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Schermi e adolescenti: come impostare dei limiti senza urlare

junpinzon - Shutterstock

Edifa - pubblicato il 19/12/20

La questione del digitale è diventata una fonte di conflitto nella vostra famiglia? Non scoraggiatevi! Ecco alcune strategie che potete utilizzare per limitare i tempi di utilizzo di qualsiasi schermo digitale del vostro figlio adolescente.

di Olivia de Fournas

Secondo lo psicoterapeuta Didier Pleux, autore di Sviluppare il self-control nei figli, moderare e dare delle regole all’uso del cellulare può insegnare ai giovani adolescenti a controllare la propria frustrazione.

Perché per i genitori è così difficile regolare la quantità di ore passate davanti allo schermo?

Per Didier Pleux, una certa generazione di genitori ha ricevuto un’educazione intrisa di Françoise Dolto, dove loro stessi considerano la frustrazione come una castrazione, ma la frustrazione è semplicemente dire: “Non posso fare sempre tutto quello che voglio” e “Non ci sono solo io”. A differenza della televisione e del computer, l’adolescente porta con sé il suo cellulare, come un vestito, e gli permette di vivere la propria vita, anche di fuggire la famiglia e gli scambi relazionali. Questo è un caso estremo, ma ho appena ricevuto una madre che aveva dato delle regole alla quantità di tempo che suo figlio adolescente passava al cellulare, perché i suoi voti stavano calando, e lui era andato alla stazione di polizia per lamentarsi di maltrattamenti… Dobbiamo spiegare ai figli che il cellulare è uno strumento di comunicazione, non un diritto inalienabile.

In alcuni casi, i genitori possono arrivare fino a togliere qualsiasi schermo?

Sì, quando un adolescente non è in grado di avere il controllo su quello che vede, ad esempio se va su un sito pornografico. La tendenza generale è quella dell’empatia verso il figlio, ma i genitori hanno il diritto di dispiacergli e di costringerlo. Con un figlio responsabile, che usa il suo telefono per inviare messaggi agli amici, l’organizzazione del tempo passato sullo schermo non è un problema; il problema riguarda i figli fragili, poco tolleranti nei confronti della frustrazione o facilmente influenzabili. Senza la mediazione degli adulti, si recano su siti dove tutto è immediato e giocano ai videogiochi per ore e ore, alla ricerca di un principio di piacere anche questo immediato. Se il giovane abusa o naviga su siti vietati ai minori, perché lasciargli usare il cellulare?

Se gli togliamo il suo smartphone, potrà consultare Internet a casa di un amico, il che equivale alla stessa cosa.

Lo farà, ma altrove, e senza l’approvazione dei genitori, il che fa una grande differenza, perché sa di andare oltre un divieto.

In cosa consisterebbe un “codice di buona condotta in famiglia” sull’uso dello smartphone?

Si tratterebbe di un contratto deciso dai genitori, che specificherebbe il tempo assegnato al cellulare, come anche le ore per le uscite. Dare il cellulare a volontà implica la capacità di autoregolamentazione, ma un bambino di 11-12 anni abbandonato a sé stesso andrà necessariamente su un sito intelligente? Le sollecitazioni sessuali, ad esempio, sono numerose su Internet, e i coetanei malintenzionati sono felici di spiegare ai novizi come connettersi a tali siti.

Una volta regolate le fasce orarie per l’accesso a Internet, come aiutarli a gestire la frustrazione?

Bisogna iniziare presto, altrimenti è una guerra senza fine. Frustrare non è sanzionare, privare di libertà o avere attacchi di rabbia; è, a monte, aumentare la soglia di tolleranza del proprio figlio, insegnandogli a dare di sé. Aiuta a casa, partecipa ai pasti, si occupa del suo bucato? Se non ha orari regolari, non ha compiti da fare e viene a tavola quando vuole, come potrebbe accettare improvvisamente una totale privazione del cellulare? I genitori devono insegnare al figlio il principio di realtà e il senso dello sforzo, da regolare in base all’età. Gli si può permettere l’accesso a Internet dopo averne parlato con lui e avergli chiesto cosa intende farne. A valle, la repressione e l’artiglieria pesante non risolvono, purtroppo, il problema di fondo.

Vuole dire che a un certo punto è troppo tardi per frustrare il proprio figlio, togliendogli il cellulare?

Se il genitore stesso è collegato allo schermo tutto il giorno, sarà più difficile. È anche meno coerente rimuovere uno schermo se il figlio non ha nessun limite, se il suo ego è stato troppo sviluppato, se non è in grado di imparare una declinazione in tedesco o di prestare attenzione durante le lezioni di fisica. Tutto è collegato, e se vive sempre nel piacere, la minima frustrazione diventerà inaccettabile. Se è ben autonomo in ciò che piace, allora perché non portare a spasso il cane, apparecchiare la tavola, essere responsabile di un compito familiare, guadagnarsi la paghetta? Queste piccole azioni aiutano ad evitare di sviluppare un’intolleranza alla frustrazione. Anche lo scoutismo è un’eccellente scuola di vita : come accendere un fuoco, allestire un campo, preparare il cibo…gli scout traggono maggior piacere dopo essersi obbligati a fare qualcosa che non gli adolescenti oziosi ai quali tutto viene servito senza acconsentire ad alcun minimo sforzo. Allo stesso modo, un’educazione religiosa permette, in linea di principio, di trascendere la legge dell’ego, di non sentirsi al di sopra di tutto.

Come funziona la frustrazione a livello della psiche e del cervello?

Il cervello primario emozionale è programmato per il piacere e per mangiare, sopravvivere, dormire. Se un bambino non è abituato a ritardare il piacere, la sua corteccia cerebrale, cioè la sua intelligenza razionale, si indebolisce. Travolto dal piacere immediato, incapace di resistervi, diventa allora più incline a sviluppare una dipendenza. Il bambino immaturo ha bisogno di un’autorità morale che trattenga la sua pulsione (l’ “es” in psicoanalisi). All’inizio se ne incaricano i genitori, poi la moralità interiore prende normalmente il cambio. L’equilibrio tra piacere e dispiacere s’impara, non è innato, contrariamente a quanto si sente in giro, perché il bambino tende naturalmente verso il piacere, egli è un essere emozionale che può essere educato; inoltre, i figli privi di adulti con una presenza significativa hanno un forte disprezzo per i loro genitori assenti.

Gli schermi suscitano molta più frustrazione di altri oggetti. Perché questa frustrazione è più violenta?

Al giorno d’oggi, la dipendenza da qualsiasi schermo è trattata nei centri specializzati. Secondo il giurista Joël Bakan, autore de I nostri figli non sono da vendere, lo schermo causerebbe una forte crisi di astinenza, come una droga pesante. Quando viene allontanato dal suo videogioco preferito il bambino può essere sopraffatto da angoscia, rabbia e depressione, si tratta degli stessi sintomi di un eroinomane a cui si toglie la droga, perché l’uso di uno schermo provoca stimoli nel cervello emozionale che gli fanno perdere la cognizione del tempo e gli impediscono di staccarsi. Ecco perché non tutti gli schermi devono essere rimossi contemporaneamente. Regolare l’uso del cellulare significa dare delle armi al figlio per scoprire delle soddisfazioni differite più grandi.

Quale uso concreto del cellulare e degli schermi consiglierebbe?

Non rispondere immediatamente ai messaggi SMS permette di prendere più tempo per parlarsi, per concentrarsi sui suoi compiti o sul momento presente. Non rispondere a questa sollecitazione permette di rimandare e umanizzare il proprio desiderio, come la gioia di riavere il cellulare nel fine settimana. È anche importante spiegare al figlio che il cellulare non è uno strumento innocuo, e non permettergli di accedere a Internet quando non è presente un adulto in casa. Darglielo ogni giorno è creare un’abitudine di vita che gli sarà difficile da spezzare. Finché il figlio è a scuola, deve dedicarsi al lavoro durante la settimana. Tuttavia, può usarlo per un’ora il sabato e un’ora la domenica, e forse il mercoledì, non necessariamente in modo sistematico, e solo se ha finito i compiti. Lo psichiatra Serge Tisseron raccomanda di vietare Internet prima dei 9 anni e i social network prima dei 12 anni, e dopo, darli a piccole dosi.

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