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Stanco delle umili faccende domestiche? Falle con Dio

MATKA SPRZĄTA ZABAWKI

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Edifa - pubblicato il 19/06/20

Mettere via i giocattoli dei bambini, fare la spesa, svuotare la lavastoviglie, preparare i pasti... Le giornate delle famiglie sono scandite da piccole attività quotidiane che possono rapidamente diventare faticose e portare allo scoraggiamento. Per trovare la gioia di compierle, il metodo migliore è mettersi sotto lo sguardo che Dio ha su di noi.

di Jeanne Larghero

L’educazione è una missione entusiasmante. Ma il tempo trascorso ad occuparsi di questioni materiali può sembrare molto noioso. Tanto più se si ripetono in continuazione. Preparare il biberon, trovare il calzino spaiato, cambiare le lampadine e pagare le bollette: una volta fatto, bisogna rifare tutto da capo… Non mancano giorni di scoraggiamento, o perfino di sfinimento!

Piccole strategie da mettere in atto

La prima causa dello scoraggiamento è il perdere di vista lo scopo delle nostre azioni. Che senso ha raccogliere i cubi che domani saranno di nuovo dispersi? La seconda è la sensazione di mancanza di libertà di fronte a questi compiti: qualcuno deve farlo, questi calzini non si smisteranno da soli. La terza causa è il sentimento di solitudine: se non lo faccio io, chi lo farà, un bambino di 8 mesi? Di fronte alla routine quotidiana, sono possibili diverse strategie.

Organizzarsi in modo da delegare, o anche fornire, una collaboratrice domestica e il relativo budget, se necessario. Ma l’organizzazione non è tutto, la famiglia non è un’azienda. La grande differenza? È possibile cambiare manager senza danneggiare l’azienda laddove nessuno è insostituibile, mentre i genitori sono insostituibili.

Sanno che non possono delegare la loro genitorialità a qualcun altro, da qui questo fondamentale sentimento di solitudine. Su questo punto, la difficoltà non sarà eliminata dalla razionalizzazione logistica. Riconosciamo allora che la nostra vitalità di fronte a compiti ripetitivi e francamente poco stimolanti è soprattutto una questione di vita interiore. Per trovare la gioia di realizzarli mettiamoci sotto lo sguardo che Dio stesso ha su di noi.

Tutto ciò che si fa per Dio, si fa con Lui

Mentre ci troviamo soli Egli ci considera unici, come quelli senza i quali il mondo è meno luminoso. Mentre il nostro corpo si stanca e ci appesantisce, Egli lo guarda con ammirazione e gioia. Come quando disse che “tutto questo era molto buono” (Gn 1: 31) all’inizio della Creazione. Dio guarda la donna e l’uomo che siamo, non solo quelli che nutrono pensieri belli e nobili intenzioni, ma come esseri sessuati, fatti di carne ed ossa, che portano pacchi di biancheria e attaccano cerotti su ginocchia graffiate. Egli vede, guarda ed ammira anche quando cambiamo le lampadine per l’ennesima volta.

La finalità delle nostre azioni cosi non è più incerta, ci è stata nascosta solo perché ciò che facciamo per gli altri lo facciamo più spesso in loro assenza. Decidiamo di farlo anche per il Signore: tutto quello che si fa per Dio si fa con Lui. Come San Paolo, benediciamoLo per averci reso Suoi collaboratori e siccome si è rallegrato di creare l’universo per noi, siamo sicuri che si divertirà a smistare le calze in nostra compagnia.

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