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E se le distrazioni nella preghiera fossero una grazia?

WOMAN, HEADACHE, CONCENTRATION

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Disturbi di concentrazione

Edifa - pubblicato il 17/06/20

Le distrazioni nella preghiera, dette anche "distrazioni spirituali", non sono cosa nuova. Sotto forma di immagini o di idee sfilano nella mente anche delle persone più devote. Esiste un rimedio per liberarsene? Certamente. Non bisogna dare loro troppa importanza, ma considerarle come un’occasione per scegliere nuovamente il Signore.

di Elisabeth de Baudöuin

Le distrazioni possono arrivare durante tutte le forme di preghiera: la Santa Messa, la preghiera comunitaria, il rosario, l’orazione, l’adorazione. Variano inoltre a seconda del temperamento, dello stato di vita e delle circostanze dell’orante: il filosofo ragiona, il rancoroso rimugina, l’ambizioso pensa al suo futuro, i genitori pensano ai loro figli… La natura di queste distrazioni informa l’orante sulle sue preoccupazioni, i suoi affetti, le sue passioni e le sue tentazioni. Chi è risparmiato dalle distrazioni durante la preghiera? Nessuno, nemmeno i santi! Santa Teresa d’Avila ne parlava come di una vera e propria “infermità”, dolorosa ed inevitabile. Racconta che a volte, anche nella sua solitudine, non riusciva ad avere “alcun pensiero fisso, né su Dio né su nulla di buono”, e che il suo spirito assomigliava ad “un pazzo che nessuno può incatenare”. Non pensava “a niente di male, ma solo a cose che non avevano importanza”. Un giorno ad esempio si sorprese a contare i chiodi sulla scarpa della suora che pregava davanti a lei. Niente di grave, se pensiamo a certe distrazioni molto meno lodevoli. Questa “infermità”, come dobbiamo comprenderla?

I cinque sensi e l’immaginazione che ci impediscono di concentrarci

Le distrazioni spirituali sono inerenti alla nostra condizione di persone incarnate. Infatti l’uomo non è solo spirito, e mentre questo spirito cerca di raggiungere Dio, i suoi sforzi sono vanificati dal peso della “materia” che lo appesantisce. “Materia”? Si, si tratta innanzitutto dei cinque sensi, costantemente attivi, che colgono, loro malgrado, “tutto ciò che passa”: tale rumore (lo squillo del cellulare della persona accanto), tale immagine (la nuova pettinatura del vicino), tale odore. I sensi sono dei veri e propri “disturbatori” della preghiera, che danno costantemente in pasto allo spirito tutto ciò che hanno captato, impedendogli di concentrarsi sulle verità soprannaturali.

Ma l’azione dei sensi non spiega tutto, infatti con i tappi nelle orecchie, una benda sugli occhi e una molletta sul naso, riusciamo ancora a distrarci. Perché? Ecco la risposta di santa Teresa d’Avila: la memoria, l’immaginazione (la “folle di casa”) e la comprensione (la facoltà di ragionamento), che non cessano mai di vagare, distolgono la volontà dal suo obiettivo: concentrarsi su Dio.

Di fronte all’esperienza spesso dolorosa e sconcertante delle distrazioni, potremmo essere tentati di scoraggiarci. Infatti, quando abbiamo troppe distrazioni, potremmo dire: “Non sono fatto per pregare”. La tentazione può essere allora quella di rinunciare a tutto ed è proprio ciò che non dobbiamo fare. Se smettessimo di pregare perché abbiamo delle distrazioni, non pregheremmo mai! Le distrazioni raggiungono solo la parte periferica dell’essere, ma Dio si dona a noi nel profondo dell’anima, dove non entrano le distrazioni, dove il sensibile non ha accesso. Non Gli impediscono dunque di lavorare nell’anima e di trasformarla.


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Le distrazioni sono un’opportunità per scegliere di nuovo il Signore

Allora, cosa dobbiamo fare? Perseverare, naturalmente e non dare troppa importanza alle distrazioni, ma non dobbiamo nemmeno crogiolarci dentro. La tentazione esiste tuttavia, ed è forte. Finché non vi si rimane volontariamente, le distrazioni spirituali non sono un peccato. Un sacerdote dice che “sono addirittura una grazia perché sono un’opportunità per scegliere di nuovo il Signore, da cui ci eravamo allontanati solo momentaneamente. Abbandonare una distrazione che ci piace per tornare a Cristo è un atto d’amore.” Inoltre, rafforzano la volontà di ritrovare il Signore e suscitano il desiderio di unirsi a Lui.

Le distrazioni sono una grazia anche perché facciamo l’esperienza della nostra povertà. E “più siamo poveri […], più siamo propizi alle azioni di questo amore consumante e trasformante”, scriveva santa Teresa di Lisieux. Tuttavia si pongono due condizioni: consentire a restare poveri e amare la propria povertà. San Paolo usa lo stesso concetto: “Mi vanterò ben volentieri delle mie debolezze affinché dimori in me la potenza di Cristo”. Conseguenza insperata: le distrazioni spirituali, vissute nella lode, nell’accettazione e nel ringraziamento, permettono a Dio di stabilire il Suo regno nel cuore dell’uomo. Diventano così un cammino, più che un ostacolo, per andare verso Dio nell’umiltà.

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