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I nonni, un punto di riferimento essenziale per i bambini

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Edifa - pubblicato il 18/09/20

I nonni hanno un ruolo insostituibile e importante nelle famiglie. Ma qual è il loro ruolo, come possono trasmettere ai loro nipoti la loro vita di fede, cultura e valori familiari, senza per questo sostituirsi ai genitori?

di Frédérique de Watrigant

“Chi può dimenticare la presenza e la testimonianza dei propri nonni?”, ricordava papa Benedetto XVI nel 2008. In passato, i nonni occupavano un posto essenziale nelle famiglie, di cui spesso condividevano la casa. Con un’aspettativa di vita più breve di adesso, la gente gustava la fortuna di poter godere di una nonna o un nonno, venerati perché rari. Oggi i nonni sono più numerosi, le generazioni non vivono più sotto lo stesso tetto e il modello di famiglia è sconvolto. Cosa succede dunque dei nonni in questa nuova situazione?

Non sostituirsi ai genitori per l’educazione dei figli

I nonni hanno un ruolo essenziale più che mai, considera Yannik Bonnet, sacerdote e nonno: “Le separazioni o il lavoro di entrambi i genitori rendono necessaria la loro presenza, ma è molto più complicato che in passato”. Soffrono di essere trattati soprattutto come fornitori di servizi, e talvolta di un ricatto affettivo da parte dei figli. È vero che ai nonni di oggi si chiede di essere disponibili al 100% mentre sono ancora attivi e spesso sommersi di impegni anche se sono in pensione; gli si chiede di rimanere vigili e al corrente di tutto, allorché invecchiano, e di accogliere nella propria famiglia situazioni che offendono le loro convinzioni più profonde e causano loro dolore. Come ci si può collocare all’interno di questa realtà? Maria e Marco, Martina, Francesca, Brigitte e Giuseppe, Elisabetta e Ugo, di età compresa tra i 52 e i 73 anni, rappresentano la diversità delle situazioni dei nonni di oggi. Tutti loro, indipendentemente dalle difficoltà, esprimono come prima reazione la gioia che i loro nipoti gli danno.

Francesca, cinque figli, tutti sposati e che presto avrà il quattordicesimo nipote, spiega: “La vita è un dono e ne diventiamo più consapevoli man mano che invecchiamo; l’unica cosa che conta è amare, e siccome vediamo i nipoti solo occasionalmente, ci concentriamo su quei momenti”. Ecco perché, anche se la loro posizione è delicata, rifiutano il termine di sofferenza: “Noi soffriamo quando i nostri figli soffrono”, affermano Marco e Maria, quattro figli, tra cui una figlia divorziata e risposata, una nuora che si rifiuta di vederli e cinque nipoti. Martina, tre figli, tra cui una coppia non sposata e una nipote non battezzata, anche se lei stessa vive di Cristo, constata: “È prima di tutto un vuoto per lei”. Allo stesso modo Francesca, che trova un peccato che tre dei suoi nipoti non siano battezzati, ma che ne parla liberamente alla figlia, senza per quello farle la predica.

Tutti concepiscono il loro ruolo come disponibilità, accoglienza e dono di sé, considerano che è più che normale rendere servizio, anche se sanno anche fissare dei limiti. Per Brigitte e Giuseppe è importante conservare del tempo per sé stessi e, aggiungono, “non si deve e non ci si può sostituire ai genitori”. Marco e Maria hanno adottato la stessa regola, tranne che nelle emergenze; hanno anche deciso di essere testimoni di misericordia e di accogliere tutte le situazioni famigliari. Solo Brigitte e Giuseppe possono rallegrarsi del fatto che non hanno avuto alcun intoppo in questo senso, con i loro due figli sposati e i loro otto nipoti, (tutti battezzati), questi nonni hanno ben capito che non possono sostituirsi ai genitori nell’educazione dei figli, come ha confermato padre Bonnet.

Amare senza contare, senza giudicare e senza aspettarsi nulla in cambio

Francesca e Martina, tuttavia, impongono alcune regole in casa, e sono attente a far rispettare quelle che i loro genitori hanno deciso. Per esempio, Francesca non ha mai avuto caramelle a casa perché sentiva che i suoi figli non avrebbero gradito. Allo stesso modo, Martina, avendo avuto una madre molto invadente, è attenta a non intervenire in presenza dei genitori, soprattutto durante i pasti, dove assiste, senza dire nulla, ai capricci della nipote; sa quanto sia importante rispettare la libertà dei figli.

Pertanto, accogliere incondizionatamente non significa né dare tutto il proprio tempo né voler rimediare alle carenze dei genitori. Anche accogliere le nuore e i generi di un’altra religione non è semplice, ammettono Ugo ed Elisabetta, cinque figli sposati e quattordici nipoti: “Con mio genero ho trovato difficile da accettare soprattutto la differenza di educazione; con mia nuora, è il materialismo che mi disturba; mi sono aggrappato al fatto che rendono felici i miei figli”, spiega Ugo. “Per quanto riguarda i nipoti, continua Elisabetta, cerco di accoglierli senza giudicarli, di amarli senza fare preferenze. Non dire nulla non è facile, come abbiamo sperimentato quando una delle nostre figlie, con suo marito e i suoi tre figli, è rimasta da noi per diversi mesi! Abbiamo preso molto su di noi”, ricorda con una risata.

Amare senza contare, senza giudicare e senza aspettarsi nulla in cambio, è la regola che questi nonni si sono posti, ma sanno bene che hanno anche il delicato compito di trasmettere. “È soprattutto il loro ruolo fondamentale”, ci ricorda padre Bonnet, “ma questo sarà fatto attraverso i consigli e non attraverso gli ordini”. “Questo è ciò che Francesca pratica: “Quando chiediamo loro qualcosa, lo facciamo in un’atmosfera molto diversa da quella di casa loro, perché abbiamo più tempo per spiegare i motivi per cui le cose vengono fatte”. “Lo capiscono molto bene”, osserva Maria, “e gli fa bene; un modo per imparare che ci sono norme diverse a seconda delle case”. La questione è anche quella di sapere cosa trasmettere, perché, come ha osservato padre Bonnet, i più giovani ascoltano generalmente più attentamente i loro nonni che i genitori. Così, gli anziani possono essere un vero appoggio per i più giovani, a patto che ascoltino e discutano in modo oculato piuttosto che volere indottrinare. Questo significa prima di tutto trasmettere un’esperienza di vita che potrà aiutare i nipoti a fare le loro scelte, e questo vale anche per la fede.

Testimoniare la fede attraverso il proprio stile di vita

“Dobbiamo essere testimoni dell’amore di Dio, nel rispetto”, dice Francesca. Questa è la grande sfida: “Rispettare le convinzioni dei nostri figli non mi impedisce di annunciare Cristo”, aggiunge Martina. “È morto per noi e quindi non ho il diritto di rimanere in silenzio davanti a mia nipote, ma devo essere attenta di farlo con il consenso dei suoi genitori”. Le difficoltà che ha incontrato con il figlio e sua moglie hanno paradossalmente rafforzato la sua fede, invece di scoraggiarla.

Geneviève, 86 anni, precisa: “Certo, non si può dare lezioni… Ma devo testimoniare con il mio modo di vivere, e poi si può sempre dire: in una vita ormai lunga che ha attraversato momenti di prova e di lutto, tutto ciò che posso constatare è che la fede è sempre stata la mia forza. Non si può raggiungere la mia età senza vedere i propri cari andarsene e probabilmente per via della speranza è anche la mia gioia”.

Per Maria, la ricerca di un modo per superare proprio questa difficoltà è stato uno stimolo a radicarla maggiormente in Dio: “Le difficoltà che hanno attraversato le famiglie dei miei figli mi hanno costretta a cercare un modo per esprimere le mie convinzioni senza ferire”. Un percorso che forse non sarebbe stato possibile se “non avessimo già praticato una sana vita spirituale”, nota il marito.

Per quanto riguarda i consigli pratici… La preghiera è la principale e ultima raccomandazione di Padre Bonnet: “La preghiera è l’unico modo per costruire una famiglia unita nella prova come nella gioia”. Per Geneviève è ovvio: “Non passa giorno senza che io porti i miei figli e i miei nipoti al Signore, la mattina dopo le Lodi. Gli chiedo di benedirli, di tenerli all’ombra delle Sue ali, di essere presente nella loro vita, e che la loro vita non passi senza di Lui”.

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