap 11, 17-18; 12, 10b-12a
Il giudizio di Dio

Noi ti rendiamo grazie,
Signore Dio onnipotente, *
che sei e che eri,

perché hai messo mano
alla tua grande potenza, *
e hai instaurato il tuo regno.

Le genti fremettero, †
ma è giunta l'ora della tua ira, *
il tempo di giudicare i morti,

di dare la ricompensa ai tuoi servi, †
ai profeti e ai santi *
e a quanti temono il tuo nome, piccoli e grandi.

Ora si è compiuta la salvezza,
la forza e il regno del nostro Dio *
e la potenza del suo Cristo,

poiché è stato precipitato l'Accusatore; †
colui che accusava i nostri fratelli, *
davanti al nostro Dio giorno e notte.

Essi lo hanno vinto per il sangue dell'Agnello †
e la testimonianza del loro martirio, *
perché hanno disprezzato la vita fino a morire.

Esultate, dunque, o cieli, *
rallegratevi e gioite,
voi tutti che abitate in essi.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

Tutti i popoli verranno alla tua casa, Signore;
adoreranno il tuo santo nome.

San Giovanni Paolo II (1920-2005), papa 
Lettera enciclica « Dives in misericordia », cap. 7, §14 (trad. © Libreria Editrice Vaticana)

«Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno?»

Se Paolo VI indicava a più riprese la «civiltà dell'amore» come fine a cui debbono tendere tutti gli sforzi in campo sociale e culturale, come pure in campo economico e politico, occorre aggiungere che questo fine non sarà mai conseguito, se nelle nostre concezioni ed attuazioni, relative alle ampie e complesse sfere della convivenza umana, ci arresteremo al criterio dell'«occhio per occhio, dente per dente» e non tenderemo invece a trasformarlo essenzialmente, completandolo con un altro spirito. Di certo, in tale direzione ci conduce anche il Concilio Vaticano II quando, parlando ripetutamente della necessità di rendere il mondo più umano, individua la missione della Chiesa nel mondo contemporaneo appunto nella realizzazione di tale compito. Il mondo degli uomini può diventare sempre più umano solo se introdurremo nel multiforme ambito dei rapporti interumani e sociali, insieme alla giustizia, quell'«amore misericordioso» che costituisce il messaggio messianico del Vangelo.

Il mondo degli uomini potrà diventare «sempre più umano», solo quando in tutti i rapporti reciproci, che plasmano il suo volto morale, introdurremo il momento del perdono, cosi essenziale per il Vangelo. Il perdono attesta che nel mondo è presente l'amore più potente del peccato. Il perdono è, inoltre, la fondamentale condizione della riconciliazione, non soltanto nel rapporto di Dio con l'uomo, ma anche nelle reciproche relazioni tra gli uomini. Un mondo da cui si eliminasse il perdono sarebbe soltanto un mondo di giustizia fredda e irrispettosa, nel nome della quale ognuno rivendicherebbe i propri diritti nei confronti dell'altro...

Perciò, la Chiesa deve considerare come uno dei suoi principali doveri - in ogni tappa della storia, e specialmente nell'età contemporanea - quello di proclamare e di introdurre nella vita il mistero della misericordia, rivelato in sommo grado in Gesù Cristo.

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