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Santi Simone e Giuda

Liberatevi dal vostro perfezionismo grazie a questa preghiera

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© Andrey_Popov

Edifa - pubblicato il 11/10/20

Il vostro desiderio di perfezione avvelena la vostra vita e quella di chi vi circonda? Ecco alcuni consigli, quasi perfetti, per moderare le vostre esigenze.

di Bénédicte de Saint Germain

Ritorno al 1945. Intimidita, Anna scende la grande scalinata della casa famigliare. All’età di cinque anni, vede suo padre per la prima volta. È appena tornato dalla prigionia in Germania. La guarda e le dice: “Vai di sopra e chiudi bene lo stivaletto: si è staccato un bottone.” Questo episodio, raccontato da sua nipote, è da considerare in un contesto in cui le effusioni non erano di abitudine. Ma illustra alcuni aspetti del comportamento perfezionista: alti ideali, attenzione ai dettagli, difficoltà ad amare e a lasciarsi amare. Già da piccoli, “alcuni bambini ansiosi non riescono a finire i compiti perché temono di non farli mai abbastanza bene”, dice Brigitte de Baudus, madre e insegnante. Questo perfezionismo si spiega spesso con il bisogno di sentirsi amato, con un desiderio inconscio di riconoscimento o con il desiderio di inserirsi in un modello sociale.

Voler fare bene, chi si lamenterebbe di questo? Ma il perfezionista non è mai soddisfatto finché i suoi obiettivi non sono raggiunti, come quel dirigente che si impone un livello di lavoro smisurato, quella madre irritata finché i suoi figli non hanno 9 o 10 in tutte le materie, o quell’altra che si sfinisce a pulire la casa dopo il lavoro. Per Yves Boulvin, psicologo, formatore di relazioni umane e consulente: “Voler migliorare, cambiare, andare verso il meglio di sé è un bene, ma credere di poter essere perfetti crea tensione e stress. Solo Dio è perfetto. Questa è la trappola: scegliere la perfezione come programma di vita.

Quando il perfezionismo ostacola il rapporto con Dio

La filosofa Chantal Delsol disse un giorno sulla temperanza: “Tutto ha un limite, anche le cose migliori. Noi immaginiamo che la perfezione sia di questo mondo e che spingendo una virtù al limite, la possederemo. Ma non funziona così nel mondo umano”. A voler raggiungere la perfezione qui sulla terra, si corre il rischio di entrare in una logica contabile, di fare come i bambini quando vogliono ottenere una ricompensa, di cadere nell’orgoglio di poter controllare tutto, il fariseismo. Nella vita spirituale, questo può tradursi in scrupoli, spiega Brigitte de Baudus: “Se il nostro esame di coscienza assomiglia ad un catalogo, se abbiamo il naso incollato a ciò che abbiamo o non abbiamo fatto, se non consideriamo l’amore che mettiamo nelle nostre azioni, c’è un problema”.

Quando Gesù ci comanda di essere perfetti come è perfetto il Padre Suo che è nei Cieli (Mt 5,48), ci chiama alla santità, non al perfezionismo. “È la contrizione, l’impulso d’amore che ci fa andare in Paradiso, non il fatto di essere perfetti”, commenta Yves Boulvin. L’esempio tipico è San Paolo, come spiega padre Alek Zwitter: “Ebreo e profondamente credente, era convinto che l’esecuzione fedele della sua Legge lo avrebbe portato alla perfezione spirituale. Dopo la sua conversione, dopo aver affidato a Dio la sua imperfezione, trovò una fonte inesauribile di pace interiore, di gioia e di forza vitale”.

Non stupitevi delle vostre imperfezioni

Il comportamento perfezionista assomiglia ad un elettrodomestico che non può essere fermato fino alla fine del programma. Beatrice, 55 anni, consapevole del suo difetto ereditato dal nonno, l’ufficiale prigioniero, ammette: “Non mi do pace finché non ottengo il livello di comfort che ho immaginato per me stessa. Con l’età ho accettato di mollare la presa, ma rompere l’abitudine è il cammino di tutta una vita.” In realtà, i perfezionisti sono spesso vittime di burn-out. La risposta è una sola: il realismo. Questo passa attraverso la conoscenza di sé e l’umile riconoscimento dei propri limiti. “Spesso ricevo donne che si rimproverano di essersi arrabbiate con i loro mariti e i loro figli la sera. Allora chiedo loro: “Vi siete prese del tempo per voi durante la giornata? ”, dice Yves Boulvin. Prendersi del tempo per sé, imparare a delegare e pregare sono momenti essenziali per rilassarsi.

Diventare consapevoli delle aspettative degli altri aiuta anche ad ammorbidire alcune proprie esigenze. “Ho consegnato un fascicolo al mio capo. Secondo i miei criteri, non era un buon lavoro, ma lui mi ha detto che era eccellente. Non me l’aspettavo! ”, ammette Beatrice. Gli altri raramente badano a quel po’ di polvere che è rimasto su un mobile. Il perfezionista è particolarmente duro con sé stesso. A forza di non riuscire a raggiungere i suoi obiettivi irraggiungibili, la sua autostima spesso cade. È meglio applicare il saggio consiglio di San Francesco di Sales: “Uno dei migliori usi che possiamo fare della dolcezza è applicarla a noi stessi e non stupirci mai delle nostre imperfezioni.”

Una preghiera per liberarsi dal perfezionismo

Se il perfezionista tende a logorarsi, rischia di stancare anche le persone che lo circondano. Come si può rimanere sulla sdraio con la coscienza pulita quando si ha accanto un giardiniere agguerrito? Come potete sentirvi libere se vostro marito vi chiede di essere perfettamente vestite, qualunque cosa accada, o se rifà sempre i conti della casa? Come si fa a non sentirsi scoraggiati quando un insegnante indica l’unico dettaglio che non va nel vostro lavoro? “I miei figli una volta hanno inventato un ritornello che inizia con “La mamma stressa, la mamma dà di matto…”, grazie a questo ritornello che torna regolarmente nei tempi di iperattività, mi sono resa conto che facevo fare loro una vita impossibile, allora ho iniziato a lasciare spazio alla vita e all’imprevisto”, testimonia Félicie, 47 anni.

Più seriamente, Patricia nota: “Il perfezionismo rende freddi, non amabili, inaccessibili. Non c’è spazio per gli altri nella perfezione.” E padre Pierre-Marie afferma: “Per lasciarsi amare, bisogna accettare di essere imperfetti”. Liberarsi dal perfezionismo è una lunga strada che passa attraverso la privazione e la preghiera:

“Signore, insegnami ad accettarmi così come sono!”

Per Brigitte de Baudus: “Non si finisce mai di dirlo, ma è quando siamo fragili che il Signore viene in nostro aiuto”.

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