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Incoraggiare i vostri figli senza lusingare troppo il loro ego

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Edifa - pubblicato il 20/12/20

Tutti i bambini hanno bisogno di essere incoraggiati per crescere e progredire. Ma come possiamo valorizzare le loro qualità, senza lusingare troppo il loro orgoglio?

di Christine Ponsard

Fin dai primi mesi di vita, il bambino ha bisogno di sentire la fiducia dei suoi genitori. La gioia e l’orgoglio con cui accolgono ogni suo minimo progresso – che si tratti di tenere in mano un cucchiaino o di arrischiare i primi passi – sono degli stimoli potenti, che gli danno un profondo senso di sicurezza e lo invitano ad andare ancora più lontano. È così che crescerà. Cercherà costantemente nello sguardo dei suoi genitori la fiducia che lo incoraggerà a perseverare nei suoi sforzi, che gli farà venire voglia di diventare adulto e, quando sarà giunto il momento, di spiccare il volo. Ma non dobbiamo dimenticare che incoraggiare in modo giusto significa incoraggiare nella verità.

Se da una parte è sbagliato insistere sui limiti di un bambino, non è di certo meglio nutrirlo nell’illusione che sappia tutto e che possa fare tutto. In un primo tempo, questo atteggiamento potrà dargli fiducia, ma prima o poi si renderà conto di essere stato ingannato: arriverà inevitabilmente a dubitare di sé stesso e degli altri. Dio gli ha affidato dei talenti che lo rendono insostituibile, ed è questo che lo rende prezioso! I genitori devono aiutarlo ad identificare i propri talenti e a renderli fruttuosi. Un bambino è un segreto che Dio rivela a poco a poco ai suoi genitori! Per incoraggiare nella verità, bisogna essere esigenti. L’obiettivo dell’incoraggiamento non è quello di compiacere il bambino o di compiacere i genitori. L’obiettivo è quello di aiutare il bambino a crescere e per questo ha bisogno che la fiducia dei genitori si esprima senza demagogia.

Saper bilanciare le proprie esigenze

Incoraggiare non consiste nel compiacersi nell’enumerazione delle qualità di un figlio. Incoraggiare significa gettare le basi che gli permetteranno di dare il meglio di sé. Significa quindi usare la propria autorità, senza mai dimenticare che la qualità primaria di chi esercita l’autorità è quella di amare coloro che gli sono stati affidati, non quella di imporre loro una visione, ma di essere al servizio della loro crescita e della loro maturità.

È necessario sapere dosare le proprie esigenze e cercare di discernere su quali punti devono essere indirizzate. Mettere l’asticella troppo alta, cercare di combattere su troppi fronti nello stesso momento, si rischia di scoraggiare la propria prole! Non si dovrebbe chiedere troppo al bambino, ma chiedergli abbastanza affinché arrivi al massimo delle sue possibilità, in tutti gli ambiti. Ciò implica il rispetto di ciò che è profondamente, senza cercare di conformarlo all’immagine che abbiamo del figlio ideale. E allo stesso tempo, non dobbiamo accontentarci del pressappochismo; non dobbiamo cercare al bambino delle scuse con troppa facilità. Dobbiamo correre il rischio di vederlo commettere errori, cadere e fallire. Dobbiamo resistere alla tentazione di agire al suo posto e assumerci le responsabilità che gli incombono.

Dio ci incoraggia sempre, non ci lusinga mai. Ci ama troppo per lasciarci vegetare in una tranquilla mediocrità. Nella Sua Misericordia, Egli ci rivela la nostra bellezza, ma ci mostra anche il nostro peccato. Il Suo amore è esigente. Non perde mai la pazienza di fronte alle nostre cadute, alle nostre reticenze, ai nostri rifiuti, ma non si accontenta neanche delle mezze misure. Instancabilmente, Egli ci invita ad amare sempre più.

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