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Lettera aperta a un piccolo bambino nel grembo materno

PREGNANCY,
Nastyaofly | Shutterstock
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Durante questo periodo estivo Aleteia vi propone di scoprire cinque lettere che vi faranno viaggiare attraverso le diverse età della vita. Oggi immergetevi in una lettera destinata ad un bambino nel grembo materno, maestro di semplicità e di vita interiore che conduce all’essenziale.

di padre Luc de Bellescize

Caro piccolo,

Nel momento del tuo concepimento hai ricevuto un’anima e capisci i misteri nascosti ai saggi e ai sapienti. Tu ci conduci all’essenziale invisibile, ci sveli un segreto: che la grandezza di una vita non può essere misurata, pesata o contata. Sentendo battere il tuo cuore nel grembo di tua madre, ci inviti a smettere di passare le nostre giornate secondo i criteri esteriori del successo. Gli adulti hanno l’ossessione di riuscire nella loro vita, pochissimi si preoccupano di riuscire nella loro morte…E cos’è una vita riuscita? L’ascesa sociale e professionale, andare in una grande scuola, sposarsi, avere figli e “morire infelice per non rimpiangere nulla”, come cantava Balavoine? Queste sono tutte cose buone, ma se assolutizziamo la realizzazione visibile, tangibile e palpabile, allora non siamo riusciti nella vita…

Così abbiamo mancato il valore stesso del vivere, invece tu ci affidi il tesoro delle anime semplici e preghi con il salmista questo cantico dell’infanzia (Sal 130): “Signore, il mio cuore non è orgoglioso, né il mio sguardo ambizioso; non perseguo né grandi progetti né meraviglie che mi superino. No, ma tengo la mia anima uguale e silenziosa; la mia anima è in me come un bambino, come un piccolo bambino presso sua madre. Aspetta il Signore, Israele, ora e per sempre”.

Tu ci insegni a mantenere l’anima “in pace e in silenzio”, noi che riempiamo la nostra vita di rumore. Ci insegni anche a dipendere da un altro, tu che sei legato al grembo materno, al suo respiro e al suo sangue. Troppo spesso dimentichiamo che lo spazio della nostra vita si svolge solo nel cuore di un altro, in definitiva nel Cuore di Dio e finché non lo capiremo staremo sempre stretti nel nostro cuore. Tu ci fai cogliere ciò che non è nei libri, ciò che il Signore Dio vuol dire quando rivela il Suo nome misterioso nel roveto: “Dirai al faraone, che è colui che uccide i bambini e riduce l’uomo alla sua capacità di lavoro: “Io sono Colui che Sono”.”

Dio si rivela per quello che Egli è e non prima di tutto per quello che Egli fa. Vale a dire che il Signore non si lascia misurare dai possedimenti o dalle conquiste, Dio È, molto semplicemente. Abbiamo la tendenza a dire: “Sono quello che possiedo, sono quello che faccio”, e non “Sono quello che sono”.

Piccolo bambino, tu assomigli a Dio. Ci inviti a rallegrarci di essere “servi inutili” (Lc 17, 10) in un mondo in cui l’uomo sta diventando sempre più una merce. Non “servi” a niente, come la bellezza e come l’essenziale, questa è la tua gloria inalienabile. Che grandezza è essere inutili, non essere amati prima di tutto per ciò che portiamo, ma per ciò che siamo. Dio ti ha voluto per te stesso.

Piccolo bambino, maestro di semplicità e di vita interiore, ho probabilmente perso troppo dell’infanzia, aiutami a riconquistarla attraverso la santità.

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