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domenica 19 maggio
San Crispino da Viterbo

Religioso

CRISPIN OF VITERBO
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Crispino nasce a Viterbo il 13 novembre 1668; fu battezzato 2 giorni dopo nella chiesa di S. Giovanni Battista con il nome di Pietro. Il padre, Ubaldo Fioretti, era un artigiano e aveva sposato Marzia Antoni già vedova e con una figlia. Pietro rimane orfano di padre in tenera età, e la mamma, vedova per la seconda volta, si sposa con il fratello di Ubaldo : Francesco, un calzolaio a lui molto affezionato e che al nipotino fece frequentare le scuole dei gesuiti e che, in seguito, accolse come apprendista, nella sua bottega, fino all’età di 25 anni.

Il 22 luglio 1693 riveste l’abito cappuccino nel convento della Palanzana di Viterbo come fratello laico;  il 22 luglio 1694, dopo l’anno di noviziato,  emette la professione dei votiassumendo il nome Crispino da Viterbo.

Dal 1694 fino al mese di aprile 1697 resta nel convento di Tolfa; va a Roma per qualche mese nel 1697.

Dal 1697 all’aprile del 1703 dimora ad Albano; dal 1703 all’ottobre del 1709 è nel convento di Monterotondo.

Dal 1709 fino alla morte ad Orvieto (con due brevi interruzioni che lo portarono per alcuni mesi a Bassano e per altri a Roma).

Fu, nei diversi conventi, infermiere, cuoco, ortolano e, per circa 40 anni, questuante nel convento di Orvieto. Di animo sereno e festoso, amante della poesia, si rese caro ad ogni genere di persone. Fin dalla fanciullezza nutrì una tenerissima devozione verso la Madonna, che gli apparve diverse volte nel corso della sua vita. Favorito di carismi straordinari e di poteri taumaturgici, sollevò, materialmente e spiritualmente, tante miserie umane.

Prelati, nobili e dotti sollecitarono il suo consiglio; anche Pp Clemente XI (Giovanni Francesco Albani) amava conversare con l’umile religioso. Scrisse molte lettere di esortazione e di conforto.

Caduto gravemente infermo durante l’inverno 1747/48, il 13 maggio lasciò il convento di Orvieto per rendersi a quello dell’Immacolata Concezione, in Via Veneto a Roma. Quando, due anni dopo, fiaccato da penitenze e da malattie, l’infermiere lo avvisò che la morte era ormai vicina, rispose rassicurando che non sarebbe morto il 18 maggio per “non turbare la festa di san Felice da Cantalice” (cappuccino come lui, vissuto circa un secolo e mezzo prima, dallo stile di vita tanto simile al suo). Infatti muore il giorno seguente: 19 maggio 1750.

Una folla enorme di romani accorse a venerare la salma del suo più grande benefattore e a farle toccare oggetti di devozione.

Fu sepolto nella chiesa del convento dell’Immacolata Concezione dove già si veneravano le reliquie di S. Felice.

 

Fra Crispino fu beatificato da Pp Pio VII (Barnaba Chiaramonti, 1800-1823) il 26 agosto 1806 e canonizzato da San Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005), il 20 giugno 1982 a conclusione dell’ottavo centenario della nascita del Poverello d’Assisi (Crispino è stato il primo santo canonizzato da questo Papa).

In quell’occasione le sue reliquie furono traslate a Viterbo nella chiesa dei Padri Cappuccini.

Accedi qui all'archivio dei santi del giorno

℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno

Sfolgora il sole di Pasqua,
risuona il cielo di canti,
esulta di gioia la terra.

Dagli abissi della morte
Cristo ascende vittorioso
insieme agli antichi padri.

Accanto al sepolcro vuoto
invano veglia il custode:
il Signore è risorto.

O Gesù, re immortale,
unisci alla tua vittoria
i rinati nel battesimo.

Irradia sulla tua Chiesa,
pegno d'amore e di pace,
la luce della tua Pasqua.

Sia gloria e onore a Cristo,
al Padre e al Santo Spirito
ora e nei secoli eterni. Amen.

Oppure

Auróra lucis rútilat,
cælum resúltat láudibus,
mundus exsúltans iúbilat,
gemens inférnus úlulat.

Cum rex ille fortíssimus,
mortis confráctis víribus,
pede concúlcans tártara
solvit caténa míseros.

Ille, quem clausum lápide
miles custódit ácriter,
triúmphans pompa nóbili
victor surgit de fúnere.

Inférni iam gemítibus
solútis et dolóribus,
quia surréxit Dóminus
respléndens clamat ángelus.

Esto perénne méntibus
paschále, Iesu, gáudium,
et nos renátos grátiæ
tuis triúmphis ággrega.

Iesu, tibi sit glória,
qui morte victa prænites,
cum Patre et almo Spíritu,
in sempitérna saecula. Amen.

1a antifona

Chi ha sete, venga:
avrà in dono l'acqua della vita, alleluia.

SALMO 62,2-9
L'anima assetata del Signore

La Chiesa ha sete del suo Salvatore, bramando di dissetarsi alla fonte dell'acqua viva che zampilla per la vita eterna (cfr. Cassiodoro).

O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco, *
di te ha sete l'anima mia,
a te anela la mia carne, *
come terra deserta, arida, senz'acqua.

Così nel santuario ti ho cercato, *
per contemplare la tua potenza e la tua gloria.
Poiché la tua grazia vale più della vita, *
le mie labbra diranno la tua lode.

Così ti benedirò finché io viva, *
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Mi sazierò come a lauto convito, *
e con voci di gioia ti loderà la mia bocca.

Nel mio giaciglio di te mi ricordo, *
e penso a te nelle veglie notturne,
tu sei stato il mio aiuto; *
esulto di gioia all'ombra delle tue ali.

A te si stringe *
l'anima mia.
La forza della tua destra *
mi sostiene.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Chi ha sete, venga:
avrà in dono l'acqua della vita, alleluia.

2a antifona

Adoriamo il Signore:
egli ha fatto l'universo,
il mare e le sorgenti delle acque, alleluia.

Ogni creatura lodi il Signore

Lodate il nostro Dio, voi tutti, suoi servi (Ap 19, 5).

Benedite, opere tutte del Signore, il Signore, *
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, angeli del Signore, il Signore, *
benedite, cieli, il Signore.

Benedite, acque tutte, che siete sopra i cieli, il Signore, *
benedite, potenze tutte del Signore, il Signore.
Benedite, sole e luna, il Signore, *
benedite, stelle del cielo, il Signore.

Benedite, piogge e rugiade, il Signore. *
benedite, o venti tutti, il Signore.
Benedite, fuoco e calore, il Signore, *
benedite, freddo e caldo, il Signore.

Benedite, rugiada e brina, il Signore, *
benedite, gelo e freddo, il Signore.
Benedite, ghiacci e nevi, il Signore, *
benedite, notti e giorni, il Signore.

Benedite, luce e tenebre, il Signore, *
benedite, folgori e nubi, il Signore.
Benedica la terra il Signore, *
lo lodi e lo esalti nei secoli.

Benedite, monti e colline, il Signore, *
benedite, creature tutte che germinate sulla terra, il Signore.
Benedite, sorgenti, il Signore, *
benedite, mari e fiumi, il Signore.

Benedite, mostri marini
e quanto si muove nell'acqua, il Signore, *
benedite, uccelli tutti dell'aria, il Signore.
Benedite, animali tutti, selvaggi e domestici, il Signore, *
benedite, figli dell'uomo, il Signore.

Benedica Israele il Signore, *
lo lodi e lo esalti nei secoli.
Benedite, sacerdoti del Signore, il Signore, *
benedite, o servi del Signore, il Signore.

Benedite, spiriti e anime dei giusti, il Signore, *
benedite, pii e umili di cuore, il Signore.
Benedite, Anania, Azaria e Misaele, il Signore, *
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benediciamo il Padre e il Figlio con lo Spirito Santo, *
lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Benedetto sei tu, Signore, nel firmamento del cielo, *
degno di lode e di gloria nei secoli.

2a antifona

Adoriamo il Signore:
egli ha fatto l'universo,
il mare e le sorgenti delle acque, alleluia.

3a antifona

Nella gloria del cielo
i santi canteranno: alleluia.

SALMO 149
Festa degli amici di Dio

I figli della Chiesa, i figli del nuovo popolo esultino nel loro re, Cristo (Esichio).

Cantate al Signore un canto nuovo; *
la sua lode nell'assemblea dei fedeli.
Gioisca Israele nel suo Creatore, *
esultino nel loro Re i figli di Sion.

Lodino il suo nome con danze, *
con timpani e cetre gli cantino inni.
Il Signore ama il suo popolo, *
incorona gli umili di vittoria.

Esultino i fedeli nella gloria, *
sorgano lieti dai loro giacigli.
Le lodi di Dio sulla loro bocca *
e la spada a due tagli nelle loro mani,

per compiere la vendetta tra i popoli *
e punire le genti;
per stringere in catene i loro capi, *
i loro nobili in ceppi di ferro;

per eseguire su di essi *
il giudizio già scritto:
questa è la gloria *
per tutti i suoi fedeli.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

Nella gloria del cielo
i santi canteranno: alleluia.

Dal vangelo ✠ di Gesù Cristo secondo Giovanni (13,31-33a.34-35)

Quando Giuda fu uscito, Gesù disse : «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui.
Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho gia detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire.
Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri».

℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno

Alla cena dell'Agnello,
avvolti in bianche vesti,
attraversato il Mar Rosso,
cantiamo a Cristo Signore.

Il suo corpo arso d'amore
sulla mensa è pane vivo;
il suo sangue sull'altare
calice del nuovo patto.

In questo vespro mirabile
tornan gli antichi prodigi:
un braccio potente ci salva
dall'angelo distruttore.

Mite agnello immolato,
Cristo è la nostra Pasqua;
il suo corpo adorabile
è il vero pane azzimo.

Irradia sulla tua Chiesa
la gioia pasquale, o Signore;
unisci alla tua vittoria
i rinati nel battesimo.

Sia lode e onore a Cristo,
vincitore della morte,
al Padre e al Santo Spirito
ora e nei secoli eterni. Amen.

1a antifona

Il Signore è risorto,
e regna alla destra di Dio, alleluia.

SALMO 109, 1-5. 7
Il Messia, re e sacerdote

Bisogna che egli regni finché non abbia posto tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi  (1 Cor 15, 25)

Oracolo del Signore al mio Signore: *
«Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici *
a sgabello dei tuoi piedi».

Lo scettro del tuo potere stende il Signore da Sion: *
«Domina in mezzo ai tuoi nemici.

A te il principato nel giorno della tua potenza *
tra santi splendori;
dal seno dell'aurora, *
come rugiada, io ti ho generato».

Il Signore ha giurato e non si pente: *
«Tu sei sacerdote per sempre
al modo di Melchisedek».

Il Signore è alla tua destra, *
annienterà i re nel giorno della sua ira.
Lungo il cammino si disseta al torrente *
e solleva alta la testa.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Il Signore è risorto,
e regna alla destra di Dio, alleluia.

2a antifona

Ci hai liberati dalle tenebre,
ci hai guidati nel regno del tuo Figlio,
alleluia.

SALMO 113 A
Meraviglie dell'esodo dall'Egitto

Quanti avete rinunziato al mondo del male, avete compiuto anche voi il vostro esodo (cfr. sant'Agostino).

Quando Israele uscì dall'Egitto, *
la casa di Giacobbe da un popolo barbaro,
Giuda divenne il suo santuario, *
Israele il suo dominio.

Il mare vide e si ritrasse, *
il Giordano si volse indietro,
i monti saltellarono come arieti, *
le colline come agnelli di un gregge.

Che hai tu, mare, per fuggire, *
e tu, Giordano, perché torni indietro?
Perché voi monti saltellate come arieti *
e voi colline come agnelli di un gregge?

Trema, o terra, davanti al Signore, *
davanti al Dio di Giacobbe,
che muta la rupe in un lago, *
la roccia in sorgenti d'acqua.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

Ci hai liberati dalle tenebre,
ci hai guidati nel regno del tuo Figlio,
alleluia.

3a antifona

Alleluia! Cristo regna!
Gloria! Alleluia!

CANTICO Cf. Ap 19, 1-7
Le nozze dell'Agnello

Alleluia
Salvezza, gloria e potenza sono del nostro Dio; *
veri e giusti sono i suoi giudizi.

Alleluia
Lodate il nostro Dio, voi tutti suoi servi, *
voi che lo temete, piccoli e grandi.

Alleluia
Ha preso possesso del suo regno il Signore, *
il nostro Dio, l'Onnipotente.

Alleluia
Rallegriamoci ed esultiamo, *
rendiamo a lui gloria.

Alleluia
Sono giunte le nozze dell'Agnello; *
la sua sposa è pronta.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

Alleluia! Cristo regna!
Gloria! Alleluia!

Sant'Agostino (354-430)

vescovo d'Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa

Commento al vangelo di Giovanni, Omelia 65

"Come io vi ho amato, cosi amatevi anche voi gli uni gli altri"

“Vi do un comandamento nuovo: Che vi amiate a vicenda”... Chi ascolta questo comandamento, o piuttosto gli obbedisce, è rinnovato non da un amore qualsiasi, ma da quell'amore che il Signore ha precisato, per distinguerlo da quello puramente umano, aggiungendo: “come io ho amato voi”... “Le sue membra sono sollecite l'uno dell'altro; se soffre un membro, soffrono insieme le altre membra, se è onorato un membro, si rallegrano le altre membra” (1 Cor 12, 25-26). Esse infatti ascoltano e mettono in pratica l'insegnamento del Signore: “Vi do un comandamento nuovo: Che vi amiate a vicenda”; e non come si amano i corruttori, né come si amano gli uomini in quanto uomini, ma “in quanto dèi” (Gv 10,35) e figli tutti dell'Altissimo (Lc 6,35) per essere fratelli dell'unico Figlio suo, amandosi a vicenda di quell'amore con cui li ha amati egli stesso, che li vuol condurre a quel fine che li appagherà e dove ci sono i beni che potranno saziare tutti i loro desideri. Allora, ogni desiderio sarà soddisfatto, quando Dio sarà “tutto in tutti” (1Cor 15, 28)...

Chi ama il prossimo di un amore sincero e santo, chi ama in lui se non Dio? Questo amore, che si distingue da ogni espressione di amore mondano, il Signore lo caratterizza aggiungendo: “come io ho amato voi”. Che cosa, infatti, se non Dio, egli ha amato in noi? Non perché già lo possedessimo, ma perché lo potessimo possedere; per condurci, come dicevo prima, là dove “Dio sarà tutto in tutti”. E' in questo senso che giustamente si dice che il medico ama gli ammalati: ama in essi la salute che vuol ridonare, non la malattia che vuole scacciare. “Come io ho amato voi, così voi amatevi a vicenda”. Per questo dunque ci ha amati, perché anche noi ci amiamo a vicenda.

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