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Crisi adolescenziale: un’occasione o una prova per tutta la famiglia?

TEENAGER DISCUSSING WITH PARENTS

YAKOBCHUK VIACHESLAV | SHUTTERSTOCK

Edifa - pubblicato il 26/11/20

L'adolescenza è spesso un'età difficile per il giovane stesso, ma anche per i suoi genitori. Tuttavia questa fase della vita può essere vissuta in modo molto positivo da tutti, ma ad una condizione.

di Frédérique de Watrigant

C’è chi non crede nella crisi, o tanto meno nell’adolescenza, considerata come un’invenzione moderna di società che generano adulti immaturi, il cui prototipo è stato immortalato nel cinema nel ruolo di Tanguy. Padre Vincent de Mello è uno di loro: “La cosiddetta crisi adolescenziale è solo il rivelatore di un mondo adulto ansioso e timoroso. Invece di gioire nel vedere i figli crescere e costruirsi, gli adulti li guardano con occhi impauriti e li trattengono nel mondo dell’infanzia, e i figli possono solo ribellarsi”. Lo psichiatra Xavier Pommereau ha un’opinione diversa: “Va ricordato che etimologicamente la parola “crisi” non ha il significato negativo che le attribuiamo. Significa momento critico, cioè un momento decisivo quando si passa da uno stato all’altro.

Cos’è la “crisi adolescenziale”?

Il cambiamento include delle tensioni, ma di per sé è un bene. Questo è esattamente ciò che accade nell’adolescenza: tra i 13 e i 17 anni, in media, il figlio comincia ad esistere come sé stesso e non più come “prodotto” dei suoi genitori. Per affermare la sua autonomia, si separa da loro e vuole tagliare con tutti i loro modi di essere. Fare il bastian contrario dei genitori porta necessariamente al conflitto. Xavier Pommereau, tuttavia, mette in guardia sulla distinzione indispensabile da fare tra la classica crisi adolescenziale e l’adolescente in crisi. Anche se questo riguarda solo il 15% dei giovani, è importante che i genitori facciano la differenza tra comportamenti fastidiosi ma normali e comportamenti di rottura: fughe, insulti, autolesionismo, tentativi di suicidio, che sono molto più pericolosi.

Per lo psichiatra l’adolescenza è un passaggio obbligato e necessario. A partire dalle società più tradizionali, le manifestazioni dell’adolescenza sono diverse a seconda delle culture e dei tempi. Tra l’altro, una delle difficoltà che i genitori devono affrontare, sono gli errori dei loro figli, che sono diversi da quelli che possono aver vissuto “ai loro tempi”, in quanto internet e i cellulari non esistevano. A causa della loro mancanza di obiettività nei confronti dei figli, non è facile per i genitori discernere tra i comportamenti di un’adolescenza normale e quelli di una che non va bene. Per Patrizia, madre di due giovani di 15 e 16 anni, la parola “crisi” è esagerata: “Preferirei parlare di una fase di passaggio e di maturazione. È un’età straordinaria dove possono fare tutto e allo stesso tempo non sono ancora maturi. Per esempio, possono dare la vita, ma non sono ancora capaci di essere padre o madre”.

Ariella, madre di cinque figli tra i 21 e i 9 anni, è dello stesso parere: “Nell’adolescenza, molte cose cambiano in un ragazzo. Ci sono trasformazioni fisiche visibili, la preoccupazione per lo sguardo degli altri, ma anche un’incredibile quantità di domande”. È così che ha rilevato l’inizio dell’adolescenza nei suoi figli più grandi: alla richiesta più banale, la risposta era sempre: “Perché?” Anche se per Ariella l’adolescenza non è necessariamente un problema, ammette tuttavia che non è stato facile gestire la sua seconda figlia.

Non drammatizzare i conflitti

Quindi, se l’adolescenza è un periodo positivo, perché i genitori, soprattutto le madri nei confronti delle loro figlie e i padri verso i figli, lo vivono come un periodo complicato? Padre Vincent de Mello ha la sua spiegazione: “Un figlio che passa all’età adulta ha una sete immensa di assoluto. Vede rapidamente nei suoi genitori le loro mezze scelte di vita, le loro incoerenze, e gliele sbatte in faccia. Poiché gli adolescenti sono così pieni di vita, non vogliono un mondo che gli sta stretto che gli adulti intorno a loro gli offrono. Naturalmente, fa male ai genitori, che si devono confrontare con le proprie mancanze”. Patrizia condivide questo parere: “Gli adolescenti sono spietati, non lasciano passare nulla, mi rimettono sempre in questione; è appassionante, ma ferisce”. “Le porte che sbattono, le discussioni che si inacidiscono sistematicamente, è una battaglia costante, e mi sfinisce”, conferma Ariella. Così, entrambe hanno vissuto il conflitto a proposito della Messa domenicale: “Bisogna lottare ogni volta, il che significa arrivarci sistematicamente in ritardo”.

Per lo psichiatra Xavier Pommereau, non bisogna drammatizzare i conflitti. Anche se due fattori contribuiscono a renderli più acuti: “Siamo in una società molto individualista, dove ognuno è rimandato alle proprie responsabilità, senza poter contare sul sostegno degli altri. Ciò che un tempo era condiviso con nonni, zii, zie, non può più esserlo in famiglie dove ognuno, a causa della distanza geografica o di legami affievoliti, si occupa solo di sé stesso. I genitori assumono da soli tutto il peso dell’educazione dei giovani, mentre è impossibile per loro essere obiettivi nei confronti dei propri figli. In secondo luogo, i riti di passaggio, che esistono ancora nelle società tradizionali, da noi sono scomparsi, ma sono strutturanti. La società di oggi propone solo i riti del consumo: il tabacco, l’alcool”.

Avere uno sguardo positivo sugli adolescenti, anche se ci esasperano

Padre de Mello, anche lui, denuncia la scomparsa dei riti, compreso nella Chiesa. Tuttavia, il ruolo dei genitori rimane difficile: ad esempio, come comportarsi quando un figlio è insolente, come regolarsi tra le uscite da consentire o no? Si dovrebbero obbligare i propri figli adolescenti ad andare a Messa? Xavier Pommereau consiglia, prima di tutto, di “scambiare” i vostri figli adolescenti con altri, di appoggiarsi alla famiglia e agli amici: i giovani saranno più tolleranti lì che con i loro genitori, che diventeranno più consapevoli della realtà, cioè che i loro figli non sono poi così male, o che al contrario c’è un problema.

Lo psichiatra raccomanda inoltre di guardarli positivamente, anche se ci esasperano, di riconoscere le loro potenzialità, senza considerare solo i risultati scolastici. Poiché la scuola, mettendo una forte pressione sui giovani senza preoccuparsi sempre delle loro ricchezze individuali, è spesso vissuta unicamente come una costrizione.

Ariella, come Patrizia, ha imparato a mollare la presa: “Dobbiamo salvaguardare l’essenziale e lasciar perdere ciò che non è necessario”. Ad esempio, tollerare l’impertinenza, ma non accettare un certo vocabolario, insomma, insegnare loro a rimanere educati. Imporre di andare a Messa, ma lasciando loro scegliere in quale chiesa seguirla. Soprattutto, Ariella insiste, “per mantenere il dialogo, dobbiamo accogliere le loro argomentazioni, anche se ci tirano fuori delle cose enormi, come “sono per il matrimonio omosessuale””. Se gli adolescenti provocano i loro genitori, è anche per testare la solidità e la coerenza delle loro convinzioni.

Il passaggio dell’adolescenza può essere vissuto bene dagli adulti

Per i genitori, mollare la presa significa accettare, e questo è difficile, che i loro figli non gli appartengono. Per Ariella, gli adolescenti mettono alla prova la solidità del rapporto di coppia dei loro genitori: “Ho rimproverato molto mio marito per non avermi sostenuta con le nostre figlie nei conflitti. Più tardi ho capito che aveva avuto ragione lui, ma è stata dura”.

E le madri che devono affrontarli da sole perché separate dai loro mariti? Per il Padre di Mello questo non è il problema maggiore: “È più difficile, ma è possibile, anche se divorziati, si può essere solidi e coerenti. I genitori non sono gli unici educatori dei loro figli, è importante avere intorno a sé delle persone con cui l’adolescente possa immedesimarsi. La Chiesa può offrire loro delle belle figure, ma la lotta resta dei genitori, che devono essere aiutati, anche se ciò significa rieducarli”.

Un altro luogo per aiutare i giovani a crescere è lo scoutismo, dove vengono gradualmente affidate loro delle responsabilità. Gli adolescenti amano dare sé stessi, e diventano adulti assumendosi impegni che li responsabilizzano. Sì, questo passaggio dell’adolescenza può essere vissuto in modo molto positivo dagli adulti che li circondano, a condizione che accettino che i loro figli imparino a volare con le proprie ali, verso il futuro che si saranno prefissati, accompagnati da adulti fiduciosi.

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