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Bisogna fare la comunione ad ogni Messa?

KOMUNIA ŚWIĘTA

Piotr Hukalo/EAST NEWS

Edifa - pubblicato il 15/08/20

"Prendete, mangiate: questo è il Mio Corpo" (Mt 26,26). Gesù ci esorta a fare la comunione. Ma è grave non fare la comunione regolarmente?

di Padre Nicolas Buttet

“Chi mangia la Mia Carne e beve il Mio Sangue ha la vita eterna e Io lo risusciterò nell’ultimo giorno.” (Gv 6, 54). Quindi alla Santa Messa dobbiamo sempre fare la comunione?

La comunione, una necessità vitale

Nel Padre Nostro chiediamo di ricevere ogni giorno questo Pane essenziale e nel discorso sul Pane di Vita, Gesù paragona la comunione col Suo Corpo alla manna nel deserto. “Poiché la manna era il cibo quotidiano degli ebrei nel deserto, allo stesso modo l’anima cristiana poteva essere nutrita e confortata quotidianamente dal Pane celeste… Il Santissimo Concilio [di Trento] vorrebbe che i fedeli che assistono ad ogni Messa non solo ricevano la comunione spirituale, ma anche il sacramento eucaristico”, ricordava San Pio X nel Decreto Sacra Tridentina sulla comunione frequente nel 1905.

Questo Papa denunciò questo “veleno del giansenismo che si è introdotto anche tra i buoni e che, con il pretesto dell’onore e della venerazione dovuti all’Eucaristia”, allontana molti fedeli dalla comunione. È Cristo che per primo vuole condividere il suo corpo eucaristico: “Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione”(Lc 22,15). Fare la comunione, concludeva papa Leone XIII, è dunque “realizzare un desiderio caro al cuore di Gesù”, al quale deve corrispondere il nostro proprio desiderio.

Santa Gertrude di Helfta vide un giorno una suora astenersi dalla comunione. Chiese a Dio: “Perché, Signore, hai permesso a questa Suora di non venire a riceverTi?” ”È colpa mia se questa Sorella ha abbassato con tanta cura il velo della sua indegnità davanti ai suoi occhi a tal punto che le è stato impossibile vedere la tenerezza del mio Amore paterno? ”La comunione, quindi, non è una ricompensa per le buone virtù, “è una necessità vitale”, come affermò San Pio X e aggiunse che è anche necessaria per “ricevere la forza di reprimere le passioni, di purificarsi dalle colpe leggere e di poter evitare le colpe gravi a cui è esposta la fragilità umana”.

 Privarsi della comunione significa anche privare l’umanità di questa grazia

La tradizione orientale parla di comunione “continua”: “Dobbiamo fare di questo banchetto eucaristico la nostra preoccupazione continua per preservarci dalla carestia e dall’anemia dell’anima”, scriveva san Nicola Cabasilas.

Tuttavia, per ricevere Gesù-Eucarestia, è necessario non avere colpe gravi o che non ci troviamo in una situazione in cui la Chiesa ci invita alla comunione spirituale piuttosto che alla comunione sacramentale. I Padri del Concilio di Trento esortarono i fedeli “per le viscere della misericordia del nostro Dio” di mettersi in condizione di ricevere spesso il corpo di Cristo attraverso il sacramento della riconciliazione e della conversione della vita.

La nostra comunione è molto personale, ma non è individuale. Il cardinale svizzero Charles Journet ci ha invitato a pregare in questo modo: “Mio Dio, Ti ricevo, non solo per me stesso, ma per tutti coloro che nel mondo hanno fame di Te, forse senza saperlo”. Privarsi della comunione significa anche privare l’umanità di questa grazia immensa.

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