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Come visitare un museo con i propri figli… senza annoiarli?

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© Iakov Filimonov - Shutterstock

Edifa - pubblicato il 16/09/20

Saggi consigli e astuzie pratiche affinché le visite al museo con i bambini siano vissute nella gioia e il buon umore!

di Olivia de Fournas

Portare i figli al museo non è necessariamente una cosa semplice, ma è un buon modo per far conoscere loro la bellezza. Ecco alcune chiavi per trasformare un’uscita didattica in un invito a viaggiare.

Lasciate che il bambino si appropri da solo delle opere d’arte

“Per poter trascinare i bambini al museo, ho davvero bisogno di molta energia!” sospira Astrid. Ma perché imporre loro sin dall’inizio un’intenzione intellettuale alla visita? “C’è un modo eccessivamente didattico di portare il bambino al museo, e cioè quando si vogliono mostrare tutte le opere più conosciute. Ma in realtà si può apprezzare anche un piccolo quadro sconosciuto. L’adulto deve allora lasciarsi sconvolgere nei suoi criteri e cercare di incoraggiare un incontro personale tra il bambino e l’opera d’arte”, dice Dominique Gauthier, conferenziera. Perché non lasciare il bambino all’ingresso di una stanza, di modo che possa scegliere da solo il quadro che vuole osservare? L’immagine rimane il punto di partenza, la priorità. L’obiettivo è che un bambino si appropri di un dipinto, lo contempli, lo descriva. “I genitori generalmente vogliono mostrare troppo, ma la durata ideale di una visita è compresa tra i venti minuti e i tre quarti d’ora, e questo vale anche per gli adolescenti.” I bambini infatti non hanno la concentrazione necessaria per guardare correttamente diverse opere d’arte di seguito.

Per i più piccoli, la priorità non è quella di dare loro delle informazioni sulla vita dei pittori o sul movimento artistico di cui fa parte quella pittura o scultura… Bisognerebbe semplicemente far familiarizzare il bambino con dei personaggi interessanti, degli “amici”, che si chiamano Michelangelo o Vincent van Gogh. Il modo in cui presentiamo il museo al bambino è di primaria importanza. Prima di tutto perché i bambini sono come delle spugne e apprezzeranno ciò che piace ai loro genitori. Inutile quindi per i genitori allergici all’arte contemporanea portare i figli alle biennali avanguardiste, almeno in un primo momento.

Allo stesso modo, se la giornata è piovosa o se i bambini si sono svegliati con il piede sbagliato, è molto probabile che la visita lascerà loro un cattivo ricordo. Se invece gli adulti hanno preparato questo momento in anticipo, è probabile che i figli ne siano incuriositi. “C’è qualcosa di entusiasmante nell’andare apposta in un luogo per guardare qualcosa di speciale”, dice la storica dell’arte Françoise Barbe-Gall.

Quando iniziare le visite “approfondite” al museo?

A 8-10 anni, i bambini possono orientarsi da soli nei musei, trovare un’opera d’arte originale e leggere le relative spiegazioni. E poiché il loro universo visivo è popolato da personaggi eroici o violenti, che illustrano il bene e il male, amano le situazioni di confronto, gli eroi dipinti o scolpiti, le rappresentazioni dell’Antico Testamento, della mitologia, ciò che fa ridere, ciò che spaventa, le figure strane o mostruose, l’immagine della vita quotidiana di altri tempi.

Apprezzano i personaggi, ma anche i piccoli dettagli. Nelle immagini cercano spesso animali ed oggetti. Amano ritrovare nei quadri i gesti che incontrano quotidianamente, in cucina o in salotto, e le feste che celebrano. In questo modo, i bambini si appropriano di ciò che guardano. Tocca all’adulto poi fare delle domande per approfondire: “Hai mai visto cose del genere?” Non è necessario iniziare con delle opere “semplici”. Perché non portare direttamente i piccoli ai grandi “classici”?” I bambini si confrontano sempre più spesso con la bruttezza e la grafica a volte terribile dei videogiochi, e non è mai troppo presto per mostrare loro la bellezza”, dice Dominique Gauthier.

Portate l’arte a casa vostra

Dall’età di 11 anni, i bambini sono orgogliosi di imparare il vocabolario degli esperti. Potremmo aiutarli ad imparare concetti come chiaro/scuro, pesante/leggero, trasparente/opaco…”, dice Françoise Barbe-Gall ed incoraggiarli ad interessarsi anche alla personalità dell’artista e al movimento a cui appartiene. Sarà facile basarsi su ciò che imparano a scuola o al catechismo, per presentare una scena biblica o una battaglia militare… Più andranno al museo, più saranno orgogliosi di poter creare dei collegamenti tra le opere. Per esempio, tra gli impressionisti, saranno felici di poter distinguere Renoir, Monet e Degas.

A partire dai 14 anni, si possono incoraggiare gli adolescenti ad andare da soli. E perché non portare l’arte a casa propria? Potreste per esempio abbonarli ad una rivista d’arte specializzata per il giorno del loro compleanno. E la sera di una visita al museo, perché non organizzare un mini dibattito a tavola? In programma, potete fare una serie di domande: a favore o contro questo o quel quadro? Quale opera li ha impressionati maggiormente? L’attualità – come le sfilate di moda che usano la “Madonna con il Bambino” sui vestiti, o la distruzione di grandi opere da parte dei terroristi di tutto il mondo – possono essere una buona fonte di discussione.

Anche i più piccoli possono andare al museo

È sempre possibile mettere i più piccoli davanti ad un quadro e chiedere loro di cercare un animale o un colore particolare. Alla fine della visita, i bambini potranno comprare una cartolina, o fare un disegno di qualcosa che gli è piaciuto, da incollare su un quaderno o da lasciare in un cassetto. Quando lo ritroverà, si ricorderà della visita al museo. Questo forgerà il suo mondo interiore.

Non si dovrebbe perdere di vista il fatto che il gusto per l’arte non dovrebbe essere un compito scolastico per coltivare dei Picasso in erba a tutti i costi… Si può amare Van Gogh perché si aveva l’abitudine di sfogliare un libro su questo pittore a casa dei nonni, o l’arte moderna perché abbiamo assaporato la libertà e il divertimento di provvisorie mostre itineranti, o Degas per un poster appeso nel corridoio di una scuola di ballo… Inoltre, andare al museo non è solo una formazione intellettuale, ma contribuisce a creare dei ricordi comuni e dei momenti di condivisione privilegiati.

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