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Felicità, come raggiungerla: consigli per i giovani

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Edifa - pubblicato il 18/10/20

Ogni giovane vuole riuscire nella propria vita. Ma per raggiungere questo obiettivo, deve prima riflettere sulla sua vita interiore e sui suoi desideri.

di Olivia de Fournas

Insegnante di filosofia, Jeanne Larghero lavora a fianco di molti adolescenti che faticano a trovare la loro strada. Nel suo libro, Come riuscire nella vita: a una gioventù che cerca la via della felicità, ella suggerisce di ricentrarsi sulla propria vita interiore per costruire la propria personalità.

Non ci sono già abbastanza libri sulla riuscita personale?

I libri sulla realizzazione personale spesso propongono approcci narcisistici, psicologici, e raramente affrontano questioni morali. Raccomandano di essere felici, spiegano come preservare il proprio benessere in ogni circostanza, ma insegnano anche come prendere le decisioni giuste?

Come prendere le decisioni giuste?

Le giovani generazioni hanno bisogno di riflettere. Spetta agli adulti non ridurre la loro riflessione a un “fai come ti senti”. Nella filosofia di San Tommaso d’Aquino, ripresa dal Catechismo della Chiesa Cattolica, troviamo tre punti di riferimento che ci aiutano a discernere: “Quello che sto facendo è giusto? È il momento giusto per farlo, voglio davvero farlo bene?”

Queste domande costituiscono un riferimento molto illuminante, poiché si può istintivamente legittimare una cattiva azione per delle buone intenzioni. In effetti, l’aspetto favorevole delle circostanze può confondere la mente e distrarre dalla realtà. Ad esempio, potremmo giustificare il furto di un cellulare smarrito. Tuttavia, il fatto che il proprietario non sia identificato non rende il furto giustificabile, anche se l’intenzione è quella di dare il telefono a qualcuno che ne avrebbe bisogno: un furto rimane sempre un furto. Infine, do importanza alla moralità. Può sembrare superata e un po’ arcaica, ma fornisce criteri affidabili per determinare se una decisione è giusta.




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Come educarli a riflettere?

La gratuità è la chiave della riuscita. Insegniamo agli adolescenti più grandi a saper dare senza aspettarsi un tornaconto, essere pronti a rinunciare ad un bene apparentemente soddisfacente per un obiettivo migliore e più grande, che non si è sicuri di ottenere. Dare un’attenzione gratuita ai bisogni degli altri sviluppa i talenti personali, moltiplica le relazioni, arricchisce, attira le proposte e, a volte, migliora anche l’aspetto finanziario che ne deriva. Questa è l’idea di San Matteo quando dice: “Cercate prima il Regno dei Cieli e la Sua giustizia, e tutto questo vi sarà dato in aggiunta” (Mt 6, 33). L’ho sperimentato quando mi sono impegnata nella formazione all’educazione affettiva e sessuale, esclusivamente come servizio ai miei studenti. Infine, ho sviluppato competenze, sono stata invitata a tenere conferenze e poi a scrivere libri…

Cosa dobbiamo cambiare in noi per aiutarli a riuscire nella vita?

Soprattutto, dobbiamo rinunciare a pensare per loro solo alla corsa al successo sociale. Far portare ai nostri figli le nostre proiezioni effimere, o prevedere le loro attività nei termini di benefici che potrebbero trarne da esse, non costruisce la fiducia in sé stessi. I figli si sentono poi vincolati da obblighi costanti, anche impliciti, di raggiungere dei risultati. Noi così li angosciamo, alimentiamo soltanto i futuri burn-out e creiamo insicurezza. Hanno il diritto di fare sport senza andare alle competizioni, di coltivarsi degli hobbies senza puntare all’erudizione! Un giorno ho chiesto ai miei studenti perché andavano nei musei, teatri, cinema, concerti… Risposero: “Perché forma la mente, aiuta a riflettere”, ma ad acculturarsi per piacere, non ci avevano nemmeno pensato!

Per la loro riuscita, è molto più utile incitare i bambini ad adottare un atteggiamento, un modo di sorridere che faccia del bene, che apre agli altri e crea un legame naturale. Sarà un successo se facciamo capire loro l’importanza di diventare, come San Paolo, un “uomo di benedizione.” Saper ringraziare per la bellezza delle azioni altrui è un antidoto ai paragoni che tendono a rendere le persone orgogliose o tristi. I complimenti sinceri fanno bene non solo a chi li sente, ma anche a chi li pronuncia e il figlio percepisce così la fortuna di essere circondato da persone di qualità.


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Qual è la cosa più importante per riuscire nella propria vita?

Il figlio ha bisogno di una vita interiore che lo renda capace di essere nella vita; aiutiamolo a svilupparla. La pratica dimenticata dell’esame di coscienza può essere un aiuto prezioso. Rileggere la propria giornata, fare l’inventario dei ringraziamenti e dei perdoni, rimane il segreto della stabilità personale. Esplorando il proprio castello interiore con le sue innumerevoli stanze, potrà evitare di sognare una vita diversa da quella che vive. Questo ritorno all’interiorità gli permetterà finalmente di approfondire il suo rapporto con Dio. È nel silenzio che il bambino potrà rispondere alla domanda che Gesù pone a Bartolomeo nella Bibbia: “Cosa vuoi che faccia per te? ”(Mc 10, 51).

Oltre all’esame di coscienza, ci sono altri strumenti per prepararsi agli alti e bassi della vita?

La riabilitazione del dovere di stato rimane una nozione capitale sulla strada del successo. Per un giovane, si tratta di vivere la propria vita quotidiana con coloro che la Provvidenza ha messo al suo fianco: andare d’accordo con i fratelli e le sorelle, adattarsi alla vita familiare, lavorare… e a volte pulire le sue scarpe da calcio. Vivere semplicemente il proprio dovere di stato non limita per niente la sua ambizione, al contrario, la eleva.

Fondamentalmente, una vita riuscita per un giovane è la stessa cosa di una vita riuscita per un adulto. Le nostre azioni presenti stanno già costruendo le grandi avventure di domani. Se fosse stato disattento, il ricercatore biologo Alexander Fleming avrebbe potuto buttare via i contenitori saturi di funghi. Ha fatto quello che doveva fare, ha semplicemente pulito i suoi contenitori; ha cosi scoperto la penicillina ed è diventato un premio Nobel.

La fede può aiutare ad avere successo nella vita?

Non si può strumentalizzare la fede per ridurla ad una chiave di realizzazione personale, ma quando si è credenti, il modo in cui si guarda al successo personale cambia. Prima di tutto, la vita è già riuscita con Gesù come interlocutore, perché sarà sempre inedita e nuova! In secondo luogo, appoggiarsi alle tre virtù teologali, fede, speranza e carità, dà una libertà incredibile. Infine, la vita di fede struttura la morale e l’intelligenza.

L’approfondimento della coerenza e del contenuto della propria fede permette di dispiegare le potenzialità della propria intelligenza, perché c’è una coincidenza tra la visione della Chiesa e quella del mondo. Ad esempio, la storia della Creazione permette di interessarsi alla formazione dell’universo: la fede, infatti, permette di approfondirne tutti gli aspetti.


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