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Sei un padre impegnato? Ecco come crescere i tuoi figli

Father; Son; Goodbye ; Work;

Monkey Business Images I Shutterstock

Edifa - pubblicato il 21/08/20

Tra incontri, viaggi d'affari e impegni associativi, alcuni padri faticano a trovare il tempo per i loro figli. Come evitare che i figli soffrano di questa assenza?

di Stéphanie Combe

Quando si è un uomo pubblico o super impegnato, come si può essere per i figli dei punti di riferimento? Lo psicoanalista Jacques Arènes invita i padri a passare più tempo possibile con i loro figli e sottolinea l’importanza di accogliere le loro differenze nonché le loro fragilità.

Conosciamo bene il rischio che i genitori proiettino sui loro figli ciò che non hanno potuto realizzare in termini di ambizioni professionali. Ma ciò vale anche per il padre che “ha avuto successo nella vita”?

Alcuni uomini vivono il loro impegno sociale come una vocazione: attraverso percorsi sorprendenti, colpi di genio e lavoro sodo, non capiscono che gli altri non funzionano al loro stesso modo. Possono avere un lato pesante ed anche un altro molto attraente, ma in ogni caso il padre dovrà farà attenzione a stabilire una separazione tra la sua vita sociale e quella privata, in modo che, agli occhi dei suoi figli, non sia solo l’uomo pubblico.

Quando il padre ha una personalità forte, come può trasmettere le sue convinzioni ai figli senza schiacciarli?

Ci sono intelligenze aperte ed altre che non riescono ad accettare punti di vista contrastanti. Si può essere volenterosi, molto determinati, eppure attenti alla differenza dell’altro, quindi il problema non è tanto quello di avere una personalità forte, quanto piuttosto quello di lasciare spazio all’altra persona e alla sua fragilità. Questo è possibile quando si conosce e si accoglie la propria fragilità, ma ciò accade solo se non ci si considera “arrivati” e se si è capaci di rimettersi in discussione.

Non c’è bisogno di fare grandi discorsi: il padre si trasmette anche per quello che è. Con la sua attenzione agli altri, facendo attenzione a non denigrare gli interessi del figlio, cercando di rimanere aperto al dialogo, capace di rispondere alle domande senza puntare sull’autorità. Paradossalmente, si trasmette molto anche attraverso il proprio modo di ascoltare.

Precisamente, come si può prendere il tempo di ascoltare quando non si vedono i propri figli per tutto il giorno? La qualità del tempo trascorso insieme durante il fine settimana è sufficiente?

L’accordo tra coniugi sugli equilibri che hanno trovato nella gestione dei tempi quotidiani si rivela molto importante. Anche se il tempo a disposizione è limitato, è essenziale essere presenti, infatti si può essere un dirigente impegnatissimo ed essere disponibili, è una forma di libertà interiore, di disposizione di spirito. Spetta al padre offrire un momento in cui è veramente presente: il bambino se ne rende benissimo conto, infatti per alcuni uomini la vita non sembra interessante al di fuori della loro vita professionale.

Detto questo, la quantità gioca un ruolo marginale e questo varia da un bambino all’altro, a seconda del suo carattere e dell’età. Non è necessario offrire la stessa cosa a tutti: alcuni hanno bisogno di molto tempo, altri al contrario hanno bisogno di essere “lasciati stare”. Spetta ai genitori valutare e spiegarsi: “Siete diversi, non avete tutti la stessa storia, ognuno ha le proprie esigenze, ecc.”.

Per compensare la loro assenza alcuni padri preferiscono dei rari ma intensi “momenti privilegiati”. Cosa ne pensate?

Questi ‘momenti privilegiati’ devono avere senso, non essere l’invenzione di una complicità che quotidianamente non esiste. Che sia una passione condivisa e non una scelta unilaterale del padre.

Capo di un gruppo scout, responsabile di un’associazione… Come evitare che il bambino soffra a causa di questi impegni?

Innanzitutto, la coppia deve essere d’accordo. Se uno dei coniugi viene trascurato a scapito degli impegni dell’altro, il figlio è ben consapevole di questo squilibrio. D’altra parte, ma non sempre, attività molto nobili possono essere un tentativo di fuga dalla quotidianità, bisogna quindi verificare se si tratta di dipendenza: si può farne a meno, ci si può rinunciare?

Ci sono sempre ottime ragioni per essere indispensabili. Resta da capire cosa scegliamo di mettere al primo posto: il nostro impegno o la nostra famiglia? Ecco allora una buona domanda da porsi: “Se mio figlio o mia figlia chiede di parlare con me, sono pronto a rinunciare ad una riunione?”

E se non si riesce a cancellare la riunione?

Se non è possibile, perché non prendere un appuntamento? Ammesso e non concesso che sia un piacere e non un dovere aggiuntivo, quando il padre sopraffatto riesce a trovare un momento libero nella giornata dimostra la sua voglia di offrire del tempo, e il bambino è toccato da questo atteggiamento. Ma per il padre il punto focale rimangono la disponibilità e l’adattabilità. Dove, se non in famiglia, si può vivere la gratuità con gioia? Il figlio è anche sensibile alla coerenza degli adulti. Se il padre passa il proprio tempo a curare i suoi vari impegni e non si prende il tempo quello di accompagnare i figli a scuola, ne trarrà presto le conclusioni!

Come reagire quando il bambino rifiuta i valori che si cerca di trasmettergli?

Alcuni bambini sono come dei marziani per i loro genitori! Si è spontaneamente più vicini all’uno o all’altro figlio semplicemente perché ci si sente più affini. Ci vuole più tempo per capire chi è diverso da noi, ma è una preziosa opportunità di dialogo, bisogna essere umili e ammettere: “Mi preoccupo, non capisco cosa stai facendo, cosa stai vivendo, non immaginavo questo per te”. Forse è anche un’occasione per rimetterci in discussione: “Cosa voglio davvero per i miei figli? Mi preoccupa di più l’aspetto più superficiale della loro riuscita? Cos’è l’essenziale? C’è una sola via per arrivarci?”

Cosa trasmette esattamente un padre al figlio?

Il padre è uno “sconosciuto intimo”. Egli porta sia una grande vicinanza che qualcosa di esterno, gli è vicino con il suo amore, le sue carezze, i suoi giochi, il suo incoraggiamento; gli dà fiducia, ma fa anche uscire il bambino da sé stesso, lo invita ad assumersi i suoi rischi, gli ispira il desiderio di superare sé stesso e di aprirsi al mondo.

Un ultimo consiglio per i padri?

Non devono colpevolizzarsi! Non devono biasimarsi per non aver abbastanza tempo a disposizione o per essere maldestri con i loro figli. I padri di oggi sono generalmente più vicini ai loro figli, si interessano di più alla loro vita, ai loro studi…

Auguro loro di saper guardare al rapporto che hanno con ciascun figlio e di prendersene cura in modo molto semplice: facendogli una domanda, portandoli al ristorante o al cinema. Questi piccoli momenti condivisi creano un’affinità speciale con ciascuno!

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