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Perché è così importante pregare per i propri nemici?

ANIOŁ PAŃSKI

fizkes | Shutterstock

Edifa - pubblicato il 04/09/20

Amare i propri nemici e pregare per loro sembra impossibile, tuttavia, diventa quasi naturale non appena si riesce a comprendere questa richiesta del Signore!

di padre Marc Fassier

Alcuni hanno difficoltà con il mandato di Gesù di amare i propri nemici e di pregare per coloro che li perseguitano (Mt 5, 43). Eppure, se Cristo lo chiede ai Suoi discepoli, non è un’opzione ma è fondamentale; e quando l’odio o la violenza assumono volti concreti, allora questa parola diventa ancora più essenziale. Ma per poterla prendere sul serio e poter rispondere ad essa, dobbiamo capirla bene.

Cos’è un nemico?

Intuitivamente percepiamo che il nemico è colui che vuole farci del male e che è pronto a usare la violenza per nuocerci. Ma, essenzialmente, il nemico è colui che è arrivato al rifiuto dell’amore come legge fondamentale. Il nemico per eccellenza, nella Bibbia, è il diavolo, la creatura decaduta che si oppone al piano di Dio, alla venuta del suo Regno. A questo scopo, si fa degli alleati seducendo gli uomini, trascinandoli nell’assurdità della sua opposizione all’amore. Prima o poi siamo tutti esposti a questa seduzione, infatti, siamo molto tentati di rispondere al nemico con le stesse armi che ha usato contro di noi. Come possiamo evitare di entrare nel suo stesso gioco?

Per ottenere ciò, Cristo ci propone un’altra arma: quella della preghiera. Anche qui, dobbiamo porci di nuovo questa domanda: che cos’è la preghiera? Prima di tutto, è centrarsi su Dio, entrare in un rapporto cuore a cuore con Lui. Prendiamo un po’ di distanza dai sentimenti verso il nemico per entrare nei sentimenti di Dio nostro Padre. Cristo si è rivolto a Suo Padre prima di essere condotto dai Suoi carnefici sul cammino della Sua Passione. Il cuore di Dio è infatti quello di un Padre che ama tutti i Suoi figli e che soffre nel vederli allontanarsi dal Suo piano d’amore. Il nemico, prima di esserlo, è un essere degno dell’amore di Dio, anche se Lo ha rifiutato.

La preghiera ci aiuta a prendere la giusta distanza dai nostri sentimenti

Ricordiamo un episodio della vita di Fratel Christian de Chergé a Tibhirine, quando, dopo l’intrusione di uomini armati nel suo monastero, racconta: “A quell’uomo minaccioso ho avuto la forza di dire che per me rimaneva un essere umano”. La sua forza, attinta dalla grazia della preghiera, gli ha permesso di vedere nel suo aggressore un fratello.

Sant’Agostino, nel suo commento alla Prima Lettera di San Giovanni, sulla stessa linea, dice: “Vedi il tuo nemico che ti si oppone, che si infuria contro di te, […] che ti insegue con il suo odio: ma tu sei attento al fatto che è uomo”. Così, per continuare ciò che dice Sant’Agostino, la preghiera risponde al nostro malcontento nel vedere degli esseri umani che rifiutano il progetto di pace di Dio”. Prendiamo quindi un po’ di distanza rispetto ai nostri sentimenti immediati verso il nemico per affidare questi nemici al Padre che fa nuove tutte le cose, anche per i cuori più induriti. Pregando in questo modo, ritorniamo nella pace di Dio.

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