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Baby blues: come uscirne (o non entrarci affatto)

BABY

Shutterstock | Tomsickova Tatyan

Edifa - pubblicato il 02/09/20

Dopo il momento tanto atteso della nascita, certe donne si sentono sopraffatte da un profondo senso di smarrimento! Lacrime e nervi a fior di pelle... il baby blues può essere vissuto come un vero e proprio terremoto... ma non vi è nulla di inevitabile.

di Pascale Albier

“Il baby blues, chiamato anche “sindrome del terzo giorno” è un sisma, un terremoto che scuote completamente la neomamma”, afferma Nadège, che ha vissuto questo crollo con la nascita del suo terzo figlio. “Non ho riscontrato nessuna difficoltà con i più grandi” ricorda “ma quando è nata Eva, non ho percepito alcun impulso materno. Ho provato solo un’immensa stanchezza e una profonda solitudine. Passavo da uno stato di sconforto a delle crisi di pianto”. La giovane donna prosegue: “Tra me e il mio bebè, c’era qualcosa che mi bloccava. Facevo le cose guidata più dalla volontà che dal sentimento, avevo i gesti di una madre, ma il cuore che non li seguiva”. Quante donne si riconosceranno in questa testimonianza e ammetteranno che anche loro hanno mancato questo grande appuntamento con il loro neonato!

Siate attente ma senza drammatizzare

“Il baby blues è un periodo transitorio ed effimero. Non è una malattia e non giustifica alcun trattamento medico”, dice lo psichiatra infantile Jacques Dayan. “Se questo stato v’invade, è assolutamente necessario chiedere aiuto”, avverte comunque Nadège. Questa sindrome ha i suoi sintomi, ben noti al personale infermieristico e di solito velocemente individuati anche dai parenti: con i nervi a fior di pelle, la neomamma sperimenta una grande fragilità emotiva ed è frequente al pianto. A questi segnali si aggiungono ansia, agitazione e confusione, e talvolta anche disturbi del sonno e dell’appetito. Tutto questo è vissuto inoltre con un profondo senso di scoraggiamento, in cui la neomamma non si sente all’altezza della nuova missione.

Il baby blues a volte si manifesta nelle ore successive al parto: “Le grida del mio bebè, i ritardi di mio marito, l’allattamento doloroso: ero tutto complicato e io piangevo per niente ed ero esausta in anticipo, per tutto ciò che mi aspettava con questo bebè che si aspettava così tanto da parte mia” racconta Marie. Di ritorno a casa dopo la nascita del primo figlio, la giovane donna si è sentita abbandonata a sé stessa, senza l’assistenza del personale medico, ed è crollata.

Si sente sempre più spesso parlare di baby blues, sulle riviste specializzate o in televisione ed ognuno ha la sua opinione: pensano che sia una tappa inevitabile per le future mamme, ma non è così. Bisogna stare attenti ai segnali, ma non bisogna nemmeno drammatizzare” spiega lo psichiatra Guy Benoît. Il vuoto fisico e psicologico è reale dopo un parto. Tuttavia non dobbiamo lasciarci sopraffare, ma accogliere questa nuova tappa.

La nascita del sentimento materno non è un’evidenza

Charlotte, che accompagna i primi passi delle neomamme, spiega: “Il parto è uno sconvolgimento profondo nella vita di una donna. Il corpo subisce uno shock brutale. Il crollo ormonale dopo la nascita rende la giovane madre psicologicamente fragile, che si ritrova d’un tratto spossessata del piccolo essere che ha abitato nel suo grembo per nove mesi. Ci sono delle buone ragioni per sentirsi scossi!”. Esausta e spesso tutta indolenzita, la neomamma fa fatica a ritrovare sé stessa: “Non riconosco più il mio corpo”, si preoccupa Claire elaborando l’amaro resoconto della sua situazione fisica, dopo la nascita della figlia.

Nel tumulto della nascita, l’inconscio viene scosso: “La venuta al mondo del bebè, riattiva dei dolori che credevamo ormai sepolti o di cui non eravamo nemmeno consapevoli”, spiega Nadège. Il parto, infatti, ci rimanda alla nostra stessa nascita, con le separazioni, reali o simboliche, contenute nell’inconscio”. In questo contesto di grande fragilità e di perdita di fiducia, la nascita del sentimento materno non è scontato. Non si nasce madre, lo si diventa”, dice il dottor Jean-Marie Delassus. “Solo voi – e nessun altro – potete sentire ciò che è bene per il vostro bambino. Quindi sappiate dire di no alle visite troppo numerose al reparto maternità e spegnete il telefono per potervi riposare. Riuscirete a recuperare più facilmente e aiuterete i vostri cari a trovare un nuovo equilibrio”.

Non esitate a prendere del tempo per voi

Allo stesso modo, a casa, sappiate prendervi delle distanze con il mondo esterno: “Quanti pranzi in famiglia e inviti abbiamo declinato!” ammette Beatrice, per la quale le prime settimane dopo la nascita sono una “riserva”. E bisogna sapere dare la priorità alla semplicità e accettare che la casa non sia completamente in ordine, che i pasti siano dei piatti scongelati e che i bambini indossino camicie non stirate. Bisogna anche saper chiedere aiuto: al marito, alla propria mamma o ad un’amica, ad una vicina e se il budget della famiglia lo permette, qualche ora in più con una babysitter renderebbe la vita quotidiana più facile.

Infine, prendersi cura di sé è essenziale per “rilanciare” la propria immagine, maltrattata a causa del parto e della mancanza di sonno: “Anche se sto a casa tutto il giorno, mi trucco e mi vesto bene. Questi semplici gesti influiscono sul mio umore”, dice Chantal. È necessario fare ricorso alla propria immaginazione e sapersi organizzare bene per esempio per liberarsi tra due biberon o due poppate per andare a messa, incontrare degli amici e fare una passeggiata; approfittare del pisolino del bebè per leggere o riposare, aspettando il ritorno dei più grandi. La cosa più importante è trovare del tempo per sé stessi, ma anche per Dio: prendersi del tempo per pregare in coppia e invitare il Signore ad accompagnare questo periodo particolare della vita, con le sue gioie e i suoi sconvolgimenti!

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