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Le insidie da evitare quando vostro figlio è disoccupato

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Edifa - pubblicato il 08/08/20

Per un giovane diplomato non è sempre facile ottenere il primo impiego. Tra consigli, aiuti e piccole attenzioni, come aiutarlo senza creare tensioni nella sua ricerca di lavoro?

di Guilhem Dargnies

Senza guardarla, Nicolina versa dell’acqua nel bicchiere della figlia: “Sei soddisfatta del tuo colloquio, cara?” Manon, prima di lasciare la stanza in preda alla rabbia, sbraita: “Basta mamma! Sono stanca di essere sempre interrogata da te e papà! Avrete delle novità sulla mia ricerca di lavoro quando l’avrò trovato, non prima!” Da diverse settimane, Nicolina e suo marito Nicola non sanno bene come comportarsi con la loro figlia maggiore. La ragazza ormai adulta sta attraversando un periodo di disoccupazione difficile, è già da tempo che i suoi genitori hanno imparato a riconoscere le varie emozioni negative del suo volto. Bisogna aggiungere anche che, non potendo più permettersi di pagare l’affitto, la figlia è stata costretta a tornare a vivere con loro. Una situazione che è stata accettata, perché “bisogna per forza adattarsi”; solo che, da allora, tutti a casa sono nervosi. E più l’atmosfera si fa tesa, più Nicolina e Nicola dubitano di poter dare alla figlia l’aiuto di cui ha bisogno.

“Un piccolo aiuto”… non è sempre gradito

I genitori, premurosi, hanno provato di tutto, tutto il possibile. Purtroppo, ogni loro iniziativa ha scatenato, nel migliore dei casi, da parte dell’interessata, uno sguardo scettico e nel peggiore dei casi vera e propria rabbia. Quello che non sanno, è che un atteggiamento un po’ saccente si insinua nel loro modo di fare ogni volta senza volerlo, a cominciare da un consiglio paterno: “Il settore della finanza non assume. Perché non cambi ambito?” Qualunque sia la vera intenzione del padre, alle orecchie di Manon questo verdetto suona come un disconoscimento: “All’improvviso, mio padre si è messo a fare il bilancio del mio percorso di studi. Come se tutto quello che avevo fatto finora fosse stato inutile!”

Il giorno dopo, Nicolina cerca di dimostrarle il suo sostegno: “Come? Non hai ancora avuto risposta?!” Apparentemente innocua, questa esclamazione manca il suo obbiettivo, come spiega il dottor Michel Debout, psichiatra: “Per uno che è costantemente in attesa di una risposta, questo “non ancora” è un modo per dirgli: “Non ti muovi abbastanza!”. Un’altra gaffe, il non detto: “Era evidente, per esempio, che i miei genitori volevano chiedermi: “Che cosa hai fatto oggi?” e si aspettavano la risposta: “Ho fatto tre colloqui!” Ed invece tutto quello che avevo da dirgli era: “Sono stato rifiutata cinque volte!”

Ci sono anche gli aiuti del tipo: “Ho visto un’offerta di lavoro che potrebbe interessarti”. Oppure: “un tale mi ha dato il suo biglietto da visita, chiamalo da parte mia”. Se l’interessato non li ha chiesti, possono essere controproducenti, in quanto i pensieri negativi potrebbero giocare un brutto scherzo: “Mamma e papà sono gentili ad aiutarmi, ma sotto sotto dubitano che io sia davvero in grado di cavarmela da sola, pensano che io abbia ancora bisogno di loro, come quando ero una bambina”. Ciò può aprire la porta al dubbio: “E se avessero ragione? E se, in fondo, non fossi semplicemente in grado di trovare un lavoro da sola, o neanche un lavoro e basta? ”

Il giusto atteggiamento da avere con il proprio figlio

Come per molti giovani nella stessa situazione, le reazioni di Manon dimostrano che il suo primo bisogno è quello che gli si dia fiducia una volta per tutte. C’è un solo modo per farlo: che i suoi genitori mollino la presa e rinuncino a provvedere a tutto. La giovane si è appena diplomata ed è ora che prenda il volo, e non si vola per raccomandazione… Spetta ai genitori rispettare i ritmi della figlia: lei solo, con Dio, è padrona del momento in cui la sua motivazione prenderà il sopravvento sulle incertezze del mercato del lavoro.

Come aiutare vostro figlio a riacquistare fiducia in sé stesso? Dimostrandogli che non ha bisogno di un aiuto inopportuno. Rispettare il suo ritmo è una scelta che darà i suoi frutti non appena il giovane inizierà a invertire il meccanismo dei pensieri negativi: è da questo momento che potrà elaborare serenamente un progetto professionale. Presto, la motivazione, lo slancio, il desiderio, il coraggio di riprendere il controllo della sua vita verranno da lui, dal profondo di sé stesso.

A Nicolina e Nicola rimane da porsi una domanda apparentemente paradossale: “Come possiamo far uscire Manon dal suo isolamento, rispettando il suo bisogno di affrontare da sola questo periodo della sua vita? ” Il giovane in cerca di lavoro ha bisogno di ricreare un legame di qualità con la sua famiglia. “I genitori devono nutrire la sua vita con qualcosa di diverso dalla ricerca di un lavoro”, insiste il dottor Michel Debout, dei momenti semplici, che non hanno nulla a che fare con l’invio di un CV, funzioneranno perfettamente: passeggiate nel bosco, pause caffè, mostre, teatro… L’importante è che non si senta giudicato dalla sua famiglia, ma libero di discutere, se lo desidera, sugli argomenti che lo preoccupano e soprattutto, deve sentirsi libero di rilassarsi, lui che ne ha tanto bisogno: “Ahimè, la famiglia non sempre capisce che è già da tutto il giorno che stai cercando di convincere i tuoi amici che va tutto bene”, si rammarica Manon.

Quale deve essere il comportamento del giovane disoccupato?

Detto questo, anche il giovane disoccupato deve fare la sua parte di sforzi. Con il senno di poi, Manon si rende conto che dovrebbe, per esempio, tenere per sé alcuni dei suoi dubbi, piuttosto che condividerli continuamente con chi le è vicino. Se no, come potrebbero i suoi genitori “mollare la presa”? Allo stesso modo, il giovane ha tutto da guadagnare, non mettendosi al centro. La sua capacità di organizzare la propria vita intorno alle attività che ama, di donare gratuitamente un po’ del proprio tempo, ma anche di interessarsi alla vita quotidiana di coloro che lo circondano, contribuirà largamente ad equilibrare i rapporti in famiglia.

Infine, il giovane può anche dare l’esempio ai suoi genitori per un nuovo modo di onorare San Giuseppe e la Sacra Famiglia. Alle novene, perché non aggiungere un’attitudine contemplativa in cui ognuno si potrebbe immedesimare con il padre putativo di Gesù che era disoccupato, ad esempio durante la fuga in Egitto? Anche in circostanze così tragiche, la Sacra Famiglia ha saputo mantenere il buon umore. Questa disposizione di mente e di cuore, secondo padre Pascal Ide: “inizia come umiltà e finisce come amore”. Allora accettiamo di ridere di cuore: in mezzo alle contrarietà, ciò è la promessa di un lieto fine.

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