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Paura dello sguardo altrui? Questi passi della Bibbia possono aiutarvi!

Woman - Bullying - Disrimination

© fizkes

Edifa | Sat Aug 08 2020

“Mi guardano tutti!” Chi non ha provato questa dolorosa sensazione di essere paralizzato dalla convergenza di sguardi silenziosi che non sappiamo quali pensieri traducono? Ma perché abbiamo così tanta paura dello sguardo altrui? E come possiamo superare queste nostre paure?

di Alain Quilici

“Cosa pensa la gente di me? Sono troppo ridicola?” Niente è più importante dello sguardo altrui. Esitiamo davvero solo se siamo guardati da qualcuno. Se nessuno ci guarda mai, se passiamo inosservati, ci sentiamo male. Siamo guardati in così tanti modi, che è inevitabile chiedersi come siamo percepiti dagli altri. Non chiederselo affatto sarebbe una negligenza, ma renderla una preoccupazione troppo grande sarebbe dannoso.

Allora spesso trascorriamo molto tempo con un confidente che interroghiamo senza tregua: il nostro specchio. Gli chiediamo di rinviarci la nostra immagine e cerchiamo di metterci al posto degli altri, e di vedere come ci vedono: “Sono abbastanza bella, sono il più bello?” Ed ecco che ci rattristiamo perché i nostri capelli o la nostra pelle non sono come vorremmo e a volte pensiamo alla possibilità di rifarci il naso o le orecchie. E perché tutto questo? Perché abbiamo paura dello sguardo altrui. Ma se abbiamo così tanta paura, non è forse perché anche noi guardiamo in modo sbagliato gli altri?

Guardare in profondità

Abbiamo mai pensato di purificare il nostro sguardo sugli altri? Non abbiamo anche noi una serie di sguardi da cui attingiamo a seconda della situazione: lo sguardo timido per colui di cui abbiamo un po’ paura, lo sguardo arrogante per colui di cui non abbiamo nulla da temere, lo sguardo sprezzante per quello che giudichiamo con severità, lo sguardo luminoso per quello di cui desideriamo l’ammirazione o l’affetto o lo sguardo cattivo per difenderci? Abbiamo pensato che se noi siamo sensibili allo sguardo degli altri, anche gli altri lo sono al nostro? Dobbiamo quindi imparare a purificare il nostro sguardo e a guardare gli altri nel modo giusto. Possiamo educare il nostro sguardo, così come la memoria o il senso civico. Lo sguardo neutro non esiste, oppure è lo sguardo professionale, come quello del chirurgo, che prende una decisione su un’operazione, tenendo conto solo del bene del paziente. Ogni sguardo trasmette un messaggio!

Purificare il proprio sguardo significa imparare ad andare oltre alle apparenze per raggiungere la realtà nascosta della persona che ci si trova di fronte. Nella Bibbia, quando il profeta Samuele vede i figli di Iesse, uno più bello e più alto dell’altro, pensa ogni volta di ciascuno che sarà lui il futuro re, ma lo Spirito di Dio gli dice: “Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore” (1 Samuele 16,7).

Gesù stesso dice questa frase inequivocabile: “Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.” (Mt 5,28). Non dice che dobbiamo chiudere gli occhi davanti alle meraviglie del Creato, ma ci ordina di purificare il nostro sguardo.

E poi c’è quest’altro sguardo di cui parla il Vangelo: “Gesù fissò lo sguardo su di lui e lo amò” (Mc 10,21). Dobbiamo imparare a guardare l’altro, come vorremmo essere guardati noi. Gesù dice ancora: “La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!”(Mt 6,22-23). Purificare il proprio occhio per renderlo luminoso è una scuola di generosità e fiducia. Significa liberarsi da ogni inutile paura e dissipare più equivoci possibile, per posare sugli altri quello sguardo amichevole, fiducioso e disinteressato di cui parla Gesù.

Restare sotto lo sguardo degli altri

Il secondo atteggiamento da adottare è quello di imparare a comportarsi bene sotto lo sguardo altrui. Per esempio, non dobbiamo “interpretare” lo sguardo dell’altro perché molto spesso sbagliamo. Senza tendere ad una totale indifferenza, che sarebbe una mancanza di prudenza, o addirittura una mancanza di sensibilità, dobbiamo esercitarci ad essere liberi dallo sguardo degli altri, o almeno a non essere totalmente dipendenti dal modo in cui gli altri ci guardano. Possiamo imparare ad essere padroni di noi stessi e questo eviterà molti dolori e delusioni. Troppo spesso ci roviniamo la vita perché abbiamo immaginato ciò che l’altra persona pensava di noi semplicemente guardandoci nel modo sbagliato!

È possibile imparare ad avere un atteggiamento giusto sotto lo sguardo degli altri. È una questione di vita interiore. Innanzitutto, dobbiamo superare la paura. È la paura che ci paralizza, che ci ipnotizza come sotto lo sguardo di un cobra. La paura ci dispone ad essere divorati e annientati. È da questa paura che il Signore Gesù viene a liberarci. Perché questa paura è frutto del peccato. L’umanità originaria, quella che Dio voleva, viveva in armonia con Lui. È descritta nella Bibbia come una coppia felice che viveva sotto lo sguardo di Dio. Adamo ed Eva attingevano da questo sguardo la loro vita e la loro felicità. Il peccato ha cambiato questo ordine di cose. E la Bibbia lo collega proprio allo sguardo.

Ci sono diversi sguardi possibili sulle cose

La tentazione diabolica prima di tutto è una questione di sguardo. Adamo ed Eva non “vedono più” le cose come le vede Dio. Il tentatore li invita a guardare alla Creazione con uno sguardo diverso (Gen 3,5). E infatti, riflettendoci bene, è ciò che dice Eva. Si chiede se vede le cose correttamente. E Dio la lascia libera di cambiare il suo modo di guardare alle cose, a sé stessa e persino a Lui. “Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza” (Gen 3,6).

Ci sono vari sguardi possibili sulle cose. Lo sguardo di Dio non è lo sguardo del tentatore. Dio non guarda alle apparenze, ma al valore delle cose e delle persone. L’uomo e la donna si sono lasciati sedurre. Hanno preferito lo sguardo del tentatore a quello di Dio. Hanno quindi subìto le conseguenze della loro decisione. La Bibbia dice saggiamente: “Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi” (Gen 3,7). In altre parole, volevano vedere e si vedono. Volevano gettare uno sguardo indiscreto sulla Creazione, per possederla, e ora sono svelati! Si vede la loro pelle e il loro cuore. Sentono che d’ora in poi sono vulnerabili allo sguardo degli altri. Il peccato ha distrutto questa bella pace interiore per cui sono stati creati. Il loro sguardo è turbato, è deformato, è deviato.

La grazia di Dio lava il nostro sguardo

Se tutti gli uomini hanno difficoltà a sopportare lo sguardo degli altri, se hanno paura di essere giudicati male, è a causa del peccato originale. L’uomo è stato creato per sopportare lo sguardo di Dio e lo sguardo degli altri. Ma il peccato ha distrutto questo dono. Lo specchio è stato frantumato. Adamo ed Eva dicono: “Ho avuto paura perché sono nudo e mi sono nascosto” (Gen 3,10). Allo stesso modo, Caino ha paura di Abele suo fratello, e gli lancia uno sguardo assassino, gli attribuisce intenzioni che non ha e lo uccide.

Dobbiamo ricordare, quindi, che se siamo così sensibili allo sguardo altrui, non è una questione di temperamento o di sensibilità, ma una questione di peccato. È il peccato che ci impedisce di guardare gli altri serenamente. È il peccato che ci impedisce di vedere Dio così com’è. È il peccato che ci paralizza davanti agli altri. È il peccato che offusca il nostro sguardo sugli altri. Se li vedessimo così come sono, vedremmo il meglio di loro, e se sono peccatori, li guarderemmo con uno sguardo di misericordia e compassione, come fece Gesù per la donna adultera (Gv 8): Egli condanna il peccato, ma ama il peccatore. Gesù, guarendo l’uomo cieco dalla nascita, lo invita ad andare a lavarsi gli occhi alla fontana di colui che è stato “inviato” (Gv 9). Con questo gesto, vuole che l’uomo collabori alla propria guarigione. La grazia di Dio lava il nostro sguardo, come lava i nostri cuori. Il sacramento della Penitenza in particolare ci dà la possibilità di purificare il nostro sguardo. È attraverso la grazia di Dio che possiamo rimanere noi stessi sotto lo sguardo altrui, che impariamo a non avere più paura, a guardare gli altri e ad amarli.

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