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Quando l’inquietudine per il futuro diventa un’ossessione

Ipatov

Edifa - pubblicato il 31/07/20

È normale preoccuparsi per il proprio futuro, soprattutto quando questo appare minaccioso. Tuttavia, bisogna stare attenti a non sprecare tutte le proprie energie a temere un evento che potrebbe accadere o meno, con il rischio di perdere la gioia e la pace interiore.

Padre Nicolas Buttet

Ci sono due tipi di inquietudini. L’inquietudine positiva che ci rivela la nostra sete di Dio e che è l’unica necessaria, e come diceva Sant’Agostino: “Ci hai fatti per Te, Signore, e inquieto è il nostro cuore finché non riposa in Te”. E l’inquietudine negativa che nasce dalle contraddizioni che abitano in noi e dalle prove che emergono nella nostra vita. Questa inquietudine spesso ci fa perdere la pace e la gioia interiore ed è al centro di una lotta spirituale che è necessario portare alla luce.

Le chiavi per intraprendere la battaglia

È normale che queste preoccupazioni si manifestino nella nostra vita. Tuttavia, Sant’Ignazio ci spiega che non sono mai le circostanze o gli eventi a farci perdere la pace del cuore. Infatti la causa deve sempre essere ricercata in un allontanamento da Gesù Cristo, dovuto alla nostra inquietudine, che è a sua volta causata dalle difficoltà. Il nemico si intromette, cercando di catturare la nostra attenzione e di occupare i nostri pensieri con mille preoccupazioni. Il suo obiettivo è quello di distrarci dalla presenza di Gesù.

San Pietro ci dà due chiavi per intraprendere questa battaglia: “Resistete [al diavolo] saldi nella fede” (1 Pietro 5,9). E ancora: “Riversate su di Lui ogni vostra preoccupazione, perché Egli ha cura di voi” (1 Pietro 5,7). San Francesco di Sales insiste: “Non cercate le consolazioni di Dio, ma il Dio delle consolazioni” e specifica: “L’inquietudine è il più grande male dopo il peccato”. È più di una tentazione, afferma, poiché è la porta aperta a tutte le tentazioni. Inoltre, Gesù pone “gli affanni della vita” sullo stesso piano delle dissipazioni e dell’ubriachezza (Lc 21,34)!

Per questo San Paolo ci incoraggia: “Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù. (Fil 4,6-7).

La grazia dell’abbandono

Non si tratta di promuovere la passività o il quietismo. Si tratta di mettersi nelle mani di Dio con piena fiducia: “Padre mio, mi abbandono a Te” diceva il beato Charles de Foucauld. È necessario gettare il passato nella fornace della Sua Misericordia ed affidare il futuro alla Sua Provvidenza, essendo consapevoli che “Dio infatti è degno di fede e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze ma, insieme con la tentazione, vi darà anche il modo di uscirne per poterla sostenere.” (1 Cor 10,13). Questo abbandono ci permette di vivere il momento presente con la grazia del Signore, sapendo che “[Egli] ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare” (Ef 3,20).

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