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Santi Simone e Giuda

In vacanza, siate missionari!

© Eric Ward

Edifa - pubblicato il 16/07/20

Essere un missionario non è riservato a qualche cristiano speciale. Anche le famiglie possono e devono diffondere il Vangelo intorno a loro e questo anche durante le vacanze.

di Christine Ponsard

“La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi.” (Lc 10,2-3). Questo brano del Vangelo ci ricorda l’importanza della missione. Ma come possiamo essere missionari, soprattutto durante le vacanze?

Dalla preghiera all’azione

La prima richiesta di Gesù è “Pregate il Signore della messe…”. La preghiera è sempre indispensabile, vitale e prioritaria e precede sempre l’azione perché nell’evangelizzazione, come nel resto, è sempre Dio che agisce e noi siamo degli strumenti nelle Sue mani. Le vacanze sono spesso l’occasione per incontrare molta gente e la preghiera della sera può essere un’ottima occasione per pregare per tutti coloro che abbiamo incontrato: ogni figlio a turno può elencare le persone con le quali ha condiviso la giornata. Questa preghiera è importante per due motivi. Innanzitutto perché il Signore ascolta sempre ciò che Gli chiediamo e possiamo essere sicuri che Egli risponderà alla nostra preghiera, spesso senza che ce ne accorgiamo. In secondo luogo, perché questo abitua i bambini a vedere in ogni persona un figlio di Dio. Quindi dobbiamo prima di tutto pregare e poi agire. Ma come?

1. Prima di tutto vivendo da cristiani, infatti è dall’amore che abbiamo l’uno per l’altro che si vede che siamo cristiani. L’evangelizzazione riguarda più ciò che siamo che ciò che diciamo. Evangelizzare significa soprattutto sforzarsi di vivere secondo il Vangelo. Così, una famiglia cristiana deve riconoscersi dall’amore che vi regna e dall’amore che irradia, e non dai suoi discorsi ma dalla sua capacità di accoglienza, dalla sua apertura e dalla sua attenzione agli altri.

2. Evangelizzare significa anche non aver paura di chiamare le cose con il loro nome, di dire la Verità. In una discussione, in risposta ad una domanda di un bambino o di un adulto, per esempio, non dobbiamo tacere la nostra fede, non dobbiamo edulcorare la verità… anche se ci troviamo in un ambiente poco credente, o addirittura ostile alla fede, anche se stiamo rispondendo ad un bambino la cui famiglia non è credente. Dobbiamo parlare della nostra fede, dire ciò che lo Spirito Santo ci rivela ed insegnare ai nostri figli a fare lo stesso. Non dobbiamo esitare a parlarne, anche quando questo richiede coraggio. Tuttavia dobbiamo parlarne senza arroganza ma con semplicità e umiltà perché la nostra fede è un dono, che abbiamo ricevuto gratuitamente e il nostro interlocutore merita un profondo rispetto perché anch’egli è un figlio infinitamente amato da Dio.

3. Evangelizzare significa a volte creare delle occasioni per parlare di Dio. Questo non significa che siamo tutti chiamati ad evangelizzare in piazza o sulla spiaggia. Ma questo significa che siamo tutti invitati ad essere attenti agli inviti che il Signore ci rivolge. Forse saremo quel piccolo aiuto che il Signore utilizzerà per riportare a Lui uno dei Suoi figli. Per fare in modo che un nonno ritrovi la strada per tornare in chiesa, forse è sufficiente che uno dei suoi nipoti gli proponga di andare con lui a Messa. Per far sì che una coppia si decida a far battezzare il proprio figlio, può essere sufficiente parlargliene con tutto il rispetto e la delicatezza che l’amicizia suggerisce. E affinché un adolescente cominci ad intravedere la Luce, forse gli basta assaporare il calore di una famiglia. Ascoltiamo Gesù che ci dice: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!” Allora, decidiamoci a pregare e agiamo!

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