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Quando, quanto, come... dare la mancia al figlio?

CHILD COUNTING MONEY

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Edifa - pubblicato il 20/09/20

La paghetta aiuta il figlio a diventare più responsabile e autonomo. Data a richiesta o a pagamento regolare: come fare la scelta giusta e quando iniziare a dare il denaro a nostro figlio?

di Elisabeth Caillemer

Da una moneta infilata sotto il cuscino con l’intermediario del “topolino” a una banconota per un’uscita al cinema con gli amici, molti genitori danno la paghetta ai loro figli. Questo è un modo di fare che viene scelto soprattutto per motivi educativi. “Di tanto in tanto diamo dei soldi, a seconda delle necessità”, dice Blandine, madre di quattro figli. Le somme fisse pagate regolarmente potrebbero suggerire che la paghetta è qualcosa di dovuto che hanno il diritto di esigere”.

Molti genitori acconsentono di dare la paghetta, una pratica apparentemente innocua che può insegnare ai figli il valore del denaro ed educarli all’autonomia, ma a certe condizioni…

Insegnare al figlio a distinguere tra un bisogno reale e una voglia passeggera

Dice lo psicoterapeuta Thomas d’Ansembourg: “La paghetta non dovrebbe essere presentata come una rendita, lasciando credere al figlio che il denaro cade dal cielo e che le spese sono scontate”. Dare su richiesta evita quest’insidia: “Apre la strada al dialogo e offre ai genitori l’opportunità di insegnare ai loro figli come distinguere un bisogno reale da una voglia passeggera. In questo modo lo formano al discernimento, alla conoscenza e all’autocontrollo”.

Questo processo richiede disponibilità, talvolta accompagnata da una buona dose di pazienza. Non è sempre facile parlare con un adolescente che ha degli argomenti “efficaci”! Laura, madre di cinque ragazzi constata: “Sanno essere persuasivi quando vogliono qualcosa. A sentirli, è sempre una questione vitale e poco costosa”. Sta ai genitori spiegare che essi stessi rinunciano a certi acquisti o li rinviano: “La libertà non consiste nel soddisfare tutti i nostri desideri, ma nel poterli esprimere, a volte frenare o rinviare la loro soddisfazione, aspettando il Natale o un compleanno”, dice padre Lancrey-Javal. Ma la pazienza è una virtù che sta scomparendo nella generazione del “tutto e subito”, obiettivo preferito delle operazioni di marketing condotte senza ritegno. Ai suoi quattro adolescenti, Paolo ripete instancabilmente questa frase della proverbiale saggezza del nonno che amava recitargli: “Il desiderio dell’attesa supera di gran lunga il delirio del possesso”. Da meditare!

La libertà di spendere o no!

Dare denaro su richiesta permette anche un più stretto controllo sul suo utilizzo. “Sono d’accordo a finanziare l’uscita per vedere un film, se il film mi convince”, dice Blandine. Per Nathalie Goursolas-Bogren, autrice di Sapere tutto o quasi sulla paghetta, questa vigilanza deve però lasciare spazio al diritto all’errore: “Ad esempio, il figlio imparerà la lezione dalla sua delusione per aver acquistato un oggetto a buon mercato che non ha mantenuto le promesse, e questo lo farà crescere”. Agnese, invece, si oppone all’acquisto di dolci: “Dissuado mio figlio dall’acquistare caramelle in modo sconsiderato, gli insegno anche a non spendere subito i soldi che riceve, perché appena arriva ad un mercato delle pulci, tende a saltare sul primo gingillo che si presenta”!

Un altro punto focale d’attenzione è il rapporto del proprio figlio con il denaro. “È facile individuare l’economo da quello con il portafoglio bucato”, ride Laure. Madre di tre figli, Lorena conferma: “Se do 10 euro al mio figlio maggiore, tende a spenderne 12”! A forza di dialogare, questi comportamenti possono evolvere. Nathalie Goursolas-Bogren, consulente educativo e specialista in genitorialità, rassicura: “All’inizio, il denaro rappresenta la libertà di comprare ciò che si vuole. Poi viene la libertà di non spendere”.

Un contratto tra genitori e figli

Cosa pensare dei pagamenti regolari, adottati da molti genitori? Questa scelta ha le sue virtù, insegna ad anticipare, a risparmiare e a sperimentare la frustrazione. Il bambino dovrà pensare alle sue spese, scegliere ponderatamente, perché sa che le sue risorse sono limitate, la regolarità avvia infatti alla gestione di un budget. Dare regolarmente responsabilizza il figlio”, dice Laura. “Se vuole andare al cinema per la terza volta in un mese e il suo portafoglio è vuoto, impara la lezione per la prossima volta, a differenza di chi riceve su richiesta”.

In questo caso non si parla di concedergli degli anticipi. “Lo scopo di una paghetta regolare è quello di imparare a pianificare le sue spese e di capire che una volta spesi i soldi, non ne ha più. Se si abitua un figlio a ricevere degli anticipi, non esiterà a indebitarsi da adulto”, avverte Nathalie Goursolas-Bogren, pur ammettendo questa pratica come eccezione. Agnese riconosce: “Sono d’accordo a dare un anticipo se il progetto mi convince: come potrei rifiutare un anticipo a un figlio che vorrebbe fare un regalo di compleanno a sua sorella o a suo cugino”?

Un altro vantaggio del dare regolarmente è la garanzia della parità di trattamento per tutti i figli. “Dal momento del loro ingresso al liceo, i nostri figli ricevono la stessa somma di denaro ogni mese in base al loro livello di studi”, dice Paul. Quindi, come evitare che il figlio non finisca per considerare il denaro come un diritto scontato? Per lo psicologo Didier Pleux, “la regolarità deve essere legata a un contratto con il figlio. Se non si sforza in classe e a casa, i genitori possono momentaneamente smettere di dargli la paghetta”, un modo per significare che regolarità non fa rima con automaticità.

Come passare dal dare su richiesta al dare regolare

Donazione su richiesta o pagamento regolare, come fare la scelta giusta? “Soprattutto, è importante non dare troppo”, insiste Nathalie Goursolas-Bogren. Il figlio non deve essere in grado di soddisfare tutti i suoi desideri, deve imparare a conoscere la frustrazione. La paghetta deve servire per dargli uno spazio di libertà e scelta nei suoi acquisti personali, ma senza trasformarlo in consumatore compulsivo che non si nega nulla”.

Durante gli anni del liceo, si può considerare la donazione su richiesta? Questo approccio che rende più facili le discussioni offre l’opportunità di educare vostro figlio al rapporto con il denaro, per poi stabilire, al liceo, una regolarità in vista di una progressiva responsabilizzazione che gli studi avanzati renderanno obbligatoria. Pierre, padre di tre figli, ha scelto questo metodo: “Dare su richiesta mi ha permesso di stabilire un rapporto di fiducia con i miei figli. Quando i ragazzi più grandi sono diventati studenti, abbiamo elaborato insieme un budget approssimativo e cammin facendo ho chiesto loro di farmi sapere se era sufficiente o meno”. Per Thomas d’Ansembourg, poter valutare serenamente con il figlio i propri bisogni è uno dei segni di un’educazione riuscita: “Per un genitore, sentirsi dire: “non ho speso tutto, ti restituisco quello che mi è rimasto” è un regalo meraviglioso”.

Rimane da precisare che la paghetta non è un obbligo. “Dare la paghetta al proprio figlio è una scelta educativa”, osserva Nathalie Goursolas-Bogren, “è un buon modo per imparare a conoscere il denaro, ma c’è sicuramente un altro modo. Alcuni genitori non lo fanno per convinzione personale, altri perché non se lo possono permettere”. Rendono i loro figli più infelici per forza? Padre Lancrey-Javal dice: “Si può amare senza dare soldi”. Alla fine del Vangelo di San Luca, prima della Passione, Gesù chiede ai Suoi discepoli se, quando erano senza soldi, “senza borsa e senza sandali”, “mancavano di qualcosa”. “Di niente”, rispondono. Possano i figli divenuti grandi rispondere la stessa cosa ai loro genitori”!

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