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Perché diciamo che Cristo è Re?

CHRIST THE KING

Andreas F. Borchert | CC BY-SA 4.0

Edifa - pubblicato il 20/11/20

Nella domenica che viene, il 22 novembre, la Chiesa celebra Cristo Re. Ma perché si parla di Cristo Re quando Gesù dice di sé "il Mio Regno non è di questo mondo" (Gv 18, 36)?

di padre Nicolas Buttet

San Giovanni ci svela questo strano dialogo tra Pilato e Gesù riguarda la regalità di Cristo. Pilato insiste: “Sei re?”, “Dunque sei re?”, “Ecco il vostro re!”. E Gesù risponde: “Il Mio Regno non è di questo mondo”, o ancora: “Tu lo dici: Io sono Re. Sono nato, sono venuto al mondo, solo per testimoniare la verità”.

Un Re sconcertante: una corona di spine sulla Sua testa e uno scettro di canna nella Sua mano, la porpora di un mantello sulla Sua carne ferita. Queste sono le insegne derisorie di questa regalità sconvolgente, dove l’uomo così vestito è al tempo stesso Re e Regno. E al paradosso si aggiunge che Gesù ne ha fatto una beatitudine al presente: “Beati i poveri in Spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli”. Il buon ladrone ha capito: non chiede di essere tolto dalla croce, chiede il Regno! E questo Regno non è un concetto, una dottrina, un programma politico da attuare, è soprattutto una Persona che ha il volto e il nome di Gesù di Nazareth: “Oggi sarai con Me in Paradiso!”

Nell’Eucaristia, Cristo Re siede sul Suo trono di misericordia

Questo Regno si inaugura nel cuore dell’uomo: è lì che Cristo in primo luogo vuole regnare. Dobbiamo quindi lasciare le redini del potere sulla nostra vita per lasciare a Cristo Re il governo su di essa: “Convertitevi, perché il regno di Dio è vicino” (Mt 3, 2; 4, 17). La felicità è a questo prezzo! Grazie a questa conversione, Cristo può poi stabilire il Suo Regno sull’intelligenza umana perché è la Verità che rende liberi. Cristo regnerà anche attraverso la Sua carità che guida la nostra volontà nella logica del dono di sé.


CHRIST THE KING

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Tuttavia, risorto e glorioso, Gesù manifesta il carattere reale e universale della Sua regalità: “Ogni potere Mi è stato dato in Cielo e in Terra” (Mt 28, 18). Di conseguenza, questa regalità di Cristo avrà necessariamente degli effetti socio-politici.

Istituendo la festa di Cristo Re l’11 dicembre 1925, in un momento storico travagliato, Papa Pio XI dichiarava: “Se gli uomini venissero a riconoscere l’autorità regale di Cristo nella loro vita privata e pubblica, ci sarebbero dei benefici incredibili, cioè giusta libertà, ordine e tranquillità, concordia e pace che si diffonderebbero infallibilmente a tutta la società”. In altre parole, non si può stabilire una vera cultura della pace e della giustizia senza il regno della verità e dell’amore, cioè senza il Regno di Cristo che è Verità e Amore.

La Chiesa è già il Regno di Dio misteriosamente presente in questo mondo. Comunicando agli uomini la Vita Divina, estende il Regno di Cristo sulla Terra come in Cielo. Il centro nevralgico di questo Regno è l’Eucaristia; lì, il Cuore di Cristo Re palpita e palpiterà fino al giorno in cui Gesù consegnerà ogni regalità a Suo Padre, allora Dio sarà tutto in tutti! Nell’Eucaristia, Cristo Re siede sul Suo trono di misericordia in attesa di condurci davanti al Suo trono di gloria per entrare pienamente in un Regno che non ha fine!




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