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In famiglia o al lavoro, come avere una giusta autorità? I consigli di un generale

LEADERSHIP

nd3000 - Shutterstock

Edifa - pubblicato il 11/07/20

Che siamo genitori, manager o leader aziendali, bisogna saper affermare la propria autorità sugli altri. Ecco alcuni consigli su come fare ad esercitare un'autorità positiva sugli altri.

Pascal Sonvalle

“Nessuno è capo senza autorità” è un detto comune… Ma di quale autorità si parla?

Forte dei suoi 40 anni di esperienza nell’esercito, il generale Bruno Venard offre una riflessione per tutti coloro che esercitano la responsabilità di comandare.

Lei pensa che possiamo educare qualcuno all’autorità?

Oggi questa domanda è un po’ una trappola per il fatto che, per molti, c’è confusione tra il comando degli uomini e l’autorità della persona che comanda. L’autorità è una qualità propria della persona, mentre il comando è legato alla funzione che si esercita, quindi il suo esercizio può essere acquisito. Ad esempio, nominando una guardia carceraria a capo di un settore carcerario, non gli si chiede di fare altro che esercitare una pressione sufficiente su coloro che deve sorvegliare per ottenere il risultato desiderato. In questo modo, se gli vengono dati i mezzi per farlo, quella guardia esercita il comando. Per questo motivo i sovietici e i nazisti non hanno avuto nessuna difficoltà a trovare guardie efficaci per i campi di concentramento e i gulag.

Quindi si può esercitare il comando senza esercitare una vera autorità?

Sì, per usare l’esempio di prima, a differenza di un guardiano, un vero capo deve essere in grado di riconoscere che i suoi subordinati hanno la coscienza di uomini liberi e, in concreto, tenere conto della loro personalità. Il capo deve anche fare in modo che gli ordini impartiti lascino loro spazio di iniziativa che possa arricchire le missioni affidate. I subordinati non sono robot che eseguono, ma persone libere che ottengono risultati che possono anche superare le aspettative di chi li ha ordinati.

Napoleone aveva ben capito questo, quando affidava delle missioni ai suoi generali, era molto preciso nei suoi ordini, ma li lasciava liberi di prendere iniziative per ottenere la vittoria. Quando Lannes, con tutto il suo ardore, guidava una carica di cavalleria, il risultato era garantito. Anche se una battaglia è preparata nel modo più accurato possibile, ci sarà sempre la necessità che i subalterni prendano iniziative coerenti con la missione loro affidata.

Quali consigli darebbe a qualcuno che sta per prendersi delle responsabilità nel lavoro?

Un giovane che si appresta ad assumere una posizione di responsabilità prima di tutto deve essere competente per essere rispettato, al fine di creare un clima di fiducia con i suoi sottoposti. Poi, deve essere molto attento alle reazioni di coloro che lo circondano, sia i superiori che i dipendenti.

Questo è ciò che il centurione aveva ben capito nel Vangelo. Che cosa dice al Cristo? “Io sono una persona subordinata a un’autorità, ma ho dei soldati sotto di me; a uno dico: “Va”, e lui va, a un altro: “Vieni”, e lui viene, e al mio schiavo: “Fai questo”, e lui lo fa” (Lc 7, 8). Questo centurione sa di essere inserito in una gerarchia, e si guadagna la fiducia dei suoi subordinati. Probabilmente non è necessariamente per pura amicizia, in quanto l’esercizio del comando del centurione si faceva anche in funzione di mezzi repressivi molto severi in caso di disobbedienza. Ma sapeva di dover suscitare questa fiducia affinché l’azione che avrebbe seguito i suoi ordini venisse eseguita al meglio, anche più di quanto avesse ordinato. Si noti anche che il centurione chiama Gesù a guarire il suo schiavo dimostrando quindi di essere un capo che si prende cura dei suoi subordinati.

Non c’è autorità senza attenzione per gli altri?

L’essere umano può realizzarsi solo bilanciando la sua crescita “interna” con le sue relazioni “esterne” dalla quale è alimentata. Guardarsi intorno, ascoltare il mondo esterno, è un atteggiamento di prudenza da parte di ogni persona che non si accontenta di proteggersi dalle aggressioni esterne, ma accetta il confronto con il mondo esterno con coraggio e quindi senza schermarsi. Bisogna cercare costantemente di liberarsi del proprio egoismo e di riconoscere le proprie insufficienze, ma anche le proprie qualità. In una parola, avere una grande umiltà e andare avanti.

Un leader deve guardare sia ai suoi superiori, in quanto subordinato, sia soprattutto ai suoi subordinati, di cui deve percepire le qualità e i difetti. È scandaloso vedere certi responsabili affidare, volontariamente o per noncuranza, missioni inadatte ai loro subordinati, facendo appello a qualità che questi ultimi non hanno e non dando loro i mezzi necessari. Questo accade spesso, ahimè. Bisogna essere lucidi, non comportarsi in modo servile e adulatorio con i superiori, né condiscendente con i subordinati.

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