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giovedì 12 settembre
Santa Caterina da Genova

Vedova

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Caterina da Genova, o “Madonna Caterinetta” come affettuosamente veniva chiamata nella sua città, è stata una donna straordinaria non solo per la sua bellezza, ma specialmente per il coraggio dimostrato nel curare gli incurabili, i rifiuti della società genovese. Caterina fu anche una grande mistica, arricchita da speciali rivelazioni da parte di Dio. La situazione politico religiosa e sociale dell’Italia del fine ‘400 e del ‘500 non era una delle più felici. Dal punto di vista religioso si sentiva l’urgenza di una riforma della Chiesa, specialmente di una parte di essa, cioè del clero. Papi, cardinali e vescovi spesso erano più politici, mercanti o affaristi che pastori d’anime. Si stava preparando ed era già in arrivo il ciclone Lutero (1483-1546), che avrebbe cercato la riforma della Chiesa, a suo modo, lacerando profondamente la cristianità europea, fino alla nascita della Chiesa protestante. Anche Caterina voleva la riforma della Chiesa, ma cominciò dal basso, con la propria carità, la preghiera e l’eroismo dimostrato nel lavoro all’ospedale di Genova. Qui, ella non rifiutò i più umili servizi dedicandosi a lenire le sofferenze dell’anima. Convinta che la vita spirituale dovesse cominciare dall’abbandono dell’amore proprio e dell’orgoglio. Una riforma perseguita con la testimonianza e con la propria santità; senza dividere la Chiesa.

Nel 1494-95 l’esercito del re francese Carlo VIII ha percorso l’Italia e la triste eredità del passaggio del suo esercito in Italia fu, oltre ai soliti saccheggi, il cosiddetto “morbo gallico” (o sifilide), un male terribile, una vera epidemia, che fece strage specialmente tra le classi sociali povere. I malati ricchi chiamano i medici in casa, quelli poveri muoiono per le strade, nei fossi senza cure e assistenza.

A Genova, nel 1497, emerge un gruppo che si dedica a questi scarti umani, li accoglie, li nutre, li cura. Animatrice: una signora di rango, Caterina Fieschi  moglie del giovane Giuliano Adorno. Fu proprio nel fronteggiare questo disastro sociale che emerse la grandezza morale e la santità di Caterina.

Caterina nasce a Genova il 5 aprile 1447. Faceva parte del nobile casato dei Fieschi: il padre era Giacomo Fieschi, patrizio genovese, nipote di Pp Innocenzo IV (Sinibaldo Fieschi, 1243-1254) e Viceré di Napoli; la madre fu Francesca di Negro.

Era ancora una fanciulla quando sentiva molto forte l’attrattiva alla preghiera. Caterina per la sua avvenenza non passava inosservata: era anche intelligente e di carattere forte. Essendo di famiglia nobile ebbe la possibilità di essere istruita nelle lettere, ma non divenne una umanista; più che l’amore ai classici sentiva l’attrazione verso i mistici. A tredici anni, perciò, chiese di entrare nel monastero e diventare suora agostiniana, ma l’età, l’opposizione della famiglia e dei parenti lo impedirono.

In seguito Caterina fu indotta a pronunciare il fatidico sì  il 13gennaio 1463 quando aveva appena16 anni: era chiaramente un matrimonio “politico” che curava gli interessi delle famiglie dei Fieschi e Adorno. Non si pensava minimamente alla volontà ed alla felicità della ragazza. Lo sposo, del resto, era un uomo violento, brutale, dissoluto, dissipatore delle ricchezze, senza freni e senza regole e non aveva alcuna attenzione e rispetto per la moglie, anche se giovane e bella. Furono 5 anni di autentica sofferenza per lei, passati in una desolante solitudine dentro una ricca, bella e grande casa. Dopo questi anni, dietro suggerimento di alcune amiche, anche Caterina assaggiò un po’ la vita “mondana” della Genova bene.

Ed ecco la conversione totale, che avvenne il 20 marzo 1463, davanti al Cristo crocifisso. Aveva capito in un istante che “Dio è Amore”, e che questo Amore si era manifestato pienamente in Cristo e, particolarmente, nella sua passione e morte. Caterina ebbe così una di quelle estasi o rapimenti mistici che si ripeteranno anche in seguito. Primo effetto di questa conversione fu: la conversione del marito Giuliano che entrò nei Terziari Francescani. Insieme e di comune accordo, lasciarono la loro grande casa e si ritirarono in una, molto più modesta, vicino all’ospedale di Pammatone dove, sempre insieme, si diedero al servizio dei malati. Servizio che per lei durò più di 30 anni dirigendo l’impegno dei collaboratori verso un obiettivo preciso: vivere l’esperienza dell’amore di Dio andando dai più infelici e disprezzati. Fu anche nominata, lei donna, rettore dell’ospedale, che ella amministrò non solo con slancio di amore ma anche con grande ed intelligente efficienza. Infatti, cambia l’organizzazione nell’ospedale cercando il meglio tra medici e cure ma partendo sempre dall’idea di Dio-Amore: quest’amore che va trasmesso subito a tutti, cominciando dai disperati in ogni necessità. Bisogna “piantare in li cori nostri il divino amore, cioè la carità” diceva spesso.

Questo è l’insegnamento di Caterina, dispensato e vissuto fino alla morte. Lei era anche una donna mistica ma questo fatto non l’alienava dalla realtà quotidiana e misera della condizione umana di quei poveracci.

Particolarmente esemplare fu il suo impegno coraggioso e totale nel curare gli appestati del 1493. Un fatto destò la meraviglia dello stesso Lutero in visita a Genova: Caterina non era la sola a praticare con tanto eroismo l’amore al prossimo. Anche questo era un contributo alla rivitalizzazione della vita cristiana. Dietro suo impulso, Ettore Vernazza, un laico notaio e umanista, fondò la Fraternità del Divino Amore, composta di clero e laici, tutti accomunati dall’unico fine di vivere dell’Amore di Dio e farlo conoscere nella testimonianza quotidiana, particolarmente verso i poveri e gli ammalati. Un’associazione, questa, che servirà da modello anche ad altre in seguito.

La vita eroica e di servizio totale di Caterina non passava certo inosservata. Molte altre persone, attratte da lei, le chiedevano una guida spirituale per camminare nella via del Signore. E così nei convegni spirituali di Pammatone, Caterina effondeva in preziosi ammaestramenti quello che guidava il suo cuore e la sua azione: l’Amore di Dio. Le esperienze mistiche che aveva le traduceva, come poteva, in parole di sostegno spirituale agli altri.

I suoi insegnamenti ci sono stati trasmessi anche con due opere: “Dialogo spirituale”, una specie di autobiografia in cui descrive il proprio cammino spirituale, e >>> “Il trattato del Purgatorio : qui ci parla, con un linguaggio semplice della terribile serietà delle sofferenze delle anime per purificarsi e prepararsi all’incontro con Dio. È l’Amore di Dio che sostiene queste anime, e la certezza di vederlo che le aiuta pur nel dolore. È un’opera di densa teologia, studiata e ammirata da vari esperti del settore.

Questo le fece meritare il titolo di Dottoressa del Purgatorio. Alla base del suo insegnamento spirituale, valido anche oggi, Caterina pone la lotta all’amor proprio. Dio deve essere amato per se stesso, non per i suoi doni e grazie. Ed il fine della vita spirituale è proprio arrivare ad amare Dio solo per amore di Dio. Condizione indispensabile, però, è spogliarsi dell’amor proprio, perché può impadronirsi del cuore e della mente dell’uomo fino a diventare il vero motore del proprio pensare ed agire, escludendo così Dio dal proprio orizzonte di valori guida. A questa purificazione del nostro io, cresciuto troppo a scapito di Dio, servono le sofferenze che Dio stesso permette che abbiamo, in questa vita e nel Purgatorio. E Caterina di sofferenze ne ebbe veramente tante: il suo io era completamente purificato nell’amore completo e totale di Dio, attraverso i servizi più umili ai malati.

Già verso la fine, Caterina si ammala anche di peste curando una malata.“Misteriosa malattia” che la scienza del tempo non riusciva a capire. Lei rimase sempre serena e tranquilla, totalmente e fiduciosamente nelle mani di Dio; la morte, d’altra parte, non le faceva certo paura.

E la morte “dolce e soave e bella” arriva il 15 settembre 1510 a 63 anni; venne sepolta a Genova, nella chiesa della SS. Annunziata di Portoria.

Beatificata da Pp Clemente X (Emilio Altieri, 1670-1676) il 6 aprile del 1675, è stata canonizzata il 23 aprile 1737 da Pp Clemente XII (Lorenzo Corsini, 1730-1740), in seguito, proclamata patrona e protettrice di Genova.

Significato del nome Caterina: “donna pura” (greco).

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℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno

Al sorger della luce,
ascolta, o Padre santo,
la preghiera degli umili.

Dona un linguaggio mite,
che non conosca i frèmiti
dell'orgoglio e dell'ira.

Donaci occhi limpidi,
che vincano le torbide
suggestioni del male.

Donaci un cuore puro,
fedele nel servizio,
ardente nella lode.

A te sia gloria, o Padre,
al Figlio e al Santo Spirito
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Di te si dicono cose stupende,
città di Dio.

SALMO 86
Gerusalemme, madre di tutti i popoli

La Gerusalemme di lassù è libera ed è la nostra madre (Gal 4, 26).

Le sue fondamenta sono sui monti santi; †
il Signore ama le porte di Sion *
più di tutte le dimore di Giacobbe.

Di te si dicono cose stupende, *
città di Dio.

Ricorderò Raab e Babilonia
fra quelli che mi conoscono; †
ecco, Palestina, Tiro ed Etiopia: *
tutti là sono nati.

Si dirà di Sion: «L'uno e l'altro è nato in essa *
e l'Altissimo la tiene salda».

Il Signore scriverà nel libro dei popoli: *
«Là costui è nato».
E danzando canteranno: *
«Sono in te tutte le mie sorgenti»

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Di te si dicono cose stupende,
città di Dio.

2a antifona

Il Signore viene con potenza,
porta con sé il premio.

CANTICO Is 40, 10-17
Il buon pastore: Dio l'Altissimo e il Sapientissimo

Ecco io verrò presto e porterò con me il mio salario (Ap 22, 12).

Ecco, il Signore Dio viene con potenza, *
con il braccio egli detiene il dominio.
Ecco, egli ha con sé il premio *
e i suoi trofei lo precedono.

Come un pastore egli fa pascolare il gregge *
e con il suo braccio lo raduna;
porta gli agnellini sul petto *
e conduce pian piano le pecore madri.

Chi ha misurato con il cavo della mano
le acque del mare *
e ha calcolato l'estensione dei cieli con il palmo?

Chi ha misurato con il moggio la polvere della terra, †
ha pesato con la stadera le montagne *
e i colli con la bilancia?

Chi ha diretto lo spirito del Signore *
e come suo consigliere gli ha dato suggerimenti?

A chi ha chiesto consiglio, perché lo istruisse *
e gli insegnasse il sentiero della giustizia,
lo ammaestrasse nella scienza *
e gli rivelasse la via della prudenza?

Ecco, le nazioni son come una goccia da un secchio, †
contano come il pulviscolo sulla bilancia; *
ecco, le isole pesano quanto un granello di polvere.

Il Libano non basterebbe per accendere il rogo, *
né le sue bestie per l'olocausto.
Tutte le nazioni sono come un nulla davanti a lui, *
come niente e vanità sono da lui ritenute.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

Il Signore viene con potenza,
porta con sé il premio.

3a antifona

Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi davanti a lui.

SALMO 98
Santo è il Signore Dio nostro

Tu sei sopra i cherubini, tu che hai cambiato la miserabile condizione del mondo quando ti sei fatto come noi (sant'Atanasio).

Il Signore regna, tremino i popoli; *
siede sui cherubini, si scuota la terra.
Grande è il Signore in Sion, *
eccelso sopra tutti i popoli.

Lodino il tuo nome grande e terribile, *
perché è santo.

Re potente che ami la giustizia, †
tu hai stabilito ciò che è retto, *
diritto e giustizia tu eserciti in Giacobbe.

Esaltate il Signore nostro Dio, †
prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, *
perché è santo.

Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti, †
Samuele tra quanti invocano il suo nome: *
invocavano il Signore ed egli rispondeva.

Parlava loro da una colonna di nubi: †
obbedivano ai suoi comandi *
e alla legge che aveva loro dato.

Signore, Dio nostro, tu li esaudivi, †
eri per loro un Dio paziente, *
pur castigando i loro peccati.

Esaltate il Signore nostro Dio, †
prostratevi davanti al suo monte santo, *
perché santo è il Signore, nostro Dio.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi davanti a lui.

Dal Vangelo di ✠ Gesù Cristo secondo Luca (6, 27-38)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: « A voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano,
benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano.
A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l'altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica.
Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo.
Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.
Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso.
E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso.
E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.
Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo; perché egli è benevolo verso gl'ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato;
date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio ».

℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno

Dio, che di chiara luce
tessi la trama al giorno,
accogli il nostro canto
nella quiete del vespro.

Ecco il sole scompare
all'estremo orizzonte;
scende l'ombra e il silenzio
sulle fatiche umane.

Non si offuschi la mente
nella notte del male,
ma rispecchi serena
la luce del tuo volto.

Te la voce proclami,
o Dio trino ed unico,
te canti il nostro cuore,
te adori il nostro spirito. Amen.

1a antifona

Alle porte della tua casa, o Dio,
i tuoi fedeli cantino di gioia.

SALMO 131 1-10 (I)
Le promesse divine fatte a Davide

Il Signore gli darà il trono di Davide suo padre (Lc 1,  32).

Ricordati, Signore, di Davide, *
di tutte le sue prove,
quando giurò al Signore, *
al Potente di Giacobbe fece voto:

«Non entrerò sotto il tetto della mia casa, *
non mi stenderò sul mio giaciglio,
non concederò sonno ai miei occhi *
né riposo alle mie palpebre,

finché non trovi una sede per il Signore, *
una dimora per il Potente di Giacobbe».

Ecco, abbiamo saputo che era in Efrata, *
l'abbiamo trovata nei campi di Iàar.
Entriamo nella sua dimora, *
prostriamoci allo sgabello dei suoi piedi.

Alzati, Signore, verso il luogo del tuo riposo, *
tu e l'arca della tua potenza.
I tuoi sacerdoti si vestano di giustizia, *
i tuoi fedeli cantino di gioia.

Per amore di Davide tuo servo *
non respingere il volto del tuo consacrato.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Alle porte della tua casa, o Dio,
i tuoi fedeli cantino di gioia.

2a antifona

Il Signore ha scelto Sion
per sua dimora.

Salmo 131, 11-18 (II)
Elezione di Davide e di Sion

Ora appunto ad Abramo e alla sua discendenza furono fatte le promesse… cioè a Cristo (Gal 3, 16)

Il Signore ha giurato a Davide †
e non ritratterà la sua parola: *
«Il frutto delle tue viscere
io metterò sul tuo trono!

Se i tuoi figli custodiranno la mia alleanza †
e i precetti che insegnerò ad essi, *
anche i loro figli per sempre
sederanno sul tuo trono».

Il Signore ha scelto Sion, *
l'ha voluta per sua dimora:
«Questo è il mio riposo per sempre; *
qui abiterò, perché l'ho desiderato.

Benedirò tutti i suoi raccolti, *
sazierò di pane i suoi poveri.
Rivestirò di salvezza i suoi sacerdoti, *
esulteranno di gioia i suoi fedeli.

Là farò germogliare la potenza di Davide, *
preparerò una lampada al mio consacrato.
Coprirò di vergogna i suoi nemici, *
ma su di lui splenderà la corona».

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

Il Signore ha scelto Sion
per sua dimora.

3a antifona

Tutti i popoli verranno alla tua casa, Signore;
adoreranno il tuo santo nome.

CANTICO Ap 11, 17-18; 12, 10b-12a
Il giudizio di Dio

Noi ti rendiamo grazie,
Signore Dio onnipotente, *
che sei e che eri,

perché hai messo mano
alla tua grande potenza, *
e hai instaurato il tuo regno.

Le genti fremettero, †
ma è giunta l'ora della tua ira, *
il tempo di giudicare i morti,

di dare la ricompensa ai tuoi servi, †
ai profeti e ai santi *
e a quanti temono il tuo nome, piccoli e grandi.

Ora si è compiuta la salvezza,
la forza e il regno del nostro Dio *
e la potenza del suo Cristo,

poiché è stato precipitato l'Accusatore; †
colui che accusava i nostri fratelli, *
davanti al nostro Dio giorno e notte.

Essi lo hanno vinto per il sangue dell'Agnello †
e la testimonianza del loro martirio, *
perché hanno disprezzato la vita fino a morire.

Esultate, dunque, o cieli, *
rallegratevi e gioite,
voi tutti che abitate in essi.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

Tutti i popoli verranno alla tua casa, Signore;
adoreranno il tuo santo nome.

San Vincenzo de' Paoli (1581-1660)

sacerdote, fondatore di comunità religiose

Colloqui con le Figlie della Carità, conferenza del 18 gennaio 1648

Seguire l'esempio di Gesù

A quanto vedo, figlia mia, tu pensi che, se siamo ripresi ingiustamente per qualche errore, sarebbe più giusto patire la correzione senza nulla dire, piuttosto che giustificarci. Oh! certamente, sono ben d'accordo con te e ritengo che è proprio bene far così, a meno che il silenzio non sia peccato, o ferisca il prossimo. E' imitare nostro Signore. Quanti lo accusavano, disprezzavano la sua vita, giudicavano la sua dottrina, vomitavano bestemmie esecrabili contro la sua persona! Eppure mai lo si vide giustificarsi. È stato portato a Pilato e a Erode, e non ha detto nulla per discolparsi e infine si è lasciato crocifiggere. Non c'è nulla di meglio che seguire l'esempio che ci ha dato.

Mie care sorelle, vi dirò a questo proposito, che non ho mai visto capitare alcun inconveniente a nessuno per non essersi giustificato; mai. Non sta a noi dare chiarimenti; se ci si dà colpa di ciò che non abbiamo fatto, non sta a noi difenderci. Figlie mie, Dio vuole che gli lasciamo il discernimento delle cose. Saprà bene, al tempo opportuno, farne conoscere la verità. Se sapeste come conviene affidargli tutti questi problemi, oh! Figlie mie, mai ve la prendereste per giustificarvi. Dio vede ciò che ci viene imposto e lo permette senz'altro per provare la nostra fedeltà. Conosce il modo con cui lo prendete, il frutto che ne traete, o il cattivo uso che ne fate; e se per adesso permette che restiate schiacciate, oh! come ben saprà in seguito manifestare la verità! E' un assioma vero ed infallibile, figlie mie, che Dio giustifica sempre coloro che non vogliono giustificarsi.

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