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“L’evangelizzazione non fa per me”…e se ti sbagliassi?

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Edifa - pubblicato il 16/06/20

Alcune persone, per diversi motivi, sono a disagio con l'evangelizzazione. Ma rifiutando di intraprendere questa straordinaria avventura, si perdono la sorgente stessa della vita cristiana poiché intraprendere il cammino della missione è il modo migliore per progredire spiritualmente.

di Jeanne Larghero

Siamo spesso tentati di considerare l’evangelizzazione come un’attività per gli altri, per coloro che sono più avanzati di noi nel cammino di fede, o più giovani, più maturi, più disponibili, più colti. Osiamo considerare l’evangelizzazione non come il fine, ma come la fonte del nostro rapporto con il Signore! Dobbiamo solo dire: “Signore, apri le mie labbra e la mia bocca proclami la Tua Lode”.

Una fonte di gioia

Evangelizzare significa dispiegare in sé la presenza dello Spirito Santo. Ci fa dire “Padre”, ci fa riconoscere che Gesù è Dio, solo Lui apre le nostre labbra e porta la lode alla nostra bocca. Far conoscere il Signore alle nazioni significa proclamare la lode del Suo Nome. Lo Spirito Santo ci dà allora la forza di parlare con qualcuno che non conosciamo e dirgli: “Conosci Gesù? Egli è il tuo Salvatore”. Quando invochiamo i Suoi doni, ci dà la Sua intelligenza e la Sua saggezza per poter parlare con delicatezza, si rende presente in noi e ci ispira.

Evangelizzare non significa solo dare a qualcuno la possibilità di conoscere il Signore e la Chiesa, significa anche poter essere vivificato interiormente. Ecco perché annunciare il Vangelo è una tale fonte di gioia. Il desiderio di evangelizzazione approfondisce in noi anche il desiderio di vicinanza con il Signore. Se desideriamo trasmettere la fede ad un piccolo gruppo di bambini, di giovani o di passanti, non dobbiamo fare un discorso imparato a memoria e ripetuto a macchinetta. Dobbiamo lasciare parlare Gesù che mostrerà il Suo volto se è vivo in noi. Il cuore di Gesù di cui vogliamo far conoscere la dolcezza, l’immensa misericordia e la forza salvifica, verrà a loro solo se questo cuore ci parla, ci stupisce e ci sorprende anche a noi.




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Proclamare Cristo risorto

Per questo l’evangelizzazione è un motore di preghiera, perché mette in noi il desiderio di stare con il Signore: cosa avremmo da dire se non lo conoscessimo? Se vogliamo toccare l’intelligenza di coloro a cui ci rivolgiamo, dobbiamo nutrire la nostra fede e nutrire l’intelligenza della nostra fede. La teologia non è un discorso per iniziati, ma un immenso tesoro che dispiega davanti a noi la coerenza dei misteri di cui vogliamo testimoniare. Entriamo nell’immenso progetto di Dio per noi, capiamo quale salvezza ci promette e perché proclamiamo Cristo risorto.

L’evangelizzazione non è la tappa finale della vita di un cristiano, ma la fonte stessa. È una scuola di umiltà (perché tutti i nostri difetti si mostrano a noi) ma anche di santità, perché la fede che proclamiamo toccherà i cuori solo se la mettiamo in pratica anche noi.

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