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Natale: come entrare nel meraviglioso mistero del presepe?

enfant devant crèche de noel

© Fred de Noyelle / Godong

Edifa - pubblicato il 23/12/20

Cosa c'è di più familiare e, in apparenza, più banale di un presepe? Eppure, non si riesce a misurare pienamente tutta la sua portata simbolica.

Come entrare nel mistero del Natale? E come coltivare le grazie della Natività durante tutto l’anno? Intervista a Fratel Eric Bidot, cappuccino, custode del convento di Clermont-Ferrand, in Francia.

Perché, nel 1223, San Francesco realizzò un presepe vivente?

Francesco viveva con Cristo. Lo vedeva negli eventi e negli incontri della vita quotidiana, Lo riconosceva nei suoi fratelli, particolarmente nei più poveri. Egli aveva un solo desiderio: incontrare, vedere, toccare il suo Signore. Nel Vangelo, due misteri della vita di Cristo gli facevano venire le lacrime agli occhi: la Crocifissione e la Natività. Francesco si presenta come un uomo “semplice”: è artista, poeta, sensibile, per comprendere il Vangelo, aveva bisogno di vederlo, di toccarlo, di sperimentarlo.

Come ha reagito la gente?

Si sarà parlato molto di questo nel paese! Se non abbiamo nessuna traccia di ciò che lui ha detto durante le sue predicazioni, la leggenda popolare racconta che la gente era così toccata che se ne andò con dei fili di paglia del presepe, al punto che non ne rimase neanche uno… Inoltre, il suo modo di parlare di Gesù risvegliava la fede e il fervore.

Sono portato a pensare che Francesco predicava sull’umiltà di Dio: come ha potuto Dio tre volte Santo, Creatore dell’universo, Padrone del tempo e della Storia, farsi uomo e nascere come un emarginato? Il presepe rivoluziona l’immagine che possiamo farci di Dio: un Dio che Si umilia per la nostra salvezza.

Come entrare nella contemplazione di questo mistero?

Accettiamo di lasciarci provocare e cogliere dal mistero che si manifesta davanti ai nostri occhi, mettiamoci alla scuola dell’umiltà di Dio. Per applaudire davanti al più grande miracolo della Storia, dobbiamo ritrovare la nostra anima di bambini. Dovremmo essere scossi dal presepe, e per questo, i nostri presepi non saranno mai abbastanza belli. Cerchiamo di farne delle vere e proprie icone, e che contemplandoli, siamo profondamente meravigliati da un mistero così grande.

È importante che nel presepe siano rappresentate le attività ordinarie e concrete dalle persone di ieri e di oggi, immerse nel quotidiano. Perché non aggiungere, alle tradizionali statuine, medici, operai edili, agricoltori, negozianti, ecc.? Nel presepe, tutto il Creato è convocato: il cosmo, gli elementi naturali, i piccoli e i grandi di questo mondo… Dio si fa uomo per rinnovare e riconciliare tutta la Creazione dall’interno.

È questo il cuore del messaggio del presepe?

Il presepe è un mistero di semplicità. Prendiamo davvero coscienza del fatto che i pastori, i primi testimoni della nascita del Salvatore, erano tra i più poveri e i più disprezzati tra gli ebrei del loro tempo. Se avessimo il cuore e le mani dei poveri, entreremmo senza difficoltà nel giubilo della contemplazione di questo grande mistero.

A Natale, la presenza dell’Emmanuele (“Dio con noi”) ci rivela la semplicità dell’Amore: Dio è semplice, siamo noi che siamo complicati dal nostro peccato. Nel presepe, Dio è lì, un mistero che fa eco all’esclamazione di sant’Agostino: “Tu eri dentro di me, e io fuori, e là Ti cercavo. Tu eri con me, ma io non ero con Te. Mi tenevano lontano da Te quelle creature che non esisterebbero se non esistessero in Te!”

Come coltivare la grazia del Natale durante tutto l’anno?

Lasciando che Dio trasformi tutti i nostri rapporti: quello con Lui, con noi stessi e con gli altri. Non si tratta di una tecnica psicologica, ma di una vera conversione spirituale, e per questo c’è un solo modo: la preghiera personale, senza di essa è impossibile vivere della grazia del Natale, è un po’ difficile, ma è la verità. Ogni giorno Dio chiede solo di rinascere in noi, di darci la pace e la gioia del Natale, non una pace di facciata e una gioia agitata, ma una pace profonda e la gioia di sapersi amati. Non abbiamo almeno cinque minuti al giorno perché Dio si faccia carne dentro di noi?

A rischio di sembrare provocatorio, una domanda: perché Dio si è incarnato?

Per dirci che ogni essere umano è figlio e figlia di Dio! Per rivelarci il vero volto di Dio e così ristabilire il nostro rapporto con il Padre nei Cieli. “Dio Si è fatto uomo perché l’uomo diventi Dio”, diceva sant’Ireneo nel secondo secolo. Gesù, essendo vero Dio e vero uomo, riconcilia nella Sua persona l’uomo con Dio e lo conduce alla sua vera e piena dimensione. Incarnandosi, il Verbo Eterno rivela l’onnipotenza della Sua bontà, della Sua misericordia e della Sua tenerezza. In Gesù si fa molto vicino, molto piccolo per non spaventarci. Il presepe, come l’Eucaristia, è la rivelazione di un Dio che si fa servo di ogni uomo per dirci tutta la Sua potenza d’amore. Come dice uno dei più antichi canti natalizi: “Dal presepe alla crocifissione, Dio ci dona un grandissimo mistero”.

Intervista di Emmanuel Pellat

Tags:
presepesan francesco d'assisi
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